| Sono finora quattro le udienze dell’incidente probatorio che si sono tenute nell’ambito del procedimento per le presunte violenze che sarebbero avvenute nell’Istituto Penale per Minorenni “Beccaria” di Milano, che vede contestati molteplici reati quali maltrattamenti, violenze, lesioni, falsi e tortura da parte di 41 indagati, che ricoprivano posizioni apicali e di servizio nell’istituto nel periodo intercorso tra il mese di novembre 2021 fino a marzo 2024 ai danni di 33 ragazzi, molti dei quali minorenni al momento dei fatti.
Un procedimento che riscontra alcune difficoltà rispetto alle persone offese e all’intensità delle loro condizioni di vulnerabilità. Non tutti i ragazzi sono stati reperiti, non tutti sono assistiti da un difensore e molti di loro permangono in spazi di custodia (IPM, carcere, CPR, REMS).
Nel corso dell’ultima udienza sono stati ascoltati 2 minori in modalità protetta. Antigone era presente come parte offesa. Sebbene ogni ragazzo faccia storia a sé, le prime quattro audizioni hanno tratteggiato alcuni elementi che sarebbero ricorrenti: le violenze contestate sarebbero infatti state agite da parte di un gruppo di agenti (e mai in un conflitto a due) che accompagnavano il ragazzo fuori dalla cella, fuori dal reparto, spesso in spazi non ripresi dalle telecamere di sicurezza. In svariati episodi, dopo l’azione, il ragazzo poteva essere tenuto in isolamento (per un tempo breve come alcune ore, o lungo) e poi spesso trasferito in seguito presso un altro IPM. Gli episodi, nelle parole dei ragazzi, partono sempre da piccoli pretesti. Nell’udienza di ieri un ragazzo ha riferito di aver chiesto di poter acquistare una cioccolata calda alla macchinetta, l’altro ha riferito di essere stato ammanettato a un rubinetto.
Ogni udienza racconta una vita quotidiana fatta di de-umanizzazione. I ragazzi riferiscono non solo le violenze e gli abusi subiti, ma anche uno spaccato di una vita detentiva scandito da somministrazione di farmaci, privazioni, assenza di progettualità, oltre alle drammatiche violenze riferite.
Ancora una volta ci appelliamo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché il governo, in caso di processo, si costituisca parte civile. |