La Meloni lancia la sfida ai diritti costituzionali. Fino a quando?

Aginform – 23 novembre 2022

 

Il governo a guida neofascista non solo mette in discussione la continuità Resistenza-Repubblica-Costituzione su cui si fonda l’Italia del dopoguerra ma, con la collaborazione della falange liberista, lancia la sua sfida ai contenuti sociali espressi dalla Carta del 1948.

Il reddito di cittadinanza infatti non va interpretato come un provvedimento assistenziale improprio, ma si connette direttamente con quei diritti costituzionali che prevedono che lo Stato italiano debba mettere i cittadini in condizione di avere una vita dignitosa e un futuro non di precarietà e miseria. Da questo punto di vista il reddito di cittadinanza è un passaggio essenziale. Esso stabilisce il principio che i cittadini italiani non possono continuare ad essere alla mercè della disoccupazione e del lavoro nero, sottopagato e precario. L’interpretazione del reddito di cittadinanza come aiuto per i poveri non è costituzionalmente corretta. Il principio costituzionale che lo ispira sta nelle garanzie che, secondo le indicazioni dei costituenti, una società civile e progredita deve prevedere e che, prima che il reddito venisse introdotto non erano mai state effettivamente messe in campo.

Il governo neofascista della Meloni ha compreso che la eliminazione totale del reddito di cittadinanza non avrebbe favorito la sua popolarità ed ha quindi deciso di ridimensionarlo gradualmente e destinarlo solo a chi non è in condizione di lavorare. Questo però significa stravolgere il vero obiettivo per cui il reddito è stato istituito, quello cioè di evitare che i cittadini italiani siano gettati senza garanzie nella fornace della disoccupazione e del ‘mercato del lavoro’ (eufemismo che assume sempre più il senso di sinonimo di schiavismo).

Il vero obiettivo da conseguire perciò è che ad ogni persona sia garantito un lavoro degno, ma questo obiettivo non si consegue abolendo il reddito di cittadinanza, ma creando i meccanismi che assicurino lavoro degnamente retribuito e una prospettiva professionale. Il governo neofascista e la schiera di reazionari e liberisti che gli stanno dietro hanno montato invece una sfrenata campagna d’odio per far passare l’idea che il problema sia una moltitudine di fannulloni stesi sul divano a succhiare le risorse dello Stato.

E’ indispensabile dunque che si crei subito una sorta di linea del Piave da cui non si deve arretrare. Ricordiamoci della scala mobile, ricordiamoci dell’abolizione dell’art.18. Soprattutto ricordiamoci che il neofascismo della Meloni tende a fare carta straccia della nostra Costituzione e dei suoi principi.

Per affrontare questa situazione non abbiamo bisogno di dilettantismi. Sappiamo che dietro di noi non ci sono trincee consolidate ma, se non vogliamo rendere farsesca l’opposizione a questo governo, bisogna raccogliere tutte le forze in campo e accettare la sfida che ci viene dal governo. I tempi stringono e il governo punta a superare senza scossoni la discussione in parlamento sulla legge di bilancio. E’ quindi necessario attrezzarsi per tempo. Bisogna deluderlo.

Conte e i 5 Stelle hanno annunciato un’opposizione durissima e verificheremo come questa verrà condotta. Il PD scende in piazza, ma non si è capito che cosa vuole veramente. Importante però è che la macchina si metta in moto e dentro la nuova situazione si raggiunga la massima mobilitazione, articolazione e spirito unitario. Non servono sceneggiate e scioperi virtuali. C’è bisogno di una lotta dura e continuativa finchè i tagli al reddito di cittadinanza non siano tolti dalla legge di bilancio. Soprattutto bisogna che si capisca che da questa situazione non si esce facilmente se non scende in campo una forza capace di far fronte alla protervia di un governo che, mentre attacca il reddito di cittadinanza, introduce una tassazione differenziata per alcune categorie di cittadini, cosa per altro incostituzionale per due ragioni: perchè elimina il principio della progressività dell’imposta e differenzia i cittadini di fronte alla legge.

Se vogliamo incidere bisogna impegnarsi e farlo con metodo, stanando tra le altre cose anche i sindacati confederali che stanno facendo un gioco sporco che blocca la risposta dei lavoratori. A fronte di un governo che, con una inflazione oltre il 12%, cerca demagogicamente di dare una miseria operando sul cuneo fiscale, che toglie il reddito di cittadinanza ai disoccupati, che non dice nulla sulla guerra che a causa delle sanzioni assorbe nella legge finanziaria la maggioranza delle somme in bilancio, troviamo le confederazioni sindacali su un binario contrattuale impostato dal governo. Questa vergognosa realtà pone un grosso problema dentro il movimento contro il governo Meloni che deve farsi carico anche di recuperare la potenzialità dei lavoratori nello scontro. Su tre obiettivi: aumenti salariali veri, difesa delle pensioni che vengono decurtate riducendo l’adeguamento, difesa del reddito di cittadinanza. Tre obiettivi importanti per scendere in campo con scioperi e manifestazioni.

Ecco in proposito qualche articolo della legge fondamentale dello Stato:
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (art.3)
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali (art. 41)
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e pro­muove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (art 4)
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad as­si­cu­rare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. (art. 36)
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. (art. 38)

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