[Resistenza] È l’ora di staccare la spina al governo Meloni

Newsletter del 30 ottobre 2026

Volantino in diffusione allo sciopero generale del 30 ottobre

È l’ora di staccare la spina al governo Meloni

Otto decreti sicurezza e nessun decreto per calmierare i prezzi. Otto decreti sicurezza e in più un ddl criminogeno per equiparare l’antisionismo all’antisemitismo. Irruzione nelle scuole occupate. Minacce. Denunce. Processi. È tutto inutile. I lavoratori e le loro famiglie non mangiano repressione. Non riempiono il carrello con le cazzate dei ministri.
I lavoratori e le masse popolari si stanno mobilitando. Il 30 ottobre c’è lo sciopero generale promosso da Usb in occasione della giornata internazionale dei lavoratori portuali contro la guerra. Il 20 novembre c’è lo sciopero generale indetto dalla Cgil contro il governo. Il 4 dicembre c’è lo sciopero generale indetto da una parte del sindacalismo di base. Fra uno sciopero e l’altro ci sono iniziative, manifestazioni, cortei.
Non è il momento di aspettare le elezioni, è il momento di spingere per rovesciare il governo Meloni, rompere lo Stato di polizia e far crollare la rete di impunità, coperture e violenza che il governo ha costruito nelle prefetture e nelle questure. È il momento di spingere dal basso per rovesciare il governo Melonie imporre con la mobilitazione un governo di emergenza popolare le cui misure sono decise dalle assemblee di lavoratori, dalle assemblee studentesche, dai collettivi e da tutti coloro che cercano soluzioni per fare fronte al carovita, al degrado, all’economia di guerra.

Insorgiamo! Contro lo Stato di Polizia e per cacciare il governo Meloni (e i suoi podestà nelle prefetture di Torino, Bologna, Milano…)

Le violenze poliziesche della giornata del 24 ottobre pongono una questione politica ben evidente.

Il governo dei nostalgici del Ventennio e dei compari dei mafiosi (vedi Del Mastro), il governo dei trafficanti di armi e dei guerrafondai, dei razzisti sadici e degli idioti patentati ha costruito un sistema di potere nelle principali prefetture del paese, ha dato il via libera ai più reazionari “funzionari dello Stato”, ha dato mano libera ai reparti “speciali” di amici e colleghi del poliziotto/spacciatore Cinturrino che ha ammazzato Abderrahim Mansouri, dei carabinieri che hanno ammazzato Ramy Elgaml, dei poliziotti che hanno ammazzato Fakir, hanno garantito a tutta questa feccia mano libera e maggiore impunità (lo scudo penale), hanno costruito attorno a questa feccia una catena di comando e hanno indicato il bersaglio contro cui scatenarsi.

La violenza nelle strade, la repressione brutale, i pestaggi (a centinaia, solo che i media sono impegnati a criminalizzare i maranza e Youssef), sono la diretta conseguenza di una precisa impostazione politica impartita a chi deve garantire “l’ordine pubblico”.

Si pone dunque con chiarezza la necessità di continuare la mobilitazione per cacciare il governo Meloni, ma si pone anche l’evidenza che cacciare il governo Meloni non è sufficiente. Bisogna mobilitarsi ANCHE per sciogliere quei grumi di potere che fanno da collante fra il governo Meloni e i picchiatori di strada in divisa.

Lo sciopero è uno strumento

Da qui alla fine dell’anno sono stati convocati 3 scioperi generali. Il 30 ottobre c’è quello proclamato dall’USB contro guerra e carovita, il 20 novembre quello chiamato dalla CGIL contro il governo e che si combina con quello studentesco, mentre il 4 dicembre è la volta dello sciopero generale promosso da una parte del sindacalismo di base.

Quest’anno infatti la convergenza non è stata raggiunta, ma non sono pochi i lavoratori che, come il 3 ottobre dell’anno scorso, avrebbero voluto marciare uniti e compatti al di la della tessera sindacale che hanno in tasca, per manifestare il loro dissenso alle politiche guerrafondaie del governo Meloni e contro il peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. Ed è anche per questo che non sono pochi quelli che oggi si chiedono a quale sciopero è meglio aderire. Se a quello proclamato dal loro sindacato o a quello che pensano sarà più partecipato e combattivo.

Palermo. Utilizzare i tre scioperi generali per costruire l’unità sindacale

Pubblichiamo e rilanciamo il comunicato dell’Assemblea Permanente Operaia di Palermo perché esprime, a nostro avviso, la giusta linea che i lavoratori avanzati, più generosi e combattivi, devono adottare nelle prossime settimane a fronte degli scioperi generali che si prospettano: del 30 ottobre, del 20 novembre e del 4 dicembre.

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Tesseramento

Il mondo dei padroni è in fiamme, viviamo in un’epoca di sconvolgimenti, di guerre e di rivoluzioni.
Viviamo un’epoca in cui non serve la fede, ma la fiducia. Fiducia nella forza delle masse popolari e fiducia nel fatto che il movimento comunista che rinasce avrà la capacità e la forza di superare i limiti e di correggere gli errori per i quali non è mai stata fatta la rivoluzione socialista in un paese imperialista.
Possiamo farlo noi? Dobbiamo farlo noi.
Quello che chiediamo a chi ha la falce e il martello nel cuore, a chi si sente rivoluzionario, a chi aspira al comunismo è di dare uno schiaffo allo scetticismo e aderire al P.Carc. Quello che gli proponiamo è rompere gli indugi e aderire al P.Carc per portare le proprie energie e metterle al servizio delle mille attività che il P.Carc conduce. Sono tante per elencarle tutte, ma è certo che c’è un posto di combattimento per tutti e che il contributo di ognuno è prezioso.

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Milano, 30 ottobre 2026