Fulvio Grimaldi: “La miccia della guerra: Djokovic, Serbia, Russia”

Quando un bluff non vince il piatto, ce n’è sempre un altro.  Intervista a “Orizzonte degli Eventi”

Barbara Tamperi ha ben scelto il titolo del suo irrinunciabile portale. “L’Orizzonte degli Eventi”. In astrofisica il termine rivela, detto molto rozzamente, la presenza di un buco nero. E tutti sappiamo cosa sia, nei nostri giorni e nella nostra materialità terrena, il buco nero che punta a inghiottire  coloro che non stanno sull’Olimpo. Perfino, somma ironia, i sacerdoti, sicofanti, miliziani e chierichietti di quegli degli usurpatori. E’ come se i titani, spurgati dal Caos (buco nero?), si fossero presi la rivincita sugli dei della luce e del sorriso.

Novak Djokovic vince anche fuori campo

Nel nostro colloquio siamo partiti da un tennista, da dieci anni il migliore del mondo, che, grazie alla maldestra ferocia esclusivista del regime australiano e dei suoi danti causa globali, è diventato anche un uomo tra i migliori del mondo. Il loro simbolo e riferimento. Uno che ha vinto contro centinaia di avversari, non poteva non abbatterne e umiliarne uno solo e perlopiù privo di racchetta, se quella è lo strumento per giocare la partita secondo le sue corrette regole. Gli dei dell’Olimpo, sebbene spodestati, hanno rimesso le cose a posto: il vincitore è Antigone.

L’Alleanza bellicosa AUKUS (Australia, Regno Unito e USA), teste inflitta dagli usurpatori alle popolazioni di questi tre paesi per farne vittime e insieme carnefici delle mattanze programmate, ha così manifestato, nell’abuso compiuto dal regime e nel plauso del concerto politico-mediatico, la propria ragion d’essere: ha colpito un’espressione della libertà e, insieme, un serbo.

Mi spiego. Serbo, in quanto cittadino e protagonista di una nazione aggredita e ferita durante dieci anni di guerra e tuttora assediata perchè, nonostante tutto, non rassegnata alla resa. Il cedimento essendo l’accettazione dell’amputazione del Kosovo, l’ingresso nel mercenariato Nato, la sottomissione all’Unione Europea. Nell’AUKUS, arrestando e poi cacciando un campione di ogni battaglia, compresa questa col rifiuto della diserzione, si sono detti: colpiscine uno per ammaestrarne cento. Sarà invece Novak a educarne cento.



Copertine dei due documentari (sottolineo che non ho più niente a che fare con il successivo “Un ponte per…” normalizzato)

Nato e Liberazione contro la Serbia (pure il manifesto)

Nel colloquio su Orizzonte degli Eventi ricordo la mia Serbia, dall’aggressione fino all’epilogo momentaneo dell’operazione, 2002. Nel giorno delle prime bombe su Belgrado ho lasciato la RAI che ne sosteneva l’uso. Ne ho tratto due documentari, uno sull’attacco di Clinton, UE, D’Alema e Mattarella, nel 1991. L’altro sull’incredibile resilienza (quella vera) e forza di reazione del popolo, del governo dei socialisti e di Slobodan Milosevic. Ponti, fabbriche, raffinerie, ospedali, case, frantumati dai sopracitati anche con missili all’uranio, furono ricostruiti in meno di tre anni, spesso dalle sole braccia degli operai, come nella mitica Zastava. Memorabile il cestinaggio dei miei reportage a “Liberazione”, operati dal caporedattore Cannavò, oggi giustamente al “Fatto”.

Dopo la rivoluzione colorata di Otpor (ricordate il famoso pugno, poi comparso in ogni tentativo di regime change?), scorrono anni di assedio economico, pressioni, ricatti dei vari aguzzini occidentali, con la parte separata della nazione affidata a una gigantesca base militare USA, Bondsteel, adibita al traffico dell’eroina dall’Afghanistan occupato e a proteggere il regime fantoccio di tagliagola albanesi trafficanti di organi.

La Serbia, slava e ortodossa, vincitrice da sola degli invasori turchi e poi tedeschi, unificatrice dei Balcani nel segno del socialismo e del non allineamento, è sempre stato un orzaiolo nell’occhio dell’Occidente, Germania, che pretende una prelazione sui Balcani, in testa. Barriera all’espansione verso Est, dove incomincia la Russia, realtà da obliterare, fu negli anni dell’aggressione abbandonata dal suo alleato storico, l’URSS dei  rinnegati Gorbaciov ed Eltsin.

Oggi c’è un’altra Russia e, pur circondata da paesi balcanici Nato e UE, la Serbia è tornata ad essere un’anomalia extra-Nato ed extra-UE, legatissima a tutti i livelli a Russia e Cina. Un elemento di forte disturbo sulla scacchiera dove tutti i pezzi  stanno al loro posto: dall’Albania alla Macedonia, dalla Croazia alla Romania, dall’Ucraina alla Grecia.

Si riaccende il Fronte Balcanico.

Pare che la pazienza degli ospiti al banchetto balcanico si stia esaurendo. In simultanea, peraltro, con l’impazienza verso una Russia, tornata alla grande in piedi, ai confini delle colonie dell’Impero e del suo raggio d’azione economico-militare. Nelle ultime settimane il protettorato UE della Bosnia Erzegovina croata-musulmana-serba, sotto il proconsole Christian Schmidt (ovviamente un tedesco merkeliano), ha dato segnali di forte inquietudine.

Custode degli accordi di Dayton, delle relative manomissioni dell’identità e sovranità dei popoli, come delle false giustificazioni a sostegno della frammentazione (le colpe dei serbi, la strage inventata di Srebrenica, i processi a Milosevic, Mladic e Karadzic), a Herr Schmidt è arrivato un ordine di servizio. Ai regimetti croato e bosniaco della Federazione è stata fatta lanciare una forte provocazione al sempre maltollerato altro membro: la Repubblica Srpska, arto della Serbia da sempre naturalmente portato a ricongiungersi al suo corpo.

Partire da Srbrenica, come partire dall’11 settembre.

Il pretesto, la solita, logora, ipersmentita, strage di 8000 bosniaci a Srebrenica, unicamente finalizzata a esonerare la Nato e il fascista presidente bosniaco e burattino Nato, Izetbegovic, e l’ustascia croato, Tudjman (commilitone di Marco Panella) dai crimini compiuti contro la principale vittima del complotto euro-statunitense, la Jugoslavia e il suo cuore, la Serbia. Una legge federale che impone l’arresto, la condanna e il carcere a chi nega quel presunto olocausto. Ennesimo attacco a chi si oppone alla trasformazione di una versione storica strumentale in dogma inconfutabile.

Abuso cui l’ex-presidente e attuale membro della presidenza della Repubblica Srpska, Milorad Dodik ,ha risposto disconoscendo il dispositivo del governo federale, evidentemente ispirato dal “governatore” UE. Subito si sono levate le urla in Bosnia e in Occidente: “Secessione minacciata !”, “I serbi istigano alla distruzione della creatura di Dayton”, “Vogliono di nuovo la Grande Serbia…”

 Chi assedia chi?

Nella loro ossessione di arrivare a un confronto frontale con la Russia, gli USA neocon di Biden, rigettato con protervia la proposta putiniana di un trattato di pace con Mosca basato sul diritto internazionale e sulla Carta dell’ONU, dopo l’Ucraina del golpe Obama-nazisti, l’attacco turco-azero-israeliano all’Armenia, l’altra destabilizzazione fallita, del Kazakstan, la Bielorussia della fallita rivoluzione colorata, aprono ora di nuovo anche il fronte balcanico. L’attacco alla Repubblica Srpska è un attacco alla Serbia è un attacco alla Russia, è un diversivo e un’integrazione del globalismo virale. Poi, vedrete, verrà agitato nuovamente anche il covo di vermi del Kosovo.

La presidenza Biden-Harris, sorta da incredibili manomissioni elettorali, è debolissima, controversa, contraddetta da metà degli statunitensi, da tutti gli americani e dal Sud del mondo. E’ la condizione che spesso induce a tentativi di ricupero e rafforzamento attraverso il diversivo di un nemico esterno che ci minaccia. Visto anche che l’altra grande operazione contro la pace, il benessere e la salute degli umani, è in gravissima crisi e, dunque, non basta più.

Fulvio Grimaldi

19 gennaio 2022

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2022/01/quando-un-bluff-non-vince-il-piatto-ce.html

 

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