Ampliamento aeroporto di Firenze Peretola bocciato al Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha confermato l’illegittimità della VIA della Commissione ministeriale per “manifesta irragionevolezza del giudizio positivo” e ha rispedito al mittente un progetto di ampliamento fortemente avversato dai Comuni di Sesto Fiorentino e Campi e dai comitati di cittadini. Read More “Ampliamento aeroporto di Firenze Peretola bocciato al Consiglio di Stato”

Italia Nostra Castelli Romani si schiera contro nuova edificazione a Santa Palomba

Appello di Italia Nostra Lazio al presidente regionale Nicola Zingaretti per soluzioni sulle problematiche che il Comune di Roma riversa nel suo hinterland

La sezione Castelli Romani di Italia Nostra manifesta il suo aperto dissenso in merito all’incombente realizzazione del print “S. Palomba” nel territorio del Comune di Roma (IX Municipio) ma confinante con i comuni limitrofi dei Castelli Romani come, soprattutto, in particolare, di Albano Laziale.
Si tratta di un nuovo quartiere con 1.000 nuovi alloggi il cui impatto non potrà non ricadere pesantemente sui comuni limitrofi per quanto riguarda l’uso dei servizi ed il sistema delle infrastrutture che, in base anche alla stessa testimonianza delle istituzioni locali, non sono affatto adeguati e preparati a sopportare il nuovo incombente impatto.

Oltretutto occorre stigmatizzare anche il fatto che le stesse istituzioni locali non sono state neppure coinvolte nella conferenza dei servizi lasciando dunque trapelare un vulnus procedurale in questa vicenda. Si prefigura una sorta di nuovo quartiere “ghetto” ben lontano da Roma, con inevitabile importante consumo di un suolo in parte agricolo e che ha visto anche rilevanti ritrovamenti archeologici avvenuti in passato (resti della Via Sacra, villa di Sorano ecc.).

Siamo da sempre convinti che occorra innanzitutto edificare partendo dalla ristrutturazione di immobili e capannoni fatiscenti che sono già molto numerosi anche a Roma stessa e che quindi occorra evitare di provocare altro consumo inutile di suolo il quale è ormai divenuto un bene prezioso che non può più essere sacrificato al cemento. Riteniamo inaccettabile che il peso dei gravi ed endemici problemi dei quali soffre Roma da sempre venga “scaricato” sui comuni limitrofi quali, in particolare, quelli dei Castelli Romani, soprattutto per quanto riguarda il problema dello smaltimento dei rifiuti con il pericolo connesso che si utilizzino siti localizzati nel loro territorio, finendo col deturpare un paesaggio ancora in parte ameno e godibile, con conseguenze nefaste anche per la salubrità dell’ambiente circostante.

Esigiamo che Roma sappia risolvere la propria emergenza rifiuti nel suo stesso territorio.
Il presidente del Consiglio Regionale Lazio di Italia Nostra Franco Medici commenta: “Varie comunicazioni ci arrivano dalle sezioni della provincia di Roma, e non solo, riguardo il fatto che Roma capitale e la sua amministrazione non riescono a risolvere i loro problemi all’ interno del comune amministrato. Chiediamo, pertanto, alla Presidenza della Regione Lazio di trovare soluzioni riguardo le diverse problematiche che ci vengono segnalate e che riguardano essenzialmente: lo smaltimento dei rifiuti, l’approvvigionamento di acqua potabile e la richiesta di nuova edificazione”.

13 Dicembre 2019

Pantani di Accumoli a rischio deturpazione? 250 trekker in cammino verso un luogo unico

Si sono dati appuntamento la mattina presto, alcuni erano in mountain bike, altri hanno dormito nel B&B di Accumoli perché giunti da lontano. Erano 250 persone in totale, tra cui alcuni bambini. Tutti in cammino per 14 km domenica 8 dicembre nel tiepido sole invernale col freddo tagliente per raggiungere i famosi Pantani di Accumoli, sito di biodiversità, silenzi, colori incredibili in uno scenario naturale unico. L’assoluto isolamento, come quello di Castelluccio di Norcia con la sua piana fiorita o innevata, è la forza di questo posto. La località Pantani di Accumoli è a ridosso del confine e in continuità col Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Fanno da cornice a questo luogo unico i Monti della Laga appena imbiancati, più lontano il Vettore e all’orizzonte le punte nette del Gran Sasso ammantato di neve: scenari mozzafiato. Organizzato dal Gruppo Ri.Am.A.Le (4 sezioni del CAI della Provincia di Rieti unite nello spirito della montagna) per ricordare sul territorio l’imminente Giornata Internazionale delle Montagne, la giornata ha avuto la collaborazione tecnica dei gruppi Tutela Ambiente Montano (CRTAM Lazio, CITAM Marche e Umbria) e l’apporto sostanziale della quasi totalità delle sezioni e dei Gruppi Regionali CAI Lazio, Umbria, Marche. Ai Pantani, che sono delle grandi pozze naturali dove si abbeverano gli animali, mucche e cavalli, e dove vivono specie selvatiche tra cui il tritone alpestre e la rana temporaria entrambi a rischio estinzione, sono giunte rappresentanze di altre associazioni: Legambiente, WWF, Italia Nostra e alcuni cittadini di Accumoli che hanno preso la parola e hanno spiegato la loro forte contrarietà al progetto di sviluppo, così come si palesa dalle proposte progettuali. Lo scopo di questo trekking era quello di vedere, per molti rivedere, e di conoscere meglio questo luogo di pace: prima ci si arrivava attraverso una carrareccia (per chi disponeva di una jeep) e soprattutto a piedi lungo il sentiero. Il luogo è senza edifici, senza caos, è appartato, regna la natura e basta. Un posto bello di per se stesso, insomma.

Ora questo luogo potrebbe essere minacciato da iniziative che, seppur basate su condivisibili esigenze di rilancio economico e turistico, potrebbero deturpare per sempre i noti Pantani di Accumoli. Già il recente lavoro sulla carrareccia, con lunghi tratti cementati e asfaltati, anche alle quote più alte, non sembra un modello di opera realizzata con sensibilità ambientale. A questo si aggiunge il progetto di realizzazione di un rifugio proprio in questa valle di silenzi, molto poco antropizzata e ancora vergine. Obiettivo è indurre tante persone a “consumare” questo luogo facendolo purtroppo diventare qualcos’altro da quello che è. Con l’illusione di valorizzarlo, con l’illusione di assicurare lavoro e rilancio turistico per chi vive o vorrà tornare a vivere ad Accumoli, a tre anni dal terribile sisma.
Le domande sono state tante, tra i presenti. Dove si prevede la realizzazione del rifugio? Quanto sarà grande, sarà immaginato come un hotel? Avrà capacità recettive? Che materiali saranno usati? E’ questo il modo più idoneo per tutelare e nello stesso tempo valorizzare un luogo come questo? Che impatto antropico avrà d’estate questa valle? Chi farà manutenzione del territorio? Cosa comporterà tutto questo per i fragili ecosistemi, visto che si tratta di zone finora protette, di un’ oasi WWF e di un Sito di Importanza Comunitaria Natura 2000? Tutti hanno commentato che questo progetto è in contrasto con quanto serve all’Appennino, anche in funzione di ripartenza dopo il duro colpo inferto dal sisma. Tutti con amarezza constatavano che c’è bisogno di piani e investimenti in grado di affrontare e vincere la sfida dello spopolamento, sostenendo piccole imprese, piccole attività e la filiera di nuove economie locali.

E questo scenario di “sviluppismo” si prospetta nonostante la ricostruzione post sisma non sia nemmeno iniziata. A cosa serve costruire invece una strada di cemento in montagna, con forti pendenze, stretta e in alcuni punti pericolosa se si percorre a doppio senso di marcia (del costo 570.000 circa, così recita il cartello lavori esposto)? A cosa serve soprattutto un edificio che guarda i Pantani e che sarà aperto presumibilmente solo d’estate? Perché, soprattutto, non sistemare subito quello che c’è già intorno ed è abbandonato dopo il sisma? Si tratta di ben 3 rifugi esistenti, che avrebbero bisogno di essere ristrutturati e consentirebbero di accogliere camminatori e turisti su ben 3 aree diverse e non lontane dai Pantani di Accumoli e che servirebbero al rilancio di tutta la rete sentieristica del territorio.
Sulla base di queste considerazioni, tutti si augurano che la Regione Lazio ed il Comune di Accumoli possano ripensare questo progetto mettendo in un cassetto l’idea di un inutile quanto dannoso nuovo rifugio ai Pantani di Accumoli. Stabilire un dialogo costruttivo con tutte le associazioni che vivono e promuovono il territorio, comprese quelle ambientaliste, è cercare di costruire una visione comune di turismo autenticamente sostenibile a breve e a lunga durata. Sostenere il recupero dei sentieri e della viabilità lenta, con le attività ad essi legate, è un modo concreto e duraturo di aiutare le comunità colpite dal sisma, che possono tornare a vivere grazie alla bellezza autentica dell’Appennino Centrale.
I camminatori sono andati via con uno zaino pieno di preoccupazioni, calpestando il tratto di quella strada dove ora figura una scritta a caratteri cubitali, fatta chissà da chi e chissà quando: “ricostruzione – stop speculazione”. (firmato Italia Nostra sezione Sabina e Reatino)

di Ines Millesimi

9 Dicembre 2019

NOTA STAMPA A CURA DI ITALIA NOSTRA SEZIONE SABINA E REATINO

Tarquinia, Italia Nostra Etruria contro inceneritore: assemblea pubblica il 22 novembre

Cresce la mobilitazione sul territorio di Tarquinia contro il proposto impianto di incenerimento proposto dalla A2A in località Pian D’Organo- Pian Dei Cipressi a Tarquinia. Italia Nostra Etruria, promuove, in collaborazione con altre associazioni locali, una assemblea pubblica per il 22 novembre 2019 alle 17 nell’aula consiliare del Comune di Tarquinia.

“Giungono con sinistra e sospetta sincronia dagli uffici della Regione Lazio – commenta Marzia Marzoli, presidente di Italia Nostra Etruria, degli inattesi ed incredibili aggiornamenti sulle procedure autorizzative di due diversi impianti di trattamento di rifiuti: uno per la costruzione di un mega inceneritore al confine meridionale del comune di Tarquinia con Civitavecchia e l’altro per l’ampliamento di un impianto di raccolta differenziata per il compostaggio anaerobico e la produzione di metano, cosiddetto biogas, in zona Olivastro lungo il corso del fiume Mignone. L’impianto a biogas è stato localizzato all’interno di zone agricole di pregio e l’inceneritore nelle immediate vicinanze di un territorio protetto da rigide norme di tutela comunitaria perché ricco di biodiversità e rari elementi florofaunistici protetti, non ultimo anche con importanti presenze archeologiche, segnalate dalle associazioni alla soprintendenza.

Entrambi gli impianti, frutto di una concezione vecchia e nociva del trattamento dei rifiuti – commenta ancora Marzoli – sono ampiamente sovradimensionati per sopperire ad un reale bisogno locale, svelando invece la volontà di utilizzare i due impianti per rifiuti di altre città e regioni. Questi due ecomostri, insieme alla famigerata centrale a carbone di Enel andrebbero a costituire l’ennesima mortifera servitù per altri territori ed altre regioni in danno di una popolazione da anni provata – dati epidemiologici alla mano – da una altissima incidenza di patologie neoplastiche e respiratorie che da troppo tempo funestano la vita di numerosissime famiglie di questo territorio.

I dati – sottolinea ancora l’esponente di Italia Nostra Etruria – fanno rabbrividire: per il proposto inceneritore si indicano 481.000 tonnellate di rifiuti speciali (dichiarati), che in realtà potrebbero arrivare a essere 540.000 tonnellate, 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno ceneri leggere di risulta dalla combustione. Un traffico di 32.698 camion. Un camino di 70 metri che emetterà ulteriori tonnellate di emissioni inquinanti sulla già disastrata situazione ambientale e sanitaria del territorio”.

All’assemblea pubblica intervengono: Giovanni Ghirga, medico ISDE, Alessandro Giulivi, sindaco di Tarquinia. Modera Marzia Marzoli, presidente di Italia Nostra Etruria.