[Sinistrainrete] Alberto Bradanini: La Nato mondiale e la prospettiva multilaterale

Al vertice Nato di Madrid del 30 giugno scorso, Il presidente turco ha ufficialmente ritirato l’obiezione di Ankara all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. I tre paesi hanno firmato un apposito memorandum trilaterale[1]. Erdoğan ha così lasciato cadere la sua riserva dopo aver ottenuto significative concessioni da parte delle due nazioni nordiche, ormai campioni di tutela dei diritti umani solo sulla carta (basti ricordare la sudditanza a Washington/Londra di governo/magistratura svedesi sulla vicenda di Julian Assange).

A pagare le conseguenze di ciò saranno i curdi, che combattono una battaglia storica per la sopravvivenza. A tale riguardo, si constata curiosamente che non è mancato qualche transitorio prurito di preoccupazione per i combattenti curdi, i quali secondo le bizzarrie di alcuni osservatori verrebbero protetti dalle truppe americane/mercenari – che occupano da anni e illegalmente le terre siriane dove si produce petrolio – quando invece sono stati utilizzati come carne da cannone, insieme a Isis, Al Qaeda etc. per spodestare Bashar Al Assad, nemico di Israele. Quella pur esteriore preoccupazione a favore dei curdi, subito caduta davanti alle superiori esigenze di incorporamento dei due paesi nordici nella Nato, resta tuttavia meritevole di apprezzamento.

Se l’aspirazione del popolo curdo all’autodeterminazione merita il massimo rispetto – sebbene nel diritto internazionale essa debba fare dialetticamente i conti con il principio contrario di intangibilità delle frontiere – ciò che fa difetto nella narrativa dominante è l’assenza di analoga sensibilità verso altre popolazioni, in Europa e altrove, nei confronti delle quali l’aspirazione ad autodeterminarsi viene platealmente ignorata per le esigenze del dominus atlantista.

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Carlo Di Mascio: Diritto e metodo marxista in Pashukanis

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Diritto e metodo marxista in Pashukanis*

di Carlo Di Mascio

Prova HD 01 AltaIl pensiero come tale non può implicare mai e poi mai il processo di formazione del concreto stesso.
Karl Marx, Grundrisse

1. Il diritto quale costruzione storicamente determinata dalle condizioni della produzione capitalistico-borghese

L’eccezionale radicalità della critica marxista di Pashukanis, risiede principalmente nella tesi secondo cui quando si procede allo studio del diritto, prima di catturare il suo contenuto politico, occorre interrogarsi rispetto alla sua forma, e ciò in quanto, per il giurista sovietico, il diritto e il suo formalismo rappresentano il fondamento strutturale, e non meramente sovrastrutturale, del dominio dell’economico, nonché della sua assunzione a giustificazione universale della società moderna. Ora, interrogarsi sulla forma del diritto, come «disciplina teoretica autonoma»1 e non come prodotto ideologico, significa affermare che il diritto è un’astrazione che tuttavia non altera la verità concreta, per cui non va affatto confuso con un semplice meccanismo con il quale il dominante inganna il dominato, bensì identificato con «un principio realmente operante nella società borghese [che si fonda sulla merce] un processo reale di giuridicizzazione dei rapporti umani, che accompagna lo sviluppo dell’economia mercantile-monetaria (e, nella storia europea, lo sviluppo dell’economia capitalistica)»2. Questa premessa conduce Pashukanis ad assegnare al diritto, piuttosto che lo status di una mera categoria dell’ideologia borghese, quello di un vero e proprio «fenomeno sociale oggettivo»3 che opera concretamente nella società, indipendentemente da una volontà di classe, e comunque non con immediati obiettivi di falsificazione. Esso, contrariamente a come appare immediatamente, con le sue generalità e astrattezze, con i suoi principi eterni ed immutabili, non comanda se non all’interno di una relazione, che altro non è che una relazione di mercato tra possessori di merce, tra chi compra e chi vende, tra chi detiene i mezzi di produzione e chi solo la merce «forza-lavoro».

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Ivan Cavicchi: Sanità verso la privatizzazione: se tre indizi fanno una prova

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Sanità verso la privatizzazione: se tre indizi fanno una prova

di Ivan Cavicchi*

Con la scusa della semplificazione, senza che Speranza abbia detto una sola parola, ho paura che sia in atto un tentativo di accrescere tout court i profitti della sanità privata ma in ragione di una partita di giro a scapito della sanità pubblica.

Nel mio precedente articolo ho parlato di “futuro contingente” della sanità cioè di un futuro quasi predestinato perché deciso praticamente ex ante dalla politica di Speranza con le sue scelte.

Per cultura non sono fatalista e alla predestinazione, quindi alla fatalità, credo poco anzi proprio come Primo Levi sono convinto che l’uomo sia il “fabbro di se stesso”.

Vorrei riflettere su tre cose della sanità che “puzzano” di destino e che sono:

– il decreto per la semplificazione appena approvato dal governo (D.L 21 giugno 2022, n. 73)

– la proposta di una legge quadro per il regionalismo differenziato

– la sentenza del consiglio di Stato che boccia alcune disposizioni contenute nella missione 6 del PNRR.

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Mercimonio imperialista

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Mercimonio imperialista

Come era prevedibile per chiunque non avesse gli occhi foderati con del prosciutto da allevamento imperialista, la Turchia ha ottenuto il suo guiderdone nello squallido mercanteggiamento a proposito dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO.

Nessuno poteva seriamente credere che il rappresentante della borghesia turca, da anni impegnata nella faticosa ricostruzione di un ruolo di potenza regionale in Medio Oriente, non fosse alla ricerca di un qualche do ut des mentre poneva il proprio veto all’allargamento in funzione antirussa di uno dei moderni covi dei briganti imperialistici. Un veto di vetro, indubbiamente.

Da questo punto di vista la borghesia turca ha ottenuto un indiscutibile successo. Nel Memorandum Trilaterale sottoscritto da Turchia, Svezia e Finlandia, queste ultime, come potenziali alleate della NATO, estendono il loro pieno sostegno alla Turchia contro le minacce alla sua sicurezza nazionale, confermando lo status di organizzazione terroristica al PKK curdo e estendendo questa definizione al YPG (la sezione siriana del PKK), al PYD (Partito di Unione democratica) e ad altre entità politiche curde.

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Manlio Dinucci: L’Occidente serra i ranghi per la battaglia

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L’Occidente serra i ranghi per la battaglia

di Manlio Dinucci

Due vertici l’uno di seguito all’altro, quelli del G7 e della NATO, dimostrano che l’Occidente sta mettendo in campo tutte le sue armi – militari, politiche, economiche – per mantenere il predominio che sta perdendo in un mondo che diviene sempre più multipolare, come dimostra il crescente sviluppo dei BRICS: l’organizzazione economica che riunisce Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, cui vogliono aderire Iran, Argentina e altri paesi.

In Ucraina, mentre il G7 fornisce a Kiev 30 miliardi di dollari, la NATO gli fornisce crescenti quantità di armi contro la Russia. Il ruolo della NATO non è però solo questo: funzionari del Pentagono, intervistati dal New York Times, confermano per la prima volta, con precisi fatti, che il comando e la gestione delle operazioni militari in Ucraina sono in mano al Pentagono e alla NATO [1]

Il Summit NATO ha approvato il nuovo Concetto Strategico [2]., in cui si definisce la Russia “la minaccia più significativa alla sicurezza degli Alleati” e si afferma che “la competizione strategica sta aumentando in tutto il mondo.”

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Giulio Maria Bonali: Il silenzio assordante di Greta Thunberg

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Il silenzio assordante di Greta Thunberg

di Giulio Maria Bonali

Ricordate l’ indomita eroina, l’ intrepida combattente rivoluzionaria a difesa dell’ ambiente e della sopravvivenza umana contro i cambiamenti climatici?

Per mesi ed anni ci hanno spappolato i cabbasisi, come direbbe un personaggio di Camilleri, con le sue epiche battaglie ambientaliste a colpi di scuola legalmente e lodevolmente marinata dagli studenti per passeggiare in allegra compagnia per le vie del centro tutti i venerdì con il, plauso di professori, presidi, provveditori agli studi, ministero della pubblica istruzione, autorità varie nonché -al solito all’unanimità più che “bulgara”- dalla totalità dei mezzi di comunicazione politicamente corretti (quando scioperavo da studente io -un’ era geologica fa: non era ancora l’ antropocene- era un po’ diverso…).

Battaglie che avevano conseguito le strabilianti, epocali vittorie costituite dagli encomi per la pasionaria e i suoi seguaci da parte di gente come quelli del forum di Davos e dei principali governi occidentali, notissimi insospettabili “amiconi dell’ ambiente” (nel senso del proverbio che “dai nemici mi guardo io…”).

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Luca Dinelli: L’attuale modello socio-economico occidentale: due tesi a confronto

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L’attuale modello socio-economico occidentale: due tesi a confronto

di Luca Dinelli

controverso 600x400Nell’interessante dibattito avviato nelle riunioni della Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia e ripreso in alcuni interventi all’Assemblea Nazionale, si sono delineate due tesi: la prima secondo la quale il profitto deve essere ancora considerato come il motore primo che determina l’azione dei soggetti economici e informa la società occidentale, la seconda che vede il ruolo del profitto ridimensionato alla stregua di mero indicatore al pari di altri, di fatto scavalcato dal reale obiettivo rappresentato ormai dal controllo delle vite dei cittadini; faccio notare che questa seconda ipotesi implica il superamento del capitalismo e l’ingresso in una nuova epoca, caratterizzata da un totalitarismo in atto, ma del tutto nuova rispetto al passato.

La prima obiezione che muovo ai sostenitori della seconda tesi, è che eliminando il primato rivestito del profitto nel modello socio-economico del mondo occidentale, la lettura dei meccanismi che muovono la società ne risulta estremamente complicata. Non si capiscono gli appelli alla necessità per gli Stati di diventare appetibili per attrarre investimenti stranieri; non si dà una spiegazione razionale dell’attacco ai pilastri storici del welfare, costituiti dalla previdenza, dalla scuola e dalla sanità pubbliche; non si vede perché questo è stato abilmente perseguito negli ultimi trent’anni attraverso la ricerca spasmodica del controllo dell’inflazione, assurto a principio fondativo dell’Unione Europea. Tutti questi aspetti dovrebbero essere letti come strumenti intermedi per la ricerca del fine ultimo, coincidente col controllo delle vite altrui; da qui, il probabile approdo a spiegazioni irrazionali sulle motivazioni recondite dei signori del mondo che sarebbero stati inquinati inequivocabilmente dal tocco della Bestia.

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Michele Castaldo: «L’altra metà del cielo» e la questione dell’aborto oggi

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«L’altra metà del cielo» e la questione dell’aborto oggi

di Michele Castaldo

per laltra metà del cielo 2019 e1574356469641Lo diciamo per i nati degli ultimi decenni e che non hanno conosciuto la fascinazione per il maoismo come per alcune generazioni precedenti: “l’altra metà del cielo” per indicare l’universo femminile, era l’espressione del presidente della Repubblica popolare cinese Mao Zedong o Mao Tse-tung.

Che succede negli Usa, ma anche nel resto dell’Occidente e in Oriente sul problema della maternità? E cosa sta succedendo di riflesso sulla questione specifica del problema dell’aborto? « Si infiamma la protesta negli Usa dopo la sentenza con cui la Corte suprema ha riconosciuto il diritto di vietare l’aborto, mentre si profila uno scontro tra poteri, legislativo ed esecutivo da una parte e giudiziario dall’altra » tuonano gran parte delle testate giornalistiche e dei mezzi di informazione.

Discutiamo di una questione molto delicata, in una fase molto complessa, dove si intrecciano troppe e complicate questioni, sicché sbrogliare la matassa richiede una pazienza certosina e l’ancoraggio a un punto di vista rigorosamente materialistico. La protesta non è scoppiata in un paesino di provincia, ma nel paese della massima espressione del liberismo e della cosiddetta autodeterminazione individuale della persona, il capofila dell’Occidente. Insomma qualcosa di grosso sta veramente sconvolgendo gli Usa per un diritto ritenuto ormai acquisito da 1973 e che viene messo in discussione dalla Corte suprema per alcuni Stati prevalentemente conservatori. Dunque con una spaccatura del paese inimmaginabile fino a qualche giorno fa.

Gloria Feldt, una delle voci storiche del femminismo americano dice « non c’è diritto più importante per le donne che decidere cosa fare con il proprio corpo », in netto contrasto col principio che regola la questione dell’aborto, ovvero con quel « “ diritto alla riservatezza” che protegge la libertà di una donna incinta di abortire il suo feto … e che deve essere bilanciato con l’interesse del governo ».

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Pierluigi Fagan: Dibattiti al bacon

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Dibattiti al bacon

di Pierluigi Fagan

L’argomento del post è il dibattito pubblico sulla guerra in Ucraina, la nostra analisi, invece, recupererà una analisi fatta a suo tempo da Francis Bacon (1561-1626) sui vari modi di far confusione nel pensiero, pubblico e privato. Andremo al sodo e quindi eviteremo citazioni puntuali del pensiero di Bacon, lo useremo a fini pratici.

I modi di far confusione nel pensiero e quindi poi nel giudizio, secondo l’inglese, erano (e sono) quattro.

Il primo deriva dalla natura umana. Fa parte della natura umana il pensiero e viepiù il pensiero riflessivo. Ma sebbene noi ci si sia rappresentati come logici e freddi calcolatori impersonali, analitici e razionali, la realtà è tutt’altra.

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Andrea Fumagalli e Cristina Morini: Contro il lavoro coatto, per una riforma degli ammortizzatori sociali

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Contro il lavoro coatto, per una riforma degli ammortizzatori sociali

di Andrea Fumagalli e Cristina Morini

La giungla del sistema degli ammortizzatori sociali in Italia sta raggiungendo livelli parossistici. Durante la pandemia, a seguito delle conseguenze dei lockdown, il tema del reddito pareva essere diventato dirimente per poter far fronte alle esigenze di sopravvivenza quotidiana.

Infatti, dopo un breve periodo di assestamento, le grandi corporation del capitalismo di piattaforma ne hanno approfittato per velocizzare il processo di ristrutturazione favorendo la diffusione dell’e-commerce, dei social network, dell’intrattenimento online, delle forme di controllo, di profiling e di estrazione dati, a esclusivo vantaggio dei profitti. Nel frattempo, il governo è intervenuto con una politica di ristori e di sostegno diretto al reddito, fondati su logiche sporadiche e confuse e così creando spesso distorsioni e iniquità.

In tutto questo, sul fronte dell’azione politica critica si è persa probabilmente una occasione, perché ci si è trovati schiacciati tra l’ideologia della “responsabilità” di fronte al problema inedito del Covid-19 e la mancata convergenza delle proposte di contrasto all’impoverimento sociale ed economico in atto.

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Jacques Camatte: Morte ed Estinzione. Sull’invasione dell’Ucraina

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Morte ed Estinzione. Sull’invasione dell’Ucraina

di Jacques Camatte

Ad una prima lettura, questo breve intervento di Jacques Camatte (il quale, a mio avviso, si è guadagnato da tempo il diritto a continuare a esprimere la sua opinione, nonostante e a prescindere dalle strane commistioni cui sta dando luogo) potrebbe suonare un po’ “bizzarro“. A partire da questo, e dopo un’ulteriore attenta lettura, ho voluto intraprendere una mia traduzione del testo che è già stato diffuso e tradotto in varie lingue, compreso l’italiano. Per evitare fraintendimenti, e inadeguati rimandi ad altro rispetto alla lettura di Marx che Camatte continua a svolgere, mi limito semplicemente a invitare chi legge a sostituire al termine camattiano «inimicizia», il più chiaro e marxiano «concorrenza». La cosa ci permetterà di renderci conto di che cosa Camatte sta parlando, con cognizione di causa. (F.S.)

* * *

Nel momento stesso dell’invasione dell’Ucraina, la cosa mi è apparsa chiaramente: questa dinamica di morte maschera il processo che porta all’estinzione? Ovvero, è proprio l’estinguersi che presuppone una recrudescenza delle uccisioni, della guerra nella sua vecchia forma (diversa dalla cyber-guerra), ben visibile ed efficace nel contesto della lotta per la sopravvivenza?

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Gaetano Colonna: Niente Europa, solo Nato

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Niente Europa, solo Nato

di Gaetano Colonna

Il vertice Nato di Madrid 2022 dovrà sicuramente essere ricordato nella storia europea come un passaggio di fondamentale importanza. Ad una lettura di evidenza palmare, che suona tuttavia oggi come non conformista, esso mette in mostra almeno tre elementi di decisivo rilievo.

Primo, il fallimento del processo di unificazione politica europea. La prospettiva di un’Unione Europea in grado di affermarsi come entità autonoma, capace di assolvere un ruolo indipendente sulla scena mondiale, viene oggi interamente riassorbito nella strategia della Santa Alleanza Atlantica. La possibilità che l’Europa possa svolgere un ruolo riequilibratore nel mondo globalizzato, bilanciando l’unipolarismo anglo-sassone e respingendo le tendenze a nuove competizioni di potenza per l’egemonia mondiale, si dissolve, nel momento stesso in cui l’Unione Europea si assoggetta senza remore alla contrapposizione che i documenti della Nato affermano senza mezzi termini contro Russia e Cina, colpevoli di revisionismo.

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Gian Marco Martignoni: Claudio Sabattini raccontato da Gabriele Polo

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Claudio Sabattini raccontato da Gabriele Polo

di Gian Marco Martignoni

E’ una appassionata ricostruzione storica quella che Gabriele Polo ha dedicato nel libro «Il sindacalista» (Castelvecchi: pag.421, euro 25) alla figura esemplare di Claudio Sabattini, intrecciando le vicende sindacali con quelle politiche, senza però omettere la rilevanza della dimensione internazionale, a partire dal golpe (eterodiretto dalla Cia) in Cile del 1973 contro il governo del socialista Salvador Allende e la sperimentazione delle teorie liberiste da parte dei “Chicago boys”. Pertanto 50 anni di storia del nostro Paese vengono riletti seguendo l’incredibile percorso di un figlio della Resistenza italiana, che ha dedicato tutta la sua esistenza all’emancipazione del movimento operaio, nella convinzione che, al di là delle vittorie o delle sconfitte, l’essenziale è procedere «senza fare mai una abiura nella vita».

Claudio Sabattini matura la sua esperienza politica e culturale a Bologna, ove il Pci è il collante di tutte le articolazioni sociali, diventando nel 1959 segretario provinciale della Fgci e laureandosi successivamente con una tesi su «Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in Occidente».

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