Cementificio Guidonia: le osservazioni di Legambiente per rilascio Aia

“Il cementificio di Guidonia opera in un contesto abitato da decine di migliaia di persone, bisogna ridurre con decisione il carico inquinante, altrimenti incompatibile con la qualità vita dei cittadini -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio.

Stop all’assurda ipotesi di aumento delle emissioni nel cementificio di Guidonia, valutare se attività è compatibile con gli abitati e nel caso potenziare filtri per la diminuzione delle polveri sottili, ridurre il caos dei camion sulla viabilità locale, prevedere controlli più frequenti e validazione dei dati dall’ARPA Lazio. Oggi si apre presso la Provincia di Roma la conferenza dei servizi sul cementificio di Guidonia, ma non è solo sul fronte dell’incenerimento del CDR che si gioca secondo Legambiente la possibilità del rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale AIA, ma su diverse altre questioni dirimenti per la vita dei cittadini del comprensorio.

“Il cementificio di Guidonia opera in un contesto abitato da decine di migliaia di persone, bisogna ridurre con decisione il carico inquinante, altrimenti incompatibile con la qualità vita dei cittadini -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Se nel 2005 le emissioni rilevate vedevano quasi 20 chilogrammi di polvere all’ora, già un’enormità, non si può nemmeno pensare che la nuova autorizzazione possa consentire un ulteriore incremento, sarebbe un assurdo, verrebbe peggiorata anziché migliorata la vita dei cittadini. Chiediamo alla Provincia di Roma e agli enti che siedono in conferenza di ascoltare i cittadini, di essere particolarmente attenti, di valutare fino in fondo se l’attività del cementificio sia possibile nel quadrante tra Guidonia, Tivoli, Sant’Angelo Romano, Mentana, Monterotondo e la stessa Roma, e nel caso quali siano le precise condizioni da dettare per salvaguardare la salute dei cittadini. Legambiente rilancia le osservazioni già presentate, l’occasione di questa autorizzazione ambientale non si può perdere per discutere davvero del futuro dell’area.”

Legambiente chiede innanzitutto di smascherare un bizzarro e pericoloso “gioco delle tre carte”, circa i forni in funzione: nella richiesta di AIA si parla, infatti, di “definitiva dismissione del forno F4” e aumento della capacità produttiva del forno F5 da 4.500 a 5.100 tonnellate al giorno, presentando questa come una “significativa riduzione delle concentrazioni e dei flussi di massa emessi”. Peccato che il forno F4, per quanto è noto, sia fermo da ben 15 anni, tanto che sin dal 2006 la dismissione era già stata richiesta e autorizzata. Insomma, grazie ad una pretestuosa modifica migliorativa, in realtà del tutto virtuale, si rischia di giustificare un potenziamento dell’impianto. I numeri delle emissioni sono ancora più chiari: le emissioni autorizzate equivalgono a 2.673.000 Nm3/h (normal metro cubo per ora) con contenuto di polveri totali di 69,98 Kg/h, quelle rilevate nel 2005 sono di 2.291.000 Nm3/h con emissione di 19,29 kg/h di polvere, mentre quelle della nuova richiesta sono di 2.530.500 Nm3/h di gas. Stessa cosa per i punti di emissione: autorizzate 89 fonti puntuali di emissione, 11 delle quali non attive dal 1993 (quindi 78 attive), nella nuova richiesta si punta a 92 punti di emissione attivi. E se non bastasse, alle polveri sottili derivanti dal processo produttivo, vanno peraltro sommate le 26,15 ton/anno prodotte dagli 84.488 transiti di automezzi pesanti da e per il cementificio.

“L’area di Guidonia è già pesantemente gravata dalle polveri sottili, come attestano le campagne di monitoraggio della Provincia e i dati dell’ARPA, sono molteplici le fonti di emissione e tra queste il cementificio è certamente tra le principali, come afferma il piano regionale di risanamento della qualità dell’aria -dichiara Stefano Roggi, presidente di Legambiente Guidonia-. Da un lato in questo contesto è impensabile bruciare il CDR nel cementificio, e anzi su un altro fronte va bloccata anche la realizzazione dell’impianto di preselezione rifiuti per chiudere finalmente la discarica che ci perseguita da trent’anni con i suoi olezzi, ma è altrettanto impensabile qualsiasi ipotesi di ampliamento che porterebbe a cascata l’aumento del traffico pesante e di tutti gli impatti connesso al cementificio stesso. Anche sulla tipologia di carbone utilizzato va fatta chiarezza, e se risultasse petroleum coke va verificata la necessaria autorizzazione, mentre per la sezione di depolverazione dei fumi chiediamo un doppio filtro a maniche, più efficace. Legambiente si fa portavoce delle esigenze di tutela della qualità della vita dei cittadini, a Guidonia non è più possibile pensare che sia tutto compatibile, siamo al punto in cui è necessario invertire rotta.”

 

Legambiente lamenta anche molteplici carenze sostanziali nella sintesi non tecnica del progetto messa a disposizione dei cittadini, che precludono la possibilità di comprendere significative questioni che riguardano il processo produttivo e l’impatto sull’ambiente dello stesso: mancano quantificazioni numeriche e qualitative rispetto ai processi descritti. E’ carente, ad esempio, la descrizione del contesto insediativo in cui si inserisce l’impianto, che ha subito uno sviluppo eccezionalmente rapido, tanto che lo stabilimento, un tempo unità abbastanza isolata, si è venuto a collocare in un’area ad oggi elevata densità di traffico e attività commerciali. In particolare Guidonia Montecelio dai 12.811 residenti del 1951, oggi ha una popolazione di 80.683 abitanti (fonte: demo Istat 2008), e risulta secondo per numero di abitanti nella provincia dopo Roma e terzo del Lazio dopo Latina. Una realtà “stretta” in cui l’unità produttiva opera, senza voler considerare in questa sede i vicini, e pur interessati, Comuni di Tivoli, Sant’Angelo romano, Mentana, Monterotondo e Roma (con i nuovi vicini quartieri di Ponte di Nona, ad esempio, in cui risiedono a 5.287 tra nuovi residenti e nuovi addetti per le funzioni non residenziali ed è collocato il Polo Commerciale Roma Est, che ha una previsione di visitatori/utenti pari a 1.000.000 di presenze all’anno).

 

Su altri fronti non è possibile evincere l’energia usata o prodotta dall’impianto, mentre risulta del tutto generico sugli impatti sulle acque affermare che “lo scarico delle acque reflue è normalmente limitato al solo convogliamento delle acque superficiali e dell’acqua di raffreddamento e non dà alcun contributo sostanziale all’inquinamento idrico”, visto che poi si afferma la possibilità di “nebulizzazione di acqua” per l’abbattimento delle polveri diffuse. E ancora: è impossibile verificare se siano state scelte “le migliori tecniche disponibili” per l’abbattimento degli inquinanti né le alternative prese in esame, quali siano le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti prodotti, quali siano le emissioni acustiche ed il rumore e gli effetti sull’ambiente e sui cittadini che ne derivano, quali saranno realmente le misure per la riduzione degli impatti, visto che si fanno svariati esempi ma nelle conclusioni non se ne ritrova quasi nessuno. Non risultano valutati gli effetti cumulati degli impatti ambientali (traffico, riscaldamenti, impianti industriali e attività artigianali e di servizio…), mancando considerazioni generali rispetto al contesto territoriale, valutazioni specifiche, calcoli relativi agli effetti cumulati.

Anche sul fronte delle “misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze” le affermazioni nella sintesi non tecnica risultano del tutto generiche, visto anche l’inserimento dell’impianto tra quelli a “rischio di incidente rilevante”, per la parte delle emissioni (comma 3 art. 5 D.Lgs. 334/99 e succ. mod.), mentre non si affrontano in alcun modo le misure previste per evitare “qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività”.

 

Ufficio Stampa

Legambiente Lazio ONLUS

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