[Sinistrainrete] Gavino Piga: Cronaca di una crisi annunciata

La crisi pandemica forse non insegnerà nulla, ma di certo rivela moltissimo. Di noi, dei nostri tempi, e non solo del nostro modo di rapportarci alla malattia o al pericolo.

 

 

Gavino Piga: Cronaca di una crisi annunciata

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Cronaca di una crisi annunciata

di Gavino Piga

filek0i8543wedLa crisi pandemica forse non insegnerà nulla, ma di certo rivela moltissimo. Di noi, dei nostri tempi, e non solo del nostro modo di rapportarci alla malattia o al pericolo. Rivela, più in profondità, la tendenza delle nostre società – sedicenti libere – a quella «vasta standardizzazione e “disambiguazione” del mondo» cui si vorrebbe subordinare tutto e tutti.

Da qui parte il giornalista tedesco Paul Schreyer nel suo ultimo, brillantissimo saggio, Cronaca di una crisi annunciata – Come il coronavirus ha cambiato il mondo, edito in Italia dalla coraggiosa casa di produzione OvalMedia (qui il Trailer Book). E come descrivere meglio la prospettiva cui le masse globali da tempo, nella più terrificante inconsapevolezza, sono inchiodate? Sì, proprio quell’innocente operazione – Word Sense Disambiguation – nota ai più grazie a Wikipedia e che ci consente di precisare il significato di una parola qualora possa averne diversi a seconda del contesto, più che strumento di chiarificazione è ormai, nella sovversione concettuale che ci domina, un utile paradigma del totalitarismo comunicativo senza cui tutto in questi due anni sarebbe stato diverso.

Non è un caso, e non è un’esagerazione: costruire inventari di senso oggi, nell’urgenza di predisporre un cosmo di Intelligenze Artificiali (che è il motivo per cui s’investono cospicui fondi nel settore della linguistica), non ha nulla a che vedere con l’erudizione dei buoni maestri d’un tempo. Si tratta piuttosto di riprogrammare artificialmente il linguaggio su base algoritmica. Di operare sul senso per sottrazione, per far corrispondere ogni pugnetto di suoni a categorie merceologiche precise, ma soprattutto a una sola delle caselle “vero” o “falso” (non necessariamente sempre la stessa: si vede alla bisogna), con conseguente divisione della società in buoni e cattivi.

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Pier Giorgio Ardeni: Non è così che dalla pandemia si esce a sinistra

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Non è così che dalla pandemia si esce a sinistra

di Pier Giorgio Ardeni

pandemia 162746Negli ultimi tempi, diverse esternazioni dei dirigenti Pd hanno ribadito un concetto, secondo cui «dalla pandemia si esce da sinistra». Peccato che pare essere più una boutade che un’agenda, dacché nella realtà non sta accadendo nulla che va in quella direzione. Perché «uscire da sinistra» dovrebbe voler dire lasciarsi la pandemia alle spalle migliorando la condizione di chi sta peggio e qui non sembra che ciò stia accadendo.

Da quando i contagi hanno ripreso a crescere, a fine ottobre, per poi raggiungere numeri record, il governo non ha fatto nulla per contenerli, se non continuando ad insistere sulle vaccinazioni, per arrivare addirittura all’obbligo vaccinale per gli «over 50», pur sapendo che non è il vaccino a contenere il contagio ma lasciando credere, con grande risonanza sui media, che questo avrebbe finalmente messo un freno alla pandemia. E, però, se l’Italia è l’ottavo Paese al mondo per decessi da Covid-19 – abbiamo superato i 150.000, ma i giornali non raccontano più le storie dietro a quei numeri, se non sono di irriducibili «no vax» – e tra i primi venti nel numero di morti relativo (peggio di noi, nella UE, i Paesi dell’Est, più poveri), è perché la gestione della pandemia è stata affidata a una medicina territoriale lasciata a se stessa e agli effetti della sindemia – la sinergia di più pandemie.

La «quarta ondata» del contagio ha messo in luce i molti punti deboli del sistema. Migliaia di cittadini in attesa di un contatto – non diciamo di una visita – con il medico curante, di una terapia che non fosse l’inutile «vigile attesa» per farsi poi ricoverare con il virus deflagrato, senza poter accedere né ai monoclonali, alle cure precoci o ad altre terapie (persino Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, è divenuto un solitario «oppositore», enfatizzando l’importanza dei medicinali anti-infiammatori, contro l’approccio delle circolari ministeriali).

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Enrico Manera: Scuola: dalla DAD alle occupazioni

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Scuola: dalla DAD alle occupazioni

di Enrico Manera

istock 1277829589Nel corso della fase più acuta dell’emergenza pandemica l’impegnativa gestione della quotidianità e il confronto con le difficoltà di tutti e tutte – amministratori, docenti, studenti, famiglie – hanno reso arduo scrivere di scuola per poter dire qualcosa che non fosse sgomento e fatica.

Si trattava di provare a costruire una quotidianità il più possibile rassicurante e garantire formazione e socialità, nonostante Didattica a distanza (poi Didattica digitale integrata) oppure con turni per le classi/studenti, spazi, servizi e opportunità ridotti. Anche quando la scuola ha ripreso a funzionare in presenza la normalità non c’è stata, per le tante ragioni di sicurezza che ben conosciamo. Si è poi entrati in una condizione indefinita di passaggio – quando finisce una pandemia? – caratterizzata da quello che l’emergenza ha lasciato da tanti punti di vista: nelle classi si sentono gli effetti postumi del lungo isolamento e il “ritorno alla normalità” si sta mostrando molto più complicato del previsto. La situazione è migliorata dall’inizio dell’anno scolastico 2021/22 e si è poi complicata per via della fase invernale e della gestione intricata delle quarantene: l’amministrazione quotidiana del problema sanitario, pur in un diverso scenario di rischio rispetto al passato, genera diverse complicazioni che impattano sulla vita delle famiglie e sta rendendo arduo il proseguimento dell’attività didattica per via delle forme miste che vedono la compresenza di studenti in classe e a casa. Non la si può chiamare “normalità”.

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Andrea Zhok: Cui prodest?

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Cui prodest?

di Andrea Zhok

La tecnica di governo delle moderne pseudodemocrazie è trasparente e rivela in controluce quali interessi in esse predominino e muovano le fila.

Non appena un’emergenza esaurisce la sua spinta ci si deve affrettare a riaccenderne un’altra, in modo da poter dettare la nuova agenda tecnocratica, che non ammette repliche.

Se non esistono emergenze esogene sufficientemente preoccupanti si può ricorrere all’evergreen dell’incombente crisi economica per indurre una situazione critica.

Così, l’arretramento della crisi pandemica riavvia la dinamica dei debiti pubblici. Con affidabilità cronometrica le banche centrali annunciano politiche più restrittive, i tassi d’interesse salgono, il credito e gli investimenti entrano in sofferenza. A breve avremo una magnifica riedizione della stagflazione degli anni ’70: economia in rallentamento in presenza di inflazione.

L’inflazione esogena (dovuta alla restrizione dei canali di approvvigionamento delle materie prime e del’energia) ridurrà ulteriormente i consumi.

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Nico Maccentelli: Controinsurrezione e controllo sociale

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Controinsurrezione e controllo sociale

di Nico Maccentelli

Le vicende canadesi (1), nelle quali il premier Trudeau ha decretato per la prima volta nella storia del Canada lo stato di emergenza in questi giorni, non sono solo un fatto circoscritto a quel paese per la sua eccezionalità, ma sono un esempio eloquente di controinsurrezione 4.0(2), tecnologica e digitale, che ci fa capire come il sistema di potere capitalista interverrebbe nel caso in cui una massa critica sociale mettesse in discussione il suo ordinamento costituito, fatto di biopolitiche del controllo, imposizioni e restrizioni oppressive che non possono in alcun modo essere discusse da una critica sociale e sindacale.

Se poi pensiamo alla situazione italiana, di graduale esautoramento del Parlamento, con esecutivi sempre più eterodiretti dalle forze dominanti del capitalismo, del grande capitale interno e sovranazionale. Se pensiamo alla chiusura di spazi di agibilità ed espressione politica giustificata dalla pandemia, questo combinato repressivo per noi sarebbe micidiale e tale da far impallidire le vecchie metodiche fasciste alla Pinochet.

Colpisce inoltre la perfetta linearità tra il pass introdotto dai vari governi nel mondo e l’utilizzo del medesimo mediante la digitalizzazione dei dati, la biometria, il tracciamento, in un passaggio che va da un usuale controllo individuale e sociale (a cui stanno cercando di assuefarci) a operazioni di intervento antisommossa o controinsurrezionali.

E a quegli “antagonisti” che continuano a banalizzare la questione con paragoni idioti come la tessera sanitaria, il bancomat e il fascicolo sanitario elettronico, va risposto che questo passaggio epocale, direi antropologico, nel rapporto cittadino/potere ci riguarda direttamente a partire dalla vita di tutti i giorni fino alle prospettive di un cambio sociale nella terra sempre più arida e barbara del neoliberismo.

Perché se non l’abbiamo ancora compreso, l’unico modo per uscire da questa condizione di totalitarismo, da questo golpe digitale e biopolitico non è certo la via parlamentare.

Ma vediamo i dettagli fondamentali dell’esperimento controinsurrezionale canadese (3), modello che poi sarà perfezionato ed esportato sicuramente in altre parti del mondo e che era già un’opzione in cantiere nei centri di potere che partono da Davos, Bilderberg e Trilateral.

Si legga qui:

Banks are moving to freeze accounts linked to convoy protests. Here’s what you need to know

Secondo la normativa, le banche canadesi hanno il “dovere di determinare” chi tra i propri clienti sia considerato una “persona designata” a cui dovrebbero essere negati i servizi finanziari. I regolamenti stabiliscono che spetta alle banche “determinare su base continuativa se sono in possesso o controllo di beni che sono posseduti, detenuti o controllati da o per conto di una persona designata…

Il governo esercita il controllo tramite le banche, che possono decidere della tua vita. I regolamenti definiscono una “persona designata” che può essere tagliata fuori dai servizi finanziari come qualcuno che “direttamente o indirettamente” partecipa a “un’assemblea pubblica che può ragionevolmente portare a una violazione della pace” o una persona impegnata in “gravi interferenze con il commercio” o “infrastrutture critiche”.

Nella definizione del regolamento di “persona designata” rientrano anche le persone che “forniscono beni per facilitare o partecipare a qualsiasi assemblea”. In altre parole, in base a questi regolamenti, chiunque invii fondi per sostenere queste proteste potrebbe trovarsi di fronte a un futuro finanziario traballante.

Poiché gli organizzatori di questa protesta hanno manifestato pubblicamente e sono apparsi sui social media, “le banche non avranno difficoltà a identificare chi sono queste persone”

Il pagamento delle bollette, dell’affitto e di qualsiasi tipo di transazione finanziaria quotidiana può essere interrotto per le persone che fanno parte del movimento di protesta.

Potrebbero esserci anche alcune “conseguenze indesiderate” come il congelamento dei conti, la sospensione degli alimenti e dei pagamenti di mantenimento dei figli: “Sarà molto difficile per loro” ha dichiarato Jessica Davis, esperta internazionale di terrorismo e finanziamento illecito e presidente e consulente principale di Insight Threat Intelligence, nonché presidente dell’Associazione canadese per gli studi di sicurezza e intelligence.

Alle banche è stata concessa l’immunità contro azioni legali in caso di controversie sull’opportunità di negare i servizi finanziari a qualcuno.

Nell’era del green pass e del credito sociale, le oligarchie rispondono esattamente con il green pass e il credito sociale: il tracciamento, la schedatura digitale e i dispositivi di disattivazione della vita civile, di qualsiasi più elementare diritto. E non lo fa nemmeno un giudice con un’istruttoria: basta una banca: un sistema di potere che esce da ogni diritto sancito dalle costituzioni borghesi in 250 anni di rivoluzioni moderne che configura un nuovo tipo di società, una sorta di capitalismo feudale. Questo controllo lede ogni forma di democrazia. È uno strumento di pressione e ricatto micidiale. Chi oserà discostarsi da ciò che decidono le oligarchie?

Vediamo il caso italiano. Le élite dominanti in Italia si sono fatte i loro partiti di governo e di opposizione… mi viene da dire che si sono fatte anche i loro antagonismi addomesticati… un ossimoro. Prima il capitalismo assimilava culturalmente le ondate protestatarie sociali come nel lungo Sessantotto, assorbendo e compatibilizzando la rivoluzione sessuale, il pacifismo, ecc. Ora le inglobano anche ideologicamente. Per esempio: in un paradigma marxista che parla di socialismo basta che recidi il filo giusto come in un apparecchio elettronico e innesti la narrazione del vaccinismo e della scienza di regime come necessità, che nel paradigma socialista sarà venduta con un associazione fuorviante, del tipo: “anche a Cuba si vaccinano” (4) e op-là, il gioco è fatto. Basta il terrorismo di un virus, basta infondere paura e anche i “duri e puri” nel nome di un collettivismo che qui esiste solo nella loro testa, crollano come un castello di carte, pur credendo di avere una linea politica antagonista. In questa operazione c’è cascato quasi tutto il sindacalismo di base. Non c’è stato bisogno di arruolare nessuno nel combinato virus-campagna mediatica-scienza di regime. Le pere mature cadono da sole.

Come vedete, tutto combacia: campagna terroristica, dispositivi di comando e discriminazione, frammentazione delle opposizioni e irregimentazione della politica, qualunque essa sia, dentro la narrazione di regime.

La shock economy (vedi Naomi Klein) diviene shock sociale, attraverso il quale passano i dispositivi di comando e il golpe strisciante nei confronti delle stesse democrazie borghesi si afferma rompendo la gradualità precedente e mettendo davanti al fatto compiuto milioni di persone la grande maggioranza della popolazione mondiale.

Siamo entrati in una nuova epoca, che qualcuno chiama “grande reset” rifacendosi al manuale di Kalus Schwab, ma che io molto più semplicemente colloco dentro le dinamiche e le contraddizioni interne al capitalismo e alle spinte verso una ristrutturazione economica e sociale da parte delle classi dirigenti che calpesta ogni diritto e conquista popolare dell’epoca precedente per affrontare una competizione globale sempre più selvaggia.

In questa forma di dominio capitalista condotto da oligarchie finanziarie sovranazionali e da gruppi di potere economico all’interno degli specifici contesti nazionali e geopolitici, finisce la democrazia borghese: sia dove si è più avanti come nel laboratorio Italia, sia dove una massa critica spinge il potere capitalista a soluzioni di regime estreme come in Canada, accelerando in questo caso i tempi di adozione di misure biopolitiche di controllo, già messe in conto dai think tank dei centri di potere nei casi di rivolte sociali.


Note
1) Il Freedom Convoy, ossia un lunghissimo convoglio di camionisti, con centinaia di migliaia di sostenitori, alla fine di gennaio ha invaso Ottawa e circondato il Parliament Hill per chiedere a Trudeau di revocare tutte le draconiane restrizioni COVID. Il convoglio nella sua marcia ha registrato il sostegno di città in città della popolazione, trasformandosi in una vera e propria rivolta sociale. Durante la protesta è stato bloccato il Key Bridge che collega il Canada agli USA. Il premier Trudeau è stato costretto a trasferirsi in una località segreta dichiarando di essersi preso il covid (sic!). Jason Kenney il governatore dell’Alberta ha annunciato la fine del passaporto vaccinale, ma Trudeau ha dichiarato lo stato di emergenza, la prima volta in Canada. La polizia ha iniziato ad arrestare gli organizzatori come Tamara Lich e Chris Barber e quindi il governo ha adottato le misure repressive sopra descritte ai danni dei partecipanti del Freedom Convoy. La protesta è stata emulata in varie parti del globo come negli USA, in Francia e in Australia.
2) L’industria 4.0 si caratterizza per l’uso di sistemi fisici-cibernetici che mettono insieme mondo reale e mondo virtuale: attrezzature, macchinari e impianti vengono messi in comunicazione tra loro, rendendo più efficiente tutto il processo produttivo. Se la terza rivoluzione industriale grazie alle tecnologie ICT aveva reso efficienti i sistemi in senso verticale migliorando singolarmente ciascun processo, le nuove tecnologie di industria 4.0 permettono di mettere in relazione i processi. Di conseguenza, il miglioramento dell’efficienza avviene in senso orizzontale, aumentando la sinergia tra tutti i processi.
3) Su facebook, è interessante vedere questo video: https://www.facebook.com/100000881683220/videos/261050702849155
4) Paragonare la scienza popolare a fini sociali come quella cubana alla scienza neoliberista basata su una ricerca finalizzata ai profitti, alle dipendenze farmacologiche, ecc. è l’errore di fondo in certa sinistra di classe che, al di là delle belle parole, ha una visione della scienza come un’attività neutra, quando neutra non è. Questa ibridazione ideologica per mezzo di una narrazione mediatica è il prodotto del vaccinismo che è stato fatto mediante i sieri genici, anch’esso non certo solo “scientifico” ma ideologico, che ha trovato terreno fertile nel paradigma del diamat, mai superato da gran parte dei comunisti nostrani.

Raffaele Crocco: La vittoria di Putin e l’isteria della guerra

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La vittoria di Putin e l’isteria della guerra

di Raffaele Crocco

La Russia esce rafforzata dal braccio di ferro sull’Ucraina da cui, ritirandosi, raccoglierà consensi dopo aver guadagnato un patto con la Cina. Mentre l’America sembra restare prigioniera dalla sindrome di gendarme del Mondo

Al netto di ogni considerazione, c’è che la guerra uno la fa se gli conviene. Altrimenti la evita, perché la guerra è una di quelle cose imprevedibili, in cui la garanzia di avere la superiorità militare, non è garanzia di vittoria. Almeno se parliamo di guerra convenzionale, non nucleare. Gli Stati Uniti lo hanno imparato in Vietnam, Afghanistan. I russi lo hanno appreso in Afghanistan e, in parte, in Cecenia. Se questo è vero – e lo è, in termini di analisi – la domanda è: perché Putin dovrebbe fare la guerra? Per quale ragione?Quello che voleva lo ha già ottenuto da tempo.

L’Ucraina per i prossimi vent’anni e sino a quando la guerra – quella sì che c’è – nel Donbass non sarà risolta, non potrà in ogni caso entrare nella Nato, per assenza di requisiti. La Georgia è nelle medesime condizioni.

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Sergio Cararo: Cronache dalla “guerra a tutti i costi”

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Cronache dalla “guerra a tutti i costi”

di Sergio Cararo

“Gli eventi degli ultimi giorni potrebbero capovolgere l’ordine internazionale”, ha avvertito il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento all’annuale Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha descritto questa come “una nuova normalità, per la quale dobbiamo prepararci”.

La Russia sta preparando la più grande guerra europea dal 1945″: ad affermarlo con toni apocalittici è il primo ministro britannico Boris Johnson in un’intervista alla BBC. “Tutto prova che il piano e’ gia’ in qualche modo iniziato”. Secondo quanto risulta però dalla sua intelligence, l’intenzione della Russia, e’ di invadere il Paese per circondare la capitale Kiev. “La gente ha bisogno di capire quanto questo potrebbe costare in termini di vite umane”, ha detto Johnson .

Gli fa sponda dall’altra parte dell’Atlantico l’amministrazione Usa: “Vediamo ulteriori prove della disinformazione russa utilizzata per creare pretesti a un possibile attacco all’Ucraina”, le cosiddette “false flag” scrive su Twitter il portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti Ned Price, arrivando poi a negare quello che i corrispondenti sul posto stanno documentando da giorni: “Oggi, la gente del posto a Donetsk ha testimoniato una situazione di calma, contraddicendo le notizie russe di un’autobomba”, ha scritto Price smentito però dai servizi che arrivano dal Donbass.

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Gianfranco Marrone: L’Impero del carino

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L’Impero del carino

di Gianfranco Marrone

Viviamo in un’epoca di brutalità, reale e rappresentata, vissuta e raccontata, esperita e descritta. Lo sappiamo troppo bene, sembra non si parli d’altro. I media non fanno che rimandarci scene orribili, ci dicono di soggetti al di là del bene e del male, crudeli, spietati, inenarrabili; soggetti presenti, in angosciante prossimità, ora nell’angolo buio sotto casa ora nel display di una qualsiasi delle piattaforme – televisione, computer, smartphone etc. – che ci iniettano dosi sempre più massicce di audiovisivi sistematicamente splatter. La paura vige sovrana, mentre gli zombie ridacchiano nei nostri appartamenti insicuri.

Eppure, c’è qualcosa che non torna. Da quelle stesse piattaforme, in quel medesimo vissuto, nei medesimi angoli oscuri delle nostre esistenze è tutto un brulicare di sdolcinature e zuccherosità varie, tenerezze e smancerie, buonissimi sentimenti e cuoricini a tutta forza, ciglia che sbattono, unghie smaltate con fiorellini, vezzeggiativi, sdilinquimenti, affettuosità all’ennesima potenza. I peluche sono tra noi, in noi e per noi, facciamocene una ragione. Sarà il desiderio di restare bambini, l’incapacità di crescere, la voglia di fermare il tempo, chissà; quel che è certo che l’infanzia ci sovrasta, tutti cuccioli, tutti coccole e distintivo.

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Michael Roberts: Ucraina: intrappolata in una zona di guerra

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Ucraina: intrappolata in una zona di guerra

di Michael Roberts

6516253 20123919 ukraine russia guerra cosa succedeMentre per l’Ucraina stanno suonando i tamburi di guerra, quale sarà l’impatto che avrà tutto questo sull’economia del paese e sugli standard di vita dei suoi 44 milioni di abitanti, sia che la guerra venga evitata o meno?
Ho già scritto diverse volte sull’Ucraina, durante la grave crisi economica che il paese ha vissuto nel 2013-14, culminata poi con il crollo del governo in carica, con la rivolta di Maidan e infine con l’annessione alla Russia della Crimea e delle province orientali prevalentemente russofone. Per la gente, la situazione allora era terribile. È migliorata un po’ in seguito, ma la crescita economica rimane piuttosto modesta e nel migliore dei casi gli standard di vita continuano a rimanere stagnanti. In 12 anni, il salario reale medio non è aumentato, ed è crollato pesantemente dopo la crisi del 2014.

L’Ucraina è stata la regione più colpita dal crollo dell’Unione Sovietica e dalla “shock therapy” della restaurazione capitalista nell’Europa orientale e nella stessa Russia. Tutti gli ex satelliti sovietici hanno impiegato molto tempo per recuperare il PIL pro capite e i livelli di reddito, ma nel caso dell’Ucraina non sono mai tornati al livello del 1990. La performance dell’Ucraina tra il 1990 e il 2017, non è stata solo la peggiore tra quelle dei suoi vicini europei, ma è stata la quinta peggiore in tutto il mondo. Tra il 1990 e il 2017 ci sono stati solo 18 paesi con una crescita cumulativa negativa, e perfino in quel gruppo selezionato, la performance dell’Ucraina la colloca come il terzo paese peggiore insieme alla Repubblica Democratica del Congo, al Burundi e allo Yemen.

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Noi non abbiamo patria: Il Convoglio della Libertà del Canada

noinonabbiamopatria

Il Convoglio della Libertà del Canada

di Noi non abbiamo patria

convoy 2dio non gioca a dadi con l’universo
di Albert Einstein

Einstein risponde con questa frase a Niels Bohr la cui teoria scientifica tendeva a negare del tutto il principio del determinismo scientifico di fronte ai limiti di comprensione dei nuovi fenomeni nel mondo della fisica secondo i canoni della fisica meccanica tradizionale.

Non è scopo di questo scritto riaffermare le ragioni per le quali questo blog è decisamente contrario alla campagna vaccinale di massa capitalistica, che essenzialmente lo è per motivi estranei al dibattito scientifico e sui vaccini che animano le televisioni e le piazze occidentali in questi mesi. Così come non è scopo dello scritto ribadire per quale ragione questo blog ritenga come parte della necessità degli sfruttati quella di contrastare tutte le misure dei governi di sicurezza sanitaria.

 

Sicurezza, economia sana e salute pubblica

La società umana, per come determinata storicamente nel suo rapporto con se stessa e con la natura, ancora non è uscita dalla sua preistoria. Qualsiasi crisi generale e qualsiasi crisi sanitaria, che dai rapporti della produzione e sociali stessi è provocata, ha sempre posto di fronte alle società storiche le medesime contraddizioni che emergono dal terreno generale dei rapporti economici, sociali e politici. Queste medesime contraddizioni di fondo, nel lontano passato, come 104 anni fa (ai tempi dell’influenza spagnola) ed attualmente nel tempo del coronavirus, riguardano sul come combinare in maniera funzionale alla riproduzione dei suoi rapporti la “sicurezza” (come rafforzare lo stato nazionale sfidato sul mercato capitalistico mondiale attraverso l’esercito, proteggere i confini dalle epidemie e dalle migrazioni), la “economia sana” (come evitare che una crisi sanitaria interrompa la catena capitalistica della riproduzione del valore) e la “salute pubblica” aggredita da un fenomeno apparentemente solo sanitario.

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coniarerivolta: Salari e prezzi: come difenderci dal carovita?

coniarerivolta

Salari e prezzi: come difenderci dal carovita?

di coniarerivolta

tuttoaumentaQualche giorno fa, sulle pagine della rubrica economica del Corriere della Sera, è apparso un articolo di Dario Di Vico che ci è utile per comprendere a quale tipo di retorica – e dunque di lotta politica – stanno andando incontro i lavoratori e le lavoratrici italiani. L’argomento, al centro del dibattito di questi giorni, è la vampata di inflazione, di cui abbiamo discusso in un recente contributo. Se si considera l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, quel parametro di riferimento del governo per la realizzazione delle politiche economiche, l’indice dei prezzi ha fatto registrare a gennaio 2022 una variazione tendenziale del +4,8% rispetto al gennaio 2021, un dato che non si vedeva da anni.

Come abbiamo ricordato più volte, l’inflazione può rappresentare una brutta bestia per i salariati, dal momento che una crescita sostenuta dei prezzi può erodere il potere d’acquisto – i salari reali – dei lavoratori, qualora non sia accompagnata da una crescita almeno altrettanto sostenuta dei salari. Lo sarà certamente se le armi che essi hanno per difendersi sono spuntate e se, come ha sempre fatto, la voce del padrone si arma per imbrigliarle. A questo proposito, riteniamo possa essere opportuno fare dei chiarimenti su cosa sia l’inflazione, cosa rappresenti e di chi è nemica. Lo spunto ci viene proprio dall’articolo che abbiamo citato.

L’inflazione è certamente un problema, ci dice Di Vico, ma lo sarà ancora di più qualora partisse un’offensiva sindacale interessata se non ad accrescere, quanto meno a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori. Sia mai che i sindacati tutelino i salari reali dei lavoratori, madama la marchesa! Se così fosse, il paese andrebbe incontro ad una vecchia, famigerata, conoscenza: la spirale prezzi-salari.

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Demostenes Floros: Cosa c’entrano il gas e il gasdotto Nord Stream 2 con la crisi tra Russia e Ucraina

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Cosa c’entrano il gas e il gasdotto Nord Stream 2 con la crisi tra Russia e Ucraina

Intervista al Prof. Demostenes Floros

Cosa c’entra il gas con la crisi tra Russia e Ucraina, qual è il futuro del gasdotto Nord Stream 2 e qual è il ruolo degli Stati Uniti e della Nato. Lo spiega a Fanpage.it il professore Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico.

Il professore Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico e docente presso il Master in Relazioni Internazionali d’Impresa Italia-Russia, dell’Università di Bologna Alma Mater, ha spiegato a Fanpage.it la guerra della fornitura di gas naturale tra Russia e Stati Uniti, il ruolo del gasdotto Nord Stream 2 e cosa si nasconde dietro la crisi tra Russia e Ucraina, che “ormai non riguarda solo i due Paesi ma gran parte dei paesi Nato”, e soprattutto perché le tensioni non accennano a diminuire nonostante la minaccia di una guerra il cui prezzo più alto lo pagherebbe proprio l’Unione Europea.

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Professore cosa c’entra il gas naturale e i gasdotti con la crisi in corso tra Russia e Ucraina?

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Fabrizio Poggi: Donbass: da che parte arrivano gli attacchi armati…

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Donbass: da che parte arrivano gli attacchi armati…

di Fabrizio Poggi

Dopo il puntuale e articolato editoriale di Sergio Cararo, del 18 febbraio, crediamo non ci sia bisogno di stare a inseguire questo o quell’altro servizio (al servizio di chi?) dei giornalacci nostrani, che fanno a gara a chi balza più in fretta giù dalla branda, al primo urlo del sergente di giornata Joe. Marmittoni sono e come tali si comportano.

Ora, il sergente ha annunciato i turni: chi di gamella, chi di guardia a poppa, chi di diana. E loro son lì che si preparano, perché, ha detto il graduato del Potomac, «abbiamo ragione di ritenere che le forze russe pianifichino di attaccare l’Ucraina nella settimana entrante. Riteniamo che pianifichino di attaccare la capitale Kiev, in cui vivono 2,8 milioni di persone innocenti».

Allora, ecco che va bene anche la parola dell’intelligence estone, notoriamente filo-russa (?!): l’attacco verrà portato dalla Bielorussia; così che ci si precipita in loco. A distanza di sicurezza, però; di qua dal confine della «innocente» Ucraina e che diamine!

Uno schifo, insomma.

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Elisabetta Teghil: Sul filo del rasoio. La guerra sul fronte esterno e su quello interno

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Sul filo del rasoio. La guerra sul fronte esterno e su quello interno

di Elisabetta Teghil

Gli Stati Uniti hanno intrapreso la via della guerra (veramente non l’avevano mai lasciata) in un’escalation di provocazioni nei confronti della Russia gratuite e dense di tremendi presagi. La Nato si palesa sempre di più, se mai ce ne fosse bisogno, come macchina di aggressione programmata. E gli alleati più fedeli fanno la loro parte, Italia compresa.

D’altra parte noi viviamo su una polveriera.

Sul nostro territorio le basi americane e la basi Nato sono una miriade e riguardano gli aspetti più svariati dell’organizzazione militare. Aviano in Friuli Venezia Giulia è una base aerea molto avanzata e un deposito nucleare come anche Ghedi in Lombardia che ha un deposito sempre di bombe nucleari, oppure Camp Ederle, dove si trova il quartier generale della Nato, per le forze di combattimento terrestri e importante centro di telecomunicazioni e poi Oderzo, famoso centro radar Usa. A La Spezia in Liguria è attivo il centro antisommergibili di Saclant e a San Bartolomeo c’è uno dei più grandi centri per le ricerche sulla guerra sottomarina. A Capo Teulada in Sardegna si trova il poligono di tiro per le esercitazioni aeronavali ed aeree della Sesta Flotta americana e della Nato.

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Norberto Fragiacomo: Virus debellato od ottimismo politico?

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Virus debellato od ottimismo politico?

Raffronto tra la situazione odierna e quella di un anno fa

di Norberto Fragiacomo

Venerdì 11 febbraio 2022: il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro dichiara che in tutte le regioni (colorate o meno) “la curva continua a decrescere”. Le prime pagine dei giornali celebrano la Giornata del Ricordo e scordano il Covid, anche se il venir meno dell’obbligo della mascherina all’aperto e la riapertura parziale delle discoteche segnano un deciso cambio di passo nella strategia di contenimento. “Non c’è ragione per prorogare lo stato di emergenza” oltre il 31 marzo, annuncia un Pierpaolo Sileri meno imbronciato e livoroso del solito: insomma la crisi è in via di soluzione e con il 1° aprile (ma non potevano scegliere una data “più seria”?) si torna alla normalità, festeggiata in anticipo da Matteo Bassetti con il lancio di una mascherina. “Oggi finalmente lanciamo via l’obbligo delle mascherine all’aperto nell’attesa di poterlo fare anche al chiuso. Gli ospedali non sono più in affanno e si vede una luce all’orizzonte sempre più forte. Torniamo alla vita che abbiamo sempre fatto prima del Covid” esulta l’infettivologo secondo il Fatto Quotidiano. Siamo liberi, sani e forti: evviva!

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Antonio Pecere: Destroy, erase, improve

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Destroy, erase, improve (*)

di Antonio Pecere

Perché le trasformazioni sociali cui stiamo assistendo avvengono proprio ora? In “Capitalismo, socialismo e democrazia” di Schumpeter troviamo la spiegazione per capire cosa intendeva esattamente Draghi quando ha parlato di Distruzione Creativa, le cui implicazioni sono foriere di grossi guai

Joseph A. Schumpeter: Capitalismo, socialismo e democrazia. Può il capitalismo sopravvivere? 1942

In questo caposaldo dell’analisi economica e politica, Schumpeter presenta il concetto di Distruzione Creativa, che formalizza un reiterato percorso evolutivo che il capitalismo adotta in risposta alle ricorrenti crisi, dovute alla ciclica caduta tendenziale del saggio di profitto prevista da Marx.

Come mostrato da Marx, nella sua evoluzione il sistema capitalista, per sua stessa composizione strutturale, è destinato a vedere una costante e inesorabile caduta tendenziale del saggio di profitto, benché con tassi diversi a seconda del settore merceologico. Quando questa caduta coinvolge i settori merceologici portanti di un sistema economico, quelli che con il loro indotto fungono da traino per l’intera economia del sistema, si arriva ad un punto di rottura che innesca dei cambiamenti sociali non più differibili, i cui esiti (socialismo o barbarie) dipendono dalla contrapposizione delle forze sociali in gioco, dove chi ha maggior potere di fatto conduce la partita.

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