75 anni fa l’Armata Rossa liberava Auschwitz

Nel documento diffuso dal Partito Comunista Portoghese, il lucido ricordo del ruolo fondamentale svolto dall’Unione Sovietica nella liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dei comunisti di tutta Europa nella sconfitta del mostro nazifascista insieme alla denuncia delle vergognose speculazioni che accomunano le destre fasciste e reazionarie e la “sinistra imperiale” (di cui fa parte anche il gruppo europarlamentare del PD firmatario di un’immonda risoluzione all’insegna del più sfacciato revisionismo storico) tendenti a mettere sullo stesso piano le belve hitleriane e i loro collaborazionisti, responsabili della guerra e degli immani massacri di ebrei, rom, soldati dell’Armata Rossa, comunisti e altri oppositori politici, e chi, con il sacrificio di decine di milioni di suoi soldati e civili, ha contribuito in modo decisivo alla vittoria della civiltà contro la barbarie del fascismo e dei suoi crimini. (MG) 

Sono passati 75 anni dalla liberazione da parte dell’esercito sovietico del campo di concentramento nazista di Auschwitz, dove più di un milione e centomila esseri umani furono assassinati sistematicamente – nelle camere a gas, per fame e malattie, con fucilazioni e torture.

Nel celebrare questa data, il PCP ricorda il ruolo decisivo e indimenticabile dell’URSS, del popolo sovietico e della sua Armata Rossa, nella sconfitta di Hitler e del nazi-fascismo, l’espressione storica più violenta e terroristica del capitalismo. Gli epici sacrifici del popolo sovietico nella Seconda Guerra Mondiale – con i suoi oltre 20 milioni di morti -, che portarono alla liberazione dei popoli e dei lavoratori dalla barbarie nazifascista, non saranno mai dimenticati.

Nei campi di concentramento nazisti furono sterminati milioni di esseri umani, per lo più prigionieri di guerra e civili sovietici, ebrei, slavi, tra gli altri. Ma i campi di concentramento nazisti erano anche campi di lavoro forzato al servizio dei grandi monopoli tedeschi – IG Farben, Krupp, Siemens, AEG e altri – che avevano giocato un ruolo decisivo nell’ascesa di Hitler e del nazismo al potere. Campi in cui lo sfruttamento del lavoro umano è stato portato all’estremo – fino alla morte – e dove quelli ritenuti inadatti al lavoro sono stati crudelmente eliminati.

Nessuna campagna di menzogne ??e falsificazione storica potrà mai cancellare il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica e dei Comunisti, che hanno guidato la Resistenza e la lotta che ha sconfitto il nazifascismo a costo di indicibili sacrifici.

Lotta contro il fascismo, in cui si inserisce la lotta del Partito Comunista Portoghese per la libertà e la democrazia, contro la dittatura fascista in Portogallo, che ha oppresso il popolo portoghese per quasi mezzo secolo, ha liquidato le libertà più elementari, ha condannato il nostro paese all’arretratezza e alla miseria, ha represso, torturato e assassinato, ha condotto guerre coloniali criminali.

I comunisti furono le prime vittime del fascismo. E’ stato in nome dell’anticomunismo che gran parte della classe dominante ha concepito e sostenuto l’ascesa e la brutalità del fascismo, e non solo, nei paesi – come il Portogallo – dove è salito al potere. Una connivenza che aveva un chiaro segno di classe, inseparabile dal desiderio di vedere il nazifascismo schiacciare il movimento operaio e i partiti comunisti, salvare il capitalismo da una profonda crisi e attaccare e distruggere l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Le responsabilità dei gruppi monopolistici e delle potenze occidentali nell’ascesa del fascismo e nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono evidenti nel tradimento della Repubblica democratica spagnola, nell’abbandono alla loro sorte dei popoli che furono le prime vittime delle aggressioni fasciste – come l’Etiopia, la Cina e l’Austria – o alla Conferenza di Monaco del settembre 1938, con la collaborazione aperta del Regno Unito e della Francia con Hitler e Mussolini nello smembramento della Cecoslovacchia. Ciò ha avuto una sua espressione anche nella resa e nel collaborazionismo della Francia di Vichy.

La connivenza del grande capitale con il fascismo è continuata, dopo la seconda guerra mondiale, con la promozione di un’alleanza anticomunista guidata dagli Stati Uniti – di cui è esempio la trasformazione del Portogallo fascista in un alleato e membro fondatore della NATO -, con l’obiettivo di contenere e far regredire i progressi storici ottenuti nella liberazione sociale e nazionale dai popoli nel dopoguerra. Migliaia di nazifascisti e di loro collaboratori sono stati messi al servizio di campagne anticomuniste e reti di sovversione e terrorismo – come “Gladio” – create dall’imperialismo statunitense e dai suoi alleati in tutto il mondo. In numerosi paesi, come la Repubblica Federale Tedesca, costoro sono stati collocati in importanti posizioni di potere. È con questi mezzi e con il sostegno aperto e nascosto dell’imperialismo che le forze che emergono oggi, in diversi paesi dell’Europa orientale – come in Ucraina o nelle repubbliche baltiche – riabilitano il fascismo e glorificano apertamente i collaboratori con il nazismo, mentre distruggono i monumenti e la memoria delle truppe sovietiche, mettono fuorilegge i partiti comunisti e perseguitano i comunisti e gli altri democratici.

Come dimostra la storia, dietro l’anticomunismo si nascondono le concezioni e le intenzioni più reazionarie e antidemocratiche.

La riabilitazione del fascismo e dei suoi crimini non è nuova, come attesta, ad esempio, la visita del presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e del cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Helmut Kohl, al cimitero delle “SS” (truppe d’assalto naziste) a Bitburg, nel 1984. Ma le campagne per imbiancare il fascismo, banalizzare l’ideologia fascista, la menzogna e la falsificazione storica, ottengono oggi una dimensione senza precedenti – di cui è parte la vergognosa risoluzione anticomunista adottata dal Parlamento europeo lo scorso settembre o l’inaccettabile iniziativa di creare in Portogallo un “museo” dedicato al dittatore Salazar.

Queste campagne dimostrano che, come nel XX secolo, settori del grande capitale stanno ora scommettendo nuovamente sull’attacco alle libertà, alla democrazia, alla sovranità, con la violenza e la guerra, per cercare di superare la crisi strutturale del capitalismo e fermare l’inevitabile resistenza del lavoratori e popoli di fronte all’assalto di questo brutale sistema di oppressione e sfruttamento. Particolarmente cinica e perversa è la campagna per cercare, in nome della giusta condanna della crudele persecuzione nazista nei confronti degli ebrei, di giustificare i crimini del regime sionista israeliano contro il popolo palestinese e l’occupazione violenta e illegale dei territori palestinesi.

In un momento in cui l’umanità si trova di nuovo di fronte alla minaccia del fascismo e della guerra, il PCP, alzando lo stendardo della pace e della verità, della lotta contro le menzogne ??e la falsificazione storica, contro il fascismo e la guerra, fa appello alla coscienza e alla mobilitazione dei democratici e degli antifascisti perché mai più si ripetano Auschwitz e gli orrori del nazifascismo e della guerra.

Nota dell’Ufficio Stampa del Partito Comunista Portoghese

da http://www.pcp.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-75_anni_fa_larmata_rossa_liberava_auschwitz/82_32898/

18 Dicembre 1940. Come Hitler voleva sterminare i russi e come l’URSS cancellò i nazisti

Il 18 dicembre 1940, il leader della Germania nazista, Adolf Hitler, autorizzò l’operazione Barbarossa, una campagna per conquistare la parte europea dell’Unione Sovietica

Fin dall’inizio l’Unione Sovietica voleva evitare una guerra. Negli anni precedenti l’invasione nazista, Mosca e Berlino avevano firmato una serie di accordi politici ed economici. Pertanto, nel paese comunista molti credevano che un conflitto armato su larga scala tra i due paesi fosse quasi impossibile. Tuttavia, l’alto comando dell’esercito tedesco iniziò a elaborare meticolosamente un piano di aggressione contro l’URSS già nell’estate del 1940 .

Le peggiori aspettative si realizzarono il 22 giugno 1941 quando i nazisti iniziarono l’operazione Barbarossa. Le forze dei paesi dell’Asse – quasi tre milioni di truppe – invasero il territorio dell’URSS aprendo il fronte orientale della seconda guerra mondiale . La lotta della popolazione del paese comunista per la sua indipendenza, e persino la sua sopravvivenza, divenne nota come la Grande Guerra Patriottica . In quella guerra, l’URSS avrebbe poi perso 27 milioni di cittadini , molti dei quali civili.

I nazisti avevano in programma di raggiungere la linea Arjánguelsk-Astrakhan spostando le forze sovietiche verso gli Urali. Le battaglie che hanno avuto un ruolo decisivo nell’incapacità di raggiungere quella linea includono la difesa della fortezza di Brest – nell’odierna Bielorussia – che distrasse una quantità significativa di forze della Wehrmacht e rifiutò di capitolare per più di Un mese, ha spiegato lo storico russo e professore all’università europea di San Pietroburgo, Nikita Lomaguin.

Altre importanti battaglie che impedirono ai nazisti di raggiungere i loro obiettivi nell’ambito dell’Operazione Barbarossa includono la battaglia di Leningrado – ora chiamata San Pietroburgo – che si concluse con un assedio che causò la morte tra 600.000 e 1,5 milioni. La battaglia di Mosca e la battaglia di Stalingrado furono due momenti chiave che cambiarono il corso della guerra, ha aggiunto.

L’avanzata massima delle forze tedesche e delle truppe dei loro paesi complici fu nel fiume Volga a Stalingrado . Speravano anche di avanzare ulteriormente nella parte settentrionale del paese comunista, ma le truppe finlandesi non agirono così attivamente come voleva Berlino. Questo è uno dei motivi per cui l’assedio di Leningrado non è culminato nella capitolazione della città. Helsinki era sotto la pressione anglo-americana, quindi non partecipò debitamente alla battaglia, ha ricordato Lomaguin.

Cosa sarebbe successo se il piano Barbarrossa avesse avuto successo?

Se l’offensiva fosse stata conforme al piano Barbarossa, le seguenti azioni della Germania nazista nei territori conquistati sarebbero regolate dal Piano generale orientale . L’obiettivo era quello di sradicare una parte considerevole della popolazione dell’Europa orientale , compresa la parte europea dell’URSS. La portata dello sterminio deliberato comprendeva il 75% della popolazione. La maggioranza sarebbe stata soppressa fisicamente, mentre il resto sarebbe stato deportato in Siberia.

I nazisti credevano che i popoli slavi appartenessero a una razza inferiore ai tedeschi. L’intera strategia del nazismo si concentrò sulla vittoria in quella guerra e sulla distruzione dell’Unione Sovietica come Stato. Nel frattempo, Berlino voleva sfruttare la ricchezza naturale del paese comunista come petrolio e risorse minerarie.

La politica di sterminio dei popoli dell’Unione Sovietica faceva parte dei piani del Terzo Reich di espandere lo spazio abitativo – Lebensraum – del popolo tedesco. Coloro che evitavano la morte sarebbero stati germanizzati e sarebbero diventati schiavi della razza superiore. Coloro che appartenevano all’etnia tedesca avrebbero popolato le aree conquistate. L’espansione nei territori di Polonia , Cecoslovacchia e URSS era conosciuta come la spinta verso est – Drang nach Osten -.

Durante l’occupazione nazista dell’Unione Sovietica, il Terzo Reich ha attuato il ‘Piano di fame’ che mirava a privare del cibo cittadini e prigionieri di guerra sovietici. L’esercito nazista avrebbe dovuto alimentare la produzione locale, privando la popolazione delle aree occupate di cibo. Un altro modo per sterminare i civili sovietici era il massacro. I nazisti riuscirono a portare a termine il loro piano vile solo parzialmente prima di essere espulsi dal territorio dell’URSS.

Perché l’operazione Barbarossa fallì?

“Il fallimento del piano Barbarossa era principalmente dovuto al fatto che i nazisti sottovalutavano l’Unione Sovietica come un avversario militare. I guerrafondai del Terzo Reich credevano che il popolo non avrebbe sostenuto il governo sovietico. In breve, i tedeschi hanno sopravvalutato le loro possibilità nell’offensiva contro il paese comunista”, ha evidenizato Lomaguin.

I nazisti erano così arroganti perché avevano appena raggiunto i confini dell’URSS subito dopo la loro marcia trionfale attraverso l’Europa in cui ogni paese cadde nell’avanzata nazista quasi senza resistere.

Credevano che sarebbero emersi vittoriosi in questa nuova offensiva, ma non potevano nemmeno immaginare cosa li aspettasse una volta varcato il confine dell’Unione Sovietica. Non si aspettavano di affrontare una resistenza così feroce , ha spiegato lo storico.

“Il piano era di lanciare una guerra lampo contro il paese comunista, ma in realtà la Wehrmacht non era preparata né per le grandi distanze né per le condizioni meteorologiche avverse dell’inverno russo o per una nuova situazione con la logistica” , ha precisato.
Un altro grosso problema per gli invasori era la guerriglia che formavano i partigiani alle loro spalle con il sostegno di Mosca. I partigiani iniziarono a svolgere operazioni all’interno delle linee nemiche, il che peggiorò la situazione per l’esercito nazista.

I guerrafondai di Berlino, inoltre, non si aspettavano che Mosca entrasse a far parte di una coalizione insieme ai paesi occidentali. I nazisti, sicuramente, credevano che i bolscevichi non avrebbero cooperato con paesi come il Regno Unito o gli Stati Uniti . L’unica cosa che potevano presumere è che questa cooperazione sarebbe molto limitata, ha sottolineato. Tutto ciò spiega perché il piano Barbarossa fin dall’inizio era destinato a fallire.

“Il fatto che Mosca sia riuscita a consolidare le forze all’interno del paese è dovuto al fatto che evidentemente i soldati sovietici furono disposti a combattere per la propria patria e determinarono il vantaggio dell’URSS nel conflitto contro la Germania nazista”, ha concluso Lomaguin.

Fonte Articolo