Fronte della primavera triestina – 23/08/2025
Sul prossimo 15 settembre: Il Fronte ha scelto da che parte stare!
Questo 15 settembre scenderemo nuovamente in corteo per le strade della nostra città.
Non sarà la classica celebrazione dell’anniversario della firma del Trattato di Pace di Parigi del 1947, che istituì sulla carta il Territorio Libero di Trieste (TLT).
Non sarà né una festa né una giornata di cuori, abbracci e di un “volemose tuti ben”.
Non sarà questo perché – e in molti non l’hanno ancora compreso – i nostri tempi sono semplicemente drammatici.
In Ucraina infiamma una guerra che ha falcidiato centinaia di migliaia di vite umane, vi è un’Unione Europea che corre minacciosamente al riarmo di concerto con i principali Stati membri (Italia compresa), in Palestina è in corso un brutale genocidio… e nel mentre, qui da noi, si apprestano ad essere realizzati dei concreti piani militari (Imec e Trimarium) che collegheranno Trieste ai principali fronti delle guerre di domani, quelle a cui Nato e von der Leyen ci chiedono di prepararci.
Di fronte a tutto questo noi crediamo non vi sia alcuna festa da imbastire. C’è invece da prendere coscienza e da muoversi per impedire questa deriva.
Oggi siamo chiamati a denunciare e contrastare un infame genocidio, un sistema criminale che uccide ed opprime e, non da ultimo, una temibile macchina imperialista che torna a guardare a Trieste per perseguire i propri interessi sporchi di sangue palestinese, libanese, yemenita, iraniano, ucraino, russo, siriano (la lista potrebbe continuare ancora a lungo) e, se noi occidentali/occidentalizzati non ci diamo una svegliata, un domani (probabilmente neanche poi così lontano) pure nostro.
La storia ci sta ponendo dinanzi ad un aut aut: o stare zitti, chinare il capo e collaborare, rendendoci così complici, oppure fare il possibile per invertire la rotta, spezzare la complicità e smarcarci dai crimini presenti e futuri che Stati, lobbies e Capitale vogliono imporci.
Chi vogliamo unire nel nostro 15 settembre è quella parte sana di popolazione indignata o preoccupata per il presente e per il futuro, e che non vuole assistere ad una Trieste trasformata in uno strumento di guerra – esponendo così, tra le varie cose, la città e la popolazione a gravi minacce in caso di deflagrazione bellica – nelle mani di Usa e Nato e al servizio di Israele (la rotta dell’Imec prevede infatti di collegare Trieste alla città di Haifa, principale porto israeliano e sede di diverse aziende e stabilimenti militari).
Questa è la base che puntiamo a chiamare in strada e ad unire.
Chi invece di fronte a tutto quel che accade nel mondo e a Trieste sceglie consapevolmente il silenzio e l’ignavia non ha molto da spartire con noi, con il nostro spirito e con il nostro modo di intendere la causa di un Territorio Libero.
Il Fronte della Primavera Triestina è notoriamente un movimento che si batte per il TLT, contemplato per la prima volta con questo nome proprio nel Trattato di pace firmato il 15 settembre 1947.
Questo trattato è però per noi non un totem od una ragion d’essere, bensì una sorta di spunto iniziale dal quale sviluppare liberamente il nostro posizionamento e operato politico, il quale trae linfa non da un feticismo legalitario, bensì da una profonda esigenza (pre-politica) di giustizia, da un intimo amore per la nostra terra, per Trieste e per la sua storia, per la vita e, infine, da una intima percezione di vivere e trovarsi in un (dis)ordine disumano, imposto arbitrariamente e modellato su esigenze che non sono quelle reali dell’uomo.
Al cospetto di questa intima percezione, che tende ad indurci ad un’istintiva e recondita “volontà di rivolta” nei confronti di un’intollerabile (moralmente e spiritualmente) stato presente delle cose, ecco che abbiamo scelto l’istanza di un Territorio Libero di Trieste come veste politica per tenerci uniti e continuare una militanza che abbiamo genuinamente e spontaneamente intrapreso ai tempi delle restrizioni pandemiche all’interno del movimento “Studenti Contro il Green Pass”, vero e proprio battesimo politico per molti di noi.
Questa franca ammissione torna utile per capire come mai il Fronte della Primavera Triestina sia andato ben oltre i soliti temi e le classiche istanze dei precedenti movimenti per il TLT.
Noi infatti siamo qualcosa d’altro, di nuovo e di inedito.
Il TLT è per noi un mezzo e non un fine. È uno strumento che, in primis, serve a tenerci uniti (noi membri del Fronte dalle diverse anime e sensibilità politiche) nella sua causa e nel suo nome, facendoci intraprendere un percorso politico “antisistema” attraverso un sentiero inesplorato (che, in quanto tale, non sappiamo con certezza dove ci condurrà).
Sotto l’ombrello del TLT il Fronte vuole contrastare la decadenza, l’omologazione, l’apatia, il conformismo e la separazione dalle proprie radici e dalla propria identità, di cui si nutre l’attuale sistema dominante. Vuole fare ciò osteggiando al contempo quelle forze e quei poteri che sfruttano la nostra terra per i propri interessi e che, se ne perdessero il controllo, verrebbero colpiti in maniera più o meno grave.
Territorio Libero per noi vuol dire rendere partecipe del governo della città e del suo territorio chi ora ne è escluso, vuol dire politica nel suo senso più proprio, vuol dire autodeterminazione, bene comune, autogoverno, vuol dire comunità (da realizzarsi superando le divisioni etniche che hanno ferito e turbato la nostra terra nel corso del novecento) entro la quale crescere e realizzarsi come individui.
Questa peculiare interpretazione della causa si è consolidata in noi di pari passo con il maturare di uno spirito antimperialista e di una crescente avversione al capitalismo, quest’ultimo entrato in una nuova fase post-neo-liberista dominata da emergenzialismo, tecnoscientismo e da una crisi strutturale che spiana la strada a grandi guerre e/o stravolgimenti globali.
Detto con onestà tutto questo, il famigerato Trattato di pace stabilisce la neutralità e la smilitarizzazione del territorio triestino, ed è su questo punto che ci sembra coerentemente più opportuno e attuale impostare la manifestazione del 15 settembre di quest’anno, nella ricorrenza della sua firma.
Come già scritto non idealizziamo e non ergiamo il Trattato di pace a idolo, ma in esso vediamo uno strumento che ci indica un obiettivo concreto (smilitarizzare il territorio, che oggi equivale, oltre a far sloggiare la presenza militare tricolore da casa nostra, sabotare i piani e gli interessi della sfera euro-atlantica) da mettere al centro di una mobilitazione che vuole affrontare alcune delle più serie e concrete minacce del nostro tempo. Questa mobilitazione, di cui vi è un grande bisogno se si hanno a cuore le sorti della città e della sua popolazione (nonché se si è sensibili anche a quello che accade nel mondo, fuori dal tratto Duino-Muggia da un lato, esteso sino a Cittanova dall’altro), deve necessariamente respingere Imec, Trimarium e riarmo.
A proposito della manifestazione del 15 settembre, siamo contenti che vi abbiano aderito molte realtà, alcune anche da fuori Trieste, che nulla hanno a che vedere con la causa del TLT. Per noi questo rappresenta un successo e un segno tangibile che un tal modo di impostare la manifestazione/ricorrenza è fruttuoso e rispondente ai reali e attuali problemi.
Evitare di assumere una determinata postura politica è per noi, in questo momento, impensabile.
Non crediamo si possa stare dalla parte della Nato o di Israele, e sappiamo che un eventuale silenzio in merito non sarebbe altro che una forma passiva di complicità.
Come detto siamo davanti ad un aut aut, e ad esso noi rispondiamo fieramente prendendo posizione contro Nato, Israele, Ue, lo Stato di Roma e i loro piani di guerra, che a Trieste bussano alla porta con i nomi di Imec e Trimarium.
Chi sta dall’altra parte o, peggio ancora, tace con consapevolezza non può volere un territorio autenticamente libero e, soprattutto, smilitarizzato.
Noi lo vogliamo e ci batteremo affinché venga fatto valere quel pezzo di carta siglato a Parigi il 15 settembre 1947, consapevoli che esso, che tutela nello specifico il nostro territorio, rappresenta solo un passo in avanti utile ad una causa e ad una giustizia che non potrà realizzarsi pienamente se non trascendendo la dimensione locale e abbracciando le mobilitazioni e le lotte degli altri popoli finalizzate a un radicale cambiamento di sistema, vita e società.
Il Fronte guarda lontano e con il cuore sogna…
In tutto questo c’è sicuramente una dose di immaturità, di eclettismo, e certamente c’è tanto idealismo.
Sta di fatto che è con questo motore che abbiamo realizzato decine di eventi e di attività concrete. Dalle pulizie del Carso ad ogni manifestazione a cui abbiamo partecipato, è con questo idealismo che la nostra causa (reinterpretata) per il TLT – che abbiamo testimoniato dalla Francia fino ai remoti confini del nostro continente – è tornata ad essere conosciuta e a smuovere nuove persone, tra le quali molte provenienti da fuori il territorio.
Ed è con questo bagaglio che, con un pizzico di sano donchisciottismo, scendiamo in strada questo 15 settembre. Ma non ci si inganni… noi saremo pure idealistici, ma la minaccia che abbiamo dinanzi è molto, ma molto concreta. Ed è in momenti come questo che si scoprono le carte e che si capisce chi c’è e chi invece no.
Chi vorrà sputare sul Fronte lo faccia pure! Abbiamo la coscienza pulita e sappiamo che il nostro, pur con tutti i limiti del caso, lo stiamo facendo!
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FUORI LA GUERRA DAL PORTO FRANCO E INTERNAZIONALE DI TRIESTE
APPELLO PER IL CORTEO DEL 15 SETTEMBRE
Il 15 settembre del 1947 entra in vigore il Trattato di Pace di Parigi e con esso si costituisce il Territorio Libero di Trieste quale zona neutrale e demilitarizzata, dotata di un porto franco internazionale aperto – secondo il diritto internazionale – a tutti gli stati del mondo. Questo statuto giuridico avrebbe dovuto garantire che Trieste non fosse più merce di scambio e luogo di scontro tra Stati e potenze.
Ma il traguardo rappresentato dall’istituzione giuridica del Territorio Libero di Trieste venne soffocato ancor prima di nascere compiutamente. La NATO non poteva permettere che Trieste, data la sua posizione strategica, restasse al di fuori della propria sfera d’influenza. In geopolitica, si sa, la carta, i trattati e il diritto contano ben poco: sono i rapporti di forza – e all’occorrenza le armi – a tracciare i reali confini.
In questa infuocata fase storica, la sistematica violazione del Trattato di Pace di Parigi per quanto riguarda Trieste si accinge a raggiungere l’apice e a manifestare le sue massime conseguenze. Le folli politiche di riarmo ed espansione della NATO e dell’UE non possono che voler dire una cosa: la guerra si avvicina, e sarà il popolo a pagarne il prezzo.
I venti di guerra soffiano sempre più forti ed il porto franco ed internazionale di Trieste, situato in un’ambita posizione strategica, è in prima linea in questa nuova fase di scontro geopolitico.
Trieste è infatti negli appetiti di NATO, UE ed Israele, che vogliono rendere il nostro scalo adriatico uno snodo logistico-militare inserito tanto nell‘IMEC quanto nella Three Seas Initiative, ovvero programmi geostrategici con finalità militari.
L’IMEC (o “Via del Cotone”), rotta che nel suo complesso partirebbe dall’India per arrivare proprio a Trieste, collegherebbe in ambito mediterraneo il nostro porto con quello israeliano di Haifa, mentre la Three Seas Initiative (o “Trimarium”) integrerebbe Trieste in un blocco geopolitico/militare nell’Europa centro-orientale in vista di uno scontro militare con la Russia.
Due piani complementari per trasformare Trieste in una fortezza della NATO collegata direttamente con lo stato genocida di Israele.
E a noi cosa resta?
Un territorio sempre più mal amministrato, laddove la crescita della militarizzazione è accompagnata dal collasso industriale e dalle difficoltà economiche. Ci resta il nostro porto, che invece di essere un fiorente punto d’incontro e di scambio, a vantaggio di tutti, diviene uno strumento utile alla proiezione di guerre e/o interessi imperialistici, sacrificato dallo Stato italiano (succube della NATO) che condanna così il porto e l’intero territorio alla definitiva violazione del Trattato di Pace di Parigi.
Ma questo non sarà il nostro futuro, e noi a tutto questo diciamo no!
Il 15 settembre alle 17:00 in Piazza Sant’Antonio, in occasione del 78esimo anniversario dell’entrata in vigore dello statuto giuridico del TLT, scenderemo in corteo per esigere la piena applicazione del Trattato di Pace di Parigi e rivendicare il nostro diritto di vivere in un Territorio Libero, neutrale e smilitarizzato.
Per un futuro di pace, collaborazione e giustizia!
FERMIAMO I PIANI DELLA NATO, DELL’UE E DI ISRAELE – FERMIAMO L’IMEC!


