“La tormenta e il pensiero unico”

“Non viene dai politici, che ne sono solo uno tra gli esecutori. Non è un prodotto degli stati, nemmeno di quelli più potenti. La tormenta segnalata dalle sentinelle del Chiapas è già qui.”.

 

 

 

NEWSLETTER DI COMUNE

 

LA TORMENTA E IL PENSIERO UNICO
Non viene dai politici, che ne sono solo uno tra gli esecutori. Non è un prodotto degli stati, nemmeno di quelli più potenti. La tormenta segnalata dalle sentinelle del Chiapas è già qui. È l’espressione della disperazione, della fragilità e della debolezza di una forma di organizzazione sociale che ha già superato la sua data di scadenza. La tormenta è l’espressione della crisi del capitale che non riesce a farci lavorare sempre più in fretta e con meno dignità, così come impone la dinamica della sua logica di sopravvivenza. Il capitale non riesce a subordinarci completamente e noi siamo la crisi del capitale. Siamo orgogliosi di esser lo, di essere la crisi del sistema che ci sta uccidendo. Un nuovo pezzo essenziale della discussione aperta nel seminario-semenzaio zapatista JOHN HOLLOWAY

IL SEMENZAIO GUSTAVO ESTEVA

IL MURO E LA CREPA SUBCOMANDANTE GALEANO

LA LOTTA DELLA SCUOLA È UN PUNTO DI INIZIO
Il disegno di legge sulla scuola sarà approvato. Ma valutare l’enorme protesta in corso (che già non ha precedenti), soltanto per il risultato in parlamento sarebbe un errore. La consepevolezza che si è diffusa tra gli insegnanti, ma anche tra gli studenti e i genitori, potrebbe trasformare il movimento di lotta in un progetto pedagogico, democratico e creativo alimentato da comunità territoriali, anche dopo l’approvazione. Si tratta di non smettere di promuovere iniziative nella scuole, coinvolgendo genitori, studenti e attori sociali ALAIN GOUSSOT

GLI ASINI, SI SA, TIRANO CALCI
I maestri non fanno proclami, non affermano in modo perentorio principi e verità. Per questo i maestri siedono poco in cattedra e si curvano all’altezza dei bambini per accompagnarli. Per questo diffidano delle lezioni frontali che nessuno può interrompere, perché i maestri in carne e ossa in ogni momento sono interrotti: per le domande che emergono, le critiche, le opinioni diverse. Usano la didattica laboratoriale e la classe capovolta in cui sono gli allievi a insegnare. Sanno che chiunque lo voglia fare deve studiare, studiare e ancora studiare, approfondire, ricercare, amare. Non parlano di ciò che non conoscono …. Eppure gli insegnanti sono trattati come asini, su cui si caricano tutti i pesi e i prob lemi del sociale devastato, continuano con ostinazione a mandare avanti la scuola nonostante gli stipendi poveri, il dileggio e le bugie di chi li governa. Asini a cui bisogna ripetere la lezione perché non vogliono impararla. Ma gli asini, come si sa, tirano calci, non sono disposti ad essere legati dove vuole il padrone. Perché è proprio il padrone che non vogliono ROSARIA GASPARRO
 

DIEGO ED EXEQUIEL
Exequiel aveva 18 anni, Diego 25. Sono stati uccisi il 14 maggio a Valparaíso, in Cile, perché desideravano una scuola aperta, equa e democratica. Sono stati uccisi mentre disegnavano dei graffiti sul muro di un edificio. Sono stati uccisi perché facevano parte di un movimento che rifiuta il primo caso di scuola neoliberista sperimentato nel mondo, quello del Cile. Un esperimento nato sotto la dittatura con gli orientamenti neoliberisti dei Chicago Boys statunitensi, poi esportato in tutto il mondo. I principi? Spazio al mercato, privatizzazione della scuola, una scuola a più velocità con quelle di serie A per ricchi, una formazione attenta alla gestione economica delle “risorse umane” e quindi delle “competenze tecniche” ad atte alle esigenze dell’impresa capitalistica, una riduzione della cultura generale nella formazione, dove il dirigente scolastico è un manager padrone…. A. G.
 

PEDAGOGIA CRITICA: RILEGGENDO DON MILANI E FREIRE
La «scuola italiana» è «un ospedale che cura i sani e respinge i malati», scrivono don Milani e i ragazzi della scuola di Barbiana in Lettera a una professoressa, ma con quel testo rivendicavano anche l’adozione di un’«educazione problematizzante», o per dirla con Freire, il superamento della «contraddizione educatore/educando» (egemonia/subalternità). Puntavano così il dito contro i modelli culturali incubatori di esclusione sociale. Tale discorso si ripropone oggi con il rifiuto della pedagogia neoliberista, il rifiuto della scuola azienda, dove l’impresa è il modello, tra prestazioni e concorrenz a. Tuttavia, la lezione di don Milani e Freire (ma anche di Pasolini o Gramsci) resta prima di tutto la messa in discussione dell’«introiezione dei valori degli oppressori». Abbiamo bisogno di favorire una «coscienza critica», di rompere lo sguardo (di quelli che sono in “alto”) e prendere parola FRANCESCO FESTA
 

È GUERRA AI PROFUGHI
L’Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, sostenuta a spada tratta dal governo Renzi, da settimane preme per ottenere dall’Onu il mandato per un’azione militare con lo scopo di distruggere i barconi degli scafisti nelle acque libiche e bloccare così l’esodo dei profughi. Un’azione di guerra senza alcuna discussione in parlamento. Forse Mogherini e Renzi non sanno, o fanno finta di non sapere, che i militari italiani nell’ex colonia della Libia hanno impiccato e fucilato oltre centomila libici. Non contenti l’Italia ha partecipato attivamente a quella assurda guerra, iniziata dalla Francia e dall’Inghilterra nel 2011, per abbattere il regime di Gheddafi . In Libia ricordano tutto questo molto bene. Le soluzioni, scrive Alex Zanotelli, restano due: chiedere all’Ue e all’Italia di imporre un embargo sulla vendita di armi ai “signori della guerra” in Libia; concordare con l’Egitto e la Tunisia l’apertura di corridoi umanitari per permettere ai rifugiati di arrivare in Europa ALEX ZANOTELLI
 

CHE SUCCEDE?
Succede che le guerre, in alcune zone del mondo, per esempio nella Regione dei Grandi Laghi in Africa, siano legate al traffico illegale dei minerali preziosi.
Succede che vogliamo pagare il meno possibile la batteria superperformante del nuovo pc, telefono, tablet; e vogliamo che resti carica per un giorno o più.
Succede che le zone minerarie siano gestite da militari e ribelli, in guerra.
Succede che alle aziende multinazionali non importi chi venda i metalli in questione (coltan, oro, stagno, tungsteno ecc.) e a quale prezzo di diritti umani.
Succede che soltanto nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, per il controllo delle risorse minerarie, negli ultimi anni siano state uccise più di 5 milioni di persone (sì, cinque milioni).
Succede che molte persone non sappiano e che a molte altre stia bene così.
E succede che l’Ue (dopo anni di pressione dalla società civile europea) decida di approvare una legge che almeno obblighi la certificazione War Free (cioè «non proveniente da zone di guerra»), peccato che la certificazione è solo su base volontaria e si applicherebbe solo alle aziende importatrici e alle fonderie e soltanto su quattro minerali. Il 19 maggio il parlamento europeo voterà la proposta di legge APPELLO
 

IL DOMINIO DI QUELLI CHE SONO IN ALTO
Il controllo e la violenza di quelli che sono in alto si fa ogni giorno più esplicito e esasperato, come dimostrano la progressiva destabilizzazione di sempre più aree del mondo, dal Medio oriente all’Ucraina, le crisi economiche indotte, le migrazioni forzate. Abbiamo bisogno di difenderci e di ribellarci rifiutando i loro strumenti, giocando un altro gioco, il nostro gioco, di cui noi facciamo le regole. Occorre ricostruire comunità territoriali aperte, riscoprire stili di vita più semplici, naturali, solidali. E accettare il fatto che lo Stato non è lì per difenderci ma per tutelare il Sistema e i suoi controllori. Dobbiamo, insomma, smetterla di sostenere tutto ciò che ci ruba la Vita: non tanto, e comunque non solo, per cambiare l’ordine costituito quanto più semplicemente per vivere con dignità ANDREA BIZZOCCHI
 

NOI ZAPATISTI E IL PROCESSO ELETTORALE
Il 7 giugno in Messico si terranno le elezioni federali e, come ogni volta, i media cercano di sapere cosa ne pensano gli zapatisti. Molti scrivono che l’Ezln chiama all’astensione ma non è vero. Gli zapatisti non dicono di non votare né di votare, semplicemente non si interessano alle cose che fanno quelli di sopra per cercare di convincere la gente di sotto del fatto che la tengano in considerazione. Non è che non capiscano, hanno un altro calendario e un’altra geografia, per eleggere qualcuno mentre resistono in un territorio ribelle. Poco prima del seminario-semenzaio sul pensiero critico e l’idra capitalista di inizio maggio, il SupMoisés ha raccontato, in modo al solito molto ampio e circostanziato, perché anche questa volta nessuno verrà a risolvere i problemi della gente. Che deve risolverli da sola, noi stessi e noi stesse, in modo organizzato e collettivo  JOSE DURÁN RODRIGUEZ

LE CARTE FALSE DI EXPO
La Carta di Milano presentata all’Expo con la complicità dei grandi media è al tempo stesso un saccheggio del linguaggio dei movimenti contadini e una mistificazione della realtà con i suoi silenzi. SI limita a dichiarazioni generiche senza andare alle cause e alle responsabilità della situazione attuale. Non una parola sui sussidi che la Commissione Europea regala alle multinazionali europee agroalimentari, non un accenno al water e land grabbing, né agli Ogm, non una parola sulla volontà di privatizzare tutta l’acqua potabile…. APPELLO

LA NUVOLA ROSA DELL’ALBERO DI GIUDA
La leggenda più nota lo vuole testimone dell’ultimo atto della controversa esistenza del traditore per antonomasia: Giuda Iscariota, pentito per aver consegnato ai sacerdoti Gesù di Nazareth in cambio di trenta denari, si sarebbe ucciso appendendosi proprio a un ramo di siliquastro. Povero albero di Giuda! Tra i più solerti a fiorire, del tutto incolpevole, il destino gli ha dato un nome (comune) così universalmente considerato nefasto. Eppure, nell’esplosione primaverile, questa leguminosa diventa un’affascinante nuvola rosa che contrasta il colore dei rami e la corteccia scura da cui spuntano direttamente i fiori commestibili. Il cercis siliquastrum, questo il nome scient ifico, regala infine alla fitoterapia un gemmoderivato in grado di rendersi utile anche nella cura di malattie importanti PATRIZIA CECCONI
 

OCCUPARE, AUTOGESTIRE, RECUPERARE
La notizia più importante che arriva dall’Argentina non è l’aumento sorprendente del numero di imprese recuperate, ma la loro capacità dimostrata di reinventare la vita dal lavoro. Uno dei simboli di questa trasformazione è, ad esempio, il Bachil­le­rato popu­lar che si svolge nelle ore serali quando si ferma il rombo delle mac­chine della tipo­gra­fia Chilavert, una delle imprese recuperate più note. Soltanto a Buenos Aires sono almeno trenta le scuole analoghe, grazie alle quali centinaia di lavoratori com­ple­tano il liceo abban­do­nato o mai iniziato e grazie alle quali si creano gruppi non omo­ge­nei per età, cul­tura, nazio­na­li tà. Nel bachil­le­rato ven­gono incluse mate­rie come il coo­pe­ra­ti­vi­smo, per ricreare, a par­tire dall’esperienza delle imprese recu­pe­rate, un diverso rap­porto con il lavoro. Le imprese in questo modo dimostrano l’importanza di aprirsi al territorio, spesso insieme alle università, ma sopratutto che è possibile svi­lup­pare luoghi di lavoro che non met­tano al primo posto il capi­tale CLAUDIO TOGNONATO
 

PROTESTA PER DIFENDERE LA BIBLIOTECA, ARRESTATO
“Mi incateno dentro la biblioteca”, detto e fatto. La la protesta di Andrea – in difesa della cultura, dei libri e della biblioteca pubblica D’Annunzio di Pescara – si è conclusa con il suo arresto. ““Ho  le mie ragioni al giudice, sono stato rimesso in libertà – dice Andrea – La biblioteca provinciale, dal 2014, non riceve un euro per acquisto di libri e periodici. È come se un ospedale non potesse comprare i medicinali…”. Accadono anche queste cose nel paese della scuola azienda, dove un nucleo familiare su dieci non ha un libro in casa NOTIZIA

IL LIMITE
Di fronte a studi conclamati ed evidenze scientifiche indiscutibili, la gran parte della politica, dell’economia, dei grandi poteri finanziari sembrano quasi indifferenti alla gravità della situazione. Possiamo ripartire dalla presa di coscienza e dall’azione individuale e delle comunità locali. Le cose possono ancora cambiare GIOVANNI ACQUATI

QUESTO È UNO SPAZIO COMUNE. VIDEO
Tra merci, auto, palazzoni e macerie di città sempre più stanche ci sono spazi imprevisti: pubblici, autogestiti, aperti, allegri. Comuni. Spazi con palestre popolari, corsi per bambini, adulti e anziani, bar e osterie, ludoteche, web radio, biblioteche, aula studio, scuole popolari di musica, mercati mensili, spazi che ospitano incontri e seminari, cani e gatti, ma anche chiacchierate e perdite di tempo. Ecco, se volete sapere bene cosa sono, anzi cosa fanno, oppure volete farlo sapere a scuola, all’università, in uffcio, nella vostra associazione, al vostro vicino di casa… cominciate da qui, dal video e dal testo (splendidi) di questa canzone “Sogni contro imbrogli”, dedicata a Scup, spazio comune romano: VIDEO

IL T-TIP FA MALE ALLA SALUTE
Ventidue associazioni e singoli cittadini hanno messo in comune saperi e idee per un “fare critico nella salute”. È nata così la Rete sostenibilità e salute che il 13 giugno organizza la seconda Conferenza nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute per presentare la sua Carta di Bologna e promuovere un incontro sul T-tip. La giornata, non a caso, viene ospitata dalla Cavallerizza reale occupata di Torino: la salute, come gli spazi sociali e culturali, sono un bene comune di cui possono prendersi cura prima di tutto i cittadini R.C.

SAPESSI COM’È STRANO CAMMINARE A MILANO
Pur tra le difficoltà della crisi e la frammentazione dei legami sociali, sempre più donne hanno cominciato a percorrere nuove strade per cambiare la qualità della vita urbana in un senso più rispondente a un’idea di società ecologica, conviviale, rispettosa del femminile. Sì, è possibile ripensare le città dal basso e dal punto di vista femminile FLORIANA LIPPARINI

SOCIAL FLIGHT ONE
Sicuramente non c’è nulla di più simbolico ed evocativo che costruire un aereo in carcere. Ci sono riusciti all’Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze di Lauro di Nola (Napoli), uno dei pochissimi esistenti in Italia. Con una sana dose di autoironia lo hanno chiamato Social Flight One. È un prodotto prestigioso, un biposto ultraleggero in legno con doppi comandi. Il primo esemplare – si spera – di una flotta aerea destinata a servizi di ricognizione ambientali, sorvoli archeologici, oltre che ad usi turistici e di diporto. È il frutto di un progetto denominato “Ali della libertà”, nato in carcere grazie al lavoro degli operatori del Consorzio di cooperative sociali e associazioni del volontariato Mediterraneo Sociale di Napoli, della Caritas di Avellino PAOLO CACCIARI

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