Poligono tiro Guidonia: Legambiente, stop definitivo e bonifica area

Rischio piombo, 300 mila kg e 200 milioni di pallini su un area di 4 ettari secondo le stime. Pericolo per falda acquifera, inquinamento acustico e sicurezza.

Trecentomila chili di piombo complessivi, per un totale di oltre 200 milioni di pallini, dispersi su un’area di quattro ettari, nonché su una falda acquifera, con una media di migliaia di colpi al giorno. Questa i numeri eclatanti, secondo la stima realizzata da Legambiente, nei dati presentati in merito all’inquinamento che mette a rischio il territorio su cui sorge il poligono di tiro a volo nel Comune di Guidonia, nella cava bonificata di Colle Largo, visto che non esiste alcun  sistema di recupero del piombo contenuto nelle cartucce. Un poligono per cui Legambiente chiede lo stop definitivo, dopo che il Sindaco ne ha già predisposto la chiusura, con relativa bonifica dell’area.

L’attività, insolitamente posta su un’altura, va ormai avanti nell’area da un trentennio ed il piombo non risulta essere mai stato recuperato. L’ingente quantitativo del pericoloso metallo sarebbe andato tutto a disperdersi nell’ambiente circostante, occupato da pascoli, e nella falda acquifera che passa proprio sotto il poligono ed è utilizzata da molti pozzi della zona per irrigazioni orticole. Da considerare, inoltre, i problemi legati all’inquinamento acustico, segnalato da molti abitanti della zona, nonché alla sicurezza legata alla ricaduta di pallini in aree pubbliche anche in virtù del progressivo sviluppo edilizio dell’area, che pone oggi il poligono a ridosso di zone residenziali.

“Non è più sostenibile il tiro a volo di Guidonia, il rischio inquinamento da piombo, il rumore, le condizioni sicurezza stesse ci portano a chiederne la chiusura definitiva  -ha dichiarato Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio-. Già diverso tempo fa avevamo inoltrato un esposto alla Procura di Tivoli e avanzato la richiesta di sopralluoghi da parte dell’Arpa Lazio ma nelle ultime verifiche la quantità di piombo riscontrata è risultata enorme, un vero e proprio tappeto in alcune zone. Oggi sarebbe impossibile realizzare un impianto di quel tipo e così vicino al centro abitato. E’indispensabile allora che lo stop previsto dal Comune diventi permanente e che si proceda alla bonifica dell’area, da attuarsi con il coinvolgimento di tutti i cittadini e secondo un progetto ben definito”.

Sul fronte dell’inquinamento da piombo, il fatto grave è che tramite l’acqua della falda acquifera usata per le irrigazioni, il metallo immesso rischia di arrivare direttamente nei cibi, esponendo la popolazione al pericolo di avvelenamento.

Passando invece all’inquinamento acustico, secondo la FITAV, la distanza frontale dalle abitazioni non deve essere inferiore a mille metri, quella laterale a 800, la posteriore a 500, distanze che nel caso del poligono in questione sono invece rispettivamente di circa 300 metri, 200 ed ancora 200. Tale situazione provoca una grande diffusione del rumore considerata la totale assenza di strutture fonoassorbenti naturali o artificiali, per cui l’intensità acustica, anche a distanze ragguardevoli è  prossima ai 60db, eccedenti di gran lunga i valori limite. Sul versante sicurezza, infine,  i confini sono da prevedere in funzione delle parabole balistiche seguite dai proiettili, e nel caso specifico,  in considerazione della anomala posizione rialzata , che aumenta notevolmente la gittata dei proiettili, contribuendo alla contaminazione di un’area più ampia di territorio, e posizionando i limiti di sicurezza, con molta probabilità, oltre i confini del poligono stesso.

“Dopo un lavoro di due anni, abbiamo finalmente dati, documenti e prove che dimostrano quanto questa attività sia pericolosa e incompatibile per la nostra città – ha dichiarato Stefano Roggi, Presidente del Circolo Legambiente Guidonia – . La mancanza di controlli in 30 anni di attività dimostra anche quanto siano lontane le istituzioni dal preservare l’ambiente e difendere la salute dei cittadini. Un altro problema che abbiamo riscontrato è la difficoltà per l’accesso agli atti negli uffici competenti del Comune. Difficoltà che troppo spesso incontriamo nel nostro operato e sulla quale l’Amministrazione deve fare luce garantendo un unico processo per avere in visione le documentazioni che riguardano decisioni che incidono sulla collettività”.

Roma, 21 Dicembre 2009

Ufficio Stampa

Legambiente Lazio ONLUS

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