Gilberto Trombetta: “Il grande assente di ghiaccio: l’Artico”

Gilberto Trombetta – 28/09/2022

 

Il sabotaggio da parte degli USA (e dei suoi vassalli) del Nord Stream 1 e 2 non è solo un atto terroristico di guerra (nei confronti dei Paesi europei), ma è il tentativo di rendere permanente l’allontanamento dell’Europa dalla Russia.

Quella di colpire le infrastrutture che legano Paesi diversi è un’azione dal profondo significato geostrategico.
Stupisce in quest’ottica come nella analisi geopolitiche ed economiche di quello che sta accadendo (scontro tra USA e Russia) manchi puntualmente un grande protagonista: l’Artico.

L’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, per esempio, andrebbe letto anche in quest’ottica.

Delle questioni legate all’Artico se ne occupa l’omonimo Consiglio. Un organo internazionale nato nel 1996 che conta 8 membri fissi (di cui 6 possiamo dire per pertinenza geografica): Russia, Canada (che rappresenta i Territori del Nord-Ovest, il Nunavut e lo Yukon), Danimarca (che rappresenta la Groenlandia e le Isole Fær Øer), Islanda, Norvegia, Stati Uniti d’America (che rappresentano l’Alaska) e, appunto, Finlandia e Svezia.

Il Consiglio dell’Artico conta inoltre 7 membri osservatori permanenti (Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Italia, Singapore e Svizzera) più altri osservatori non permanenti (Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna e Unione Europea).

Le ragioni che hanno portato, nel 2013, l’Italia a essere nominata tra gli osservatori permanenti è la presenza nelle isole Svalbard della Base artica Dirigibile Italia e della Amundsen-Nobile Climate Change Tower.

Il Consiglio Artico è un organo che ha assunto sempre più importanza anche alla luce dello scioglimento dei ghiacci in corso che sta aprendo nuove rotte commerciali e nuove possibilità di sfruttamento dell’enorme quantità di risorse presenti (petrolio, gas e minerali).

Nella corsa all’Artico, gli USA partono nettamente in svantaggio rispetto alla Russia. Circa metà delle terre che si affacciano sull’Artico sono infatti russe.

La Russia ha investito molto nella militarizzazione dell’area, anche perché il 90% del gas e il 60% del greggio lo estrae dai suoi territori nella sfera artica.

La Russia ha inoltre promesso da tempo alla Cina la nuova rotta di collegamento oriente-occidente che salterebbe a piè pari i molteplici problemi geopolitici degli stretti (Malacca) e degli oceani (questione indo-pacifica).

L’Artico ha vasti giacimenti di risorse minerarie economicamente preziose. Depositi significativi di fosfato, bauxite, diamanti, minerale di ferro e oro si trovano nella regione artica. Nell’Artico esistono anche depositi di argento, rame e zinco.

Non solo. È ricco anche di metalli delle terre rare (neodimio, il praseodimio, il terbio e il disprosio) che sono fondamentali per i veicoli elettrici e le energie rinnovabili e sono alla base della tecnologia delle batterie e delle turbine eoliche.

Le risorse dell’Artico includono il 13% del petrolio da scoprire nel mondo (90 miliardi di barili) e il 30% del suo gas da scoprire (50 trilioni di metri cubi di gas naturale e 44 miliardi di barili di GNL). Si stima che l’84% di queste risorse si trova nell’Oceano Artico.

Ci sono 687 milioni di tonnellate di riserve accertate di minerali di apatite e dieci giacimenti di minerale di ferro con riserve totali di 3,2 miliardi di tonnellate. Si ritiene che le risorse di titanio ammontino a più di 10 miliardi di tonnellate.

L’Italia anche in questo caso avrebbe tutte le carte per assumere un ruolo di mediatore internazionale su una questione, quella artica, che diventerà nel tempo sempre più centrale.

Servirebbe, dettaglio non da poco, una classe politica all’altezza del compito.

[ringrazio per i preziosi spunti Pierluigi Fagan, una delle poche persone a essersi occupata, con competenza e analisi complesse, della questione artica]

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