“In marmo di Carrara”

Martedì 25 luglio 2017 presso il Palazzo di Giustizia di Firenze è stata inaugurata da Valdo Spini, presidente della Fondazione Rosselli, una lapide in onore di Piero Calamandrei realizzata su iniziativa dell’ANPI Carrara e della FIAP.

 

L’AVVENIRE DEI LAVORATORI

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e-Settimanale – inviato oggi a oltre 50mila utenti Zurigo, 14 settembre 2017

  

IPSE DIXIT

 

In marmo di Carrara – «Lo avrai / camerata Kesselring / il monumento che pretendi da noi italiani…». – Piero Calamandrei

 

 

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Martedì 25 luglio 2017 presso il Palazzo di Giustizia

di Firenze è stata inaugurata da Valdo Spini, presidente

della Fondazione Rosselli, una lapide in onore di Piero

Calamandrei (foto sopra, particolare), realizzata su

iniziativa dell’ANPI Carrara e della FIAP.

 

    

   

 SPIGOLATURE 

 

Marcia su Roma 2.0

Il grottesco e il ridicolo

 

di Renzo Balmelli 

 

OLTRAGGIO. Con largo anticipo sui tempi, nel romanzo “La ragazza di Bube” Carlo Cassola paventava la rinascita del fascismo sotto le mentite spoglie dell’Uomo qualunque. Mentre i segni della guerra erano ancora ferite aperte, il protagonista esortava i compagni di lotta a “tenere gli occhi addosso” a chi meditava tremende rivincite. Quasi settant’anni dopo i qualunquisti hanno cambiato nome, ma comunque si chiamino, populisti, sovranisti suprematisti, o più semplicemente xenofobi, sono sempre una mina vagante carica di minacce. Ora, ricadendo nel grottesco, preannunciano addirittura una nuova Marcia su Roma per il 28 ottobre, giorno rievocativo dell’oceanica adunata del 1922, che suona come un violento oltraggio alla Storia ed ai valori democratici nati dalla Resistenza. Difficile dire che seguito avranno e quali reazioni incontreranno nel Paese, ma nel loro modo di agire, come la storia insegna, il “pericolo” e il “ridicolo” costituiscono una mescolanza insidiosa, tipicamente “nera”.

 

SFIDA. S’ode a destra uno squillo di tromba. Ma è un suono gracchiante, cacofonico. Ignorarlo sarebbe tuttavia come spianare la strada alle teste calde e la loro fissazione sul passato che si ostina a non passare. Agire prima che sia troppo tardi è il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo per contrastare l’allarmante fenomeno. Se ne parlerà anche alla conferenza ” Il fascismo ieri e oggi” proposta dal Comitato XXV Aprile di Zurigo, a conferma di come l’argomento sia sentito e fonte di preoccupazione. Nel solco delle elezioni tedesche l’autunno sarà un importante banco di prova per capire quanto l’Unione Europea sia attrezzata per fronteggiare il fanatismo revanscista che in Germania si presenta con forti connotazioni estremiste. La sfida che viene dagli ambienti ultra nazionalisti é di quelle che non è esagerato definire epocali nel momento in cui a dettare l’agenda politica del futuro in un senso o nell’altro sarà appunto la mobilitazione e la capacità condivisa di respingere senza indugi tutto quanto mette a repentaglio la libertà e la convivenza civile.

 

CALVARIO. Potrebbe essere il titolo di un racconto dell’orrore. Invece c’è ben poco di romanzesco sul calvario dei migranti minorenni di cui parla il documentato rapporto dell’UNICEF intitolato “Viaggi strazianti”. Poiché di strazio e di null’altro è fatta la sorte di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi lasciati alla mercé di trafficanti senza scrupoli che per ogni traversata, oltre a incassare dai mille a 5 mila euro a testa, espongono i derelitti del mare a sevizie indicibili, obbligandoli a viaggiare chiusi a chiave per evitare che possano fuggire. Arrivati a destinazione indebitati e privi di mezzi, questi schiavi della follia umana non di rado si trovano confrontati alla dura realtà di un clima sempre più ostile, in cui predomina, oltre alla logica dello scarica barile tra nazione e nazione, la difficoltà di concepire una gestione comune dell’accoglienza, spesso al centro di rivoltanti speculazioni elettorali.

 

STUPRO. Che tristezza assistere alla squallida sceneggiata di chi tenta di incassare consensi dopo l’ondata di stupri commessi dal branco inferocito venuto da ogni parte, ma anche da coloro che per la loro funzione dovrebbero osservare un comportamento irreprensibile. La suddivisione in razze e nazionalità per condannare con varie sfumature un delitto infame contro la dignità delle donne, un crimine che per la sua ferocia non consente nessun cedimento, rivela una mentalità meschina e non fa che aggiungere orrore all’orrore. Lo stupro non ha colore e chi ne è vittima non di rado oltre alla bestiale prevaricazione fisica e morale si trova anche a dover subire le beffe del vile attacco all’integrità femminile. In quest’ottica ha sollevato enorme scalpore l’intenzione della Casa Bianca di rivedere le leggi sullo stupro e le violenze sessuali nelle università. Con questa incredibile mossa cade un altro tassello del lavoro di Barack Obama che aveva emesso la direttiva per rispondere con maggiore efficacia all’impatto della devastazione. Ed è proprio in questi gesti, crudeli e senza cuore, che si misura l’abissale differenza tra l’attuale Presidente e il suo predecessore. Con conseguenze destinate a lasciare il segno.

 

ICONA. Quarto stato e Quarto capitalismo sono concetti tanto antitetici quanto difficilmente conciliabili ai giorni nostri. Se il famoso quadro di Pelizza de Volpedo ancora oggi agli occhi dei visitatori rimane il quadro simbolo del ventesimo secolo e icona forte e inesorabile dei lavoratori, sull’altro fronte mal si capisce dove vada a parare questa nuova versione piuttosto confusa del capitalismo nel contesto di un sistema produttivo che solleva parecchie perplessità. L’opera dell’artista è una allegoria delle battaglie politiche e sociali per l’affermazione e l’ascesa del movimento operaio nella vita delle nazioni. La sua forza evocativa è più che mai attuale mentre il mondo del lavoro, a dispetto dei vaghi proclami insiti nel Quarto capitalismo, pare incapace di garantire il pieno impiego e creare condizioni adatte per riassorbire la disoccupazione. Di tutti gli “ismi” il capitalismo con le sue camaleontiche manifestazioni è stato il solo ad avere attraversato gli tsunami della storia senza perdere i suoi privilegi. Gli si contrappone, per fortuna dell’umanità, l’immagine della folla di uomini e donne che insieme marciano per i propri diritti: un messaggio di speranza che il dipinto di Pelizza de Volpedo fissa per sempre nel cuore e nell’animo del popolo, oggi come ieri.

 

   

L’AVVENIRE DEI LAVORATORI – Voci su Wikipedia :

 

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L’Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L’Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L’Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

 

   

Freschi di stampa, 1917-2017 (16)

 

Hanno addentato

un nome

 

In prima pagina, sull’ADL del 7 luglio 1917, si legge che «hanno addentato un nome: Grimm. E lo hanno lacerato». Trasparente il riferimento al tentativo che il parlamentare socialista a Berna, Robert Grimm, ha intrapreso (d’intesa con il ministro degli esteri svizzero Hoffmann) affinché il Governo Provvisorio del principe L’vov stipuli una “pace separata” con il kaiser Guglielmo II.

    Grimm arriva a San Pietroburgo in maggio, sul treno speciale degli esuli russi sul quale viaggia anche Angelica Balabanoff. La via della “pace separata”, che egli imbocca con convinzione, sembrerebbe, di fatto e di diritto, una strada obbligata per la nuova repubblica russa. La deposizione di Nicola II è avvenuta sotto l’impetuosa spinta contro la guerra. Di lì passa la vena legittimatoria del Governo Provvisorio. E di lì può riemergere, ed effettivamente riemergerà, la rabbia popolare.

    Ma la “pace separata” rappresenta un soccorso strategico a favore delle “potenze centrali”. La Germania e l’Austria-Ungheria rappresentano, però, agli occhi del mondo progressista le nazioni maggiormente responsabili della conflagrazione bellica. Né depone a loro favore l’apparire puri residuati di un ancien régime autocratico-imperiale, nemico di ogni libertà politica oltre che, ovviamente, del movimento operaio internazionale.

    Non a caso, sullo stesso ADL del 7 luglio 1917 appare questo appello anti-tedesco: «Leggiamo sui quotidiani che Carlo Liebknecht sia ammalato, e che abbia tentato diverse volte di suicidarsi in prigione». Queste le miserrime condizioni, dunque, in cui versa il nostro compagno nella Germania guglielmina: «Cresce per lui il nostro affetto e la nostra ammirazione. Cresce per i suoi carnefici, per i tiranni di Berlino, per gli Scheidemann traditori, il nostro odio. Che non maturi anche in Germania lo sdegno popolare fino a tal punto da sommergere il mondo turpe dell’imperialismo e della guerra?» (ADL 7.7.1917).

    L'”odio” protestato in queste righe al vetriolo, attribuibili alla responsabilità del direttore Misiano, ha un contenuto complesso. Esso scaturisce dalle profonde lacerazioni all’interno del movimento operaio. Il citato “traditore” Scheidemann sta qui per gli esponenti socialdemocratici (in Germania, Francia, Italia, Russia e Inghilterra) schieratisi dalla parte dei rispettivi governi nazionali e, quindi, corresponsabili dell’incarcerazione di militanti pacifisti come Liebknecht.

 

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Il trafiletto su Karl Liebknecht in

seconda dell’ADL del 7 luglio 1917

 

Qui inizia la “guerra civile a sinistra”, tra socialisti e comunisti, che segnerà tutto il secolo breve, con fasi alternanti di scontri frontali e alleanze frontiste. Di lì a pochi mesi, Francesco Mesiano e Karl Liebknecht, armi alla mano, combatteranno fianco a fianco nella rivolta spartachista d’inizio 1919. Misiano, finirà in carcere fino all’estradizione. Liebknecht sarà ammazzato, insieme a Rosa Luxemburg, dalle squadre speciali della neonata Repubblica di Weimar, della cui nascita Scheidemann è uno dei principali protagonisti.

    Ma il barbaro assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht accade appunto dopo la sconfitta austro-tedesca e dopo la deposizione di Guglielmo II. Nulla c’entra con lo Scheidemann del 1917. Il quale, pur avendo (tiepidamente) avallato nel 1914 i crediti di guerra, si batte però a favore di una “pace d’intesa” senza cessioni e annessioni: «Ciò che è francese, deve rimanere francese, ciò che è belga, belga, ciò che è tedesco, tedesco», afferma l’esponente socialdemocratico. Non è questa la stessa richiesta degli internazionalisti zimmerwaldiani?

    Il “traditore” Scheidemann viene accusato di “alto tradimento” dalle destre della “Vaterlandspartei”, che ne chiede addirittura la condanna a morte.

    Tutto ha il suo peso sulla bilancia della Storia: pesa il trattamento carcerario riservato al transfuga della SPD Liebknecht, ma pesa anche lo scatenamento nazional-sgangherato contro Scheidemann. Soprattutto pesano i segni ormai evidenti di debolezza austro-tedesca circa l’esito del grande conflitto dopo l’entrata in guerra degli USA. Senza dire dell’aspettativa generale di vedere replicata, dopo San Pietroburgo, la “caduta degli dei” anche sui palchi di Vienna e di Berlino. In effetti, la “caduta degli dei” verrà, nell’autunno del 1918, con la sconfitta dell’Asse e i rivolgimenti democratici di Germania e Austria-Ungheria.

    In questo contesto, il braccio filo-francese della bilancia accumula un notevole vantaggio meccanico rispetto al braccio filo-tedesco. Non deve dunque stupire che parte dei movimenti liberaldemocratici e socialdemocratici veda come fumo negli occhi una “pace separata” tra Russia e Germania, a tutto favore di quest’ultima. Per i pacifisti sarebbe difficile sostenere all’improvviso che, se una pace è possibile, essa debba assumere non i tratti idealizzati di una cessazione di tutte le inimicizie tra i popoli “senza cessioni e senza sanzioni”.

    Per gli strateghi dell’Intesa i russi debbono continuare a tenere occupate le forze dell’Asse, in attesa che gli USA abbiano finito di “traghettare” il loro poderoso esercito su questo lato dell’Atlantico.

    A nessuno passa per la testa che Pietroburgo partorirà una seconda rivoluzione, “the big one”, quella capace di terremotare l’assetto geopolitico planetario. Nessuno ci pensa. Tanto più che, al momento, i dirigenti bolscevichi si trovano in galera come Trockij, o sono costretti alla macchia e all’esilio come Stalin e Lenin.

    Ma che cosa fa e pensa, in questa situazione, la Dottoressa Angelica?

    Sul di lei «in Italia il clamore dei giornali è quotidianamente assordante», riferisce l’ADL del 7 luglio 1917: «Che fa in Russia? Che pensa di fare a Stoccolma? Che tranelli prepara la terribile donna contro l’Intesa? Che cova nell’anima? Perché il Partito Socialista Italiano, alla cui Direzione appartiene, non se ne libera?» (ADL 7.7.1917).