Fulvio Grimaldi: “La vera opposizione è contro la guerra”

Dall’attuale Parlamento, allineato su posizioni atlantiste, al dissenso che spinge per emergere nonostante i tentativi di censura: Fulvio Grimaldi analizza il contesto politico italiano, in vista delle elezioni del 25 settembre, con all’orizzonte lo spettro del disastro economico e sociale. Il giornalista e documentarista spiega anche perché è a favore del voto e non dell’astensione.

Ignavi, pedine del nemico

Sfortunatamente non si è potuto arrivare a una lista nazionale unica, cosa che, per la componente di ignavi del nostro corpo elettorale, richiederebbe la rinuncia alla battaglia e giustificherebbe l’astensione. Posizione di chi pensa di influire su eventi e storia non essendoci e che contraddice sia la logica che la fisica. Posizione, di conseguenza, graditissima al regime oligarchico, che si sentirebbe legittimato, anzi agevolato, anche se la partecipazione al voto si riducesse ai minimi termini. Per i cinici e corrotti autocrati che ci troviamo in casa, non è mai stato un problema. Gli USA insegnano.

Posizione, infine, narcisisticamente adottata da alcuni personaggi di vertice dei movimenti del dissenso, meritoriamente organizzati e presenti nelle piazze durante questi quasi tre anni di contrasto politico, sociale e culturale ai protagonisti della dittatura sanitaria e delle guerre d’aggressione. Ma posizione che non sembra condivisa dal popolo manifestante, visto il formidabile passaggio dei cittadini liberi e pensanti dalle piazze alla raccolta delle firme.

In questo volo d’uccello sulle tre numericamente più consistenti e politicamente più articolate liste, pur partendo da un mio evidente punto di vista, provo di evitare i toni aggressivamente critici e, in certi casi, scompostamente diffamatori, che si sono sentiti nel corso di questa competizione. Toni, diserzioni, ripensamenti, scoperte di improprietà mai constatate prima, che si sarebbero potuti e dovuti riservare ai giorni successivi al 25 settembre. Quando nella trincea opposta si piagnucola, ci si accapiglia, il nemico se la ride, concetto elementare che qualcuno non ha appreso.

Sopra tutto sovranisti

Essendone candidato in Liguria, non potevo non porre particolare attenzione alla lista “ITALIA SOVRANA E POPOLARE”, la cui denominazione, come viene spontaneo constatare, corrisponde al detto latino “nomen est consequentia rerum”. Più o meno “il nome è l’espressione dei contenuti”. Avendo molto rispetto per la figura apicale della lista “VITA”, Sara Cunial, della quale ho sostenuto anche alcune valide battaglie, ma con il cui seguito ho ideologicamente poco in comune, mi sono impegnato a illustrarne gli aspetti. Pur parte di un valido programma complessivo, non mi paiono significativi e, tanto meno, incisivi, nella lotta contro chi ci minaccia con il suo presente distruttivo e un futuro distopico.

C’è, anche qui già racchiuso nel nome della lista, un profumo di New Age, una visione prepolitica dei rapporti di forza e delle condizioni obiettive, di ciò che al sistema fa male e di ciò con cui il sistema convive benissimo. L’idea di creare delle isole felici, separate dallo Stato, da tutto il contesto dal quale solo categorie minoritarie di chi se lo può permettere, possono pensare di fuggire, lasciando agli altri, senza i mezzi per crearsi i loro “ecovillaggi”, o le loro scuole parentali, l’urto, il rischio e il sacrificio dello scontro, è idea insieme aristocratica e illusoria. La Storia ne ha già dimostrato la fallacia nelle fasi epigonali delle grandi sollevazioni del secolo scorso.

Per aver dilagato su questo tema, ho superato i limiti di tempo concessi all’intervista e ho dovuto restringere i commenti a ITALEXIT di Gianluigi Paragone, terza forza suscettibile di arrivare a destinazione, anche in virtù di una maggiore visibilità che politica e media danno al collega giornalista e parlamentare.

Con i fasci?

In fondo, tuttavia, avrei avuto poco da aggiungere ai rilievi che, non solo da me, ma da una larga parte dell’opinione pubblica libera, sono mossi a questa lista. Anche perché di unitario ha eminentemente una contraddizione. Quella di un capo politico che per mesi ha proclamato la sua autosufficienza, con relative espressioni di sufficienza nei confronti di tutti gli altri, per poi, alla resa dei conti, anzi delle firme, aver prima guadagnato e poi perso l’alleanza con i parlamentari ex-grillini di “ALTERNATIVA”.

Causa dichiarata per la separazione, dagli amici di Pino Cabras, l’inclusione tra i capilista di elementi di Casa Pound, la forma esplicita di un’ideologia che nell’opposizione parlamentare del centrodestra rimane implicita. Alleanza non rinnegata da Paragone, ma che, anzi, vedrebbe un ulteriore rafforzamento nella vociferata candidatura per Italexit dell’ex-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, pregiudicato (“Mondo di mezzo”), ma convinto assertore delle consociazioni di cui ora Paragone si è reso fautore. Sento odore di affinità sistemiche? E, con in squadra i camerati dei teppisti della sede della CGIL, fetore di servizi, di cui i fascisti sono l’eterna manovalanza?

Sopra tutto contro la guerra e chi ne campa

Tra i motivi della mia scelta per ITALIA SOVRANA E POPOLARE e, al suo interno, per “ANCORA ITALIA”, forse il più decisivo è la specificità anti-guerre della lista e di quel partito. Nessuno dovrebbe fare fatica a constatare come ci si trovi in un mondo che, oltre a essere gestito da una conventicola di gangster ultramiliardari con il fine di ridurci a impotenza e miseria materiale, morale e culturale, meni avanti le sue operazioni con lo strumento della guerra, dei massacri finalizzati alla depopolazione, del caos.

Non rendersi conto che da una parte abbiamo il vertice finanziario-militare di una minoranza delle nazioni e della popolazione mondiale, che si avvantaggia di una serie ininterrotta di colpi di Stato, manomissioni, destabilizzazioni e guerre in forma tradizionale (Ucraina, Iraq, Afghanistan), per interposti mercenariati statali, o terroristici (Libia, Siria, Yemen, Somalia, mezza Africa, Myanmar, America Latina, ecc.). Mentre dall’altra, contro la pretesa di costituire un Ordine Mondiale unipolare di dominio autocratico globale, da far nascere dal sangue delle “plebi”, si sono erte sempre più nazioni e sempre più popoli in difesa della sovranità dell’individuo, della comunità, della nazione. Per la cooperazione contro la competizione.

Traccheggiare, sorvolare, trascurare, come altre liste vanno facendo, quando invece si tratta di prendere posizioni nette, aperte, anche coraggiose, alla luce delle potenze manipolatorie e demonizzanti scatenate dagli aggressori globali, significa non solo non aver capito la posta in gioco, o subire la logora sindrome dei cavalli dei cosacchi alle fontane di San Pietro. Significa che qui casca l’asino. L’asino proprio.

Fulvio Grimaldi

13/07/2022

Grimaldi: “La vera opposizione è contro la guerra” – Il personaggio del giorno – Visione TV

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