Blocco contro Cuba: la legge del silenzio dei media

cubainformacion.tv – 24/04/2024

Cubainformación – Giornale (cubainformacion.tv)

 

“Crisi alimentare, proteste di massa e terremoti nel governo: Cuba è sull’orlo del baratro”, “La Cuba comunista è sull’orlo del collasso”, “Proteste di massa per mancanza di cibo e blackout”, “Cuba è rimasta senza elettricità né pane”, “La fame bussa di nuovo alla porta di Cuba”… Sono titoli di grande impatto sulla stampa internazionale per il mese di marzo.

Non c’è bisogno di essere un esperto economista per sapere che la causa principale della crisi cubana è il blocco della sua economia da parte di coloro che controllano o condizionano il commercio, il credito, gli investimenti, i trasporti e il sistema finanziario internazionale: il governo degli Stati Uniti.

Si può discutere se le misure adottate dall’Avana per alleviare la situazione abbiano più o meno successo. Ma che l’impoverimento subito nel Paese sia proporzionale al numero e alla crudeltà delle sanzioni imposte negli ultimi cinque anni dalla Casa Bianca è oggettivo. Come se la neve fosse bianca. Nessun paese al mondo, in queste condizioni, potrebbe sviluppare con successo la propria economia.

Questa evidenza costringe Washington a fare un grande sforzo per mettere a tacere, negare o minimizzare l’impatto della sua politica criminale sul popolo cubano. Per camuffare la sua guerra economica, sviluppa un’intensa guerra di comunicazione, attraverso i media sovvenzionati e i media corporativi alleati. Che, come vedremo, ne condividono anche una personale.

1. Disattiva l’audio del blocco

Per quanto riguarda le proteste cittadine del 17 marzo a Santiago de Cuba, dove non ci sono state violenze o repressione – al contrario, le autorità locali hanno risposto con il dialogo alle richieste – il numero di notizie generate è osceno, se lo confrontiamo con la copertura minima di drammatici eventi internazionali, con centinaia di morti, come quelli che si sono verificati nelle stesse date. su base giornaliera, ad Haiti.

Nelle settimane precedenti erano già stati pubblicati decine di articoli sulla critica situazione economica di Cuba. Ma, curiosamente, senza una sola menzione, nemmeno una, alla causa numero uno della situazione: nessun blocco, nessun embargo, nessuna sanzione. Niente. E’ la Legge del Silenzio imposta manu militari alle redazioni.

2. Il blocco come “versione ufficiale” di Cuba

Tutt’al più, leggiamo nei media come la BBC che “le autorità cubane insistono nell’additare il lungo embargo economico degli Stati Uniti” e i “nemici” come colpevoli della situazione.

Vale a dire, un crimine contro l’umanità, riconosciuto e condannato in 31 occasioni dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con 187 voti contro due, Stati Uniti e Israele), perché i media o non esistono o sono solo la “versione ufficiale” dell’Avana.

3. L'”embargo”, un’altra delle cause

Un’altra tattica di disinformazione è quella di minimizzare l’impatto della guerra economica degli Stati Uniti includendola in un pacchetto multifattoriale. La “situazione è il prodotto di una cattiva gestione della politica economica del Paese”, “dei ritardi della pandemia” e delle “sanzioni statunitensi”, ha affermato il canale tedesco Deutsche Welle. L’agenzia di stampa spagnola EFE ha invertito l’ordine dei fattori, per non alterare il prodotto: “la pandemia, l’inasprimento delle sanzioni statunitensi e le politiche nazionali fallimentari”.

E’ chiaro che tutti questi fattori, compresi gli errori di Cuba, hanno un impatto sulla situazione, ma non possono essere messi sullo stesso piano della politica globale di accerchiamento e di asfissia dell’economia cubana. Washington persegue e blocca tutte le fonti di reddito e di approvvigionamento del Paese, dagli investimenti al turismo, dagli accordi medici all’ingresso del petrolio. Non è solo una delle cause, è la causa strutturale essenziale della situazione, che sarebbe radicalmente diversa senza il blocco degli Stati Uniti.

4. Il blocco non esiste

Ma c’è anche chi nega che la neve sia bianca. “A Cuba non c’è nessun blocco; ciò che esiste è la corruzione, la repressione e l’inettitudine dittatoriale”, ha titolato il quotidiano venezuelano El Nacional. “L’argomento del ‘blocco’, oltre ad essere banale, è falso”, si legge sul quotidiano spagnolo Libertad Digital.

5. Fonte unica: il governo degli Stati Uniti

E ogni cosa ha la sua logica. Diamo un’occhiata ad alcuni esempi tratti dalla stampa spagnola.

Le informazioni di El País su Cuba sono state scritte da Carla Gloria Colomé, giornalista di El Estornudo, un media digitale sostenuto da fondi del governo degli Stati Uniti.

La principale fonte di dati su Cuba per il quotidiano El Mundo è l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, un’entità sostenuta anche da sovvenzioni della Casa Bianca.

E su Cadena Ser, la situazione cubana è stata raccontata dai giornalisti di “Diario de Cuba”, un altro media finanziato da Washington.

Mettere a tacere, minimizzare o negare il blocco contro Cuba sono le diverse versioni della stessa canzone, composte dal governo degli Stati Uniti ed eseguite da diverse voci mercenarie.

 

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