Alla generosa amicizia di Paolo Arigotti e al suo canale “Spunti di riflessione” devo questa mia presentazione video del mio ultimo libro “Uno Sguardo dal Fronte”, edizione de L’Antidiplomatico, integrata e aggiornata ampiamente rispetto a una prima versione sperimentale di due anni fa. Si trova nelle librerie e distribuzioni online.
Uno sguardo dal fronte, con (e di) Fulvio Grimaldi
Copre i quasi cent’anni della nostra storia e della mia, ma non è né una biografia, né una cronaca. E’ l’uno e l’altro senza esserlo nel senso corrente dei termini. E’ uno sguardo sul mondo, eminentemente in guerra ma, comunque, in lotta, di un giornalista schierato dalla parte degli umani. Cioè dei tanti che le cose le vedono, le sentono, le percepiscono e le interpretano con gli organi che hanno a disposizione. E che sono solo i loro. Nel mio caso, i miei. Qualità, carenze ed errori compresi.
Si parte da Firenze, con l’acqua di Arno in testa nel Battistero dalle “Porte del Paradiso” e si marcia attraverso poco meno di un secolo, fino a tornare dove non si sarebbe mai pensato di tornare: ai tempi in cui, bambino, mi vestivano da Figlio della Lupa in camicetta nera. Camicia nera che ora si porta sotto pelle, mentre al volgo ci si presenta vestiti da Hobbit.
Di mezzo c’è una caterva di guerre, più o meno sempre degli stessi, pochissimi, e contro gli stessi, o gli analoghi, tantissimi. Ci sono però anche bagliori di fuoco e di luce, come quelli che nei millenni hanno liberato gli schiavi, poi i servi della gleba, poi gli schiacciati dallo straniero, poi gli operai alla catena, gli studenti incapsulati dai maestri, le donne, i bambini, quelli dalla pelle più scura. Ci sono le Bastiglie, i Palazzi d’Inverno, le Repubbliche Romane, le Brigate Garibaldi, i ’68, le Gaza.
C’è quella che fa continuare la specie evitandole la fine, o anche solo la barbarie. Si chiama Resistenza. Per esorcizzarla e annientarla come concetto e come pratica, l’hanno chiamata per secoli “eresia”. Oggi i grandi teorici e praticanti della materia che il termine definisce, l’hanno aggiornata in “terrorismo”.
I combattenti irlandesi dell’IRA, i Tupamaros, i Fedajin, i liberatori e i liberati del Donbass, i serbi a cui i missili di Mattarella e d’Alema avevano spento le incubatrici, i bimbi iracheni trasformati dall’uranio yankee in ospiti del bar di Guerre Stellari, la Mesopotamia, nostra madre, rasa al suolo dall’odio e dall’invidia dell’anticiviltà, la Domenica di Sangue di Derry, dove gli inglesi, come in India, come in Cina, come in tutta l’Africa, ancora una volta, hanno insegnato come si fa. In particolare a quelli che hanno insediato in terra di rapina, chiamata “Focolare”.
Non vado avanti, sennò a cosa servirebbe farne una strenna. Posso solo giurarvi che nell’era delle False Flag, con le quali invertono i fattori per arrivare sempre allo stesso risultato, questa non lo è. Sarà una bandiera a brandelli, ma è quella.
Fulvio Grimaldi – 26/12/2025

UNO SGUARDO DAL FRONTE – LAD edizioni

