Detenute del carcere di Torino in sciopero della fame: “Il vero crimine è stare con le mani in mano”

E’ Nicoletta Dosio, esponente di Potere al Popolo e volto del movimento NoTav, a pubblicare la lettera delle donne della sezione femminile del Lorusso e Cutugno

Le donne della sezione femminile del Lorusso sono entrate da oggi in sciopero della fame “a staffetta”, protesta nonviolenta che durerà fino al 25 settembre.

Le ragioni della protesta riguardano l’allarmante quantità di suicidi in carcere.

La condizione di vita all’interno delle strutture del sistema detentivo italiano è ormai denunciata da tutti, anche dalle sigle dei sindacati di polizia penitenziaria.

Una situazione che appare ormai paradossale, che non può essere che frutto di un’incuria dello Stato che dura da anni e che non rispetta il dettato costituzionale.

Il sistema carcerario italiano è già stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti. Nonostante la Corte abbia sanzionato l’Italia a causa della sovrappopolazione carceraria il Lorusso ha un numero di detenuti che si attesta mediamente al 130% della capienza effettiva della struttura.

Esiste un protocollo di prevenzione dei suicidi, ma evidentemente non è una soluzione sufficiente. E’ un problema “strutturale” del sistema penale che investe più attori: l’inumana ignavia della classe politica italiana, la burocrazia dell’amministrazione carceraria e la Magistratura.

La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Torino, Monica Gallo e la Direttrice vicaria stessa del Lorusso, Cosima Buccoliero, hanno individuato la sovrappopolazione come causa primaria delle criticità e come primo problema da affrontare nel carcere “delle Vallette” di Torino.

Sussiste poi un oggettivo problema che riguarda lo stato di fatiscenza e d’igiene della struttura. E’ di tutta evidenza che il dover trascorrere uno stato di privazione di libertà personale in un ambiente inumano rappresenta un inasprimento della pena che va contro l’Ordinamento italiano ed europeo, un aggravamento di pena disumano i cui risultati, ovvero la morte in carcere, nelle mani dello Stato, sono sotto gli occhi di tutti.

La Garante di Torino ha poi più volte denunciato l’anomala concentrazione di giovani all’interno del Lorusso, detenuti per lo più che scontano misure cautelari: sono quindi in carcere senza una sentenza passata in giudicato.

La Gallo ha anche, sempre più volte, denunciato la scarsa applicazione delle misure alternative: sono molti i detenuti e le detenute con un residuo di pena inferiore ai 2 anni, che potrebbero quindi usufruire delle misure alternative al carcere.

Ma tutte queste denunce continuano a cadere nel vuoto.

La lettera delle detenute di Torino

 


 

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