Marco Brunetti: “Draghi e il mimetismo batesiano”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Marco Brunetti giunta in redazione, inviata il 13 febbraio 2021 a varie testate giornalistiche italiane.

 

DRAGHI E IL MIMETISMO BATESIANO

E così, senza apparenti ostacoli e opposizioni, il 12 febbraio 2021, a soli nove giorni dalla convocazione di Mattarella, Mario Draghi scioglie la riserva e comunica i nomi del nuovo esecutivo Nominato anche l’uomo nuovo, Roberto Cingolani, il tecnico che avrà l’onere di presiedere il Ministero per l’Ambiente ed il neonato Ministero per la Transizione Ecologica.

Anche io ho un nome. Mi chiamo Marco Brunetti e sono una guida; ahimè sensibile! ..alle tematiche “green”, al potere simbolico della Natura e anche alla formazione delle giovani menti.
Troppo concentrato forse, per accorgermi che questa sensibilità oggi, può essere considerata un quasi handicap.
Da così tanti anni immerso nella palude italiana che impedisce di svolgere ogni professione che abbia come scopo un’autentica educazione ambientale, da avere più di una perplessità circa la nuova “squadra” di Governo.
In special modo preoccupato per l’incarico che naturalmente mi sta più a cuore, quello che dalle prossime settimane sarà nelle mani del prof. Cingolani.

Mi rivolgo a lei, cara direttrice, per avere un aiuto, perché una sua autorevole voce possa tranquillizzarmi, in questo periodo così difficile.
Magari lei, grazie alla sua esperienza e ad una prospettiva più ampia, supportata da considerazioni più serene rispetto alle mie, riuscirà a fugare i miei dubbi, ad allontanare quelle brutte domande che sono si mosse da una pregiudiziale mancanza di fiducia nella politica italiana, ma che più approfondisco il “chi sa cosa” e più mi sembrano essere circostanziate da fatti e vicende significative.

Condividerò quindi con lei qualche mia prima ricerca e nel frattempo suggerisco ai due tre lettori che si sentiranno coinvolti, di proseguire, alla ricerca dei fatti.

In fondo si tratta di res publica.

Roberto Cingolani, classe 1961, laureato in fisica nell’Università di Bari e specializzato nel 1990 alla Normale di Pisa. Fino al 1999 professore associato di fisica generale presso il Dip. di Scienza dei materiali dell’Università di Salerno. Dopo una pausa di 3 anni passati all’estero, tornato in Italia ricopre il ruolo di professore ordinario di fisica presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università del Salento, dove fonda e dirige il Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie di Lecce.
Ma è dai primi anni del nuovo millennio che la sua carriera prende una svolta, infatti, dal 2005 fino al 2019 ricoprirà il ruolo di direttore scientifico dell’istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Sua sarà l’idea di istituire presso l’istituto, un laboratorio dedicato alla robotica riabilitativa.
Nel 2019, dopo una gestione apparentemente onesta ma che per la differenza tra finanziamenti percepiti/risultati attesi e obiettivi raggiunti, non è esente da critiche, lascia l’IIT e approda alla Leonardo S.p.A., ex Finmeccanica, società di punta nel settore difesa e aerospazio. All’interno della Leonardo viene nominato Chief Technology and Innovation Officer.

Anche da una lettura superficiale della sua biografia, non si può negare che la carriera di Cingolani sia molto brillante, e che le sue competenze, in materia scientifico-tecnica ed in ambito amministrativo, non lascino adito a dubbi circa le sue reali capacità.

Competenze. Capacità. Tecnica. Ma qui, direttrice, non si sta parlando di Ambiente?
E anche se cerco più a fondo, nel lungo e articolato curriculum, io non trovo niente che faccia trasparire una particolare formazione in merito, né si scorge qualcosa che evidenzi una particolare sensibilità per l’Ecologia e le tematiche connesse.

A questo punto, però, lasciando al domani, quando le intenzioni si mutano in fatti, le allarmanti dichiarazioni appena pronunciate alla Camera dal nostro, circa la necessità di investire in intelligenza artificiale, cloud computing e materiali innovativi, direi di rendere più piccante la lettura andando a spulciare tra le attività e la mission dell’ultima grande azienda da lui diretta; giusto per dovere di cronaca, e per mettere luce sul suo campo d’azione dal 2019 ad oggi.

Leggiamo quindi sul sito ufficiale della Leonardo S.p.A., nella classica pagina “Chi siamo”:
“Protagonisti nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza [•••] Proteggere i cittadini, i territori, le infrastrutture. Questo ci rende un protagonista globale nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Le nostre 49 mila persone lavorano ogni giorno per contribuire al successo dei nostri clienti, con soluzioni tecnologiche avanzate e una gamma completa e innovativa di servizi per ogni missione, per ogni scenario.”

Dal mio punto di vista un’affermazione troppo criptica e generalista, che mimetizza al suo interno parole chiave troppo note a chi si occupa di zone di conflitto, per non suscitare una certa inquietudine
E infatti, se vogliamo addentrarci nelle pagine successive, allora dobbiamo farlo in fascia protetta, quando i bambini sono lontani dalle barbarie degli adulti, al sicuro nelle loro camerette.
Perché?

Faccio un esempio: clicco su un settore fra i meno allarmanti, quello che vede la progettazione, produzione e commercializzazione di elicotteri.
In capo all’elenco troviamo aeromotori usati in ambito civile e di soccorso, non certo “green” ma di supporto a tante attività meritorie e comunque necessari per ogni società che voglia dirsi civile e progredita.
Però, se scorro in basso, accanto ai velivoli più tranquillizzanti, mi consenta la metafora, trovo i “prodotti di punta”: il SW4, l’AW119M, l’AW109 TREKKER M, l’AW109M ed il mitico AW169M equipaggiato con armi interne che includono una mitragliatrice da 12,7 mm o due mitragliatrici da 7,62 mm e con armi esterne che comprendono mitragliatrici da 7,62 mm, 12,7 mm, razzi guidati e non, missili aria-terra
Vogliamo andare oltre? Andiamo.
Calando il sipario sul settore “aria” e lasciando perdere i banali Fighter Attack o i flessibili nEUROn, con il loro armamento intelligente e la loro bassa osservabilità, clicco, a questo punto seriamente incuriosito, sulla pagina che raccoglie i prodotti ed i servizi ricadenti nel settore “terra”
E quí vengo attratto da un sottomenu che apre nel mio immaginario scenari veramente poco rassicuranti: il “Sistema soldato”.

“Totale controllo dello scenario tattico.
Capacità aumentata di letalità, mobilità, comando e controllo, sopravvivenza e sostenibilità.[•••] Leonardo ha sviluppato soluzioni specifiche fornendo all’ Esercito, una serie di moderni equipaggiamenti che facilitano le operazioni digitalizzate del soldato, allo stesso tempo massimizzando la capacità di attacco / difesa e aumentando la sicurezza.”

Basta così. Anche perché andare oltre su questa strada non serve. Non intendo certo con queste riflessioni accusare la Leonardo, azienda legittima che, seppur stralciando qualche comma costituzionale e avendo al suo interno vecchi retaggi di brutte storie passate, oggi contribuisce parecchio al nostro PIL e di conseguenza alla ricchezza di noi tutti e del nostro Sistema Italia.
Certo, porta anche al mio piatto, se così grossolanamente vogliamo vederla.

Quello che invece mi risulta di difficile comprensione è come possano essere compatibili per il nostro neo Ministro, ruoli così distanti tra di loro.
Come può un uomo normale avere l’elasticità mentale per riuscire a spostare la sua attenzione dalla fisica e spettroscopia dei semiconduttori, dagli effetti quantistici nelle strutture a bassa dimensionalità, dalla optoelettronica, dai polimeri per fotonica ed elettronica e dalle nanotecnologie su sistemi ibridi inorganico-organico, all’urgente problema della gestione ambientale del territorio italiano?
Sarà certamente una persona diversa da me, uno scienziato dalle doti eccezionali, che farà anche yoga, meditazione zen e sesso tantrico contemporaneamente.
Infatti, un uomo lucido come Draghi, è convinto che Cingolani ce la farà, che riuscirà nella sfida.

Mario ha fiducia che Roberto convertirà il suo modus cogitandi, e da uomo responsabile riuscirà a concentrarsi con risolutezza sull’importanza della sua missione; sulla necessità di garantire la sopravvivenza ed il mantenimento di ogni forma di vita animale e vegetale presente in Italia; sull’estrema necessità di porre misure per arginare l’impatto antropico delle attività industriali, il dissesto idrogeologico e la progressiva desertificazione delle aree costiere.
E sull’urgenza improcrastinabile di intervenire per educare i giovani al rispetto dell’Ambiente, fornendo loro i supporti e gli strumenti idonei per appassionarli, per accompagnarli nella crescita, e per restituirli al futuro come esseri umani maturi, riflessivi e consapevoli di essere parte del tutto.

È sbagliato il mio punto di vista direttrice? Sono domande paranoiche? Mah! Forse sarà così, ma da solo non riesco a levarmele dalla testa. Più ci penso e più mi sembra che tutto questo teatrino sia stato messo in piedi in attesa della pastoia del Recovery.
Io non vedo altri che lupi travestiti, e pure malamente, da agnelli; perché il flusso si concentri nelle solite mani e converga verso le solite “opere giuste”; per fare si che i sudditi avallino opere ammantate con una nuova etichetta green, ma in realtà lontanissime da problemi come quello dei terrazzamenti in Liguria, distanti anni luce dalla depurazione dei reflui e dalla ristrutturazione e consolidamento delle infrastrutture esistenti nel nostro Paese.
In un ottica meschina potrei semplificare dicendo: vedo uomini intenti a portare avanti opere sempre più mirate a fagocitare risorse e ad emarginare i mansueti, a rilegarli nel comodo ruolo di consumatori silenti-assenzienti.

Ma mia direttrice mi dica, a cos’altro dovrebbe pensare un Ministro per l’Ambiente? Per quali assilli dovrebbe cedere alla veglia le sue preziose ore notturne? Quali azioni concrete dovrebbe promuovere?
A quale progetto dovrebbe collaborare se non a quello che restituisca umanità agli uomini, a quello che abbia come output una nuova generazione sintonizzata con la Terra, che si senta essa stessa Ambiente, che produca cittadini capaci di accarezzare una pietra con lo stesso calore con cui si preoccupano di rivestire con un cappottino un cucciolo di cane? In che altri termini potrebbe ragionare un essere pensante degno di tale nome?

Per Socrate! Mi risponda direttrice! O traduca le mie ansie in uno squillo di tromba cosi argentino da risvegliare i morti!!

Marco Brunetti

13 febbraio 2021

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