Risposte dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Alexey Paramonov alle domande dell’agenzia TASS

Sharing

Sua Eccellenza, le relazioni tra la Russia e l’Italia si trovano attualmente al livello più basso della loro storia. È possibile attendersi qualche cambiamento positivo, considerando che, tra circa un anno, in Italia si terranno le elezioni parlamentari e che, nel frattempo, si fanno sempre più insistenti, da parte di alcuni settori dell’opposizione, gli appelli a rinunciare alla militarizzazione e a fornire armi all’Ucraina? 

Ambasciatore Paramonov: Ritengo che, in quanto rappresentanti della Russia, e, più in generale, in quanto Federazione Russa, dovremmo rinunciare a domandarci se siano possibili cambiamenti positivi nei rapporti con uno o con l’altro Stato occidentale, compresa, naturalmente, l’Italia. Alla domanda hanno già risposto in più occasioni il Presidente, Vladimir Putin, il Ministro degli Affari Esteri, Sergey Lavrov, e altri esponenti della leadership russa: il nostro Paese è pronto – senza condizioni preliminari – a un dialogo sulle prospettive di ripristino delle relazioni con gli Stati dell’Europa occidentale. Tuttavia, neppure dalla controparte devono essere avanzate condizioni o pretese di sorta.
L’agenda della Russia, tanto sul piano della politica estera, quanto su quello interno, è oggi più fitta che mai, e non dovremmo certo rammaricarci del fatto che a Roma, dai palazzi del potere, non giungano proposte o dichiarazioni improntate a lucidità, realismo e pragmatismo. Dispiace piuttosto per gli italiani, costretti ad ascoltare incessantemente le monotone litanie sul «sostegno a 360 gradi all’Ucraina» e le rielaborazioni locali della propaganda bellica di Kiev, cui ora si aggiungono le marce trionfalistiche della lobby degli armamenti, che spingono l’Italia sulla strada di una grande guerra in Europa e assaporano fin d’ora i profitti derivanti da nuove commesse militari.
Sì, noi sentiamo anche la voce dell’altra Italia: quella dei politici dell’opposizione, degli attivisti e della società civile, degli studiosi, dei musicisti, dei sacerdoti, dei docenti universitari, degli imprenditori, dei giornalisti, degli insegnanti, dei medici, dei blogger, degli studenti, degli operai, degli agricoltori e dei semplici cittadini. Di chi si oppone al coinvolgimento dell’Italia in una guerra contro la Russia, obiettivo a cui lavorano con zelo le teste calde di Kiev e i loro mentori di Bruxelles. Di chi non ha dimenticato come si è conclusa, a suo tempo, l’adesione di Roma alla campagna di Russia del Terzo Reich, la marcia “nach Osten”. Di chi comprende come il conflitto ucraino sia stato provocato dalle forze che mirano a prendersi la rivincita sulle sconfitte geopolitiche del passato.
Naturalmente, nell’attuale epoca di transizione in cui si gettano le fondamenta di un nuovo e più giusto ordine mondiale multipolare, auguriamo a tutti i cittadini italiani dotati di buon senso (a prescindere dalle formazioni politiche e dalle organizzazioni sociali o religiose a cui aderiscono) pieno successo nel contrastare i geopolitici oscurantisti locali, i revanscisti e i fomentatori della guerra.

Quanto si possono considerare serie le iniziative volte a riprendere il dialogo con Mosca da parte di formazioni politiche quali il Movimento 5 Stelle e Futuro Nazionale? Si può affermare che nella prossima campagna elettorale la questione ucraina avrà un ruolo di rilievo? Qualora l’attuale coalizione di governo dovesse rimanere al potere, la Lega sarà in grado di modificare in qualche modo la linea nei confronti dell’Ucraina?

Ambasciatore Paramonov: Non spetta a noi formulare valutazioni o dettare raccomandazioni ai diversi protagonisti dei processi politici interni al Paese. Non l’abbiamo mai fatto e non intendiamo cominciare adesso. In qualità di Ambasciatore della Federazione Russa in Italia e, per accreditamento concorrente, nella Repubblica di San Marino, ho più volte ribadito la nostra apertura e disponibilità a intrattenere contatti con qualsiasi rappresentante italiano o sammarinese che manifesti interesse in tal senso, compresi coloro che, in Italia, esprimono posizioni critiche nei confronti della Russia e dei suoi rappresentanti ufficiali. Va riconosciuto che gli incontri e i colloqui di questo genere sono stati ormai sufficientemente numerosi da consentirci di comprendere gli orientamenti prevalenti sia nelle élite, sia nella società nel suo complesso. Ciò che conta è che nessuno dei miei interlocutori – tanto tra coloro che condividono le nostre posizioni, quanto tra chi le critica – ha mai messo in discussione il ruolo della Russia nel mondo contemporaneo, né la sua imprescindibilità quale partner naturale dei Paesi dell’Europa occidentale. Peraltro, quasi tutti coloro con cui ho avuto occasione di confrontarmi hanno espresso, pressoché all’unisono, l’auspicio che le relazioni russo-italiane possano nei tempi più rapidi possibili tornare al loro tradizionale alveo di cooperazione e amicizia.
Ben diverso è il discorso per quanto concerne l’operato concreto delle autorità – che nei confronti della Russia rimane in larga misura ostile – е la retorica pubblica di alcuni esponenti politici о personaggi mediatici particolarmente aggressivi, i quali ripropongono tutti i più odiosi stereotipi mutuati da Bruxelles, Londra e Kiev. Costoro, assecondando i folli tentativi di Zelensky di trascinare l’Italia in una guerra contro la Russia, arrivano a sostenere persino che occorra rassegnarsi a un peggioramento del tenore di vita, a stringere la cinghia e a prepararsi seriamente a uno scontro con Mosca, previsto vuoi per l’anno prossimo, vuoi per il 2030. Come se il futuro dell’Europa, dell’Italia e, addirittura – a sentir loro – del mondo intero, dipendesse dalla permanenza al potere di Zelensky e da ulteriori armi e finanziamenti da elargire all’Ucraina.

Quanto diverge l’opinione pubblica italiana dalla narrazione sulla Russia imposta dai principali mezzi d’informazione? Quali reazioni suscitano tra gli italiani le iniziative volte a cancellare le esibizioni degli artisti russi? 

Ambasciatore Paramonov: I mezzi d’informazione occidentali – e quelli italiani non fanno eccezione – sono profondamente intrisi di una russofobia radicatasi nei secoli. Su questo tema sono stati pubblicati autorevoli studi. Negli ultimi tempi, anche in Italia, si è tentato di spiegare le ragioni della recrudescenza di questo vergognoso fenomeno. Sono usciti libri e saggi dedicati alle origini della russofobia e si sono tenuti convegni e presentazioni sull’argomento.
Ritengo che l’abbandono dell’obiettività nella percezione della Russia e la volontà d’imporre all’opinione pubblica una lettura unilaterale e denigratoria di qualsiasi informazione riguardante il nostro Paese siano storicamente insite nelle strutture del cosiddetto “Stato profondo” occidentale, da sempre contrario a qualsiasi limitazione del proprio potere assoluto. Com’è noto, la Russia, in tutte le forme e in tutte le fasi della sua pluricentenaria esistenza come Stato – fatta eccezione per il breve periodo degli anni Novanta del secolo scorso – non ha mai accettato di essere ridotta a una condizione di vassallaggio nei confronti dell’Occidente, rivendicando costantemente la propria identità come civiltà, la propria sovranità e l’originalità del proprio percorso di sviluppo.
È stata per noi una piacevole sorpresa constatare come la maggioranza degli italiani resista alle pressioni della propaganda ufficiale. Basta consultare i “social” per imbattersi in centinaia e migliaia di pubblicazioni a sostegno della Russia dei cittadini italiani. Si sta facendo strada la consapevolezza che gran parte dei contenuti antirussi diffusi dai mezzi d’informazione si fonda su menzogne, falsificazioni e manipolazioni dei fatti. È curioso osservare come la maggior parte degli editorialisti politici delle testate nazionali sia composta da persone di età piuttosto avanzata, che hanno costruito la propria carriera già ai tempi dello scontro ideologico con l’Unione Sovietica. Oggi continuano (chi coi capelli bianchi e chi ormai senza capelli) ad analizzare la Russia e la sua leadership ricorrendo a metodi e stereotipi del passato. Leggono prevalentemente giornali anglofoni e, spesso, neppure sanno utilizzare Internet. Non sorprende, pertanto, che, secondo gli ultimi sondaggi, oltre la metà degli italiani non creda più alle narrazioni che vengono loro imposte e non sostenga, tra l’altro, l’invio di armamenti al regime di Zelensky, il quale non fa che prolungare le sofferenze della popolazione ucraina, impedendo ormai da quattro anni di porre fine al conflitto.
Vi sono diverse decine di personalità pubbliche di grande autorevolezza che offrono ai propri lettori e sostenitori una visione alternativa, estremamente professionale, della Russia e delle sue relazioni con l’Occidente e col resto del mondo. Naturalmente, vengono indiscriminatamente accusate per questo di diffondere la propaganda russa e, nei loro confronti, vengono talvolta adottate misure di carattere amministrativo. Eppure, sappiamo con certezza che queste persone agiscono esclusivamente in base alle proprie convinzioni, esponendosi frequentemente a rischi considerevoli per la propria carriera, reputazione e stabilità economica.
Paradossalmente, tuttavia, in Italia l’interesse per la Russia è in crescita. Il nostro Paese occupa stabilmente un posto di primo piano nell’agenda pubblica ed è proprio attorno al tema della Russia e dei rapporti con la Russia che si delinea una delle principali linee di frattura nel dibattito politico interno al Paese.
Oltre alle migliaia di lettere di sostegno alla Russia e alla sua leadership che riceviamo regolarmente per posta ordinaria ed elettronica, ci rallegra particolarmente il numero crescente di richieste di informazioni su come poter visitare il nostro Paese, sui luoghi in cui sia possibile studiare la lingua russa in Italia o su come iscriversi a un’università russa. Ci vengono inoltre proposte iniziative congiunte in ambito culturale e umanitario, nonché progetti economici. Interpretiamo tutto ciò come la voce dell’Italia autentica, di quella che esisteva, esiste e continuerà a esistere indipendentemente da chi occupa gli alti uffici del potere romano. Proprio con quest’Italia, con questi italiani, ci siamo sempre sentiti a nostro agio e abbiamo trovato naturale e agevole collaborare. Ed è proprio grazie a loro che il “filo vitale” delle relazioni russo-italiane ha sempre conservato un carattere amichevole e costruttivo.

Disponiamo di dati sul numero di mercenari italiani che combattono dalla parte di Kiev? La legislazione italiana prevede sanzioni penali per questo tipo di attività? Qual è l’atteggiamento dei comuni cittadini italiani nei confronti dei loro connazionali che si sono arruolati nelle file delle Forze Armate ucraine? 

Ambasciatore Paramonov: Purtroppo, in Italia non è stata ancora compresa la vera natura dell’ideologia aggressiva del nazionalismo ucraino che ha condotto questo territorio dell’ex Unione Sovietica al conflitto fratricida interno del 2014 e che ha reso necessaria, nel 2022, l’attuazione da parte russa dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per porre fine alle sofferenze della popolazione civile del Donbass e della Novorossija. Questa dottrina misantropica, di natura sostanzialmente nazista, sorta poco più di un secolo fa nelle regioni al confine occidentale dell’Impero Russo, dopo il 1991, si è rapidamente diffusa nelle strutture dell’ex Repubblica sovietica ed è stata asservita – dai dirigenti corrotti che hanno preso il potere – alla costruzione della cosiddetta nuova identità ucraina. Questa dottrina, cresciuta come un cancro, diffonde le sue metastasi ovunque riesca ad arrivare.
E il fatto che in Italia tali metastasi siano ormai tutt’altro che rare è dimostrato, per esempio, dalle cerimonie di esaltazione dei collaborazionisti ucraini dell’UPA, dagli eventi organizzati in Parlamento con la partecipazione di combattenti del battaglione neonazista Azov, e dalle attività di reclutamento – da parte di strutture ucraine – di mercenari tra i cittadini italiani per impiegarli nelle Forze Armate ucraine.
Stando a quanto riportato dai mezzi d’informazione, si tratterebbe di alcune decine di “poveri disgraziati”, il cui destino è tutt’altro che invidiabile.

L’Ambasciata mantiene contatti con gli imprenditori italiani che continuano a operare in Russia? Quali ripercussioni hanno avuto sulla loro attività le sanzioni introdotte dall’Unione Europea? Temono di essere inseriti negli elenchi sanzionatori dell’UE? Quanto si è ridotto il volume degli scambi commerciali tra Italia e Russia? Se i russi continuano ad amare il Made in Italy, esistono prodotti russi ai quali gli italiani non intendono rinunciare? 

Ambasciatore Paramonov: Come noto, i primi italiani sono giunti a Mosca già nel XVI secolo. Hanno contribuito a costruire il Cremlino, la Cattedrale della Dormizione e numerosi altri edifici, ma, soprattutto, hanno aperto agli Stati italiani e ai loro sudditi una finestra sulla Russia. Successivamente, nel XVIII secolo, è stato realizzato il grandioso progetto di San Pietroburgo, divenuto un vero e proprio laboratorio per forme potenziali e concrete di cooperazione tra russi e italiani. Anche nelle epoche successive – quella rivoluzionaria, quella sovietica e quella tardo-sovietica – l’interazione non si è mai interrotta, continuando a svilupparsi attraverso i popoli dei due Paesi, le loro attività e i loro destini.
Naturalmente, dopo il 1991, quando i nostri Paesi hanno spalancato l’un l’altro le proprie porte, i legami economici hanno conosciuto una crescita esponenziale e si è verificato un significativo scambio di capitale umano. Questa realtà, per molti aspetti, permane ancora oggi. Tuttavia, l’adesione dell’Italia alle sanzioni illegittime dell’Unione Europea ha trasformato gli imprenditori italiani attivi in Russia in una sorta di “reietti in patria”. Di certo, una situazione del genere non si era mai verificata nel corso della Storia. Durante l’incontro con il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, svoltosi il 14 settembre a Milano, questi imprenditori hanno lamentato il fatto che in Italia vengano create per loro condizioni di gran lunga peggiori rispetto a quelle esistenti in Russia: vengono chiusi i loro conti bancari, vengono frapposti ostacoli fittizi di ogni genere allo svolgimento delle loro attività imprenditoriali e si arriva quasi a considerarli “nemici del popolo” e dell’Italia. Eppure, sono in molti qui in Italia a ritenere che l’economia russa e quella italiana siano perfettamente complementari.
Constatiamo che una parte sempre più ampia dell’opinione pubblica italiana, compresi gli ambienti imprenditoriali, si chiede quanto l’attuale linea antirussa del proprio Governo corrisponda effettivamente agli interessi della popolazione. Gradualmente, l’Italia comincia a riprendere coscienza della realtà e a rendersi conto del prezzo sproporzionato pagato per aderire alla politica sanzionatoria di Bruxelles nei confronti del nostro Paese.
Occorre comprendere con chiarezza che l’economia russa non dipende certo dall’Italia che, per noi, non è certo insostituibile: la maggior parte dei prodotti precedentemente importati dalla Penisola è stata felicemente sostituita da beni di produzione nazionale o da forniture provenienti da Paesi terzi amici. Al contempo, la competitività dell’economia italiana continua a diminuire rispetto a quella degli altri grandi produttori europei e mondiali.
È emblematico che persino la celebre industria automobilistica italiana, rappresentata dal gruppo FIAT – un tempo vera e propria spina dorsale dell’industria nazionale e principale motore del cosiddetto «miracolo economico italiano» – negli ultimi anni stia di fatto abbandonando l’Italia, trasferendo una quota crescente delle proprie capacità produttive in altri Paesi e, al tempo stesso, ceda quote del mercato interno a produttori stranieri, cinesi compresi.

Si registrano casi di discriminazione o di violazione dei diritti dei nostri connazionali? Le autorità italiane frappongono ostacoli all’attività delle rappresentanze russe? 

Ambasciatore Paramonov: Si deve riconoscere che, negli ultimi tempi, l’Italia non può più essere considerata un approdo confortevole e ospitale per gli stranieri, indipendentemente dalla loro nazionalità. In primo luogo, il Governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni sta progressivamente inasprendo, anno dopo anno, le norme che disciplinano il soggiorno dei cittadini di Paesi terzi sul territorio nazionale. In secondo luogo, le condizioni socioeconomiche all’interno dell’Italia stessa continuano a deteriorarsi: l’inflazione aumenta, il sistema sanitario attraversa una profonda crisi e la pressione fiscale è in costante crescita. È significativo che i giovani economicamente attivi aspirino sempre più spesso a trasferirsi a lavorare all’estero. Si aggrava, inoltre, la situazione della criminalità di strada e della microcriminalità, con rapine e furti nelle abitazioni.
Va notato, a tale riguardo, che i reati commessi ai danni di cittadini stranieri vengano indagati dalle forze dell’ordine locali con assai minore sollecitudine rispetto a quelli di cui sono vittime i cittadini italiani. Al contempo, le autorità italiane prima arrestano e poi rimettono in libertà criminali, anche pericolosi, ricercati a livello internazionale dalle autorità russe preposte all’applicazione della legge. Viceversa, qui vengono eseguiti con particolare zelo i mandati di arresto e le richieste di estradizione che gli Stati Uniti avanzano nei confronti dei cittadini russi.
Va inoltre tenuto presente che le condizioni imposte dalle autorità locali ai cittadini russi si distinguono spesso per un rigore ingiustificato: vengono introdotte verifiche supplementari per l’apertura di conti bancari e si prolungano artificiosamente i tempi di esame delle domande relative ai servizi amministrativi ordinari, indispensabili per la vita quotidiana nel Paese.
Gli episodi di aggressione ai danni dei nostri cittadini e dei russofoni in generale provengono da esponenti della diaspora ucraina. Proprio di recente siamo venuti a conoscenza del pestaggio di una ragazza di diciotto anni, in possesso di cittadinanza russa e italiana, aggredita da cittadini ucraini per il solo fatto che parlava… russo. L’accaduto è attualmente oggetto d’indagine da parte delle autorità competenti.
I nostri connazionali residenti in Italia hanno comunque sempre la possibilità di fare ritorno al proprio porto sicuro, alla loro patria, la Russia, autonomamente oppure nell’ambito del Programma statale di assistenza al rimpatrio volontario di connazionali residenti all’estero, a cui aderiscono ogni anno sempre più concittadini provenienti dall’Italia.

Siete al corrente di eventuali tentativi di limitare il rilascio del visto italiano ai cittadini russi o di possibili pressioni esercitate in tal senso su Roma? 

Ambasciatore Paramonov: Sappiamo tutti che l’Italia, in quanto Stato membro dell’Unione Europea, ha perso una parte significativa della propria sovranità ed è tenuta a conformarsi alle disposizioni di Bruxelles. Nella capitale europea s’intensifica il dibattito sulla necessità d’introdurre ulteriori restrizioni in materia di visti per i cittadini russi, fino a ipotizzare il totale divieto di rilasciarli. Considerata la linea antirussa dell’attuale Commissione Europea, non si può escludere l’adozione di misure ancora più restrittive in materia di visti.
Naturalmente, l’Italia sarà costretta ad adeguarsi, nonostante il Ministero degli Affari Esteri italiano abbia cercato, almeno fino a tempi recenti, di mantenere un certo margine di flessibilità, seguendo il principio, ben noto ai russi, ma applicabile altresì all’Italia, secondo cui «il rigore delle leggi è compensato dalla non obbligatorietà della loro applicazione».

Considerando che nel 2027 si terranno in Italia le elezioni parlamentari, esiste la possibilità che figurino nelle istituzioni rappresentanti di un «partito del realismo, del buon senso e del pragmatismo»? Che cosa potrebbe incoraggiare le autorità italiane a compiere passi responsabili in direzione di un rilancio dei rapporti con la Russia?

Ambasciatore Paramonov: Il celebre viaggiatore italiano Marco Polo, vissuto tra il XIII e il XIV secolo, molto prima dell’attuale drammatica epoca e persino dell’unificazione dell’Italia, aveva indicato al Paese la possibilità di scoprire la propria dimensione eurasiatica, il cammino verso Oriente, fino alla Cina, attraverso gli sconfinati territori della Grande Eurasia. Oggi, si tratta di spazi ormai ampiamente abitati, sviluppati e dotati di infrastrutture, sempre disponibili al dialogo e alla cooperazione, che si tratti di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e così via.
Il mio consiglio alle forze costruttive italiane, di qualsiasi orientamento siano, è di guardare con occhi nuovi all’eredità del grande veneziano, ampliando i propri orizzonti geopolitici e ideologici, e puntando su una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa coi nuovi centri mondiali di crescita nel vasto spazio eurasiatico: è uno spazio che è sempre più integrato sul piano istituzionale, organizzato sul piano economico e interconnesso sul piano territoriale.

 

Ambasciata della Federazione Russa in Italia – 12/10/2026

Risposte dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Alexey Paramonov alle domande dell’agenzia TASS


Sharing