Brescello: il decennale che nessuno ha voluto ricordare

Mentre la politica reggiana celebrava con cerimonie ufficiali i dieci anni dal maxiprocesso Aemilia, un altro anniversario veniva lasciato passare in silenzio: quello dello scioglimento del Comune di Brescello, deciso nell’aprile 2016. Un processo si ricorda, la prima amministrazione dell’Emilia Romagna sciolta per condizionamento mafioso no.

Il paese porta ancora addosso l’amaro di quella vicenda. C’è chi pensa che non andasse sciolto, chi crede sia stato scelto perché “famoso” per Peppone e Don Camillo, chi ammette semplicemente che la mafia “c’è qui come altrove”. Eppure gli elementi della relazione che portò allo scioglimento non erano deboli: incrociati con le sentenze dell’inchiesta “Grimilde”, arrivate anni dopo, risultano fondati.

Sulla base di quella relazione, nel giugno 2023 è stato notificato un avviso di fine indagini agli ex sindaci di Brescello. La Dda di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ottobre 2024, ma il 18 marzo 2025 la gup Roberta Malavasi ha deciso il non luogo a procedere: il fatto non sussiste. Quella motivazione, però, andrebbe letta per intero: ripercorre l’affermarsi dell’associazione mafiosa nel paese e precisa che l’esclusione della responsabilità penale non cancella le responsabilità politiche, etiche e morali per l’incontestato consolidamento della ’ndrangheta a Brescello.

È da quelle responsabilità che la narrazione pubblica ha cominciato a deviare. Intervistato a Decoder (Telereggio), il segretario provinciale del Pd Massimo Gazza ha detto che “da un punto di vista storico” è difficile giustificare il commissariamento di un Comune quando i principali protagonisti amministrativi “sono stati assolti dalla giustizia”. Che i cittadini abbiano vissuto il commissariamento come una sentenza senza colpevoli è comprensibile; che lo stesso equivoco riaffiori nelle parole di un segretario di partito è più significativo, perché ignora le responsabilità politiche che il giudice aveva invitato a vagliare, non essendo suo compito farlo.

Il commissariamento è un provvedimento amministrativo preventivo, proposto dalla prefettura ed emesso dal ministero dell’Interno, non un atto giudiziario, e richiede una soglia di accertamento più bassa rispetto a un rinvio a giudizio o a una condanna. Che strumenti con presupposti diversi arrivino a esiti diversi non è una contraddizione ma la normalità, confermata dalle sentenze del giudice amministrativo che hanno respinto le richieste di annullamento del decreto di scioglimento. Confonderli serve solo a fare confusione.

Due anni di commissariamento non sono serviti a rianimare la partecipazione al voto, passata dal 77,2% del 2009 al 50% del 2023: alle ultime comunali un cittadino su due ha scelto di non votare. E la Commissione Mista per la Legalità, riunita una sola volta nel 2026, non ha discusso né i fuochi d’artificio sparati da un individuo in piazza che, con arrogante impunità, festeggiava la fine degli arresti domiciliari, né i sospetti roghi dolosi tornati a manifestarsi. Episodi che per il momento non hanno interessato Brescello, ma che potrebbero costituire un elemento di dibattito necessario all’interno della Commissione.

“Abbiamo sconfitto il nazifascismo e sconfiggeremo allo stesso modo la mafia”, qualcuno ha detto. Ma il paragone regge sempre meno: la lotta al nazifascismo poté contare su una comunità coesa, capace di riconoscersi e organizzarsi, mentre oggi manca proprio quel tessuto identitario che servirebbe a fare fronte comune contro la ’ndrangheta. Il rischio, dieci anni dopo, non è il ritorno delle stesse facce della ’ndrangheta, ma che il commissariamento sia stato usato come un anestetico per tacere il problema, senza mai cercarne una vera cura.

La politica locale celebra i successi della magistratura ma non fa i conti con Brescello. Forse perché ricordare vorrebbe dire spiegare, e spiegare, a differenza di confondere, richiede il coraggio di decidere cosa fare. Il silenzio, dieci anni dopo, è la confessione di resa più disarmante.

Movimento Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia (26/10/2026)