La Cina risponde alle esternazioni di Mike Pompeo su Hong Kong

Il 3 dicembre, durante una conferenza stampa ordinaria, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha risposto alle affermazioni del segretario di Stato Usa Mike Pompeo sulla Dichiarazione congiunta tra Cina e Gran Bretagna relativa alla questione di Hong Kong. Hua Chunying ha sottolineato che la politica fondamentale e le spiegazioni presentate dal testo della Dichiarazione sulla questione di Hong Kong rappresentano una posizione decisa e assunta unilateralmente dalla Cina su affari puramente interni e non sono il risultato di un negoziato. La Costituzione cinese e la legge fondamentale costituiscono la base su cui poggia la politica di “Un paese due sistemi”, e non la Dichiarazione congiunta.

Secondo le ultime notizie, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha definito la Dichiarazione congiunta di Cina e Gran Bretagna un “Trattato” registrato e autorizzato dalle Nazioni Unite, e ha auspicato che gli impegni elencati nel documento non diventino lettera morta chiedendo alla Cina di rispettare il principio della politica “Un paese due sistemi”. Hua Chunying risposto con queste parole: “Non so se Mike Pompeo abbia letto la Dichiarazione congiunta di Cina e Gran Bretagna, né se sia a conoscenza di quanti e quali siano gli articoli elencati e i contenuti trattati. La base giuridica su cui si fonda l’applicazione della politica di “Un paese due sistemi” a Hong Kong sono la Costituzione e la Legge fondamentale, non la Dichiarazione congiunta. Inoltre ci chiediamo a quale titolo gli Usa parlino di questo documento sottoscritto da Cina e Gran Bretagna”.

La portavoce ha poi ricordato il numero elevato di sparatorie avvenute negli Stati Uniti nei primi otto mesi dell’anno corrente (34.916 con 9.214 morti) affermando che gli Usa sono l’unico Paese industriale sviluppato privo di una legge a garanzia del salario e dei diritti delle donne in maternità e insieme l’unica tra le economie sviluppate che non garantisce ferie retribuite agli operai. “Forse anche i cittadini degli Stati Uniti hanno bisogno di democrazia, libertà e diritti umani? I politici americani dovrebbero riflettere di più sugli affari interni del loro Paese”, ha concluso Hua Chunying.

di Radio Cina Internazionale

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_cina_risponde_alle_esternazioni_di_mike_pompeo_su_hong_kong/82_32026/

 

Diciamo a Mike Pompeo: “Gli insediamenti israeliani violano le leggi internazionali!”

Giorni fa Mike Pompeo, Segretario di Stato USA, ha dichiarato che gli Stati Uniti non considerano più le colonie israeliane in Cisgiordania illegittime, ossia contrarie al diritto internazionale. Qualche ora dopo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha approvato il disegno di legge che permetterà a Israele di annettersi la Valle del Giordano, adempiendo a una promessa già manifestata durante la recente campagna elettorale.

Ma la storia ci ricorda che …

Nel 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione n. 181 del 29 novembre, aveva decretato la divisione della Palestina in due Stati, prevedendo uno status speciale per la città di Gerusalemme. Da allora le Nazioni Unite sono intervenute più volte mediante numerose e importanti Risoluzioni, come quelle n. 242 del 22 novembre 1967, n. 338 del 22 ottobre 1973 e n. 465 del 1° marzo 1980, che ancora oggi costituiscono la via maestra per ogni possibile percorso di pace.

Infine è intervenuta la Corte Internazionale di Giustizia che ha pronunciato delle parole definitive sullo status giuridico dei territori occupati da Israele a seguito della guerra dei sei giorni. La Corte è la bocca del diritto internazionale: essa ci dice cosa è legale e cosa è illegale nell’ordinamento internazionale. Con la sentenza del 9 luglio 2004 la Corte ha ribadito che tutti i territori che si trovano al di là della linea verde (la linea di armistizio del 1949), ivi compresa la zona Est di Gerusalemme, sono territori occupati a seguito di un conflitto bellico e che Israele è una Potenza occupante, come tale vincolata, nell’amministrazione dei territori occupati, al rispetto delle obbligazioni derivanti dal diritto dei conflitti armati.

Insediamenti israeliani su territorio palestinese

Due sono le conseguenze fondamentali emerse dal riconoscimento dello statuto giuridico dei territori occupati. 

La prima è che il popolo palestinese è titolare di un diritto all’autodeterminazione, che deve essere attuato, ovviamente, con mezzi pacifici, ma non deve essere pregiudicato con modifiche del territorio e della sua composizione demografica, realizzate attraverso la politica dei “fatti compiuti”. 

La seconda è che, nell’amministrazione dei territori occupati, la Potenza occupante deve rispettare le Convenzioni internazionali, ivi compresa la IV Convenzione di Ginevra, che esplicitamente vieta alla Potenza occupante di trasferire una parte della propria popolazione nei territori occupati (art. 49). La Corte quindi riconosce che gli insediamenti dei coloni nei territori occupati sono illegali in quanto costituiscono una “flagrante violazione” della IV Convenzione di Ginevra.

… e quindi?

Allorché il portavoce di Trump dichiara che le colonie non sono più illegali, in realtà demolisce il diritto internazionale e legittima la legge della giungla nelle relazioni internazionali, mandando in esilio il diritto.

La questione va al di là del caso specifico: attraverso queste condotte si rinnega l’ordine giuridico costruito dopo la seconda guerra mondiale, fondato sul presupposto che la pace si raggiunge attraverso il diritto. Demolire la trama, pur esile, del diritto e delle Convenzioni che regolano le relazioni internazionali significa precipitare l’umanità intera in una condizione di conflitto perenne.

(testo tratto dal sito Facebook di Bocchescucite)

Volendo firmare contro il recente pronunciamento americano sulle colonie israeliane si può andre sul sito di Codepink, un’organizzazione di base guidata da donne che lavora per porre fine alle guerre e al militarismo statunitensi, sostenere iniziative per la pace e i diritti umani e reindirizzare i soldi delle tasse verso l’assistenza sanitaria, l’istruzione, i lavori verdi e altri programmi di affermazione della vita.