“Osare combattere, osare vincere”

La frase è di Mao ma, fuor di retorica, si addice alla situazione italiana, dove nasce di tutto, dalla Lega al partito di Di Pietro. Ciò che non nasce è una forza politica credibile che costituisca un macigno sui binari del treno veloce di Monti. Perchè? Indubbiamente la situazione è difficile e non si può improvvisare, rischiando di adottare soluzioni grottesche e autoreferenziali. Però uno sforzo di uscire dai rituali e dalle mediazioni scontate e in perdita bisognerebbe farlo. 

Poniamoci una domanda: che cosa ci chiede la gente schiacciata dalla crisi? In primo luogo di rompere con l’elettoralismo che si dimostra una screditata ma efficace macchina da guerra. 

Nonostante l’elevato tasso di astensionismo non ci si è ancora decisi a raccogliere il rifiuto del voto come organizzazione collettiva di protesta. Qualcuno pensa che la foto di Vasto sia una prospettiva? Oppure bisogna esprimersi diversamente? 

La questione di un movimento astensionista che ottenga il duplice risultato di consolidare e di estendere l’area del non voto e, contemporaneamente, darle un’altra fisionomia è un primo passaggio per intervenire a gamba tesa contro l’inciucio che ruota attorno all’asse Monti-Napolitano. In passato, precisamente alle ultime elezioni politiche, ci siamo misurati su scala ridotta, all’interno della sinistra, con il non voto e l’effetto c’è stato. Diliberto e Bertinotti si sono ritrovati senza poltrone parlamentari. 

Oggi però il nostro compito è più vasto. Non ci interessa, in modo particolare, impedire che i cacciatori di voti della Federazione della Sinistra ritornino in parlamento a rappresentarci indegnamente, anche se questo risultato è auspicabile. Ci interessa invece che un vasto fronte di persone che subisce la crisi e capisce lo scandalo di questo sistema di potere dimostri la sua radicalità. 

A che cosa serve questo risultato? Non ci illudiamo che questo sistema di potere cada come una mela marcia. Pensiamo che la premessa ad una opposizione seria ed efficace non passa attraverso la foto di Vasto. 

E’ contestuale che il movimento astensionista proponga il suo programma e su questo abbiamo già indicato alcuni punti: fuori dalle guerra, fuori dall’UE di Bruxelles, ecomomia basata su quello che viene definito bene comune, un rapporto positivo di collaborazione internazionale a partire dall’Europa, rifiuto del liberismo nei rapporti sociali, difesa degli interessi popolari e della natura. 

Sul non voto proviamo a vincere le prossime elezioni. Siamo oltre il 40%.

Erregi

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