Damasco: Consiglio UE non credibile, allineato agli USA nell’imporre sanzioni contro la Siria

La Siria ha condannato fermamente la dichiarazione del Consiglio europeo sulla proroga di un altro anno delle sanzioni imposte ad alcune istituzioni e individui siriani con il pretesto di sviluppare e utilizzare armi chimiche, Read More “Damasco: Consiglio UE non credibile, allineato agli USA nell’imporre sanzioni contro la Siria”

Assad: La nostra priorità è Idlib, dopo cacceremo via gli USA

Il presidente siriano Bashar Al-Assad, ha rilasciato un’intervista alla rete russa “Russia 24” in cui ha affrontato diverse questioni nazionali, regionali e internazionali

Erdogan ritiene che il popolo turco dovrebbe morire solo per la sua causa e quindi non può spiegare perché i suoi soldati muoiano in Siria.

Nel corso della sua intervista la canale russo “russia 24”, ad una domanda sulla politica turca nei confronti della Siria prima e dopo la guerra, il presidente ha risposto: “il vero problema ha a che fare con la politica americana e quando Washington ha deciso che i governi alleati secolari in questa regione non sono più in grado di implementare i ruoli loro affidatigli e li deve sostituire con altri regimi con un’ideologia come quella dei Fratelli Musulmani che usano la religione per manipolare l’opinione pubblica, e così le cose diventano più facili per i piani americani e occidentali; e questo processo è iniziato attraverso la cosiddetta “primavera araba”.

Ha indicato che prima di questa fase le relazioni tra Siria e Turchia erano buone in ambito politico ed economico e che vi era persino sicurezza e cooperazione militare; e non ci sono stati problemi tra Siria e Turchia.

“Non abbiamo fatto nulla contro di loro e non abbiamo sostenuto le forze ostili nei loro confronti e abbiamo pensato di essere vicini e fratelli, ma l’adesione di Erdogan ai Fratelli Musulmani era più forte e ha cambiato la sua politica nei confronti della Siria”, ha spiegato.

Il presidente siriano ha ricordato che i Fratelli Musulmani sono il primo gruppo che ha adottato la violenza e ha usato la religione per guadagnare potere.

Il presidente siriano ha posto la domanda: perché i soldati turchi muoiono in Siria? Qual è la causa per la quale muoiono? Qual è la controversia? E ha lui stesso risposto: “Non c’è motivo, nemmeno Erdogan ora non può dire al suo popolo perché sta mandando il suo esercito a combattere in Siria, poiché il suo problema è nella sua ideologia che non ha nulla a che fare con gli interessi supremi della Turchia”.

Ha chiarito che Erdogan ritiene che il popolo turco dovrebbe morire solo per la sua causa e quindi non può spiegare al popolo turco perché i suoi soldati stanno morendo in Siria.

Quanto alla speranza che ci siano contatti graduali tra Turchia e Siria, e in futuro forse relazioni diplomatiche, il leader siriano ha risposto: “Nonostante l’aggressione turca, il nostro obiettivo comune, intendo la Siria e la Russia, è di allontanare la Turchia dall’approccio che ha adottato finora e che si basa sul sostegno ai terroristi “.

“Per noi in Siria e anche per i russi, la Turchia è un paese vicino ed è naturale che abbiamo relazioni forti e ciò che non è normale in nessuna circostanza è che tali relazioni siano cattive; e naturalmente è possibile che ripristineremo le relazioni diplomatiche, ma ciò non sarà possibile finché Erdogan continuerà a sostenere i terroristi”, ha affermato.

Ha spiegato che “non c’è ostilità tra i due popoli e che l’attuale ostilità è generata da eventi politici o politici legati agli interessi di Erdogan”.

Sul messaggio che vuole trasmettere al popolo turco, il presidente al-Assad ha dichiarato: “Abbiamo sempre detto che il popolo turco è un fratello e ora chiedo: qual è il tuo problema con la Siria? Qual è il motivo per cui un cittadino turco merita di morire in Siria? Qual è l’atto ostile che la Siria ha intrapreso contro la Turchia durante la guerra o prima della guerra? E dico che la Siria non ha intrapreso nemmeno la minima azione ostile contro la Turchia, e quindi non è logico avere una discrepanza tra di noi e loro ” .

Nei suoi incontri in passato con alcune figure della Fratellanza Musulmana, il presidente sirinao ha precisato: “Ho incontrato personaggi appartenenti alla Fratellanza Musulmana di molti paesi ed Erdogan era uno di loro, e ho anche ricevuto figure dall’Egitto e dalla Palestina, e tutti dicevano parole dolci e belle sulla Siria o della relazione personale con me, ma quando le cose cambiano, si rivoltano, e così anche quelle dei Fratelli Musulmani, non hanno morale politica, sociale o religiosa, e per loro, la religione non è bontà ma violenza; sono opportunisti, ambigui e bugiardi ”.

Il giornalista ha chiesto qual è segreto che consente al popolo siriano di trionfare ed evitare la disperazione dopo nove anni di guerra, significa due volte più della seconda guerra mondiale e Al-Assad ha risposto: “anche se siamo un piccolo paese ma ci sono molti fattori che ci rendono forti in questa guerra “.

“Primo, e la cosa più importante è la coscienza nazionale e popolare, perché la Siria sarebbe potuta sparire se non fosse stato per questa coscienza popolare che ha portato all’unità nazionale; e il secondo fattore è la mitica capacità del popolo di sacrificarsi e che abbiamo visto principalmente attraverso l’esercito arabo siriano, e si ritiene che quei sacrifici possano essere visti solo in film o in fiction e in realtà l’abbiamo visto in ogni battaglia, e questo è stato che ha protetto il paese “, ha sottolineato.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-assad_la_nostra_priorit__idlib_dopo_cacceremo_via_gli_usa_a_erdogan_qual__il_motivo_per_cui_un_cittadino_turco_merita_di_morire_in_siria/8_33447/

 

Russia: I terroristi hanno cercato di usare le armi chimiche a Idlib contro l’esercito siriano

I miliziani jihadisti hanno tentato di eseguire un attacco con armi chimiche nel tentativo di sventare un attacco dell’esercito siriano, ma la mancanza di esperienza nel trattare le sostanze pericolose si è rivoltata contro di loro, ha riferito il ministero della Difesa russo.

Oltre una decine di terroristi hanno tentato di usare la loro arma come ultima possibilità nella strategica città di Saraqib, che si trova su un importante nodo autostradale nella provincia di Idlib in Siria, secondo il Centro di riconciliazione russo per la Siria.

Nel tentativo di “bloccare l’avanzata delle forze governative siriane” nei quartieri occidentali di Saraqib, hanno cercato di far esplodere “munizioni altamente esplosive insieme a carri armati pieni di sostanze chimiche tossiche”, si spiega nella dichiarazione. Il loro attacco, tuttavia, è stato inutile.

Dato che i terroristi non erano abbastanza abili nel maneggiare sostanze tossiche, uno dei carri armati è esploso, infliggendo vittime agli stessi aggressori che hanno subito “gravi avvelenamenti chimici”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-russia_i_terroristi_hanno_cercato_di_usare_le_armi_chimiche_a_idlib_contro_lesercito_siriano/82_33424/

 

Fra Bahjat Elia Karakach “Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali”

Fra Bahjat Elia Karakach “Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera…”
Fra Bahjat Elia Karakach Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera…

Segue la lettera di Quaresima di Fra Bahjat Elia Karakach, guardiano del convento di Bab Thouma a Damasco

Carissimi amici, vi scrivo dal carcere.

Ecco arriva il tempo quaresimale che ci aiuta alla conversione attraverso la penitenza. Un tempo in cui siamo chiamati ad essere vicini a chi soffre, agli emarginati con i quali il Signore Gesù si è identificato… I carcerati sono espressamente menzionati nella parabola del giudizio finale in Mt 25,31-46: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Qui in carcere non sono solo, ma condivido questa cattività con tutti i miei connazionali. Noi siriani, infatti, viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera… e sapete perché siamo in questa prigione? Perché vogliamo difendere il nostro bellissimo Paese dai terroristi che una volta volevano trasformare la Siria in uno Stato oscurantista.

Oggi, i grandi mezzi di informazione amano mettere in luce la storia di una bimba morta di freddo o una famiglia costretta a fuggire dai bombardamenti, ma questi stessi mezzi non vi parlano dei milioni di siriani che soffrono il freddo per mancanza di gasolio, che non sempre possono godere un piatto caldo per mancanza di gas da cucina.

Non vi parlano degli studenti che non possono studiare dopo il tramonto per mancanza di corrente elettrica, non vi parlano degli anziani abbandonati perché i loro figli sono dovuti emigrare… Non vi parlano dei cari prezzi di vita perché la lira siriana è precipitata ulteriormente, non vi parlano dei giovani soldati che combattono il terrorismo in temperature sotto zero e non sanno se potranno farcela, non vi parlano degli ammalati che non possono avere cure dignitose perché i terroristi “moderati” hanno distrutto la maggior parte degli ospedali e perché gli ospedali che funzionano non riescono a riparare i macchinari a causa dell’embargo… e sicuramente non vi parleranno dei bombardamenti che hanno ucciso un giovane universitario due giorni fa [a Damasco ndr.] e neanche dei discorsi apertamente ostili di Erdogan che ha deciso di introdurre nelle scuole elementari la nostalgia ottomana di riconquistare le terre limitrofe tra le quali anche la Siria.

Ma i grandi mezzi di informazione non vi parleranno neanche della gioia degli aleppini da quando l’esercito nazionale è riuscito a liberare i sobborghi ovest di Aleppo, dai quali piovevano i mortai sui civili.

Non vi parleranno mai della gioia di tutti i siriani per la riapertura dell’autostrada Damasco-Aleppo e della rimessa in funzione dell’aereoporto internazionale di Aleppo che ha dato speranza di una possibile ripresa economica… non vi parleranno dell’annuncio della riparazione della via ferroviaria tra la capitale siriana (Damasco) e la capitale industriale (Aleppo) e della possibilità di viaggiare in treno dopo nove anni di guerra…

Perciò vi dico che siamo in carcere… e le nostre notizie, quelle vere, sono scarsamente diffuse.
Qualche volta qualcuno viene a trovarci, ci fa sentire parte del mondo e ci dà la speranza di poter tornare ad essere una nazione “normale”, non tagliata fuori mondo.

Da questo carcere sentiamo notizie tristi e preoccupanti del coronavirus, che invade il mondo e la nostra amata Italia, preghiamo per voi e qualche volta, volendo sdrammatizzare, diciamo che questa volta è un vantaggio l’essere in “carcere”, perché almeno questo maledetto virus non riesce facilmente a penetrare le mura della nostra nazione.

Dal “carcere” vi auguriamo ogni bene e un buon cammino di quaresima… Non abbiate paura, Gesù con la sua Croce ha vinto la sofferenza, il peccato e la morte.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fra_bahjat_elia_karakach_noi_siriani_viviamo_dal_2011_in_una_grande_prigione_imposta_dalle_politiche_occidentali_dai_paesi_che_si_arrogano_il_ruolo_di_difensori_dei_diritti_civili_ma_mettono_sotto_embargo_una_nazione_int/82_33428/

 

Pretesti e menzogne contro la Siria, l’analisi di Elson Concepción Pérez

Mettiamo le cose al loro posto: la Siria è un paese indipendente e sovrano, con un governo democraticamente eletto, il cui programma è stato mirato allo sviluppo e ai benefici sociali per la sua popolazione.

Allo stesso modo, il diritto di firmare accordi militari con i quali lo ritiene sia parte del suo status di nazione sovrana. In questo caso, è del tutto legittimo che abbia richiesto la cooperazione militare dalla Russia e dall’Iran per difendere il paese dal terrorismo dei gruppi interni e dalle azioni straniere volte a destabilizzare la nazione araba.

Difficoltà che ha avuto e, come in tutti i paesi con diverse correnti religiose, molti sono stati e sono tuttora i disagi quando si tratta di armonizzare il loro cammino nel mezzo di una regione assediata da una potenza straniera interessata alle sue risorse energetiche.
In tale contesto, va notato che il governo del presidente Bashar al-Assad ha conseguito significativi progressi economici e sociali a favore dei settori più disagiati.

Ma la Siria è diventata un sasso nelle scarpe per la politica americana nella regione del Medio Oriente e l’entusiasmo imperiale di impadronirsi delle sue risorse, come ha fatto con l’Iraq e la Libia.

Un gruppo terroristico con il nome di Stato Islamico, che molti specialisti considerano un prodotto dei laboratori di sovversione ideati dalla CIA degli Stati Uniti, è apparso nella regione poco più di un decennio fa e presto si è espanso come un’erbaccia, con un matrice del terrorismo più spietato.

Insieme all’ISIS, un gruppo apertamente sostenuto dagli Stati Uniti, il Fronte di Al Nusra, un discendente di Al Qaeda, si stabilì sul suolo siriano, mettendo sotto controllo il suo sistema di difesa, che soffrì e continuò a subire per anni un’aggressione diretta di Israele che ha una parte delle alture del Golan siriane occupate.

Nove anni a marzo segna la guerra di aggressione scatenata contro il Paese. Figure allarmanti, come più di 250.000 morti e più feriti, così come lo sfollamento forzato e la migrazione di milioni di bambini in fuga dalla guerra e la distruzione totale o parziale di città, industrie, templi del patrimonio mondiale e molte altre strutture, costituiscono ferite aperte che sono molto difficili da curare.

Il Pericolo si estende

Dal 2015 l’esercito popolare siriano, con la partecipazione attiva della forza aerospaziale russa e dei consiglieri iraniani, ha sconfitto i gruppi terroristici di quasi il 90% del territorio, mentre il governo ha chiesto il ritiro dell’esercito americano che occupava illegalmente un parte del paese con l’ipotesi di combattere il terrorismo.
Il bombardamento di aree in cui operava l’esercito siriano, la morte di molti dei suoi combattenti e, inoltre, il massacro di centinaia di civili, compresi i bambini, con il solito “danno collaterale” causato dalle loro bombe, hanno fatto parte di questa realtà.

Già quasi sconfitti dai terroristi, quelli del Fronte di Al Nusra, supportati da Washington, erano concentrati in aree vicino al confine turco, nella regione di Idlib, dove c’è anche la presenza di gruppi curdi.

Nei giorni scorsi, il 12 febbraio, le forze militari statunitensi hanno aperto il fuoco su residenti locali che si sono radunati accanto a un checkpoint dell’esercito siriano, ad est della città di Qamishli (Hasakeh, Siria), per bloccare il passaggio a diversi veicoli militari statunitensi
Per quanto riguarda la presenza di uomini in uniforme turca sul suolo siriano, il governo di Damasco l’ha definita “una violazione della sovranità del suo territorio”.

Nei giorni scorsi oltre un migliaio di trasporti militari e 5.000 soldati turchi hanno attraversato il confine. Fonti siriane accusano l’artiglieria turca di aver sostenuto “gruppi terroristici armati” combattendo a Idlib.

Come possiamo vedere, l’attuale guerra contro la Siria può raggiungere una nuova dimensione in cui sono coinvolti, oltre agli attori interni ed esterni, tra cui la Turchia nell’area di confine di Idlib.

È molto probabile che Trump, in questo caso, stia giocando per coinvolgere gli altri in una guerra persa, e quindi essere in grado di godere del suo petrolio desiderato senza dover sottoporre le sue forze al pericolo di uno scontro.
Non per piacere, il presidente degli Stati Uniti, in un’intervista a Fox News, ha ancora una volta sottolineato la politica della sua amministrazione di “prendere” il petrolio siriano.

di Elson Concepción Pérez , editorialista di Granma

Testo originale

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pretesti_e_menzogne_contro_la_siria/5871_33142/

Appello per un Comitato per la solidarietà con la Siria e l’ informazione contro la guerra

Appuntamento a Roma, sabato 7 marzo 2020 alle ore 16 per aiutare insieme gli uomini e le donne siriane con la costituzione di un Comitato per la solidarietà con la Siria e l’informazione contro la guerra.

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OPCW è un organismo-marciume al servizio degli USA per screditare la Siria

L’attacco dell’OPCW agli informatori che hanno svelato le falsità sull’uso delle armi chimiche in Siria un ulteriore prova del marciume di questo organismo

Tentando di screditare gli informatori che mettono in dubbio il suo rapporto su un attacco chimico in Siria, l’OPCW ha solo confermato l’autenticità dei documenti trapelati, l’esperienza delle persone coinvolte e il proprio marciume.

Da mesi ormai, due informatori – un individuo identificato solo come “Alex” e l’ex specialista Ian Henderson – hanno testimoniato e presentato documenti che indicano che il rapporto finale sull’incidente dell’aprile 2018 a Douma è stato documentato per suggerire che le forze governative siriane avrebbero potuto aver usato armi chimiche e quindi giustificare retroattivamente gli attacchi missilistici statunitensi, britannici e francesi contro la Siria, che erano stati effettuati prima ancora che la missione OPCW arrivasse lì per indagare.

Giovedì scorso, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha cercato di screditarle sostenendo che non erano veri e propri informatori, ma scontenti dipendenti che hanno violato la riservatezza e mancavano di esperienza e accesso a tutte le prove.

Questo era abbastanza per la legione di propagandisti tradizionali per dichiarare che avevano ragione, gli informatori screditati e il rapporto Douma corretto al 100%.
Non devono essersi preoccupati di leggere il piccolo esercizio dell’OPCW in semantica, perché ciò che effettivamente ha fatto – forse inavvertitamente – è stato confermare che i documenti trapelati erano autentici e che gli informatori avevano accesso alle prove di cui avevano discusso.

Ad esempio, afferma che uno degli informatori “non era un membro” della missione di accertamento dei fatti a Douma – ma poi dice anche che ” ha accompagnato” e “assistito” la FFM, e in seguito è stato “assegnato a condurre un inventario ” delle prove sensibili raccolte.

L’OPCW deve incolpare solo se stesso di questa situazione. Dopotutto, nel 2013 l’organizzazione ha certificato che la Siria aveva smantellato i suoi laboratori di armi chimiche e consegnate agli Stati Uniti e nel Regno Unito per distruggerli, avendo supervisionato il processo e ispezionato le strutture. Eppure ha permesso a se stesso di essere usato dalle potenze occidentali e dai jihadisti che hanno sostenuto – in una campagna per effettuare comunque il “cambio di regime” a Damasco.

Nel lontano 2012, l’amministrazione Obama ha impostato l’uso di armi chimiche come una “linea rossa” che avrebbe scatenato una “azione militare cinetica” in stile libico in Siria. L’iniziativa diplomatica russa che ha visto il disarmo della Siria ha contrastato quel piano, ma non ha impedito ai “ribelli moderati” come l’affiliata di Al Qaeda Al-Nusra di mettere in scena incidenti che potrebbero essere incolpati del governo del presidente Bashar Assad, tutti nella speranza di provocando un intervento esterno e vincendo la guerra per loro.

La cosa su questi “attacchi chimici” è che accadono sempre quando i “ribelli” stanno perdendo e l’esercito siriano avanza con facilità. Ciò significa che il governo siriano non ha assolutamente bisogno di usare armi chimiche per nessun motivo, militare o politico, a differenza dei miliziani, che hanno assolutamente bisogno di tali incidenti per mantenere viva la loro causa.

Pubblicando un rapporto su Douma pieno di omissioni e insinuazioni, l’OPCW si è effettivamente schierato dalla parte di questi terroristi, così come dei paesi che hanno lanciato unilateralmente attacchi contro la Siria, sfidando apertamente il diritto internazionale.

Quindi ha scelto di affrontare le critiche alla sua complicità nella più grande menzogna dopo le armi di distruzione di massa irachene, attaccando gli informatori. Per un’organizzazione che dovrebbe salvaguardare il mondo dalla proliferazione di armi pericolose, non è solo una brutta pagina, è un colpo al cuore alla sua credibilità.

Secondo Piers Robinson, condirettore dell’Organizzazione per gli studi sulla propaganda (OPS) ed ex professore all’Università di Sheffield, il fulcro dell’indagine dell’OPCW è un tentativo di screditare “ispettori coraggiosi e di grande esperienza che evidentemente hanno cercato di dire la verità al mondo “.

“In tal modo l’OPCW sta eludendo le prove scientifiche convincenti ora di dominio pubblico che indicano sia che i cilindri sono stati posizionati a mano e che le vittime non sono state uccise dal cloro proveniente da bombole di gas cadute in elicottero. L’OPCW sta coprendo la scienza la verità e la prevenzione della giustizia e della verità per le vittime. Ma la verità continuerà a emergere e la direzione dell’OPCW inevitabilmente si troverà di fronte a dover sistemare la propria casa o altrimenti perdere credibilità”, sottolinea lo studioso.

Peter Ford, ex ambasciatore del Regno Unito in Siria ed esperto di affari in Medio Oriente, fa eco al co-direttore dell’organizzazione no profit, affermando che “non sono gli informatori a mancare di credibilità come affermato dall’OPCW ma l’OPCW stessa”.

Ford amette l’attenzione sul fatto che l’OPCW “non riesce nemmeno a fare alcuno sforzo per rispondere alla sostanza delle riserve espresse dagli informatori”.

“Qualsiasi confutazione di tali riserve dovrebbe spiegare i segni di manomissione delle prove rilevati dagli ispettori (posizionamento manuale delle bombole di cloro) e l’incoerenza dei sintomi video delle presunte vittime con gli effetti noti del cloro gassoso”, ha spiegato.

Secondo lui, “fino a quando questi punti non saranno affrontati, i racconti degli informatori avranno più credibilità delle affermazioni deboli da parte dell’OPCW”. Inoltre, si potrebbe chiedere fino a che punto qualsiasi revisione può essere “indipendente” quando viene commissionata e pagata dall’OPCW stesso, aggiunge Ford.

Il comportamento di OPCW fa nascere ulteriori sospetti

L’ex diplomatico richiama l’attenzione sui tempi del rilascio della pubblicazione dell’OPCW, che ha coinciso con l’avanzata delle forze del governo siriano nell’ultimo bastione dei terroristi in Siria.

“È inquietante che i tentativi delle potenze occidentali e dell’organizzazione internazionale che controllano di ristabilire un po’di credibilità a quell’organizzazione stiano emergendo proprio mentre i tentativi dei media corporativi occidentali di suscitare una frenesia di preoccupazioni umanitarie su Idlib stanno raggiungendo il culmine e proprio mentre ie forze siriane e altre forze che tentano di rimuovere i jihadisti sostenuti dall’Occidente da Idlib sono pronti per la vittoria “, suggerisce Ford.

Secondo lui, la situazione che si sta svolgendo evoca forti ricordi di Douma, “in cui è stato fabbricato un falso attacco di armi chimiche per consentire alle potenze occidentali di fare un ultimo disperato tentativo di salvare i loro delegati”.

“Stiamo per vedere una nuova produzione vincitrice di un Oscar, come indicano alcuni report allarmanti?” chiede retoricamente l’ex diplomatico britannico.

Fonte articolo

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lattacco_dellopcw_agli_informatori_che_hanno_svelato_le_falsit_sulluso_delle_armi_chimiche_in_siria_un_ulteriore_prova_del_marciume_di_questo_organismo/82_32984/

 

Miliziano conferma che i ‘caschi bianchi’ preparavano attacchi chimici per incolpare il governo siriano

Le truppe siriane hanno liberato la strategica città di Maarat al-Numan nella provincia di Idlib, ieri, allo stesso tempo l’esercito russo aveva annunciato di avere informazioni che indicavano che i resti del famigerato “gruppo di salvataggio” dei caschi bianchi stavano complottando provocazioni in Siria per ribaltare una situazione ormai senza speranza per i gruppi jihadisti

L’esercito siriano ha catturato un miliziano che ha fornito loro prove a conferma che i caschi bianchi stavano preparando possibili attacchi chimici sotto falsa bandiera nel nord della Siria. Un video dell’interrogatorio del miliziano è stato fornito ai media dal Centro del Ministero della Difesa russo per la riconciliazione siriana.

Il miliziano, di nome Abu Hamza, ha rivelato nel video di essere responsabile della custodia dei magazzini nella città di Kafer Hamra, nella campagna settentrionale di Aleppo. Lì, ha detto, ha visto di recente l’arrivo di “persone della protezione civile”, cioè dei “caschi bianchi”.

Video Ria.ru

“Non so cosa sia stato conservato lì. Qualche tempo fa alcune persone sono arrivate in un minibus e hanno caricato scatole con razzi e munizioni. Hanno anche preso le attrezzature per le riprese “, ha aggiunto Hamza.

L’uomo ha spiegato che dopo l’inizio dei combattimenti, è stato portato al fronte nell’area di Rashidin-4 nel sud-ovest di Aleppo, dove ha combattuto con il gruppo armato “Jaysh al-Osman”. Non avendo familiarità con l’area, l’uomo ha affermato essersi perso durante il suo ritiro, e quindi successivamente è stato catturato.

La testimonianza arriva sulla scia dei rapporti diffusi secondo cui oltre 40 attivisti dei caschi bianchi erano arrivati ??nel villaggio di Einata, nella provincia di Idlib, con il timore che potessero prepararsi a mettere in scena un attacco chimico sotto bandiera falsa.

Lunedì scorso, il Ministero della Difesa russo ha riferito, citando l’intelligence , che miliziani e resti dei caschi bianchi stavano progettando di mettere in scena una provocazione che implicava l’uso di cloro gassoso contro la popolazione civile per provocare una risposta occidentale. Secondo il portavoce del MoD, il generale Yuri Borenkov, due laboratori chimici nelle città di Akrabat e Selhab nella provincia di Idlib venivano utilizzati per sintetizzare i prodotti chimici, con specialisti che lavorano in questi laboratori che ricevonoaddestarmento in Europa.

Ieri, l’esercito siriano ha ripreso il controllo sulla città strategicamente importante di Maarat al-Numan nella provincia di Idlib. La città, situata all’incrocio dell’autostrada Hama Aleppo, e che collega le due più grandi città della Siria, Damasco e Aleppo, era una roccaforte dei terroristi dal 2012. L’esercito siriano ha iniziato un’operazione per liberare Idlib sud-orientale a dicembre, liberando dozzine di villaggi prima di un cessate il fuoco sono entrati in vigore all’inizio di questo mese. Tuttavia, i miliziani hanno ripetutamente rotto il cessate il fuoco e attaccato truppe governative e i civili, spingendo Damasco a ricominciare la sua offensiva.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_miliziano_conferma_che_i_caschi_bianchi_preparavano_attacchi_chimici_sotto_falsa_bandiera_a_idlib_per_incolpare_il_governo_siriano/82_32834/

 

Mosca: 28 civili uccisi e 56 feriti negli attacchi dei “ribelli” sulla città di Aleppo

“Unità armate illegali continuano a bombardare la città siriana di Aleppo, dove 28 civili sono stati uccisi negli ultimi tre giorni”, si legge in una nota del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria, aggiungendo che altri 56 civili hanno subito ferite.

Secondo il centro, gli attacchi continuano a provenire da aree della provincia di Idlib che sono ancora controllate da miliziani.

“Almeno18 persone sono state portate qui e tre di loro sono morte perché avevano subito ferite mortali. Alcune sono state sottoposte a intervento chirurgico e altre hanno ricevuto cure ambulatoriali”, ha riferito il responsabile del reparto di chirurgia di un ospedale locale ai giornalisti.

La provincia di Aleppo fa parte della zona di de-escalation di Idlib, dove le attività militari sono state interrotte il 9 gennaio scorso sulla base di un accordo con la Turchia.
Intanto, sui media mainstream di questi morti causati dai “ribelli” appoggiati dall’occidente e dall Monarchie del Golfo, non trovate traccia, ma il solito mantra degli ospedali e delle scuole bombardate dalle aviazioni di Mosca e Damasco.

Fonte: Foto di repertorio

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mosca_28_civili_uccisi_e_56_feriti_negli_attacchi_dei_ribelli_sulla_citt_di_aleppo/82_32654/

 

Trump si vanta ancora di aver lasciato le truppe Usa in Siria per rubare il petrolio

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha concesso un’intervista a Fox News per discutere di vari argomenti, tra cui la Siria e il recente assassinio del comandante della forza Quds, il maggiore generale Qassem Soleimani.

Per quanto riguarda la Siria, l’inquilino della Casa Bianca si è vantato di aver lasciato le truppe statunitensi all’interno del paese arabo per prendere il petrolio, nonostante le obiezioni del governo siriano.

“E poi dicono ‘ha lasciato truppe in Siria’, sai cosa ho fatto? Ho lasciato le truppe per prendere il petrolio. Ho preso il petrolio. Le uniche truppe che ho stanno prendendo il petrolio. Stanno proteggendo il petrolio. Ho preso il controllo del petrolio ”, si è vantato Trump prima di essere interrotto dall’intervistatore della Fox News (video sotto).

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_trump_si_vanta_ancora_di_aver_lasciato_le_truppe_statunitensi_in_siria_per_rubare_il_petrolio/82_32561/

Cuba e Siria: Una lunga storia di sostegno reciproco di fronte all’imperialismo degli USA

Una lunga storia di fermezza, sostegno e rispetto reciproco unisce Siria e Cuba, durante le quali l’amicizia tra i due paesi è stata caratterizzata da un coordinamento in vari campi secondo visioni chiare e comuni su questioni internazionali e questioni di interesse comune

Il sessantunesimo anniversario della vittoria della rivoluzione cubana arriva il primo gennaio, in un momento in cui i due paesi stanno adottando un approccio deciso basato sul rispetto della sovranità degli Stati, la non interferenza nei loro affari interni e il confronto con il terrorismo internazionale, si legge sull’agenzia di stato siriana SANA.

La profondità delle relazioni tra i due paesi si è incarnata nella posizione di Cuba sulla guerra terroristica contro la Siria e il suo sostegno in vari forum internazionali e la continuazione della sua ambasciata a Damasco durante il suo periodo di crisi, mentre la Siria ha continuato il suo sostegno incrollabile alla lotta del popolo cubano contro l’imperialismo e il blocco economico decennale.

Durante la guerra terroristica in Siria, Cuba non ha smesso di fornire spedizioni di farmaci in conformità con gli accordi firmati tra i due paesi, tra cui circa 15 classi dimedicinali, tra cui vaccinazioni di cinque anni, per immunizzare i bambini.

Cuba continua a offrire borse di studio gratuite agli studenti siriani per studiare medicina nelle università cubane per i primi livelli universitari e post-laurea e durante questo anno Cuba ha assegnato 10 borse di studio per studi post-laurea in medicina umana.

I due paesi stanno continuando i loro sforzi per rafforzare le relazioni bilaterali in vari campi e per elevarli al livello delle relazioni politiche, poiché l’anno 2019 ha visto un ampio scambio di delegazioni ufficiali, che hanno contribuito alla firma di un accordo di scambio culturale con l’obiettivo di cooperare nel campo della cultura e delle arti, preservando, ripristinando e preservando beni culturali, organizzando giornate culturali per entrambi i paesi e mostre di arti plastiche .

In campo economico, Cuba ha partecipato alle attività della 61a sessione della Fiera internazionale di Damasco, mentre la Siria ha partecipato ai lavori della trentasettesima fiera internazionale dell’Avana, che ha rispecchiato il desiderio dei due paesi di continuare la loro cooperazione alla luce delle attuali circostanze durante le quali gli Stati Uniti e le altre parti sono sotto assedio ingiusto a causa delle posizioni di Siria e Cuba contro la politica di egemonia.

Cuba affronta un blocco soffocante imposto dagli Stati Uniti d’America da quasi sei decenni che provoca perdite quotidiane del popolo cubano.

Vale la pena notare che Cuba continua a resistere all’embargo, poiché è riuscita a raggiungere molti risultati, soprattutto nel campo dell’istruzione, dove ci sono più di 50 università e più di 75 mila studenti universitari e circa 20 mila medici cubani forniscono servizi sanitari gratuiti in 83 paesi.

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Assad: “Negli USA non c’è sistema politico, governano le lobby di armi, petrolio e banche”

Il presidente siriano Bashar Al-Assad, ha rilasciato un’intervista alla televisione cinese Phoenix TV durante la quale ha affrontato diverse questioni relative alla situazione in Siria, nella regione e nel mondo

“La ricostruzione è iniziata ma abbiamo bisogno di maggiori investimenti all’interno e all’esterno per renderla più ampia”

Sulla ricostruzione del paese e su dove lo stato siriano inizierà questo processo, il presidente siriano ha affermato che “la prima fase della ricostruzione inizia con la riparazione delle infrastrutture, in particolare elettricità e acqua, e poi la costruzione di scuole, centri sanitari e ospedali
Ha sottolineato che la fase successiva della ricostruzione, che è la più importante, rappresenta una grande sfida e consiste nel ripristinare lo stile di vita, in particolare l’aspetto economico.

“Ciò richiede molti sforzi e condizioni sia interne che esterne; e il blocco dei paesi occidentali contro la Siria influenza negativamente questo processo e lo rallenta ”, ha spiegato.
Ha aggiunto: “possiamo dire che la ricostruzione è iniziata ma abbiamo bisogno di più investimenti dall’interno e dall’esterno in modo che inizi in modo ampio”.

“Prevediamo che le aziende cinesi inizieranno a studiare il mercato siriano che ha iniziato a migliorare in termini di sicurezza e opportunità di investimento”.

Per quanto riguarda il tipo di aiuto di cui la Siria ha bisogno dai paesi amici, tra cui la Cina, al-Assad ha risposto che “la Cina può offrire aiuto nella ricostruzione e anche nell’aspetto umanitario”.
“La Cina sta attualmente aiutando attraverso le donazioni umanitarie che utilizziamo nelle aree più bisognose”.
Secondo il presidente siriano, “con la liberazione di molte aree del terrorismo e il consolidamento della stabilità, la Siria ha iniziato a dialogare con alcune società cinesi per la ricostruzione”, e ha affermato che “la cosa più importante in tutto questo processo è ripristinare il ciclo di vita economica ”.
“Prevediamo che le società cinesi inizieranno a studiare il mercato siriano che ha iniziato a migliorare in termini di sicurezza e opportunità di investimento”, ha affermato il presidente.
Ha rivelato che il governo siriano ha iniziato a contattare diverse società cinesi per evitare sanzioni e quindi entrare nel mercato siriano.
“Gli investimenti in Siria sono redditizi e c’è desiderio da parte delle società cinesi, ma ci sono ancora timori circa l’effetto delle sanzioni; e ora abbiamo raggiunto formule sicure per entrare nel mercato siriano “.

“Il contributo dei paesi amici alla ricostruzione è importante tanto quanto il loro contributo nella lotta al terrorismo”

Ha anche ribadito che la ricostruzione è importante non solo in termini economici, ma aiuta anche milioni di rimpatriati a trovare opportunità di lavoro e quindi impedire loro di unirsi alle organizzazioni terroristiche o essere manipolati dall’estero, approfittando delle loro esigenze; pertanto,  il contributo dei paesi amici alla ricostruzione è importante tanto quanto il loro contributo militare nella lotta contro il terrorismo e il ripristino della sicurezza.
“Lavoriamo per fornire un ambiente sicuro per la ricostruzione attraverso la lotta al terrorismo e la liberazione delle aree”, ha affermato.

“Alcune società cinesi hanno recentemente iniziato a inviare esperti per esplorare l’ambiente di investimento in Siria”

Ha aggiunto che il governo siriano lavora per fornire un ambiente di investimento facilitando le procedure e rendendole più trasparenti, e ha rivelato che una legge sugli investimenti che soddisfa gli standard di investimento internazionali e offre garanzie legali e finanziarie agli investitori sarà approvata molto presto.
“Esistono due sfide: la prima è la mancanza di canali finanziari efficaci tra Cina e Siria per il trasferimento di denaro e la causa di questo problema è il blocco, e questo è un ostacolo da eliminare; mentre la seconda sfida è la paura che alcune aziende cinesi hanno ancora, ma possiamo dire che recentemente hanno iniziato a inviare esperti per esplorare l’ambiente e le opportunità di investimento “, ha affermato.
Ha ribadito che il governo siriano offre garanzie di sicurezza alle società cinesi che vogliono venire in Siria.

“A differenza degli Stati Uniti, la Cina cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo contando sugli amici e raggiungendo interessi comuni”.

Per quanto riguarda la questione della cintura e della via della seta, il presidente ha commentato che “si tratta di un’iniziativa strategica che ha apportato un grande cambiamento in tutto il mondo” e ha sottolineato che “a differenza dei tentativi di colonizzazione, occupazione ed egemonia da parte dell’Occidente , in particolare gli Stati Uniti, la Cina cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo contando sugli amici e raggiungendo interessi comuni “.
“La Siria è storicamente parte della via della seta e quando la Cina mostra interesse per un piccolo paese come la Siria a far parte di questa iniziativa che mostra una forma di parità nel trattamento; significa che la Cina non guarda alla Siria dal punto di vista di un potere “, ha detto.

“La via della seta per noi significa stabilità e prosperità”

Ha assicurato che ci sono benefici per la Siria, la Cina e tutti i paesi che si trovano su questa rotta ed è un rapporto civile e culturale che genera prosperità e migliora la situazione economica, sociale e di sicurezza di tutti i paesi che fanno parte di questo progetto.
“La via della seta per noi significa stabilità e prosperità”, ha detto al-Assad.
A questo proposito, ha rivelato che con il consolidamento della sicurezza e l’inizio del ciclo economico, il governo siriano ha avviato un dialogo serio con le autorità cinesi in modo che la Siria faccia parte di questa rotta, dal momento che attualmente non è in atto ma non lo impedisce nemmeno, secondo il presidente siriano, di farne parte in futuro.
“Abbiamo presentato sei progetti infrastrutturali al governo cinese per la Via della Seta e attendiamo una risposta su quale di essi sia appropriato per questa iniziativa; e la verità è quando questa infrastruttura è garantita la Via della Seta passerà sicuramente attraverso la Siria come era nel corso della storia “, ha spiegato.

“Il sistema politico americano non è un sistema statale ma lobby e chi governa negli Stati Uniti è il denaro”

In risposta a una domanda se il fallimento di Trump nelle prossime elezioni sarà positivo per la Siria, il presidente siriano ha risposto che l’attuale inquilino della Casa Bianca è il presidente più trasparente degli Stati Uniti, ma non significa che sia bravo.
“L’Occidente indossa sempre delle maschere per nascondere le sue intenzioni; e il sistema politico americano non è un sistema statale ma lobby e chi governa negli Stati Uniti è il denaro proveniente da armi, petrolio o banche, e sono queste lobby che governano e controllano la politica di USA “, ha ribadito.
Secondo il presidente Al-Assad, i presidenti americani con cui la Siria ha avuto a che fare da Nixon nel 1974 (quando i rapporti con Washington erano normalizzati) a Trump oggi, non possono uscire dalla linea politica tracciata da quelle lobby anche se provano a farlo.
Su questo tema, ha anche affermato che “l’impegno per un cambiamento di un presidente degli Stati Uniti non è reale ed è fuori luogo. “Non credo che la politica americana cambierà nei prossimi anni”, ha lamentato.

“La politica americana non dipende dai principi ma dagli interessi delle aziende”

Nel suo commento sull’annuncio del ritiro delle truppe di Washington dalla Siria e poi sull’annuncio che quelle truppe rimarranno nei campi petroliferi, il presidente siriano ha affermato che ciò conferma che le lobby sono ciò che governa la politica americana.
“La politica americana non dipende dai principi ma dagli interessi delle compagnie e se i loro interessi sono occupare i campi petroliferi siriani e rubarli, lo farebbero anche se ciò andasse contro il diritto internazionale o addirittura contro le leggi degli Stati Uniti “, ha ricordato Assad.
“Gli Stati Uniti non dipendono nelle loro guerre dai loro soldati ma da compagnie private come Black Water; e forse hanno migliaia di combattimenti in Siria ”
Rispondendo a una domanda sul numero di forze statunitensi in Siria, Assad ha commentato: “A volte gli americani dicono che sono migliaia e a volte centinaia, e quando annunciano queste cifre, tengono conto del fatto di piacere alle lobby”.
Ha aggiunto: “la verità è che entrambe le figure sono errate perché non tengono conto di coloro che combattono con l’esercito americano”.
Secondo il presidente, il regime americano, oggi, non dipende dalle sue guerre dai suoi soldati ma da compagnie private come Black Water in Iraq; e forse hanno alcune centinaia di militari operativi in ??Siria ma anche migliaia, e forse decine di migliaia di civili che lavorano per queste compagnie e combattono all’interno della Siria.
“È difficile conoscere il numero esatto ma la verità è che ce ne sono migliaia”, ha detto.

“La Turchia è coinvolta in tutte le operazioni di vendita e acquisto di greggio siriano rubato”   

D’altro canto, il presidente siriano ha denunciato che i terroristi del Daesh-ISIS e del Fronte di Al-Nousra hanno rubato petrolio siriano e lo hanno venduto alla Turchia, e attualmente questa rapina è in corso negli Stati Uniti e vende petrolio siriano uguale alla Turchia, e quest’ultima è coinvolta in tutte le operazioni di vendita e acquisto di greggio siriano rubato.
“Le entrate petrolifere all’inizio della guerra sono state ridotte a zero per il governo siriano, ma abbiamo recuperato alcuni pozzi e attualmente stiamo producendo una quantità molto modesta di greggio; pertanto, l’impatto del petrolio sull’economia siriana è molto limitato, poiché la maggior parte dei giacimenti petroliferi è ancora nelle mani di gruppi terroristici o gruppi armati che disobbediscono alle leggi e operano sotto il comando di Washington”.

“Colpire il terrorismo indebolisce la presenza militare americana in Siria in un modo o nell’altro”

In che modo il governo siriano dovrebbe affrontare la presenza militare americana in Siria? Il giornalista ha chiesto, e il presidente ha risposto che “la forza degli Stati Uniti proviene da terroristi e l’attuale priorità per lo stato siriano è quella di combattere contro quei terroristi.

“Colpire il terrorismo indebolisce la presenza americana in un modo o nell’altro; ed è necessario convincere – attraverso il dialogo – i gruppi siriani che operano sotto il comando di Washington che l’interesse del paese richiede che si uniscano allo Stato siriano nei loro sforzi per liberare l’intero territorio nazionale; e quando ciò sarà raggiunto, non ci sarà alcuna prospettiva per la permanenza degli Stati Uniti; ma se rimane, ci sarà una resistenza popolare e pagherà il prezzo “, ha avvertio Assad e ha sottolineato che” alla fine, gli Stati Uniti lasceranno la Siria “.

“Il caos nella regione è contagioso e spero che le mobilitazioni in alcuni paesi vicini rimangano nel quadro popolare e spontaneo”

Su proteste e rivolte nei paesi vicini come l’Iraq, il Libano e persino l’Iran, il presidente ha commentato che “influenzano direttamente la Siria, poiché abbiamo relazioni familiari ed economiche come qualsiasi altro paese vicino.

“Se le mobilitazioni in questi paesi cercano di risolvere problemi o migliorare la situazione economica e politica, ciò avrebbe un impatto positivo sulla Siria, ma se gli Stati Uniti e altri paesi occidentali intervengono in queste mobilitazioni popolari, smetterebbero di essere spontanei e quindi generare caos”. ha ammonito.
“La politica americana si basa sulla generazione di caos o” caos costruttivo “, come la chiamavano Condoleezza Rice e George Bush; È un caos a beneficio dei loro interessi “.
Ha aggiunto che il caos nella regione è contagioso e spera che le mobilitazioni rimangano nel quadro popolare e spontaneo.

“A differenza di Stati Uniti, Russia e Cina credono che la stabilità favorisca gli interessi di tutti”

Ha concluso che “è già ovvio per tutti la differenza tra potenze come gli Stati Uniti e i suoi alleati come la Francia e il Regno Unito, che cercano di provocare il caos per favorire i loro interessi, mentre la Russia e la Cina credono che la stabilità e il diritto internazionale sono quelli che favoriscono gli interessi di tutto il mondo, siano essi grandi o piccoli paesi ”.

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