“Il governo della Georgia garantisca un futuro agli sfollati”

 

AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE AL GOVERNO DELLA GEORGIA DI GARANTIRE UN
FUTURO AGLI SFOLLATI

‘Ho passato 20 anni della mia vita in questa stanzetta, in condizioni
terribili. Io e mio marito stiamo ancora aspettando e nessuno ci ha fatto
sapere niente. Non e’ detto che abbia molto tempo ancora davanti a me, ma
voglio passare almeno il resto della mia vita in condizioni decenti’.
(Izolda, 69 anni, residente in un centro collettivo di Tbilisi, capitale
della Georgia)

Le autorita’ della Georgia devono fare ben piu’ del minimo indispensabile
per fornire alloggi adeguati, opportunita’ di lavoro e accesso
all’assistenza sanitaria alle persone sfollate a causa dei conflitti degli
anni Novanta e della guerra con la Russia dell’agosto 2008.

E’ quanto ha dichiarato Amnesty International, in un rapporto diffuso oggi
dal titolo ‘In sala d’attesa: i profughi interni della Georgia’, che
documenta come migliaia di persone sfollate a causa dei conflitti abbiano
ancora oggi difficolta’ di accesso ai servizi fondamentali.

‘Agli sfollati non basta solo un tetto sulle loro teste. Hanno bisogno che
il governo garantisca loro un impiego, l’accesso all’assistenza sanitaria
e alla previdenza sociale. Inoltre, devono essere consultati e messi in
grado di fare le scelte che hanno a che fare con la loro vita’ – ha
dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia
centrale di Amnesty International.

‘Gli sfollati hanno il diritto di ritornare alle loro case in dignita’ e
sicurezza. Il governo ha anche un obbligo nei confronti di chi non puo’ o
non vuole farlo: l’integrazione o il reinsediamento in altre zone del
paese’.

Circa il 6 per cento della popolazione georgiana, 246.000 persone, e’
costituito da profughi interni. Di questi, 220.000 hanno lasciato le loro
case durante i conflitti dell’inizio degli anni Novanta.

Altre 128.000 persone sono fuggite dall’Ossezia del Sud e dalla Gola di
Kodori in Abkhazia durante e dopo la guerra russo-georgiana dell’agosto
2008. La maggior parte di esse e’ rientrata nelle proprie abitazioni, ma
quasi 26.000 non ne hanno avuto la possibilita’ ne’ l’avranno nel futuro
immediato.

Nel 2007, il governo georgiano ha iniziato a progettare e attuare
programmi per fornire alloggi permanenti agli sfollati, grazie
all’assistenza internazionale.
Tuttavia, molti di coloro che hanno lasciato le loro case quasi due
decenni fa vivono ancora in ospedali o accampamenti militari privi delle
piu’ elementari condizioni igieniche e di riservatezza. Alcuni dei nuovi
insediamenti sono collocati in aree rurali che non hanno infrastrutture
essenziali.

L’assistenza del governo deve ancora raggiungere coloro che vivono insieme
ad altri familiari o in case in affitto. Molti di essi si lamentano di non
essere stati consultati sulle misure che riguardano direttamente le loro
vite.

‘Tutti questi sfollati patiscono ancora le conseguenze della guerra. Hanno
bisogno di soluzioni durature e ne hanno bisogno presto, in modo da poter
ricostruire le loro vite’- ha commentato Duckworth.

Tra gli sfollati, la percentuale di disoccupazione e’ alta e non e’ stato
adottato alcun programma governativo complessivo che affronti questo
problema.
Le aspre condizioni di vita e la poverta’ minacciano la salute degli
sfollati; l’assenza di informazioni e i costi delle prestazioni sanitarie
rendono ancora piu’ difficile ricevere cure mediche.

‘Il governo georgiano ha preso misure importante, ma la soluzione dei
problemi abitativi deve andare di pari passo con quelle riguardanti le
cure mediche, il lavoro e le opportunita’ di vita. Questo e’ l’unico modo
per integrare pienamente le decine di migliaia di suoi cittadini che
vivono ancora in un limbo’.
Iza, sfollata in un centro collettivo di Kutaisi, ha detto ad Amnesty
International: ‘Diciassette anni fa, quando e’ scoppiata la guerra,
studiavo lingue straniere all’universita’ statale. Non ho mai terminato.
Ora mio figlio fa le superiori, ma non ho alcun mezzo per pagargli
l’universita’. Non posso piu’ ricostruire il mio futuro, forse non
riusciro’ mai piu’ a trovare un lavoro, ma chiedo al governo almeno di
dare maggiori prospettive ai miei figli, cosi’ che loro abbiano un futuro
migliore’.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 5 agosto 2010

Il rapporto ‘In sala d’attesa: i profughi interni della Georgia’ e’
disponibile in lingua inglese all’indirizzo:
http://www.amnesty.it/Georgia-sfollati-senza-futuro e presso l’Ufficio
stampa di Amnesty International Italia.

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