Avviso ai naviganti 164 – 12 dicembre 2025
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Combinare difesa e attacco anche nella lotta contro la repressione
L’esperienza delle mobilitazioni di questi mesi ha sedimentato un’esperienza pratica che illumina la via da seguire per centinaia di migliaia di elementi avanzati delle masse popolari: è possibile buttare giù il governo Meloni con la forza della mobilitazione, è possibile rendergli impossibile dirigere il paese.
Il governo Meloni corre ai ripari con varie operazioni e manovre tese ad inasprire la repressione. Tra di esse la principale è il tentativo di ratificare per legge l’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo, operazione condotta da una cordata di agenti sionisti interni al sistema delle Larghe Intese, di cui i più rappresentativi sono Maurizio Gasparri di Forza Italia e Graziano Delrio del PD. Questo atto di servitù nei confronti dello Stato genocida d’Israele e dell’Entità sionista operante a livello internazionale fa da sfondo a ulteriori operazioni tese a colpire i centri della mobilitazione in corso da più di due anni a sostegno del popolo palestinese.
È il caso del processo contro i palestinesi residenti in Italia Anan Yaesh, Ali Irar e Mansour Daghmoush, accusati di terrorismo internazionale per non aver rinnegato le loro radici e il loro legame con la Resistenza palestinese; il processo
contro Anan, Ali e Mansour (che andrà a sentenza il 19 dicembre) fa il paio con altri casi analoghi di palestinesi in carcere in Italia, come Ahmed Salem detenuto e sotto processo con l’accusa di “terrorismo della parola” per il possesso di un video di azioni della Resistenza palestinese. Sono operazioni che mirano ad impartire una “lezione esemplare” ai palestinesi in Italia, singoli e organizzati, che in questi due anni hanno avuto un ruolo di punta nello sviluppo del movimento di solidarietà.
È il caso dell’arresto di Mohamed Shahin, imam di Torino su cui pende un procedimento di espulsione in Egitto per aver pronunciato un discorso in appoggio all’operazione “Diluvio di Al Aqsa” compiuta dalla Resistenza palestinese il 7 ottobre 2023. Questo arresto mira ad impartire un’altra lezione esemplare, in questo caso alla comunità musulmana in Italia, che ugualmente è stata protagonista delle mobilitazioni per la Palestina.
È il caso della campagna mediatica scatenata subito dopo la manifestazione nazionale del 29 settembre prendendo a pretesto le giuste e legittime azioni di lotta a Torino (irruzione nella sede torinese del gruppo GEDI e di La Stampa) e a Roma (realizzazione di una scritta antisionista sulle mura della sinagoga di Monteverde, punto di ritrovo di sionisti).
Il primo passo per mandare all’aria il bavaglio che, sotto forma di legge dello Stato, governo Meloni, Larghe Intese e apparati repressivi vogliono applicare al movimento di solidarietà con la Resistenza palestinese è respingere ogni operazione tesa a dividere il movimento tra “buoni e cattivi” e a suscitare dissociazione e pentimento.
Significa rivendicare la legittimità di ogni azione che attacca e indebolisce i nostri nemici e rafforza il campo delle masse popolari, anche se viola leggi, regole e prassi decise dal nemico. Azioni come l’irruzione nella sede di La Stampa a Torino o le scritte nei pressi del ritrovo dei sionisti a Roma suscitano le ire del sistema delle Larghe Intese non perché violano la legge. Più che di una scrivania rovesciata o di un po’ di vernice spray suscita paura che la mobilitazione popolare arrivi a prendere di mira i vertici e i circuiti politici, mediatici e affaristici dell’Entità sionista in Italia. Questa è stata la causa scatenante in passato della campagna mediatica contro il nostro Partito che dalla clandestinità ha diffuso l’Avviso ai Naviganti 145 con la lista degli agenti sionisti operanti in Italia e i suoi successivi aggiornamenti. Da allora la denuncia degli agenti dell’Entità sionista in Italia è divenuta una specifica attività del movimento di solidarietà con la Palestina, e le azioni di Torino e Roma lo confermano. Rivendicare la giustezza e la legittimità di un’irruzione in un centro dell’intossicazione mediatica e in un covo di picchiatori sionisti è il primo passo per non indietreggiare e per costruire solidarietà anche attorno alle iniziative di attacco, pena lo scadere nella condotta di chi tira il sasso ma poi nasconde la mano e lascia campo libero agli sproloqui delle Larghe Intese e dell’Entità sionista che ne approfittano per seminare zizzania e dividere i buoni dai cattivi, con l’aiuto della sinistra borghese e dei suoi maestri di dissociazione.
Significa passare da accusati ad accusatori. Alla demonizzazione a mezzo campagna mediatica che fa da contorno a ognuna delle manovre repressive in ballo, rispondiamo contrattaccando e smascherando gli orchestrali. Caso esemplare di orchestrale è l’agente sionista in carriera Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia e deputata dello stesso partito, eletta a Milano ma nata e radicata in provincia di Latina, dove FdI attinge dai pacchetti di voti gestiti dalle organizzazioni criminali e dal padronato. Da due anni a questa parte Kelany è stata in FdI tra i principali porta-parola di ogni incitamento alla repressione contro il movimento di solidarietà con la Resistenza palestinese.
Dalla repressione invocata contro il (nuovo)PCI a seguito della pubblicazione dell’AaN 145 a quella invocata contro il P.CARC, a mezzo question time parlamentare, dopo la manifestazione del 4 ottobre 2025, fino alle esternazioni soddisfatte per l’arresto dell’imam di Torino, Mohamed Shahin. Non sorprende: la “donna, avvocato, patriota” Sara Kelany prende ordini di servizio direttamente da Israele, con cui ha frequentazioni internazionali e direttamente nello Stato sionista. Ogni tifoso dello Stato sionista è un complice del genocidio a Gaza: ha le mani sporche di sangue palestinese, ma è sporco anche di collusione con la classe dominante che devasta e saccheggia il nostro paese. È abbastanza per isolarli e rivoltargli contro l’ “opinione pubblica” di cui sono esperti manipolatori.
Lo sviluppo del movimento di solidarietà con la Palestina e contro il coinvolgimento dell’Italia nella Terza guerra mondiale fa paura al governo Meloni. La solidarietà con la Resistenza del popolo palestinese e la denuncia della complicità del governo e della classe dominante italiani con il genocidio a Gaza hanno innescato una mobilitazione senza precedenti grazie al ruolo assunto in essa dalla classe operaia. In particolare hanno contribuito alla generalizzazione della protesta il ruolo assunto in quegli scioperi e mobilitazioni da un’importante e autorevole organizzazione operaia come il CALP di Genova e dall’unione tra sindacati alternativi e di base e la CGIL costretta a rincorrere lo sviluppo della mobilitazione. Sono i fattori e le combinazioni che hanno accresciuto di molto le forze e fatto diventare la solidarietà con la Palestina occupata il catalizzatore dell’espressione pratica dei mille motivi di malcontento contro il governo Meloni e i suoi padrini italiani ed esteri, una mobilitazione di popolo, un moto di insubordinazione. È ciò che è venuto a mancare in occasione dello sciopero generale separato promosso dai sindacati alternativi e di base il 28 novembre e dalla CGIL il 12 dicembre benché dalle piazze, pur indebolite dal settarismo diffuso in campo sindacale e dalla tendenza a risindacalizzare l’iniziativa (a toglierle la motivazione politica, cioè tesa alla cacciata del governo Meloni e alla sua sostituzione con un governo composto da quelli che sono alla testa delle mobilitazioni popolari), emerga che la disponibilità a mobilitarsi è tutt’altro che sopita.
Sviluppare in ogni campo i risultati conquistati con le mobilitazioni dei mesi scorsi è un compito inseparabile dal rispondere contrattaccando alla repressione con cui il governo Meloni e il sistema delle Larghe Intese cercano di ottenere quel che non hanno ottenuto, né con lo spauracchio del Decreto Sicurezza né coi tentativi di infiltrazione del movimento a sostegno del popolo palestinese da parte del polo PD-AVS-M5S.
“Bloccare tutto per cambiare tutto” significa combinare difesa e attacco, con fermezza strategica e flessibilità tattica!
Contro la repressione, passare al contrattacco!
Rispedire ogni attacco al mittente: è legittima ogni azione conforme agli interessi delle masse popolari!
Passare da accusati ad accusatori: isolare e colpire ogni agente dell’Entità sionista!
Sviluppare il movimento per rendere ingovernabile il paese al governo Meloni e ad ogni altro governo delle Larghe Intese e imporre il Governo di Blocco Popolare!

