“L’ultimo compromesso non chiude la partita”

Analizzando l’evoluzione della situazione politica italiana non si può certo essere ottimisti ad oltranza o meglio a prescindere. Ci riferiamo qui alla ultima crisi in casa 5 Stelle a proposito della prescrizione, che ha rischiato di far saltare il banco (e il governo). Sembrava fatta e invece così non è stato: l’accordo raggiunto tra Conte e Grillo sulle modalità di gestione del Movimento ha funzionato da calmiere.

Le contraddizioni aperte però non sono state risolte. Ciò che bisogna valutare non sono tanto le beghe interne ai 5 Stelle e le loro possibilità di ricomposizione quanto il fatto che c’è una opinione pubblica non omologata che condiziona la situazione e costringe, obtorto collo, anche i più accomodanti verso Draghi e il suo governo di ‘unità nazionale’ a rifare i conti e trovare degli escamotage per uscire dalle difficoltà.

Se non fossimo capaci di capire questo, la situazione ci apparirebbe senz’altro buia. Con un governo che gestisce il potere con una maggioranza del 90% e una destra che di fatto è maggioritaria nel paese non avremmo prospettive. Eppure, a nostro parere, le cose non stanno proprio così. La vecchia talpa continua a scavare e non è facile riportare indietro i processi che si sono avviati da tempo. La situazione ormai può essere bloccata solo con un intervento autoritario di un governo di destra, che non farebbe però che acuire le contraddizioni e compattare l’opposizione. A condizione però che man mano che la situazione avanza questa opposizione riesca a darsi un volto stabile e basi reali nel paese e quindi non solo di opinione.

Come dimostra la vicenda Grillo e la scelta dei 5 Stelle di partecipare al governo di unità nazionale, gli esiti elettorali del 2018 vengono continuamente sottoposti a pressioni volte a impedire che in Italia qualcosa cambi. Ma l’opposizione nel paese c’è. Il 32% ai 5 stelle nel 2018 non è stato un caso, anche se questo è stato capito solo a destra e da chi tira le fila del potere e ha liquidato un governo non certamente rivoluzionario come il Conte-2. Il risultato è che le deboli gambe dei pentastellati non possono reggere, come stanno dimostrando, un confronto con lo strapotere di Draghi e il killeraggio di persone come Renzi.

Un gruppo di senatori e deputati espulsi dal Movimento di Grillo per non aver votato il governo Draghi si è denominato ‘L’alternativa c’è’. Ora si tratta però di dimostrarlo. Come? Certamente non ripetendo i vecchi riti di una sinistra ‘alternativa’ che punta solo a ricavarsi spazi di nicchia senza affrontare la questione vera che consiste nell’intercettare una spinta che viene dal paese ad impedire che le vecchie consorterie liberiste, corrotte e subalterne agli USA e all’UE riprendano il controllo totale della situazione. Questa spinta ha come base esigenze sociali come il lavoro, il reddito, i servizi a partire dalla sanità ecc., ma ha anche l’esigenza di un clima nuovo nell’indirizzo dell’economia e nelle relazioni internazionali.

Bisogna dunque insistere sull’obiettivo di creare una forza politica rappresentativa di queste esigenze che, uscendo dalla retorica, sono espresse dalla nostra Carta costituzionale e per decenni sono state la stella polare del grande movimento popolare e progressista italiano e lo rimangono ancora oggi.

La situazione non è dunque chiusa, ma per tenere aperta una prospettiva di cambiamento bisogna sconfiggere operazioni di piccolo cabotaggio elettorale di gruppi che agiscono come specchietti per le allodole per impedire che qualcosa di nuovo nasca realmente. E’ proprio questo che vogliono invece i fautori della normalizzazione che trova in Draghi l’esponente principale. Cerchiamo di non cadere nella trappola e di lavorare per qualcosa che sia all’altezza della situazione.

Aginform
16 luglio 2021

 

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