“La misteriosa fine del killer di Soleimani”

La notizia, se fosse confermata, è di quelle che fanno sobbalzare. L’”Ayatollah Mike”, soprannome di Michael D’Andrea, il killer del generale iraniano Qassem Soleimani e Bin Laden, capo della Cia in Medio Oriente, sarebbe rimasto ucciso nell’aereo Usa abbattuto in Afghanistan il 27 gennaio. Ecco chi era.

La notizia, se fosse confermata, è di quelle che fanno sobbalzare. L’”Ayatollah Mike”, soprannome di Michael D’Andrea, il killer del generale iraniano Qassem Soleimani e Bin Laden, capo della Cia in Medio Oriente, sarebbe rimasto ucciso nell’aereo Usa abbattuto in Afghanistan il 27 gennaio. L’informazione è stata passata da fonti dell’intelligence russa, ripresa da diversi media ma per ora non è stata né smentita né confermata.

Washington ammette soltanto l’abbattimento di un velivolo accompagnato da un rigido silenzio. Trump è ormai in piena campagna elettorale e certe verità vengono rivelate con il contagocce, al punto che solo dopo molti giorni dalla rappresaglia iraniana sulle basi militari Usa in Iraq il Pentagono ha ammesso che vi sono stati almeno una cinquantina di feriti fra le proprie truppe dopo aver negato per settimane qualsiasi conseguenza.

Lunedì scorso un Bombardier dei quattro in dotazione alla Cia nella base afghana di Kandahar è stato colpito e abbattuto da un missile terra-aria. Chi sia stato è difficile dirlo: la colpa potrebbe essere attribuita ai Talebani che recentemente hanno fatto fuori quattro elicotteri e due droni ma alla guerriglia afghana mancano i mezzi bellici per colpire un aereo che comunque volava a notevole altitudine.

A bordo dell’apparecchio si sarebbe trovato Mike D’Andrea che nel 2017 era stato nominato a capo dell’Iran Mission Center dell’Agenzia e aveva messo a punto il piano dell’uccisione di Soleimani, oltre ad essere stato in passato uno dei cacciatori di Osama Bin Laden nonché uno dei maggiori responsabili di massacri di civili in tutta l’area mediorientale tanto da meritarsi soprannomi come “Principe delle tenebre” o Ayatollah Mike”.

D’Andrea si era guadagnato questi appellativi come capo della campagna della Cia di attacchi con i droni che in Afghanistan hanno ucciso migliaia di militanti islamici ma anche centinaia di civili.

Ayatollah Mike veniva descritto come un fumatore incallito e soprattutto come un convertito all’Islam. Michael D’Andrea dalla primavera del 2017 aveva ricevuto un nuovo incarico. Guidare le operazioni iraniane della Cia: fu questo il primo segnale importante che l’amministrazione Trump stava imboccando la linea dura contro l’Iran promessa durante la campagna elettorale e seguita poi dalla cancellazione dell’accordo sul nucleare del 2015 voluto da Barack Obama. Il nuovo ruolo assegnato a D’Andrea era una delle numerose mosse all’interno dell’agenzia di spionaggio che segnalavano un approccio più muscolare per le operazioni segrete sotto la guida di Mike Pompeo, allora capo della Cia e poi nominato segretario di Stato.

Il Principe delle Tenebre era sicuramente un duro. Secondo un articolo del “New York Times” negli anni successivi all’11 settembre, D’Andrea è stato profondamente coinvolto nel programma di detenzione e interrogatorio che ha portato alla tortura di un certo numero di prigionieri, condannato in un ampio rapporto del Senato nel 2014 come disumano e inefficace. L’amministrazione Trump ha iniziato a restituire al Congresso soltanto alcune parti di questo documento di 6.700 pagine (non soggetto al Freedom of Information Act) sollevando la concreta prospettiva che non verrà mai reso pubblico.

D’Andrea aveva assunto il comando del Centro antiterrorismo della Cia all’inizio del 2006 e aveva trascorso i successivi nove anni a dirigere la caccia ai militanti di tutto il mondo. I suoi agenti avevano svolto un ruolo fondamentale nel 2008 nell’uccisione di Imad Mugniyah, il capo delle operazioni internazionali per Hezbollah, il movimento sciita appoggiato dall’Iran con base in Libano. Lavorando con gli israeliani, la Cia aveva usato un’autobomba per uccidere Mugniyah mentre tornava a casa a Damasco.

Allo stesso tempo D’Andrea aveva accelerato il programma dei droni in Pakistan. I droni diventarono così lo strumento antiterrorismo preferito dal presidente Obama, che approvò personalmente gli attacchi contro i leader islamici radicali.

Quando D’Andrea subentrò come capo dell’antiterrorismo la Cia in Pakistan contava soltanto su una mezza dozzina di droni. Nel 2010, quando la campagna dei droni arrivò al culmine, la Cia aveva già lanciato 117 attacchi contro i militanti di Qaeda e altri jihadisti che si rifugiavano nelle aree tribali lungo il confine nord-occidentale del Pakistan con l’Afghanistan, il famigerato ”Af-Pak”.

Nella carriera dell’Ayatollah Mike però non ci sono stati soltanto successi. Nel gennaio 2015 uno dei suoi droni colpì un covo di Al Qaeda in Pakistan dove, all’insaputa della Cia, i jihadisti tenevano due ostaggi: Warren Weinstein, un consulente economico americano, e l’italiano Giovanni Lo Porto, 37 anni. Lo Porto era stato rapito nel 2012 mentre lavorava presso la Ong tedesca Welt Hunger Hilfe. Entrambi gli uomini furono uccisi nell’attacco ordinato dal Principe delle Tenebre. La magistratura aprì un fascicolo per indagare sulle reali cause del decesso di Lo Porto ma nel 2017 fu disposta l’archiviazione “per assenza di collaborazione da parte delle autorità americane”. Ora il Principe delle Tenebre si è portato via i suoi segreti.

di Alberto Negri

02/02/2020

https://edicola.quotidianodelsud.it/quotidianodelsud/pageflip/swipe/quotidianodelsud/20200131quotidianodelsud

 

Come è collegato l’omicidio di Soleimani ad Hong Kong?

I rivoltosi di Hong Kong si credono unici, ritengono che l’Occidente li abbia selezionati uno ad uno per quella che identificano come la “nobile lotta per la democrazia” e per i “valori occidentali”.

Il problema è che Hong Kong, a cui piace promuoversi come “la città di mondo in Asia” (almeno questo è ciò che gli annunci pubblicitari e i cartelloni pubblicitari dicevano fino a poco tempo fa) è in realtà molto lontana dall’essere globale, cosmopolita o internazionalista.

Hong Kong è una città cinese e cantonese, ma vive ancora sotto l’enorme influenza della propaganda occidentale / britannica, che si propaga attraverso i mass media, i social media e l’istruzione.

Ex colonia, Hong Kong, è stata condizionata a non simpatizzare con la difficile situazione di paesi che finora sono stati colonizzati dall’Occidente e dai suoi alleati. Ci sono un gran numero di nazioni ancora brutalizzate dal neocolonialismo occidentale, in tutte le parti del mondo, ma molti ad Hong Kong non sembrano accorgersene.

Innumerevoli giovani abitanti di Hong Kong amano percepirsi come membri del club “elitario” dei “governanti del mondo”; come quelli che sono vicini ai potenti a Londra, Washington o Tokyo. E ignorano, spesso addirittura disprezzano quelli che formano la stragrande maggioranza delle persone che vivono sul nostro pianeta: i miserabili, gli umiliati e sfruttati.

Non lo dico solo teoricamente. Ho parlato con il popolo “ribelle” di Hong Kong, per anni. La loro mancanza di conoscenza dell’imperialismo occidentale e degli orrori che sta diffondendo, in tutto il mondo, è notevole. Non sanno quasi niente nemmeno del colonialismo britannico o, concretamente, su ciò che il Regno Unito ha fatto per danneggiare, umiliare e indebolire la Cina.

Mentre i giovani di Hong Kong non sanno quasi nulla dei genocidi commessi dal Regno Unito (e da altri paesi occidentali), ripetono e ripetono tutte le fabbricazioni di propaganda prodotte in serie contro la RPC e contro il suo Partito Comunista. La Cina, che è chiaramente il paese più pacifico della terra; la Cina che ha sollevato centinaia di milioni di persone dalla povertà, viene demonizzata e insultata dalla propaganda britannica e nordamericana; da quei paesi che hanno ucciso a milioni, in Africa, Medio Oriente, America Latina e Asia.

Tutto ciò, mentre i giovani di Hong Kong suonano inni nazionali nordamericani e britannici, sventolano le loro bandiere e li invitano a ri-invadere e “liberare” la loro città “dalla Cina” – intendendo da loro stessi.

*

A Hong Kong, molti giovani vedono paesi che stanno combattendo contro l’imperialismo occidentale – Russia, Repubblica popolare cinese, Iran, Cuba, Siria, Venezuela, solo per citarne alcuni – come alcuni strani mostri, dittature e entità “antidemocratiche” .

È perché sanno molto poco di loro e persino del loro stesso paese – la Cina – che si sono abituati ad osservare attraverso le lenti oscure nichiliste fornite dall’Occidente.

È stato detto loro che sostenere il comunismo, il socialismo, o anche le forze antimperialiste nel 21 ° secolo non è “cool” e fuori moda. E ascoltano queste sciocchezze; vogliono così disperatamente essere “fighi”. In effetti, per molti di loro è tutto ciò che conta davvero.

Hanno pienamente adottato l’egoismo occidentale, l’individualismo e la visione del mondo “me-me”.

Ora leggono dell’omicidio del grande comandante iraniano, il generale Qassem Soleimani. E’ stato assassinato, giustiziato contro tutte le leggi e le norme internazionali, dall’esercito americano, per ordine diretto del comandante in capo degli Stati Uniti, Donald Trump.

Il generale Soleimani ha combattuto contro il terrorismo, ha contribuito a distruggere l’ISIS. Stava difendendo il Medio Oriente dai vassalli della NATO, siano essi cellule terroristiche o gruppi etnici addestrati da quelle cellule.

Cosa diranno ora gli attivisti per la “democrazia” di Hong Kong?

Questo è il loro gioco. Prendendo i dettami dall’Occidente, dovrebbero essere ritenuti responsabili delle azioni internazionali dei loro gestori.

Dovrebbe essere chiesto, direttamente: “È giustificabile uccidere un uomo; in effetti, il secondo uomo più importante, in un paese che (come la Cina), non ha mai attaccato nessuno, in tutta la sua storia moderna? Potrebbe essere tollerato? È questo che voi chiamate “democrazia”? ”

Solo nell’ultimo mese, l’Occidente ha rovesciato il governo democratico in Bolivia, schiavizzando, ancora una volta, milioni di indigeni. Continua a far a morire di fame decine di milioni, in luoghi come il Venezuela e l’Iran. Continua ad occupare (contro la volontà della grande maggioranza delle persone) paesi come l’Afghanistan e l’Iraq. È così che gli attivisti “pro-democrazia” percepiscono la democrazia?

E cosa sono disposti a tollerare? Sosterrebbero gli omicidi di leader in Russia o persino in Cina?

Queste sono domande serie e devono essere poste.

Hong Kong è solo un pezzo dell’enorme mosaico del “gioco neoimperialista”, che l’Occidente sta portando avanti su tutto il territorio del nostro pianeta.

D’altra parte, la Cina è uno dei paesi che sta difendendo il nostro mondo; facendo in modo che non venga consumato, ancora una volta, dall’avidità e dall’infinita brutalità dell’Occidente.

I giovani che insultano incessantemente la Cina, non stanno solo attaccando Pechino. Si sono schierati, contro il loro stesso paese e contro l’intero mondo oppresso. Stanno commettendo un tradimento e stanno anche tradendo la loro razza e tutti quei miliardi di esseri umani che soffrono sotto la frusta neo-colonialista.

Non c’è contrasto maggiore di quello tra il grande patriota generale Soleimani e i rivoltosi di Hong Kong.

Le persone in paesi come Cina, Russia, Iran o Cuba sanno che la Patria non è mai in vendita. L’Occidente, con la sua strategia di “dividi e governa”, sta perfezionando le tattiche su come incoraggiare le persone a vendere le loro Patrie, in tutto il mondo, sia per soldi che per momenti di fama egoistica.

Per capire quanto sia grottesca la “politica estera” occidentale, basta invertire i lati: immaginate per un momento che Pechino avesse bombardato l’auto di Joshua Wong, da qualche parte vicino all’aeroporto di Haneda a Tokyo, o Incheon, Corea del Sud, uccidendolo insieme alla sua scorta, solo perché i cinesi al governo non piace la sua faccia.

Questo è esattamente ciò che è accaduto pochi giorni fa fuori Baghdad!

Inimmaginabile? Si, sono d’accordo. Questo non è ciò che fa la Cina. E così: chi sta giocando secondo le regole? Chi è più rispettoso del diritto internazionale, Pechino o Washington?

La risposta è ovvia. Ciò che manca è chiedersi: chi è più pericoloso per Hong Kong? Una Pechino contenuta con i suoi obiettivi di una civiltà armoniosa, o i rivoltosi che stanno diffondendo la violenza globale in stile occidentale?

di Andre Vltchek* 

[First published by China Daily Hong Kong]

Andre Vltchek is a philosopher, novelist, filmmaker and investigative journalist. He has covered wars and conflicts in dozens of countries. Five of his latest books are “China Belt and Road Initiative”, China and Ecological Civilization” with John B. Cobb, Jr., “Revolutionary Optimism, Western Nihilism”, a revolutionary novel “Aurora” and a bestselling work of political non-fiction: “Exposing Lies Of The Empire”. View his other books here. Watch Rwanda Gambit, his groundbreaking documentary about Rwanda and DRCongo and his film/dialogue with Noam Chomsky “On Western Terrorism”. Vltchek presently resides in East Asia and Latin America, and continues to work around the world. He can be reached through his website, his Twitter and his Patreon.

Traduzione de l’AntiDiplomatico

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-come__collegato_lomicidio_di_soleimani_ad_hong_kong/82_32853/

Andre Vltchek: un eroe iraniano è caduto e il mondo è ora un posto ancora più pericoloso

Si dice che provenisse da un background modesto e salito di livello, diventando, come molti credono, il secondo uomo più potente in Iran. Dicono che sarebbe potuto diventare la prossima guida suprema nel paese.

Ogni volta che visito l’Iran, mi viene detto quanto la sua gente lo adori. È diventato il simbolo della resistenza contro l’Occidente, il simbolo della forza e della dignità della nazione che è stata attaccata, colonizzata e affamata da diverse capitali occidentali.

E ora il comandante della forza di Al Quds in Iran, Qassem Soleimani, non c’è più. E il comandante in capo americano, Donald Trump, rivendica con orgoglio la responsabilità della sua scomparsa.

La dichiarazione del Pentagono è arrivata rapidamente ed era chiaro:”Per ordine del Presidente, l’esercito americano ha adottato misure difensive decisive per proteggere il personale americano all’estero uccidendo Qassem Soleimani … Questo attacco doveva scoraggiare il futuro piano di attacco iraniano. Gli Stati Uniti continueranno a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque si trovino nel mondo “.

Azione difensiva

Quasi immediatamente, RT e altri mi hanno chiesto di fare un’analisi.
Non ho potuto fare a meno di definire ciò che è stato fatto all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, come omicidio stragiudiziale volgare e brutale.
Negli ultimi due mesi sono stato in tutto il mondo, scrivendo (e filmando) tutti questi orrori che l’Impero ha scatenato contro persone di culture diverse, vivendo in diverse parti del mondo.

Medio Oriente, Cina, America Latina.

Sembra che tutti i confini siano stati attraversati. Washington e i suoi alleati della NATO hanno perso ogni controllo, ogni vergogna e decenza. Non ne hanno mai avuto molti, ma ora non ne hanno quasi più.

Tutto sembra essere primitivo, come in un film di mafia mal fatto. Se ai leader occidentali non piacesse nessun paese? In questo caso, semplicemente lo attaccano, lo fanno morire di fame e lo distruggono. Così brutalmente. Nessuna mediazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nessuna argomentazione e nessuna pretesa di alcun processo legale.

Questo è quello che è successo a Hong Kong, in Bolivia, in Venezuela e nella Papua occidentale. Ciò è accaduto anche in Iran, così come in Cina e Russia, sebbene questi paesi abbiano dimostrato di essere molto più difficili da sradicare di quanto inizialmente pensassero i pianificatori di Washington.

Lo stesso vale per gli individui: le persone vengono uccise senza pensare, alcune rapidamente, altre molto lentamente e dolorosamente. Julian Assange è uno di loro, torturato lentamente a morte, di fronte a tutto il mondo, nonostante le proteste di esperti legali e medici che chiedono la sua liberazione.

L’omicidio di Quassem Soleimani e di altri a Baghdad è stato rapido e completamente inaspettato.

Le espressioni facciali dei funzionari americani erano assolutamente scioccanti: come se i leader della mafia fossero stati catturati nell’angolo di una tana sporca da un gruppo di giornalisti dilettanti. Senza rimpianti, hanno sorriso davanti agli obiettivi, suggerendo “E allora?” Che cosa hai intenzione di fare ora? Sfidarci? Noi ? Ti spezzeremo le gambe o qualcosa del genere … ”

E nessuno, assolutamente nessuno osa davvero sfidarli! Non ancora. Al momento no.

È un gioco testato, a prova di proiettile. Distruggi un intero paese o uccidi una persona e poi mostri il tuo lavoro; le tue armi ben mantenute. Esponi le tue armi e la tua terribile fila di denti. Dici, o suggerisci senza dirlo, “Hai una moglie e due figlie nel paese, giusto? Non vuoi che succeda loro niente, vero? ”

Adesso è a quel livello. Non è meglio di così, non vedi?

Se ti difendi, muori; la tua famiglia muore. Oppure i tuoi familiari vengono violentati. O entrambi.
Vi piace ? Non ti piace? Lo odi davvero? Non ci interessa! L’Impero ha armi. Questo è tutto ciò che ha. La capacità di uccidere e stuprare. È diventato stupido, degenerato. Non produce quasi nulla di valore. Ma ha milioni di armi e una mostruosa macchina di propaganda.

*
Ora, sul serio: cosa può fare l’Iran? Cosa può fare una nazione con migliaia di anni di cultura?
Può difendersi? Onestamente, se pensi che possa farlo, allora dillo: come?

Se risponde, potrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Se non fa nulla, perderà la faccia, il rispetto per se stessa e l’obiettivo di continuare la sua lotta per la vera indipendenza e la sua forma unica di socialismo.

Per anni e decenni, l’Iran è stata una spina nel fianco dell’Occidente. I suoi alleati hanno combattuto contro il terrorismo iniettato dall’Occidente in Iraq, Siria e Libano. L’alleato dell’Iran in Libano, Hezbollah, ha difeso il paese contro le invasioni israeliane, fornendo al contempo sostegno sociale ai cittadini poveri e bisognosi.

L’Iran ha dato lavoro e un riparo temporaneo a molti cittadini afgani, in particolare quelli di Herat, a cui non è rimasto assolutamente nulla dopo l’orrenda occupazione del paese da parte degli Stati Uniti e della NATO. Ho lavorato in Afghanistan e ho visto enormi file fuori dal consolato iraniano ad Herat. L’Iran è stato anche profondamente coinvolto in America Latina, aiutando, costruendo alloggi sociali in Venezuela, Bolivia di Evo e altrove.

E ora, recentemente, ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più ai due principali nemici di Washington: Cina e Russia.

Ecco perché è stato deciso negli annali di Washington e del Pentagono: l’Iran deve essere fermato, distrutto. Ad ogni costo cioè, ad ogni prezzo che dovrebbe essere pagato dai cittadini iraniani.

*
Sono convinto che questa follia debba essere fermata. Per il bene dell’Iran.

Ma anche perché se l’Iran viene rovinato, distrutto come l’Iraq, la Libia o l’Afghanistan, qualcuno sarà il prossimo. Prima, molto probabilmente, il Venezuela e poi Cuba. Ma poi, forse, molto probabilmente, Russia o Cina, o entrambi.

L’Impero non si fermerà da solo. Se non incontra l’opposizione, sarà sempre più incoraggiato.
È un grave errore lasciarlo letteralmente “cavandosela con l’omicidio”.

Oggi un coraggioso generale iraniano è stato assassinato. Washington sorride provocatoriamente, cinicamente.

Invia messaggi ai quattro angoli del mondo: “Resta sui tuoi divani davanti alla televisione. Pietrificati. Non fare nulla. Altrimenti! ”

Di *Andre Vltchek  

*Andre Vltchek is a philosopher, novelist, filmmaker and investigative journalist. He has covered wars and conflicts in dozens of countries. Five of his latest books are “China Belt and Road Initiative: Connecting Countries, Saving Millions of Lives”, “China and Ecological Cavillation” with John B. Cobb, Jr., Revolutionary Optimism, Western Nihilism, a revolutionary novel “Aurora” and a bestselling work of political non-fiction: “Exposing Lies Of The Empire”. View his other books here. Watch Rwanda Gambit, his groundbreaking documentary about Rwanda and DRCongo and his film/dialogue with Noam Chomsky “On Western Terrorism”. Vltchek presently resides in East Asia and the Middle East, and continues to work around the world. He can be reached through his website and his Twitter. His Patreon
 

Teheran aveva avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

L’Iran non voleva uccidere le truppe statunitensi, voleva mostrare a Trump la sua tecnologia missilistica e la sua determinazione. E lo ha fatto

L’attesa rappresaglia dell’Iran per l’assassinio degli USA di Qassem Soleimani ha inviato a Donald Trump un chiaro segnale, ovvero, mentre l’attuale ciclo di violenza potrebbe essere finito, Teheran è pronta a rispondere a qualsiasi futura provocazione di Washington

Segue l’articolo di Scott Ritter,  ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Ha prestato servizio in Unione Sovietica come ispettore per l’attuazione del Trattato INF, nello staff del generale Schwarzkopf durante la Guerra del Golfo e dal 1991-1998 come ispettore delle armi delle Nazioni Unite.

Teheran ha avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

Martedì sera, l’Iran ha seppellito il corpo di Qassem Soleimani, generale carismatico del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) assassinato dagli Stati Uniti la scorsa settimana. Nelle prime ore di mercoledì mattina, tale compito è stato completato, i compagni dell’IRGC di Soleimani, agendo per ordine del leader supremo iraniano Ali Khamenei, hanno lanciato 22 missili balistici dal territorio iraniano nel vicino Iraq, colpendo l’enorme base aerea americana Al Asad, nell’Iraq occidentale e il consolato americano nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Nelle ore successive all’annuncio di questi attacchi, trasmessi dalla televisione iraniana, il mondo ha trattenuto il respiro, aspettando i risultati. Poco dopo il lancio dei missili, l’Iran ha segnalato il suo desiderio di una risoluzione diplomatica alla crisi attraverso un tweet inviato dal suo ministro degli Esteri, Javad Zarif, che ha descritto gli attacchi come ” misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite . “Zarif ha concluso osservando che” Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione “.

Tuttavia, nel lanciare il suo attacco missilistico contro obiettivi statunitensi in Iraq, l’Iran sembrava fare di tutto per segnalare che considerava chiusa la questione della rappresaglia per l’assassinio di Soleimani. Innanzitutto, l’Iran ha comunicato l’intenzione di colpire gli obiettivi statunitensi in Iraq direttamente al Primo Ministro iracheno due ore prima del lancio dei missili; L’Iraq ha quindi condiviso queste informazioni con i comandanti militari statunitensi, che erano in grado di garantire che tutte le truppe statunitensi fossero in rifugi rinforzati al momento dell’attacco.

Mostrare i suoi missili balistici di nuova generazione

Ma l’aspetto più importante delle azioni dell’Iran era il modo in cui i suoi missili sono stati lanciati. Da anni ormai, l’Iran ha fatto passi da gigante in termini di affidabilità, portata e precisione della sua forza missilistica balistica. Sono finiti i giorni in cui l’arsenale iraniano consisteva esclusivamente di missili SCUD dell’era sovietica e imprecisi.

L’attacco missilistico contro gli Stati Uniti è stato attuato con nuovi missili avanzati, il Qaim 1 e il Fahad-110, che possedevano una guida e un controllo avanzati in grado di individuare l’obiettivo con precisione. L’Iran aveva usato queste armi in precedenza, colpendo obiettivi all’interno della Siria le postazioni dell’ISIS. Ma questa era la prima volta che queste armi venivano usate contro gli Stati Uniti. Dal punto di vista americano, i risultati sono stati rassicuranti. Gli attacchi missilistici iraniani non hanno provocato vittime tra le forze statunitensi, irachene o della coalizione di stanza ad Al Asad o Erbil. Ma la mancanza di letalità, tuttavia, è in realtà il modo di Teheran ha dimostrato l’accuratezza dei suoi missili balistici.

Le immagini satellitari della base aerea di Al Asad scattate dopo l’attacco mostrano che i missili iraniani hanno colpito edifici contenenti attrezzature con una precisione precedentemente ritenuta possibile solo da potenze avanzate come Stati Uniti, NATO, Russia e Cina. L’Iran ha sparato 17 missili ad Al Asad e 15 hanno colpito i loro obiettivi (due missili inesplosi).

L’Iran ha anche lanciato altri cinque missili contro il consolato americano a Erbil; I comandanti statunitensi sul campo hanno detto che sembrava che l’Iran avesse evitato deliberatamente di colpire il consolato, ma nel fare ciò ha inviato un chiaro segnale che se lo avesse voluto, il consolato sarebbe stato distrutto.

L’arretramento di Trump

Questa era la realtà con cui il presidente Trump ha dovuto lottare quando si è rivolto al popolo americano in merito allo stato delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Trump in precedenza aveva promesso una massiccia rappresaglia in caso di attacco da parte dell’Iran a qualsiasi personale o struttura degli Stati Uniti. Circondato dalla sua squadra di sicurezza nazionale, Trump ha dovuto ritirarsi da quella minaccia, sapendo benissimo che se dovesse attaccare l’Iran, la risposta iraniana sarebbe devastante sia per gli Stati Uniti che per i suoi alleati regionali, tra cui Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Gli Stati Uniti potrebbero essere in grado di infliggere devastazioni inimmaginabili all’Iran, ma il costo pagato sarebbe alto.

La retorica di Trump era tuttavia aggressiva e il suo messaggio chiariva che gli Stati Uniti consideravano ancora l’Iran uno stato canaglia la cui ricerca di tecnologia nucleare, missili balistici e dominio regionale sarebbe stata contrastata dagli Stati Uniti, con la forza se necessario. Ma l’attacco missilistico iraniano ha portato a casa la nuova realtà che, quando si è trattato delle azioni dell’Iran nel Golfo Persico, la retorica presidenziale americana non ha più l’influenza di una volta.

Ali Khamenei, il leader supremo iraniano, ha riportato questo punto a casa in una serie di tweet che affermano di aver ” schiaffeggiato ” gli Stati Uniti per l’assassinio di Soleimani, sottolineando che le politiche perseguite da Soleimani in cerca del ritiro degli Stati Uniti dal persianodalla regione del Golfo stava diventando una realtà, citando il recente voto del parlamento iracheno per sfrattare tutte le truppe straniere, comprese quelle degli Stati Uniti, dal suo territorio.

Il presidente Trump, quando ha parlato al popolo americano, ha certamente pronunciato il discorso quando si trattava di articolare una forte politica anti-iraniana. La vera domanda è se Trump e il popolo americano sono pronti a proseguire su questa strada, specialmente in un mondo in cui i missili iraniani sono in grado di affrontare la morte e la distruzione su una portata e una scala inimmaginabili.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_non_voleva_uccidere_le_truppe_statunitensi_voleva_mostrare_a_trump_la_sua_tecnologia_missilistica_e_la_sua_determinazione_e_lo_ha_fatto/5871_32508/

 

Iran: Possono aver “tagliato” la mano di Soleimani, ma agli Usa sarà “amputata la gamba”

Questa notte l’Iran ha attaccato con decine di missili balistici due basi aeree irachene che ospitano le truppe statunitensi, in risposta all’assassinio di Soleimani.

Il presidente iraniano Hasan Rohani ha dichiarato che Washington potrebbe aver “tagliato” la mano del generale Qasem Soleimani, ma in risposta agli Stati Uniti sarà amputata la gamba nella regione, riferisce l’agenzia iraniana Fars.

Il presidente iraniano ha rilasciato queste dichiarazioni poche ore dopo che il paese persiano ha attaccato due basi aeree irachene che ospitano truppe statunitensi, in risposta all’assassinio di Soleimani. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che l’operazione ‘Martire Soleimani’ mirava alla “la base del terrorismo americano e delle forze di invasione”.

Ha anche minacciato di attaccare gli alleati di Washington nella regione, in particolare Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita, Giordania e Israele, se gli Stati Uniti intraprendono un’azione aggressiva.

Diversi media iraniani hanno  affermato che  circa  80 persone sarebbero morte  dopo questi attacchi, mentre le stratture militari statunitensi. Sono stati “gravemente danneggiate”. Hanno anche indicato che Teheran ha altri 100 obiettivi pronti se Washington decide di intraprendere qualche azione di ritorsione.

Dopo gli attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato: “Va tutto bene!”, annunciando che si sta valutando il danno causato dagli attacchi. “Abbiamo l’esercito più potente e meglio equipaggiato del mondo!”, si è vantato sul suo account Twitter il presidente degli Stati Uniti.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_possono_aver_tagliato_la_mano_di_soleimani_ma_agli_stati_uniti_sar_amputata_la_gamba_nella_regione/82_32492/

 

L’International Peace Bureau condanna l’aggressione USA all’Iran

L’assassinio illegale del generale iraniano Soleimani è stato un atto di guerra da parte degli Stati Uniti che non deve essere tollerato. Qualunque siano stati i crimini di Soleimani, gli Stati Uniti non hanno alcun diritto legale o morale di intraprendere una azione unilaterale come questa o i recenti bombardamenti di cinque strutture iraniane in Iraq e Siria.
Iraq, Siria e Iran sono nazioni sovrane e questi attacchi statunitensi sono stati gravi violazioni del diritto internazionale, che proibisce tale aggressione.
Hanno anche umiliato e oltraggiato il governo e il popolo iraniano.
Come avrebbero reagito gli Stati Uniti se fossero state attaccate loro installazioni militari in Giappone o Corea o di fronte all’assassinio del Capo dello Stato Maggiore USA?

C’è qualche preoccupazione che l’omicidio di Soleimani possa rivelarsi l’equivalente dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 – che ha scatenato la prima guerra mondiale. Una volta accesi i fuochi della guerra, contenerli è tutt’altro che facile. Avremmo dovuto imparare dal passato che LA GUERRA NON È LA RISPOSTA.

Il nostro compito ora è fare tutto il possibile per prevenire un’escalation, una guerra più ampia o persino una guerra nucleare, in risposta a quella che sarà sicuramente la rappresaglia dell’Iran (le cui prime avvisaglie si sono viste negli attacchi a 2 basi USA questa notte. NdR) Chiediamo immediatamente azioni urgenti del movimento per la pace in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti sono lungi dall’essere innocenti in Medio Oriente. Abbiamo assistito a 70 anni di aggressioni statunitensi – militari, diplomatiche, economiche, culturali e non -, per imporre l’egemonia / il controllo del ”nostro” petrolio sotto le loro sabbie. La gente del Medio Oriente continua a subire il prezzo del conflitto e delle guerre per procura. Essa merita il sostegno del mondo per un nuovo processo di pace.

Donald Trump sostiene che l’assassinio preventivo era necessario, ma va ricordato che il Piano d’azione congiunto globale (l’accordo nucleare iraniano) ha fornito le basi per una risoluzione diplomatica delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. È la violazione di Trump e Bolton di questo accordo delle Nazioni Unite che ha aperto la strada in cui il mondo potrebbe ora cadere. (…)

Invece di iniziare una guerra con l’assassinio di Soleimani, leader più razionali avrebbero tentato di invertire la spirale dell’escalation militare attraverso la diplomazia, non l’escalation omicida.

Respingiamo e aborriamo totalmente le azioni insensate, bellicose e gravemente pericolose degli Stati Uniti nel portare il mondo ancora più vicino a un conflitto globale che senza dubbio includerebbe l’uso di armi nucleari. Più guerra non è la risposta.
Nell’aprile 1982 la “Commissione indipendente per il disarmo e le questioni di sicurezza” – nota anche come “Commissione Palme” – ha introdotto l’idea che “gli Stati non possono più cercare sicurezza a spese di altri, ma questa può essere ottenuta solo attraverso imprese cooperative”. Questo concetto di “sicurezza comune” è più che mai necessario mentre affrontiamo insieme le minacce esistenziali del cambiamento climatico e della guerra nucleare.

Inoltre, IPB invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a condannare l’aggressione degli Stati Uniti IPB esorta anche l’UE a rifiutare di sostenere qualsiasi guerra, a dichiarare che è contro qualsiasi attacco militare contro l’Iran e a non consentire agli Stati Uniti di usare strutture militari e militari basi sul territorio degli Stati membri dell’UE.

È tempo di agire da parte del movimento pacifista! Uniamoci nonostante i confini politici o sociali per evitare questa disastrosa guerra!

International Peace Bureau
Marienstraße 19/20, 10117 Berlino, Germania

The illegal assassination of Iranian General Soleimani was an act of war by the United States that must not be tolerated. Whatever the crimes of Soleimani have been, the United States has no legal or moral right to take such unilateral action or for the recent bombings of five Iranian related facilities in Iraq and Syria.  Iraq, Syria and Iran are sovereign nations and these U.S. attacks have been gross violations of international law, which prohibits such aggression. They have also humiliated and outraged the government and people of Iran. How would the U.S. respond to its military installations in Japan or Korea being attacked or to the assassination of the U.S. Chairman of the Joint Chiefs of Staff?

There is some concern that Soleimani’s murder may prove to be the equivalent of the assassination of Archduke Franz Ferdinand in Sarajevo in 1914 – that triggered World War I. Once the fires of war are lit, containing them is less than easy. We should have learned from the past that WAR IS NOT THE ANSWER.

Our task now is to do all that we can to prevent an escalation, a wider war, or even a nuclear war, in response to what will certainly be Iran’s retaliation. We call immediately for urgent actions of the peace movement worldwide.

The U.S. is far from being an innocent in the Middle East. We have witnessed 70 years of U.S. aggression – military, diplomatic, economic, cultural and otherwise – to enforce hegemony/control over our oil under their sands. The people of the Middle East continue to suffer the price of conflict and proxy wars. They deserve the support of the world for a new peace process.

Donald Trump argues that the preemptive assassination was necessary, but it should be remembered that the Joint Comprehensive Plan of Action (the Iran nuclear deal) provided the foundation for a diplomatic resolution of U.S.-Iranian tensions. It is Trump’s and Bolton’s violation of this U.N. Agreement that has opened the maw into which the world may now be falling. In response to a militia killing of a U.S. contractor, Trump and company have bombed and destroyed five military targets in Iraq and Syria, which resulted in a militant protest at the U.S. embassy, and that forces were gathering to retaliate.

Instead of initiating a war through the assassination of Soleimani, more rational leaders would have attempted to reverse the spiraling of military escalation through diplomacy, not murderous escalation.

We totally reject and abhor the foolhardy, belligerent and seriously dangerous actions of the U.S. in bringing the world even closer to a global conflict which would undoubtedly include the use of nuclear weapons. More war is not the answer. In April 1982 the ‘Independent Commission on Disarmament and Security Issues’ – also known as the ‘Palme Commission’ – introduced the idea that “States can no longer seek security at each other’s expense; it can be obtained only through cooperative undertakings”. This concept of ‘common security’ is needed now more than ever as we face together the existential threats of climate change and nuclear war.

Furthermore, IPB calls on the UN Security Council to condemn the aggression of the U.S. IPB also urges the EU to refuse to support any war, to declare it is against any military attack on Iran and not to allow the U.S. to use military facilities and military bases on the territory of EU Member States.

It is time for action by the peace movement! Let us unite despite any political or social borders to avoid this disastrous war!

International Peace Bureau
Marienstraße 19/20, 10117 Berlin, Germany

http://www.ipb.org/ipb-statements/no-to-war-statement-on-the-u-s-assassination-of-general-soleimani/

 

L’Iran risponde all’omicidio di Soleimani: attaccata con missili una base aerea USA in Iraq

L’Iran ha attaccato la base di Ain Al-Asad in Iraq con dozzine di missili terra-terra, dove sono schierate le forze statunitensi.

BREAKING VIDEO: Unconfirmed footage showing rockets launched towards a U.S. coalition airbase in Iraq pic.twitter.com/07QcDorunZ

— LIVE Breaking News (@NewsBreaking) January 7, 2020

Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica dell’Iran (CGRI) ha confermato che, in risposta all’assassinio dell’importante generale iraniano Qasem Soleimani, i missili terra-terra della sua divisione aerospaziale hanno colpito la base Ain Al-air Asad, occupata dall'”esercito terrorista e aggressore” degli Stati Uniti in Iraq.

In una dichiarazione rilasciata dai media locali, la CGRI ha corroborato “i forti attacchi missilistici” dell’Iran sulla base statunitense in rappresaglia per la morte del tenente generale Qasem Soleimani, comandante della Forza al-Quds, del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione, in un attacco omicida perpetrato dagli Stati Uniti. La CGRI si è congratulata con questa “grande vittoria” per la grande e dignitosa nazione dell’Iran e ha avvertito il “regime oppressivo ed egemonistico del grande satana” che qualsiasi altra aggressione o movimento riceverà una risposta ancora più dolorosa e schiacciante dall’Iran.

Inoltre, la CGRI ha avvertito i governi alleati degli Stati Uniti. che hanno posto le loro basi al servizio dell ‘”esercito terroristico” degli Stati Uniti che qualsiasi altro territorio utilizzato per perpetrare misure ostili e aggressive contro la Repubblica Islamica dell’Iran sarà preso di mira dalle offensive iraniane.

Inoltre nella sua dichiarazione, il CGRI avverte anche che, per l’Iran, il regime israeliano è un complice nei crimini del regime criminale degli Stati Uniti.

#Breaking: Semi-official Fars news agency in #Iran claims that the rocket attack at Al Assad was an “Iranian six missile attack” (6:03 p.m. ET 1/7/20) Ayn al Asad is an Iraqi Armed Forces and United States armed forces air base located in Anbar province of western #Iraq. pic.twitter.com/WxyhYVQXEN

— Parthiban Shanmugam (@hollywoodcurry) January 7, 2020
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— Hassan Khalifhe (@HKhalifhe) January 7, 2020

Fonte: HispanTv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-arriva_la_risposta_allomicidio_di_soleimani_liran_attacca_con_missili_una_base_aerea_degli_usa_in_iraq/82_32487/

 

Gli USA e gli omicidi politici. Dagli attentati contro Fidel Castro all’assassinio di Soleimani

Il generale iraniano Qasem Soleimani è stato l’ultimo di una lunga lista di omicidi politici eseguiti dagli Stati Uniti

In un articolo pubblicato sabato scorso, il quotidiano britannico The Guardian ha affrontato la rischiosa e criminale decisione degli USA di uccidere il generale  Qasem Soleimani, insieme al numero due del Forze popolari irachene (Al-Hashad Al-Shabi), Abu Mahdi al-Muhandis, in un attacco con droni a Baghdad.

“Il governo di Washington non è estraneo alle arti oscure degli omicidi politici. Nel corso dei decenni, ha adottato tecniche contro i suoi avversari, dall’invio di un chimico armato con un veleno letale per eliminare Patrice Lumumba in Congo negli anni ’60 fino a piantare pillole velenose (ugualmente senza successo) nel cibo del già defunto leader cubano Fidel Castro ” , ha ricordato l’articolo, realizzato da Ed Pilkington.

Ma l’assassinio del potente generale iraniano, aggiunge il testo, “è unico nel suo genere”. La sua unicità non sta nel suo metodo, perché “che differenza fa per la vittima se viene eliminata da un aereo senza pilota o eseguita dopo un colpo di stato appoggiato dalla CIA, come nel caso del sovrano iracheno nel 1963, Abdul Karim Kassem? ”, il momento clou è l’impudenza della sua esecuzione e l’apparente totale disprezzo per ogni legalità o conseguenze umane.

“Gli Stati Uniti non uccidono semplicemente gli alti funzionari statali in questo modo “, afferma Charles Lister, un membro del Middle East Institute di Washington, sottolineando che non si può dimenticare che Soleimani” è stato il secondo uomo più potente in Iran solo per dietro il leader iraniano ”, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

I tweet di giubilo del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i suoi tentativi di giustificare la sua rischiosa decisione hanno portato solo Washington a essere accusata di aver commesso gli stessi crimini che attribuisce ai suoi nemici. Il ministro degli Esteri iraniano Mohamad Yavad Zarif ha denunciato che l’omicidio è stato un ” atto di terrorismo internazionale “.

Gli Stati Uniti hanno  una lunga storia di interferenze durante l’ultimo mezzo secolo per assassinare i loro avversari stranieri attraverso misure legali o moralmente dubbie.

Nella maggior parte dei casi, Washington ha segretamente commesso omicidi di leader stranieri e non ha mostrato interesse a farlo apertamente, fino all’arrivo di Trump.

Nel 2008, la CIA ha lavorato a stretto contatto con il servizio di intelligence israeliano (Mossad) per eliminare Imad Moghniyah, un leader di alto livello del movimento di resistenza libanese (Hezbollah). Nel corso dei loro sforzi, hanno avuto l’opportunità di eliminare non solo Mughniyah ma anche Soleimani in un singolo attacco da drone. Alla fine, l’operazione è stata sospesa in quanto il governo degli Stati Uniti la bloccò sulla base del fatto che avrebbe potuto destabilizzare seriamente la regione.

Nonostante tale riluttanza, Mary Ellen O’Connell, professore di diritto internazionale all’Università di Notre Dame, ha tracciato una linea diretta tra le precedenti amministrazioni statunitensi e l’imprevedibilità di Trump di distruggere tale convenzione. Ha ricordato che l’inizio dell’uso dei droni nel 2000 ha messo gli Stati Uniti su un pendio scivoloso verso l’attuale crisi.

Il primo dispiegamento del drone come mezzo per assassinare fu ordinato da Bill Clinton nel tentativo di porre fine a Osama Bin Laden, ex leader di Al Qaeda. Ma il primo “omicidio selettivo” ebbe successo sotto l’amministrazione George W. Bush nello Yemen.

Barack Obama ha ereditato da Bush l’ampio uso di droni assassini e lo ha triplicato di dieci volte durante la sua presidenza. In questo senso, O’Connell ha ritenuto che “il diritto internazionale si sta indebolendo dai tempi di Obama”.

Ora manca un passo perché li Stati Uniti “Ignorino totalmente la legge. Francamente, penso che il presidente Trump stia già facendo questo passo”, ha lamentato O’Connell.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_usa_e_gli_omicidi_politici_che_differenza_c_tra_lassassinio_del_generale_soleimani_e_gli_attentati_contro_fidel_castro/82_32481/

 

Iraq: un atto di guerra inaccettabile, si gioca sulla pelle del popolo iracheno

Ciò che si temeva sta forse per succedere. Il conflitto che Stati Uniti e Iran stanno consumando sul corpo martoriato del popolo iracheno si sta trasformando in conflitto militare.

L’azione militare del 3 gennaio all’aeroporto internazionale di Baghdad – che ha portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e di altre sette persone – è un atto irresponsabile tanto più grave perché realizzato da un paese che è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratta di un atto, la rappresaglia e l’omicidio mirato, considerato dal diritto internazionale come un crimine di guerra.

Un crimine che si aggiunge al sostegno dato negli scorsi decenni prima a Saddam nella lunga guerra contro l’Iran, poi alla guerra contro l’Iraq, all’embargo, al caos e alla distruzione determinata nel paese dall’occupazione Usa.

Leggi tutto il comunicato stampa >>

Un Ponte Per è a fianco del popolo iracheno, vera vittima di questa dinamica perversa, ed in particolare di quei/lle giovani che si battono per un futuro libero e indipendente del proprio paese e diciamo a tutti: fermatevi, ritirate le vostre truppe e i vostri consiglieri militari, lasciate che gli iracheni e le irachene possano determinare liberamente il proprio futuro.

Iraq, le mille e una bomba

Gli Stati Uniti uccidono un generale iraniano a Bagdad. Il rischio di un nuovo conflitto sulla pelle del popolo iracheno. Radio Articolo 1 intervista Alfio Nicotra, co-Presidente di Un Ponte Per.

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Iraq: ucciso in un attacco USA il generale Soleimani

Gli Stati Uniti hanno attaccato nella notte l’aeroporto di Baghdad, in Iraq, uccidendo il generale iraniano Qassem Soleimani, uno degli uomini chiave dell’Iran in Medio Oriente. Radio Onda d’Urto intervista Fabio Alberti, membro del Comitato Nazionale di Un Ponte Per.

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Baghdad. L’attacco USA e le piazze irachene

L’attacco statunitense in Iraq rischia di oscurare la mobilitazione popolare che da mesi mette in discussione il regime politico nato dopo l’invasione voluta da Bush del 2003. Jacobin Italia intervista Ismaeel Dawood, Civil Society Officer di Un Ponte Per.

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Hezbollah: Quando le bare dei soldati americani inizieranno a tornare negli Usa, Trump realizzerà che ha perso la regione

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha confermato che il martirio degli eroici combattenti il generale Qassem Soleimani e Abu Mahdi Al-Muhandis, vice capo delle Forze di mobilitazione popolare irachena è una data fondamentale per l’inizio di una nuova fase e una nuova storia per l’intera regione

In una cerimonia commemorativa per il generale Qassem Soleimani, comandante del Quds Force Corps e Abu Mahdi Al-Muhandis, vice capo dell’Autorità di mobilitazione popolare irachena, Nasrallah ha dichiarato che gli americani hanno commesso un crimine palese e flagrante per ordine di Trump.

Nasrallah ha aggiunto che Trump è arrogante e non riconosce paesi, istituzioni internazionali o una comunità internazionale.

Il leader di Hezbollah ha sottolineato che Trump voleva che l’organizzazione terroristica dell’ISIS rimanesse in modo che ci fosse una scusa per rimanere in Iraq e controllare la ricchezza petrolifera, ma il suo piano è fallito. Ed ha proseguito: il popolo iracheno ha chiesto, dopo la fine dell’organizzazione terroristica ISIS, la partenza delle truppe americana dalle loro terre, e quando Washington ha visto che l’Iraq gli stava sfuggendo di mano e ha sentito la perdita della sua ricchezza, ha aperto ai gruppi terroristici che erano gestiti dagli ufficiali di occupazione americani.

Nasrallah ha sottolineato che l’America e Israele avevano scommesso su organizzazioni terroristiche in Siria, ma hanno fallito e quindi WAshington assassinando Soleimani ha iniziato una nuova guerra nella regione.

Per Il segretario generale di Hezbollah il popolo iracheno e gli onorevoli combattenti non permetteranno ad un solo soldato americano di restare in Iraq, avvertendo: Quando le bare dei soldati americani inizieranno a tornare negli Stati Uniti, Trump realizzerà di aver perso la regione.

Inoltre, il leader del movimento di resistenza ha sottolineato che “gli assassini americani non saranno in grado di raggiungere nessuno dei loro obiettivi con questo grande crimine”, ma piuttosto raggiungeranno tutti gli obiettivi della resistenza e dei mujaheddin di tutti i popoli della nostra nazione che rifiutano l’umiliazione e la sottomissione all’arrogante e tirannico nemico.

Nasrallah ha ricordato che il martirio del vice capo del Comitato di mobilitazione popolare irachena, Abu Mahdi Al-Muhandis, sarà un incentivo per il popolo iracheno e le sue fazioni di resistenza a continuare il cammino e raggiungere gli obiettivi e le speranze per un Iraq forte, prospero e indipendente, libero dall’occupazione e dal terrorismo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-hezbollah_quando_le_bare_dei_soldati_americani_inizieranno_a_tornare_negli_stati_uniti_trump_realizzer_che_ha_perso_la_regione/82_32443/

 

Soleimani, Arabia Saudita e la rivelazione del Premier Iracheno Adil Abdul-Mahdi

C’è un dettaglio, molto importante, rimasto sottotraccia riguardante gli eventi a Baghdad che hanno portato all’uccisione di Soleimani.

Il generale arrivava dal Libano, su un volo civile, avendo ottenuto poche ore prima il lascia passare diplomatico per attendere un funerale in Iraq e per incontrare successivamente il primo ministro Iracheno Adil Abdul-Mahdi. Era una visita programmata, pubblica, nota. Nulla di segreto.

“Hadj Soleimani era a Baghdad su mio invito. Era previsto un incontro con lui”

Il primo ministro aggiunge un elemento che offre una nuova interpretazione dei fatti accaduti, soprattutto su cosa stava lavorando il generale prima di essere assassinato.

“[Soleimani ] portava con sé una lettera della leadership iraniana su come ridurre le tensioni con l’Arabia Saudita ”.

Il dettaglio Inedito, rivelato da chi mediava tra le parti, racconta di Teheran e Riad intente a negoziare una riduzione delle tensioni tra i paesi e nella regione.

Per avere una conferma di questa tesi, leggere le parole utilizzate usate dal ministro degli esteri Saudita, Faisal Bin Farhan Al Saud su Twitter in relazione all’uccisione del generale Iraniano.

“La dichiarazione del Regno relative agli eventi in Iraq sottolineano l’opinione del Regno sull’importanza della riduzione delle tensioni per salvare i paesi della regione e la loro popolazione dai rischi di qualsiasi escalation”.

Nessuna traccia di compiacimento o gioia, eppure si tratta del nemico principale di Riad.

Persino i Sauditi comprendono che una guerra nella regione colpirebbe in primo luogo i loro portafogli (e le loro teste in caso di rivolta interna), cercando quindi un accordo con Teheran per ridurre le tensioni.

La politica estera degli Stati Uniti si basa oggi giorno sul concetto (vero meno resta da vedere) di essere un esportatore netto di petrolio, quindi ci sono pochi scrupoli a gettare la regione nel caos.

Una volta scoperto il piano di de-escalation tra Riad e Teheran, Trump non ci ha pensato due volte a scardinare ogni tentativo di pacificazione tra le parti, ottenendo così probabilmente l’effetto opposto e giocandosi probabilmente anche la permanenza in Iraq come centro strategico per le operazioni USA in Medio Oriente.

di Federico Pieraccini

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-soleimani_arabia_saudita_e_la_rivelazione_del_premier_iracheno_adil_abdulmahdi/16990_32440/

 

Iran, una marea umana da’ l’ultimo saluto al generale Soleimani trucidato dagli Usa

Il primo corteo funebre in Iran è iniziato nella città di Ahwaz, in seguito il corpo di Soleimani si sposterà nel santuario dell’Imam Reza a Mashhad

Cortei funebri per il generale iraniano Qassem Soleimani, capo della forza d’élite Quds dell’Iran, si svolgono in diverse città dell’Iran. Il primo nella città di Ahwaz, in seguito il corpo di Soleimani sarà portato nel santuario dell’Imam Reza a Mashhad.

Migliaia di persone si sono radunate per onorare il generale, considerato da alcuni come la seconda persona più potente in Iran, dopo il leader supremo, l’Ayatollah Ali Hoseiní Khameneí con ancora più influenza del presidente Hasan Rohaní.

La cerimonia è iniziata questa mattina poche ore dopo l’arrivo del corpo di Soleimani. Uomini e donne vestiti di nero reggono bandiere del paese accanto a bandiere nere di lutto e altre bandiere rosse, che nella tradizione sciita simboleggiano sia il sangue ingiustamente versato sia la chiamata a vendicare la persona assassinata. Le persone, piangendo, portano i ritratti del defunto generale.

I cortei funebri dureranno fino a domani, quando le autorità prevedono di portare il corpo di Soleimani a Teheran e Qom per continuare lì con le cerimonie. Martedì il suo corpo sarà sepolto nella sua città natale di Kerman.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_una_marea_umana_si_riversa_nelle_strade_iraniane_per_dare_lultimo_saluto_al_generale_soleimani_ucciso_dagli_usa/82_32442/

“Gli Stati Uniti si pentiranno di avere assassinato Qassim Soleimani”

Stamattina un drone o un elicottero statunitense ha ucciso il maggiore generale Qassim Soleimani, il famoso comandante della forza iraniana al Quds (Gerusalemme), mentre lasciava l’aeroporto di Bagdad dove era da poco atterrato. Intendeva partecipare al funerale dei 31 soldati iracheni che gli Stati Uniti avevano ucciso il 29 dicembre lungo il confine siriano-iracheno, vicino ad al Qaim.

La forza al Quds è il braccio estero del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana. Soleiman era responsabile dei rapporti tra l’Iran e tutti i movimenti politici e militanti esteri. Hajji Qassim è stato consigliere di Hezbollah libanese durante la guerra del 2006 contro Israele. Il suo aiuto ai gruppi iracheni ha consentito loro di cacciare gli invasori statunitensi dall’Iraq. E’ stato l’autore della sconfitta dello Stato Islamico in Iraq e in Siria. Nel 2015, Soleimani si recò a Mosca e convinse la Russia a intervenire in Siria. Il suo aiuto agli Houthi in Yemen ha permesso loro di resistere agli assalitori sauditi.
Soleimani era arrivato a Bagdad su un normale volo dal Libano. Non viaggiava in incognito. E’ stato accolto all’aeroporto da Abu Mahdi al-Muhandes, comandante aggiunto di al-Hashd al-Shaabi, una forza di sicurezza irachena ufficiale, agli ordini del Primo Ministro iracheno. Le due vetture sulle quali viaggiavano sono rimaste distrutte nel corso dell’attacco statunitense. I due uomini, i loro autisti e le guardie del corpo sono tutti morti.

Gli Stati Uniti hanno creato due martiri che diventeranno un modello e un idolo per decine di milioni di giovani nel Medio Oriente.

Gli Houthi in Yemen, Hezbollah in Libano, il Jihad islamico in Palestina, le forze paramilitari in Siria, in Iraq e altrove hanno tutti avuto in Soleimani un consigliere e un aiuto. Faranno di tutto per vendicarlo.

Moqtada al-Sadr, l’indisciplinato religioso sciita che è al comando di milioni di adepti in Iraq, ha dato ordine di riattivare la sua forza militare «Jaish al-Imam al-Mahdi». Tra il 2004 e il 2008, le forze del Mahdi hanno combattuto contro l’occupazione USA in Iraq. Ricominceranno.

L’assassinio diretto di un comandante della statura di Soleimani esige una reazione iraniana, almeno di dimensioni similari. Tutti i generali e gli alti politici statunitensi che viaggiano in Medio Oriente o altrove dovranno adesso guardarsi le spalle. Non ci sarà per loro alcuna sicurezza, in nessun posto.

Nessun politico iracheno potrà più dichiararsi favorevole al mantenimento della presenza statunitense nel paese. Il Primo ministro iracheno Abdel Mahdi ha chiesto una riunione di emergenza del Parlamento per chiedere il ritiro di tutte le truppe statunitensi:

«L’assassinio premeditato di un comandante iracheno è una violazione dell’accordo. Può scatenare una guerra in Iraq e nella regione. E’ una chiara violazione delle condizioni per la presenza statunitense in Iraq. Chiedo al Parlamento di assumere le misure necessarie» .

Il Consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran è in riunione con il leader supremo Ali Khamenei per «valutare le opzioni di risposta». Ve ne sono parecchie. Gli Stati Uniti hanno soldati dislocati in molti paesi intorno all’Iran. Oramai nessuno di essi sarà più al sicuro.

L’ayatollah Ali Khamenei ha reso pubblica una dichiarazione nella quale si fa appello a tre giorni di lutto nazionale, e poi a rappresaglie.

«Il suo ritorno a Dio non pone fine al suo cammino né alla sua missione», dice il comunicato, «ma una forte vendetta attende i criminali le cui mani grondano del loro sangue e del sangue degli altri martiri della scorsa notte» .

L’Iran modulerà la sua risposta sul calendario politico. Il presidente statunitense Donald Trump avvierà la sua campagna di rielezione con truppe USA ovunque sotto minaccia. C’è da attendersi che incidenti come l’attentato alla caserma di Beirut nel 1983 [241 soldati USA uccisi] possano ripetersi dove Trump sarà più vulnerabile.

Trump imparerà che uccidere un nemico è la parte facile della guerra. Il difficile viene dopo.

Nel 2018, Soleimani rispose pubblicamente ad un tweet col quale Trump aveva minacciato l’Iran:

Signor Trump, giocatore d’azzardo ! […] Lei ben conosce la nostra potenza e le nostre possibilità nella regione. Lei sa quanto siamo potenti nella guerra asimmetrica. Venga pure, la aspettiamo. Siamo noi i veri uomini sulla scena, per quanto la riguarda. Lei sa che una guerra significherebbe la perdita di ogni sua capacità. Lei può ben cominciare la guerra, ma saremo noi a determinarne la fine .

Da maggio 2019, gli Stati Uniti hanno dispiegato almeno altri 14 800 soldati in Medio Oriente. Nel corso degli ultimi tre giorni, sono giunte altre forze aerotrasportate e altre forze speciali. Gli Stati Uniti hanno chiaramente previsto una escalation.

Soleimani sarà sostituito dal generale di brigata Ismail Ghani, un veterano della guerra Iran-Iraq che da decenni è attivo nella Forza al Quds e ha combattuto contro l’ISIS in Siria. È un ufficiale di uguale statura e capacità.

Le politiche e gli aiuti dell’Iran ai gruppi stranieri si intensificheranno. Gli Stati Uniti non hanno niente da guadagnare dal loro attacco, ma ne sentiranno le conseguenze nei decenni a venire. D’ora in poi la loro posizione in Medio Oriente sarà fortemente limitata. Altri si faranno avanti per prendere il loro posto.

Moon of Alabama, 3 gennaio 2020 (trad.ossin)

http://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2592-gli-stati-uniti-di-pentiranno-di-avere-assassinato-qassim-soleimani?fbclid=IwAR2HyPI5UbqjBJKiMY9mAyehNvhGjj-QRE9Vk1JZ6aTIgO8ZpwmtPW3O9yo

“Soleimani, è guerra ibrida tra Iran e USA”

Stupido è chi, secondo i manuali sul tema, procura danno a se stesso oltre che agli altri. Ed ultra-stupido è ciò che hanno fatto gli Stati Uniti assassinando il generale Soleimani. La mossa è autolesionista non tanto perché potrebbe costare a Trump la rielezione. Ma soprattutto perché si tratta di un’azione profondamente anti-americana, in grado di accelerare di vari anni, invece di ritardare, la fase terminale del dominio USA sul mondo.

Non facciamoci ingannare dall’apparente moderazione della reazione immediata dell’Iran all’assassinio di un eroe nazionale, estremamente popolare, secondo solo al padre della patria Khomeini. Il ministro degli esteri Zarif ha definito un atto di terrorismo internazionale quello che è a tutti gli effetti un atto di guerra, ed il leader supremo Khamenei si è limitato a maledire e minacciare una generica vendetta.

La scelta dell’Iran sembra essere quella di non rispondere colpo su colpo ma con una strategia calibrata, capace di sfruttare al massimo le ripercussioni interne ed internazionali dell’evento sciagurato.

L’effetto interno più rilevante della bravata trumpiana sarà, in Iran, non un cambio ma un rafforzamento di regime. Ciò comporterà la fine della componente progressista, democratica e filo-europea della politica iraniana affermatasi nelle ultime elezioni. I seguaci del presidente riformista degli anni ’90, Kathami, già in difficoltà, verranno definitivamente soverchiati dal blocco ultra-conservatore e nazionalista che ruota intorno alle forze armate, i pasdaran e gli ayatollah.

Non ci sarà bisogno di alcun colpo di stato, perché popolo ed elites dell’Iran seguiranno come un sol uomo chi prometterà loro di vendicare con la violenza il colpo al cuore appena ricevuto.

C’è bisogno a questo punto di ricordare che la conseguenza più certa della sconsideratezza americana sarà lo sgombero di ciò che resta del patto nucleare del 2015? Quel patto, ricordate, firmato da Obama e poi stracciato da Trump, ma mantenuto dagli altri contraenti, che postponeva di 10 anni la possibilità che l’Iran si dotasse dell’arma atomica?

Il trattato stabiliva che l’Iran si sarebbe astenuto dal dotarsi della tecnologia nucleare bellica in cambio del suo reintegro nell’economia internazionale tramite la ripresa degli scambi e degli investimenti con i paesi UE, e in primo luogo con l’Italia. Un canale di amicizia e di cooperazione tra Iran ed Europa che si chiuderà presto.

Dopo Soleimani, l’Iran seppellirà ciò che rimane di quell’accordo, e si incamminerà molto probabilmente anche sulla strada dell’uscita dal TNP, il trattato di non proliferazione del 1970. Uscita che spingerà tutti i paesi della regione a fare altrettanto. Distruggendo il tabù nucleare che regge la pace mondiale da 70 anni e riempiendo il Medioriente di bombe atomiche.

Ci sono poi da valutare i danni della reintroduzione dell’assassinio politico palese, e al massimo livello, come strumento accettabile delle relazioni internazionali, anche di quelle ostili. Per adesso, sono solo gli USA ad avere avanzato la candidatura a suprema autorità immorale in questo campo, ma cosa potrà impedire ad altri, dopo ciò che è accaduto, di seguirne il luminoso esempio? Cosa saranno autorizzati a fare i “cattivi” al vertice delle potenze cattive, limitatisi finora a praticare l’eliminazione fisica dei nemici nei ranghi medio-bassi e in modo coperto? Lo scarso entusiasmo di Netanyahu alla notizia dell’uccisione di Soleimani forse può significare qualcosa in merito.

L’unica nota debolmente positiva del dopo Soleimani è che entrambe le parti sembrano propendere verso uno scontro di tipo ibrido invece che verso una guerra convenzionale o nucleare. La guerra atomica è da escludere perché l’Iran non ha la bomba, per il momento, e non è legato da alcun trattato di difesa con una potenza nucleare.

La guerra convenzionale non è probabile perché sia gli Stati Uniti che l’Iran ne hanno ripetutamente scartato la possibilità. E le guerre non scoppiano per caso. Occorre che almeno una delle due parti persegua fervidamente l’opzione armata.

Il Pentagono, in particolare, non vuole una nuova guerra perché sa di correre un alto rischio di perderla, al pari di tutte quelle che ha fatto dopo la seconda guerra mondiale.

Ma una guerra ibrida ad alta intensità come quella appena iniziata può essere altrettanto disastrosa di un confronto con navi e cannoni. Sanzioni estreme, blocchi marittimi e finanziari, terrorismo di stato e bombardamenti incapacitanti di infrastrutture cruciali per la vita associata sono purtroppo da mettere in conto. Assieme a un nuovo shock petrolifero e conseguente recessione mondiale.

La palla, purtroppo, è quasi solo nel campo americano, dato l’obbligo per l’Iran di usare tutti i mezzi al di qua della guerra aperta, e data la prevedibile risposta inconcludente dell’Europa e del resto del mondo.

di Pino Arlacchi – Il Fatto Quotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/04/soleimani-e-guerra-ibrida-tra-iran-e-usa/5650471/

 

Il ministero della Difesa russo sottolinea il contributo di Solemaini alla lotta contro l’ISIS in Siria

Il ministero della Difesa russo ha sottolineato il contributo del comandante delle Forze al Quds  delle guardie rivoluzionarie iraniane Qasem Soleimani, che è stato ucciso in un attacco degli Stati Uniti all’aeroporto di Baghdad, alla lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

“Sotto la guida diretta di Qasem Soleimani, la resistenza armata contro i gruppi terroristici internazionali ISIS e Al-Qaeda è stata organizzata molto prima in Siria e Iraq della cosiddetta coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il suo contributo personale alla lotta contro l’ISIS sul territorio della Siria è indiscusso”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo in una nota pubblicata venerdì.

Secondo questa affermazione, l’uccisione di Soleimani porterà a un’escalation delle tensioni politico-militari in Medio Oriente, con ripercussioni negative sul sistema di sicurezza globale.

“I passi miopi da parte degli Stati Uniti, in particolare l’uccisione del generale Soleimani, porteranno a una forte escalation delle tensioni politico-militari nella regione del Medio Oriente. Con gravi conseguenze negative per l’intero sistema di sicurezza globale”.

Il ministero ha informato che il generale iraniano è rimasto ucciso il 3 gennaio nell’area dell’aeroporto di Baghdad in un attacco dell’aviazione americana. La dichiarazione aggiunge che Soleimani era un comandante militare con esperienza che aveva autorità e influenza significative in tutta la regione del Medio Oriente.

Il Pentagono in precedenza ha confermato che un attacco missilistico vicino all’aeroporto di Baghdad ha ucciso il capo della Forza al Quds Qasem Soleimani. L’operazione è stata effettuata sotto la direzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, afferma la nota.

Secondo il Pentagono, l’attacco era di natura difensiva, poiché mirava a proteggere le truppe statunitensi in Iraq e in altri paesi. Washington ha incolpato Soleimani per aver presumibilmente approvato una manifestazione fuori dall’Ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad all’inizio di questa settimana. Il Congresso degli Stati Uniti non è stato informato dell’imminente attacco missilistico, che ha ucciso il comandante iraniano, ha affermato la portavoce Nancy Pelosi.

Fonte: TASS

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_ministero_della_difesa_russo_sottolinea_il_contributo_di_solemaini_alla_lotta_contro_lisis_in_siria/82_32426/

 

“I droni di Natale”

Naval Air Station di Sigonella, ore 16.46 di giovedì 21 novembre 2019. Dopo 22 ore ininterrotte di volo, un drone di ultima generazione della famiglia dei “Global Hawk” atterra nella grande base militare siciliana. Il velivolo era decollato dall’aeroporto di Palmdale, California. Sulla fiancata, l’inconfondibile insegna della NATO. Il drone è il primo dei cinque grandi aerei senza pilota destinati ad operare da Sigonella nell’ambito del NATO AGS (Alliance Ground Surveillance), il programma più ambizioso e costoso della storia dell’Alleanza Atlantica, ma anche quello che ha segnato i maggiori ritardi nella sua implementazione. “Il trasferimento del drone AGS dagli Stati Uniti all’Italia rappresenta un momento chiave nella realizzazione di questo importantissimo progetto multinazionale”, ha riportato l’ufficio stampa del Comando generale della NATO. “L’Alliance Ground Surveillance sarà di proprietà collettiva e operativa di tutti gli alleati dell’Alleanza Atlantica e sarà un elemento vitale per tutte le missioni NATO. Tutti gli Alleati avranno accesso ai dati acquisiti dall’AGS e beneficeranno del sistema d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento”.

Il programma NATO AGS prevede l’utilizzo della grande stazione aeronavale di Sigonella quale Main Operating Base (principale base operativa) dei cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Global Hawk” e dei relativi centri di comando e controllo, con un contingente multinazionale di oltre 800 unità. “Tutti e cinque i droni sono attualmente in differenti fasi di sviluppo delle capacità operative di volo”, specifica ancora il Comando generale della NATO. “Quando ognuno di essi giungerà alla Main Operating Base di Sigonella, saranno sottoposti ai test per verificarne le performance e la conformità al sistema AGS. La capacità operatività iniziale del programma dovrebbe essere raggiunta nella prima metà del 2020”.

Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento, i droni AGS potranno volare sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. I dati rilevati saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della NATO, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague. Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei nuovi velivoli senza pilota, così fa consentirne l’operatività in un’area geografica che comprenderà l’intero continente africano e il Medioriente, l’Europa orientale sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’AGS, la NATO potrà ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia, potenziando la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici.

Con l’entrata in funzione del sistema AGS, la base siciliana di Sigonella consolida il proprio ruolo di vera e propria capitale mondiale dei velivoli senza pilota da guerra. I droni NATO si sommano infatti ai velivoli con funzioni d’intelligence ed attacco (i famigerati droni killer “Reaper” che mietono vittime tra i civili negli scacchieri di guerra in Africa e Medio oriente) che l’US Air Force e l’US Navy ha trasferito in Sicilia da più di dieci anni. A riprova di come Sigonella sia uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota va aggiunto che nel 2018 è stata attivata all’interno della stazione aeronavale l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio USA e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. La facility di Sigonella consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech (Nevada).

Washington ha riservato un nome in codice alla grande base che sorge a due passi dalla città di Catania: The Hub of the Med, cioè il fulcro del Mediterraneo. Con ben 34 comandi strategici ed oltre 5.000 militari statunitensi, Sigonella è oggi, per importanza, il “secondo più grande comando militare marittimo al mondo dopo quello del Bahrain”, come spiega il Pentagono. Dal sanguinoso conflitto in Vietnam non c’è stato scenario bellico con protagonista gli USA (e i partner NATO) in cui l’hub del Mediterraneo non abbia giocato un ruolo chiave: contro la Libia di Gheddafi negli anni ’80; in Libano nell’82; la prima e la seconda guerra del Golfo; i bombardamenti in Kosovo e in Serbia nel 1999 e quelli in Afghanistan, Iraq e Siria nel XXI secolo; le campagne di US Africom nelle regioni sub-sahariane e in Corno d’Africa; la liquidazione finale del regime libico del 2011 e gli odierni ripetuti raid in Cirenaica e Tripolitania con l’utilizzo dei droni-killer.

Determinante pure il ruolo assunto nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti d’America. Segretamente, ancora una volta nel 2018, è entrato in funzione a Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” per l’identificazione dei lanci di missili balistici da teatro con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Il JTAGS è una specie di scudo protettivo tutt’altro che difensivo: grazie al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica “nemica”, il sistema rende ancora più praticabile il primo colpo nucleare, evitando o limitando (teoricamente) la ritorsione avversaria e dunque i pericoli della cosiddetta Mutua distruzione assicurata che sino ad ora ha impedito l’olocausto mondiale. Come se non bastasse, a Sigonella opera pure una delle 15 stazioni terrestri del Global HF System, il sistema di comunicazioni in alta frequenza creato dalla US Air Force per integrare la rete del Comando aereo strategico e assicurare il controllo su tutti i velivoli e le navi da guerra. Uno degli aspetti più rilevanti del sistema GHF è quello relativo alla trasmissione degli ordini militari che hanno priorità assoluta, primi fra tutti i messaggi SkyKing che includono i codici di attacco nucleare.

Tra le maggiori richieste di finanziamento fatte dal Dipartimento della Difesa USA al Congresso per l’anno fiscale 2020, c’è poi quella relativa all’installazione, ancora una volta all’interno della grande stazione aeronavale siciliana, di un megacentro di telecomunicazioni satellitari strategiche delle forze armate. Nello specifico il Pentagono prevede una spesa di 77 milioni e 400 mila dollari per realizzare una struttura che consentirà di effettuare “più sicure e affidabili telecomunicazioni vocali e dati, classificate e non classificate, alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri della Marina militare USA, in supporto delle sue operazioni reali e delle esercitazioni in tutto il mondo”. L’assegnazione dei lavori è prevista entro l’agosto 2020, mentre la realizzazione dovrebbe concludersi nell’aprile 2024. E’ prevista inoltre una spesa aggiuntiva di 57 milioni di dollari per l’acquisto delle sofisticate attrezzature elettroniche e d’intelligence che saranno messe a disposizione del nuovo centro satellitare di Sigonella che si affiancherà a quello già esistente presso la dependance di Niscemi, all’interno della riserva naturale orientata “Sughereta”.

Centro strategico di telecomunicazioni con i sottomarini nucleari in immersione e stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS (la cui piena operatività è stata annunciata pochi mesi fa da Washington), la base USA di Niscemi sarà presto ampliata e potenziata. Le autorità militari hanno già presentato alla Regione Siciliana un cronogramma lavori di “rafforzamento” dei sistemi di “protezione” delle infrastrutture e delle numerose antenne di morte ospitate. Inoltre, un mese fa è trapelata la notizia che il Comando di US Navy ha affidato alla General Dynamics un contratto del valore di 731,8 milioni di dollari per il “miglioramento” dei “segmenti terrestri integrati al Mobile User Objective System – MUOS, il quale fornirà presto comunicazioni cellulari veloci e sicure per tutte le forze combattenti in movimento, ovunque esse si trovino”, come dichiarato dai general manager dell’azienda leader del complesso militare industriale USA.

Quanto sta accadendo in Sicilia conferma inesorabilmente quanto sostenuto da attivisti e ricercatori No War, cioè che la base di Sigonella è un cancro in metastasi che diffonde ovunque installazioni, radar, presidi e militarizzazioni. L’Isola è stata trasformata infatti in un’immensa piattaforma di morte USA e NATO: oltre alla telestazione di Niscemi, è stato creato un centro operativo a Pachino (Siracusa) per supportare le esercitazioni aeronavali della VI Flotta nel Canale di Sicilia; ad Augusta sorge una grande struttura portuale per il rifornimento di armi e gasolio delle unità da guerra e dei sottomarini nucleari; gli scali di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa sono utilizzati per le missioni d’intelligence top secret dei velivoli alleati o di società contractor private a servizio del Pentagono e/o – come avvenuto nel 2001 durante la guerra contro la Libia – per le operazioni di bombardamento contro obiettivi civili e militari “nemici”.

Non c’è area addestrativa o poligono in Sicilia che non sia stato messo a disposizione dei reparti d’elite USA protagonisti delle peggiori nefandezze nei teatri di guerra internazionali. I Marines destinati a intervenire in Africa utilizzano periodicamente per esercitarsi una vasta area agricola nel Comune di Piazza Armerina. Ai reparti a stelle e strisce è stato concesso pure l’uso del poligono di Punta Bianca, a due passi dalla città di Agrigento, in una delle aree naturali e paesaggistiche più belle e più fragili dell’Isola, utilizzato stabilmente dalla Brigata Meccanizzata “Aosta” dell’Esercito italiano. Nella primavera 2019, i reparti statunitensi di stanza a Sigonella sono stati inoltre tra i protagonisti di un’imponente esercitazione che ha interessato buona parte della provincia di Trapani, comprese alcune aree di rilevante interesse naturalistico e lo scalo aereo di Birgi.

Ancora più foschi gli scenari che potrebbero essere riservati alla Sicilia intera nei prossimi anni. E’ in atto una pericolosissima sfida sferrata da Trump contro la Russia con la cancellazione unilaterale del Trattato INF contro le armi nucleari a medio raggio, firmato da USA e URSS a fine anni ’80. Quel trattato aveva consentito lo smantellamento dall’Europa dei missili Pershing II, SS-20 e Cruise; 112 di questi ultimi vettori nucleari “da crociera” erano stati installati dalla NATO a Comiso (Ragusa), nonostante una straordinaria stagione di mobilitazione popolare, una delle più importanti della storia della Sicilia. La scellerata decisione dell’amministrazione USA rischia di condurre ad una nuova escalation del processo di militarizzazione e ri-nuclearizzazione dell’intero territorio siciliano, considerato che i nuovi programmi di riarmo puntano alla realizzazione – ancora una volta privilegiando il Fianco Sud della NATO oltre a quello orientale – di nuovi sistemi missilistici a medio raggio con lancio da piattaforme terrestri e/o anche mobili, esattamente come avveniva con i Cruise di Comiso, trasportabili ovunque sui camion-lanciatori TEL. Altri aghi atomici da occultare nel pagliaio Sicilia in nome e per conto dei moderni Stranamore e delle transazionali del profitto d’oltreoceano.

di Antonio Mazzeo

 

I droni di Natale

Caccia F-14 iraniani ai confini dopo aver giurato di vendicare l’omicidio del generale Soleimani

Il leader supremo iraniano Ali Khamenei ha promesso una “dura vendetta” contro i responsabili dell’uccisione del comandante dei Quds, mentre il presidente Rouhani ha promesso allo stesso modo di vendicare la morte di Soleimani.

Teheran ha dispiegato caccia da combattimento F-14 ai confini del paese sulla scia dell’omicidio del generale iraniano Qasem Soleimani dopo che il capo militare è stato ucciso con un attacco aereo realizzato con droni vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad, autorizzato dal presidente nordamericano Donald Trump, secondo quanto riferito dalla tv di Stato iraniana.

Iranian f14 fighters jets manoeuvring on the western skies and on alert and patrol. State tv

— Ali Arouzi (@aliarouzi) January 3, 2020

All’inizio della giornata, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha confermato che le forze statunitensi in Iraq avevano ucciso il celeberimmo leader iraniano. Il generale Qasem Soleimani, comandante dell’élite Quds Force del Corpo di guardia rivoluzionario islamico dell’Iran, che è considerata un’organizzazione terroristica straniera da Washington.

Gli Stati Uniti hanno affermato che Soleimani era responsabile della morte di “centinaia di americani” e ha anche accusato il generale di orchestrare attacchi alle basi della coalizione in Iraq, motivando l’attacco aereo iracheno come mezzo per determinare “futuri piani di attacco iraniani”.

A seguito delle notizie sulla morte del generale, le autorità di Teheran hanno condannato fermamente gli Stati Uniti, impegnandosi ad agire per vendicare la sua morte.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_schiera_caccia_f14_ai_confini_dopo_aver_giurato_di_vendicare_lomicidio_del_generale_soleimani/82_32412/

 

Politici statunitensi condannano assassinio di Soleimani: “USA verso una guerra disastrosa”

Dalla speaker della Camera dei rappresentanti Pelosi, ai candidati alle presidenziali Dem Sanders e Biden, unanime condanna per la decisione di Trump di aver ordinato l’uccisione del comandante iraniano Soleimani, così come altri senatori ed esponenti democratici, che temono non solo un aumento delle tensioni in Medio Oriente ma una guerra sanguinosa per gli Stati Uniti.

L’uccisione del generale iraniano Soleimani ha scatenato dure critiche nel mondo politico statunitense, di solito, compatto, nonostante i diversi schieramenti, quando si tratta di guerre mosse da Washington. Nel contestare la decisione di Trump, il timore comune è l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e una nuova guerra sanguinosa per gli Stati Uniti. Perché l’Iran e le forze della Resistenza sicuramente non staranno a guardare.
La speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi ha avvertito che l’uccisione del comandante della forza iraniana dei Quds “rischia di provocare un’ulteriore intensa escalation di violenza. L’America – e il mondo – non possono permettersi di aumentare le tensioni fino al punto di non ritorno”.

L’attacco è stato effettuato senza “autorizzazione all’uso della forza militare” contro l’Iran e senza la consultazione del Congresso, ha ricordato Pelosi.

“L’intero Congresso deve essere immediatamente informato su questa grave situazione e sui prossimi passi in esame da parte dell’Amministrazione, inclusa la significativa escalation dello spiegamento di ulteriori truppe nella regione”, ha ricordato Pelosi.

L’ex vicepresidente e attuale candidato alla presidenza degli Stati Uniti, Joe Biden, ha affermato che con la sua decisione Donald Trump “ha appena lanciato una cartuccia di dinamite in un deposito di polvere da sparo”.

Biden ha definito l’attacco un ” movimento di ridimensionamento enorme in una regione già pericolosa” che probabilmente provocherà futuri attacchi dall’Iran invece di scoraggiarli.

“Potremmo essere sull’orlo di un grande conflitto in tutto il Medio Oriente”, ha avvertito il politico, aggiungendo che Trump “deve al popolo americano una spiegazione della strategia e del piano per proteggere le nostre truppe e il personale dell’ambasciata, alla nostra gente e al nostro interesse, sia qui che all’estero “.

I senatori e i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Bernie Sanders e Elizabeth Warren, hanno espresso la stessa preoccupazione attraverso i loro account Twitter.
“La pericolosa escalation di Trump ci avvicina a un’altra disastrosa guerra in Medio Oriente che potrebbe costare innumerevoli vite e miliardi di dollari in più.

Il presidente ha  promesso di porre fine a guerre senza fine , ma questa azione ci mette sulla strada di un’altra”, ha affermato Sanders, mentre Warren ha definito l’attacco “spericolato” e ha sottolineato che la priorità degli Stati Uniti. “Deve essere per evitare un’altra guerra costosa.”

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-senatori_esponenti_politici_statunitensi_condannano_assassinio_di_soleimani_porter_gli_usa_verso_una_guerra_disastrosa/82_32407/

 

Chi era il Generale Qasem Soleimani, ucciso barbaramente dagli USA?

Il generale di corpo d’armata Qasem Soleimani, caduto martire in un attacco statunitense in Iraq, ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro le bande terroristiche. I media mainstream non hanno per nulla citato il suo ruolo fondamentale nella sconfitta dell’ISIS, ma l’hanno definito come colui che pianificava attacchi contro le ambasciate USA in Medio Oriente

All’alba, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (CGRI) dell’Iran ha confermato il martirio del comandante delle forze Quds, il tenente generale Qasem Soleimani, in un’operazione che non si può che definire terroristica ordinata dal presidente di Stati Uniti , Donald Trump, a Baghdad, capitale irachena.

Con diversi razzi Katiusha, gli elicotteri statunitensi hanno attaccato il terminal merci dell’aeroporto internazionale Muhamad Alaa di Baghdad. Di conseguenza, due veicoli delle unità di mobilitazione popolare irachena (Al-Hashad Al-Shabi, in arabo) hanno preso fuoco e il vice comandante generale Soleimani e Al-Hashad Al-Shabi, Abu Mahdi al-Mohandes , sono caduti martiri.

Ecco alcuni cenni biografici sulla vita del potente comandante persiano. I nostri media lo hanno dipinto come colui che pianificava attacchi contro le ambasciate USA, la mente dell’attacco alla legazione statunitense nei giorni scorsi a Bagdad. Soleimani era stato fondamentale nella sconfitta dell’ISIS in Siria e Iraq, aveva rafforzato negli anni Hezbollah e la Resistenza palestinese.

Soleimani era nato nel marzo del 1957 nella provincia di Kerman, nell’Iran sud-orientale. Dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica (1979) divenne membro della CGRI.

All’inizio della guerra imposta dall’Iraq contro l’Iran (1980-1988), fu responsabile del comando di alcune unità iraniane e nel 1983 divenne comandante della 41a divisione Saralá, le cui forze giocarono un ruolo chiave in questa guerra.

Durante gli otto anni della Sacra Difesa, il generale di corpo d’armata Soleimani partecipò, come comandante, a molte importanti operazioni come Valfajr-8, Karbala-4 e Karbala-5, tra le altre.

Dopo la guerra, il potente e influente comandante persiano ebbe un ruolo di primo piano nella lotta contro il contrabbando ai confini orientali della Repubblica islamica. Pertanto, nel 1998 è stato nominato dal comandante della rivoluzione islamica dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei, comandante delle forze Quds.

Tra i punti salienti della vita militare di Soleimani vi è il rafforzamento del movimento di resistenza islamica del Libano (Hezbollah) e dei gruppi palestinesi, in particolare nella guerra di 33 giorni tra Israele e Libano nel 2006, dove Hezbollah uscì stato vittorioso – e la vittoria dei palestinesi nell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza assediata tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

In effetti, il generale Soleimani è stato in grado di seguire efficacemente la strategia della Repubblica islamica per assistere i gruppi palestinesi nella loro lotta contro il regime di occupazione a Tel Aviv.

Con l’inizio delle crisi in Siria e Iraq e dopo la richiesta formale di Baghdad e Damasco in Iran di ricevere aiuti nella lotta contro il terrorismo, il comandante persiano ebbe una nuova missione: contrastare la minaccia terroristica dell’ISIS e del Fronte Al-Nusra in questi paesi arabi.

Ha anche svolto un ruolo di primo piano nell’organizzazione di Al-Hashad Al-Shabi – che fa parte delle forze armate irachene – e della Forza di difesa nazionale, un’unità formata nel 2012 e organizzata per conto del presidente siriano Bashar al-Asad, come una componente volontaria di riserva part-time dell’esercito siriano. Entrambi combattono contro i gruppi terroristici.

In effetti, lui e le sue forze, che andarono nei due paesi su richiesta ufficiale dei governi siriano e iracheno, impedirono la caduta di Damasco e Baghdad. Ha anche svolto un ruolo importante per la Russia, presieduta da Vladimir Putin, per unirsi alla lotta contro il flagello del terrorismo in Siria.

Forse uno dei principali obiettivi dei nemici per il rovesciamento di Damasco è quello di separare l’Iran e Hezbollah, ma con la sconfitta dell’ISIS con il sostegno delle forze Quds in Siria e Iraq, l’asse della Resistenza tra l’Iran è stato rafforzato , Iraq, Siria, Libano e Palestina.

Senza dubbio, ciò era contrario ai desideri degli Stati Uniti e Israele, tuttavia, sotto il comando di Soleimani sul campo di battaglia e con la formazione di mobilitazioni popolari in Siria e Iraq, questo rafforzamento è diventato realtà.

Il ruolo senza precedenti del generale Soleimani nella regione del Medio Oriente e lo scontro con i nemici gli è valso il titolo di “comandante fantasma”, “la persona più potente in Medio Oriente” e “l’incubo di Israele” per parte degli stati uniti e il regime di Tel Aviv.

Per l’effettiva presenza del comandante persiano sulla scena della lotta contro l’ISIS e la sconfitta di questa cospirazione sionista nella regione, l’Ayatollah Khamenei aveva concesso lo scorso marzo al tenente generale Soleimani il premio Zulfaqar , il più alto ordine militare in Iran. Fu il primo membro dell’esercito iraniano ad aver ricevuto una simile onorificenza dopo la rivoluzione islamica.

Il generale Soleimani aveva ricevuto  diverse minacce di morte,  in particolare, dal servizio di intelligence israeliano (il Mossad).

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