[No Green Pass – Roma] Sabato 15 gennaio assemblea pubblica in piazza San Giovanni

Dall’uso della polizia per cacciare i docenti dalla scuola all’obbligo del green pass per sopravvivere: il filo nero della deriva autoritaria in Italia.

Sotto l’albero di Natale molti insegnanti e dipendenti della scuola hanno trovato i decreti di sospensione dal lavoro e dallo stipendio fino al 15 giugno 2022. In forza del DL 172 del 26/11/2021 al personale della scuola non vaccinato viene interdetto l’accesso al proprio posto di lavoro e viene negata ogni retribuzione, senza diritto neanche all’assegno alimentare, che invece è garantito addirittura a chi viene sospeso a causa di un provvedimento disciplinare. Un attacco senza precedenti alla vita, alla dignità delle persone: non viene solo negato il reddito ai docenti ma anche il diritto allo studio e alla continuità didattica agli studenti.

I lavoratori della scuola non vaccinati, sottoposti regolarmente a screening mediante “tampone”, sono oggi di fatto le persone meno a rischio di contagiare all’interno delle scuole (dove oltre il 96% del personale è vaccinato); nonostante ciò, vengono oggi epurate per essersi opposti a una prevenzione che si è dimostrata inefficace e pericolosa ma che il governo del banchiere Draghi vuole imporre ad ogni costo. Un’epurazione squisitamente politica, che nulla ha di sanitario e che in alcun modo tutela la salute pubblica.

A questa normativa gravemente lesiva dei diritti fondamentali si aggiunge una pratica vessatoria da parte di moltissimi dirigenti scolastici i quali stanno perpetrando abusi che eccedono le stesse norme capestro che sono chiamati ad applicare. Abbiamo notizia di sospensioni comminate illegittimamente quando i lavoratori sono assenti dal servizio, di rifiuto di certificazioni mediche attestanti condizioni patologiche, di minacce e ricatti da parte di presidi e delle loro “corti”, fino a chiedere l’intervento della polizia per allontanare un docente mentre faceva lezione, senza neanche lasciargli il tempo di salutare i propri alunni. Questo gravissimo episodio si è verificato il 20 dicembre in un istituto professionale di Roma.

I presidi hanno ormai assunto pienamente il ruolo di commissari prefettizi, di esecutori acritici delle politiche governative, svolgendo però anche compiti estranei alle loro prerogative, violando la privacy dei lavoratori ed esprimendo valutazioni su certificazioni sanitarie.

È arrivato a compimento il processo di aziendalizzazione, burocratizzazione, svuotamento formativo della scuola e il suo ridisegno in chiave autoritaria che è stato avviato con l’autonomia scolastica, con l’introduzione della dirigenza e con le diverse riforme privatizzatrici degli ultimi venti anni.

Oggi viene espulso dalla scuola chi disobbedisce, e non è solo un approccio repressivo nei confronti dei lavoratori non vaccinati (oltre 4.000 solo a Roma), ma è anche un “modello educativo” per gli studenti: l’esercizio del libero pensiero non è tollerato dal Potere.

Ciò che accade nelle scuole è la declinazione – in un settore strategico quale l’educazione e la formazione – di quanto sta avvenendo a livello più generale nella società. La paura, il clima di caccia alle streghe, l’odio sociale, la discriminazione e la divisione, la condanna per milioni di cittadini ad essere “senza diritti”: queste sono le coordinate del nuovo ordine, della nuova normalità.

Abbiamo sempre denunciato che la gestione capitalistica della crisi ha scientemente evitato di adottare le scelte più razionali e condivise su sanità, scuola e trasporti: i governi non hanno fatto nulla per migliorare i servizi, mentre montagne di soldi sono stati spesi per ingrassare imprese e multinazionali, per gettare fumo negli occhi e spingere ulteriormente verso la privatizzazione e il controllo digitale.

Proprio mentre aumentano i contagi tra le persone vaccinate (che sono il 65% dei nuovi contagi secondo il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 24/12/2021), il governo si accanisce con coloro che, non vaccinati, sono stati finora i soggetti “più sicuri”, perché sottoposti a frequenti tamponi.

Il governo e il parlamento sono ormai usciti allo scoperto: dovrebbe essere infatti evidente a tutti che le misure repressive, divisive e discriminatorie non perseguono l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini, della quale peraltro non si sono mai curati. La realtà è che il potere è lontano anni luce dai bisogni dei cittadini e dall’idea di una società finalizzata al reale benessere collettivo.

Dobbiamo disvelare le mistificazioni e squarciare il velo: la confusione voluta tra “contagiato” e “malato”, l’allarme sulle terapie intensive quando solo il 10% dei letti è occupato sono creati ad arte dai media al servizio del governo. Ma la “Scienza Padrona” non ammette dubbio, confronto e dibattito (la base del metodo scientifico!), ignorando l’ampia letteratura scientifica prodotta da moltissimi scienziati/e autorevoli che esprimono critiche radicali sul modello scientista e meccanicistico posto oggi al servizio del potere economico.

Il governo sta attuando una discriminazione basata sulle scelte di vita e condanna a morte per fame decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori nel mondo della scuola, tra i sanitari e le forze dell’ordine; questa condizione presto sarà estesa al pubblico impiego e ad altre categorie.

Nella tradizione dei movimenti sociali, di fronte ad attacchi padronali (e qui, se pensiamo a Draghi e alle centrali industriali e finanziarie che impongono le politiche economiche, si tratta dei padroni del XXI secolo), si sono messi in campo percorsi di lotta e di solidarietà. Noi esprimiamo la massima vicinanza a chi oggi è colpito dalle politiche antidemocratiche e lotteremo uniti – vaccinati e non vaccinati – indipendentemente dalle opinioni di coloro cui vengono negati salario e libertà.

Al contrario, le organizzazioni sindacali “maggioritarie pronta-firma”, che hanno sempre appoggiato i processi di ristrutturazione antisociale, ma anche quelle cosiddette “di base” o “conflittuali”, stanno di fatto appoggiando la politica governativa, legittimando con il loro silenzio la cacciata dal lavoro e la limitazione di diritti fondamentali garantiti finanche dalla Costituzione. Fortunatamente anche in queste organizzazioni si stanno creando fratture con gli apici collaborazionisti, in nome di una rinnovata solidarietà tra lavoratori.

I processi di discriminazione e ricatto, di controllo sociale capillare e di chiusura degli spazi democratici sono funzionali a ridisegnare la struttura economico-sociale complessiva del paese al fine di garantire i profitti dei grandi gruppi industriali e finanziari.

Negli anni ’20 i primi ad essere discriminati e perseguitati dal regime furono gli oppositori politici e nel 1933 si impose la tessera fascista per poter lavorare. Oggi Draghi ricalca quel percorso, impegnato in prima fila in Europa a creare il nuovo regime autoritario del “FASCILIBERISMO”.

MOBILITIAMOCI OVUNQUE: NEI POSTI DI LAVORO, NELLE PIAZZE, SUI MEZZI DI TRASPORTO, NEI LUOGHI DELLA CULTURA E DELLA VITA SOCIALE PER RESPINGERE LA POLITICA SEGREGAZIONISTA DEL GOVERNO.

DIMISSIONI DEL FINANZIERE AFFAMATORE DRAGHI E DI TUTTO IL PARLAMENTO ORMAI PALESEMENTE ASSOGGETTATO AGLI INTERESSI DEI POTERI FORTI.

LANCIAMO UN APPELLO PER UNA NUOVA FASE DI LOTTA CHE METTA AL CENTRO I BISOGNI DELLE CLASSI POPOLARI CONTRO LA NUOVA DITTATURA AL SERVIZIO DEL CAPITALISMO PIÙ INUMANO.

Assemblea Romana contro il Green Pass

SABATO 15 GENNAIO ore 15 Assemblea pubblica in piazza San Giovanni – no green pass Roma

 

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