Le sette ragioni per cui Zelensky è in crisi

In Ucraina disertori e renitenti alla leva fuggono dalla guerra ma vengono fermati al confine

Il presidente dell’Ucraina registra crescenti insuccessi politici e militari. Paragona Putin a Hitler, evocando similitudini con lo sterminio degli ebrei e suscitando l’indignazione di Israele. Nel frattempo Zelensky mette fuorilegge i partiti filorussi. E così avvantaggia la propaganda russa.

Che il presidente ucraino Zelensky fosse in crisi lo si era capito da diversi segnali.
  • In primo luogo la Nato e lo stesso Biden avevano detto di no all’allargamento del conflitto che deriverebbe dall’applicazione della “no fly zone”. In questo momento la superiorità aerea russa determina uno svantaggio insostenibile per le forze armate ucraine che vengono regolarmente colpite dal cielo, così come fece la Nato in Kosovo che, in oltre settanta giorni di martellamento aereo, riuscì a fiaccare la resistenza dei serbi. Con la differenza, rispetto al Kosovo, che la Russia ha una presenza sul campo di mezzi blindati e una forza terrestre imponente.
  • In secondo luogo la caduta di Mariupol in mano ai russi ha mandato in crisi la narrazione di Zelensky che dava in difficoltà i russi. Zelensky intimava loro di consegnare le armi. La realtà è l’esatto opposto e a consegnare le armi sono i soldati ucraini che lasciano Mariupol, dopo averla difesa con il battaglione Azov, un corpo scelto in cui militano esponenti di estrema destra più che mai motivati non solo militarmente ma anche ideologicamente nel dare filo da torcere ai russi. Mariupol è strategica in quanto collega il Donbass alla Crimea, consentendo al Donbass l’affaccio al mare, cosa indispensabile per i suoi prodotti industriali. La caduta di Mariupol ha segnato una caduta verticale della credibilità di Zelensky che parlava di vittorie militari mentre in realtà stava perdendo.
  • In terzo luogo Zelensky sta costringendo la popolazione maschile (dai 18 ai 60 anni) a rimanere in Ucraina, mentre crescono i casi di disertori e renitenti alla leva che rischiano la vita pur di abbandonare l’Ucraina. Zelensky punta alla retorica militare: “Stiamo dimostrando di saper combattere” (Rainews 20/3/2022). Ma la superiorità militare dei russi è schiacciante. Zelensky, nel mentre invita i volontari da tutto il mondo a combattere per la “giusta causa”, dall’altra non lascia liberi di andare via coloro che in questa “giusta causa” non credono e cercano di mettersi in salvo.
  • In quarto luogo è emerso in questi giorni un uso esagerato e propagandistico dell’informazione volto ad equiparare Putin a Hitler, tanto che Israele ha dovuto prenderne le distanze da Zelensky, ritenendo inopportuno e offensivo il paragone fra lo sterminio degli ebrei e quello che sta facendo la Russia. L’uso dell’esagerazione propagandistica, finalizzata ad acquisire consensi per un allargamento del conflitto, sta diventando una costante che mette in pericolo la credibilità complessiva dell’informazione militare ucraina, spesso non verificabile.
  • In quinto luogo è notizia recente che Zelensky ha messo fuorilegge in Ucraina i partiti considerati filo-russi, dando un serio colpo all’immagine “democratica” con cui l’Ucraina viene presentata, in opposizione all’autoritarismo di Putin. A ciò si aggiunge un controllo senza precedenti sui mezzi di informazione televisiva dell’Ucraina. (1)
  • In sesto luogo non è per nulla chiaro quali siano le proposte che l’Ucraina porta al tavolo dei negoziati di pace. Putin è chiaro nel definire i suoi tre obiettivi: neutralità, Crimea e Donbass. Zelensky non si capisce cosa voglia e cosa non voglia (2). Va avanti a zig zag, sperando che i successi militari delle sue forze armate gli diano più potere negoziale. Successi che non arrivano: al contrario perde il controllo delle città strategiche come Mariupol e di larghe fette del territorio. Con il risultato quindi, fino a ora, di vedere indebolita la sua forza contrattuale. E’ un leader in crisi che punta stupidamente a dimostrare una superiorità militare inesistente, illudendo il popolo pur di farlo combattere fino al sacrificio estremo, mentre dovrebbe acquisire la simpatia dell’opinione pubblica internazionale con una strategia completamente diversa. E quando tenta quest’ultima strada lo fa in modo maldestro, con esagerazioni propagandistiche che da cui prendono le distanze le persone con un briciolo di memoria storica (paragonando il suo popolo a quello ebreo nei campi di concentramento si è inimicato persino Israele)
  • In settimo luogo la consegna delle armi occidentali all’esercito ucraino si sta rivelando un flop: i governi europei non sanno come consegnare le armi a Kiev. Non appena varcassero le frontiere, i convogli verrebbero colpiti da una pioggia di missili. E già le prime avvisaglie ci sono state. L’idea di presentare Zelensky “rafforzato” con l’aiuto militare occidentale si sta rivelando più che altro come una tesi consolatoria perché quelle armi non stanno arrivando, senza una no fly zone che ne consenta il transito. E quindi Zelensky, come nel gioco dell’oca, ritorna a chiedere una no fly zone che la Nato e Biden rifiutano di dare. E’ persino superfluo sottolineare quanto questo giochi ai fini della caduta di credibilità di Zelensky. Il sostegno dell’Occidente appare più che altro un sostegno politico ma non si traduce con un sostegno militare effettivo.

La strategia di Zelensky si sta rivelando una strategia che risponde all’ala nazionalista del suo mondo politico che antepone la questione dei confini ad ogni altra considerazione: l’Ucraina deve comprendere Donbass e Crimea. E questo deve essere perseguito con una strategia di sacrificio estremo per il fronte interno e di allargamento del conflitto con il coinvolgimento della Nato, sul fronte internazionale. Questo nazionalismo di Zelensky lo rende diverso dall’immagine che da più parti viene proiettata sul leader ucraino, finalizzata a farlo somigliare a un comandante partigiano.

E adesso tiriamo le somme: riuscirà Zelensky a conseguire successi sul fronte interno ed internazionale?

E’ difficile fare previsioni, gli scenari possono cambiare per fattori esogeni e attualmente non prevedibili, ma alcuni elementi per valutare sono già disponibili.

  • Sul fronte internazionale Zelensky ha già perso perché non ha incassato un consenso totale della Nato. Come si è visto, vi è stato un ripetuto “no” dell’Occidente all’allargamento del conflitto.
  • Sul fronte interno non ha grandi speranze di successo. La riconquista del Donbass e della Crimea (persi già militarmente nel 2014) sono una chimera a cui può credere solo un’opinione pubblica interna illusa da una forte ubriacatura nazionalista. E la strategia comunicativa di Zelensky punta a rafforzare proprio quest’ultima.

Questa guerra è dunque una carneficina senza senso?

Non esattamente. Ciò che infatti si sta mettendo in moto, con una terribile guerra di cui Putin porta la primaria responsabilità e che come pacifisti non ci stancheremo di condannare, è il giro d’affari del complesso militare industriale che sfrutta la crisi ucraina (e il sacrificio di un popolo) come utile palcoscenico su cui chiedere e ottenere tutto ciò che vuole. Il giorno in cui gli ucraini scopriranno di essere stati usati e abbandonati per far salire i profitti delle industrie belliche, comprenderanno anche che Zelensky è stata l’utile pedina per un’inutile strage.

Siamo di fronte a una guerra che va conclusa al più presto con un ragionevole compromesso che non sacrifichi la libertà del popolo ucraino e tenga conto delle esigenze di sicurezza del popolo russo. Continuare questa guerra è insensato per il popolo mentre ha molto senso per i padroni della guerra di cui cantava Bob Dylan in Master of war.

Mai come ora risuonano alla mente le provocatorie parole di Bertolt Brecht:

“Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico”. 

 

Note: (1) Informazione a senso unico e concentrata sul conflitto 24 ore su 24. L’ultimo decreto firmato dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e giustificato con lo stato di guerra nel quale si trova il Paese ha riportato le opposizioni nel Paese a criticare il capo dello Stato che ha deciso di unificare tutti i canali televisivi ad un’unica piattaforma di “comunicazione strategica”. (Il Fatto Quotidiano, 20/3/2022)

(2) Nonostante la comunicazione ambigua dell’Ucraina nelle trattative di pace, emerge quella che è la volontà reale: riportare i confini dell’Ucraina a quella che era la situazione prima del 2014. La strategia di Zelensky è quella cioè di riprendere il controllo militare della Crimea e del Donbass (aree notoriamente filorusse), spalleggiato dalla Nato, a cui chiede l’adesione. Una volta ottenuta l’adesione alla Nato può lanciarsi alla conquista della Crimea e del Donbass ottenendo il soccorso militare degli alleati (sfruttando l’articolo 5 del trattato Nato) nel caso in cui la Russia reagisca militarmente.

Alessandro Marescotti

21 marzo 2022

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