Libero mercato addio: si preparano i razionamenti. Parola di Draghi e Visco

La guerra tra Russia e Ucraina ha avuto come prima vittima la globalizzazione, insieme a tutti i dogmi neoliberisti sul mercato come valore assoluto e sull’infallibilità della mano invisibile. La spaccatura tra occidente e potenze asiatiche non sta solo spingendo il mondo verso uno scenario che potrebbe sfociare in una devastante guerra nucleare, sta anche cancellando i presupposti che hanno determinato la nostra vita economica negli ultimi 30 anni.

A metterlo nero su bianco sono i vertici delle istituzioni politiche ed economiche, che fino a ieri erano i massimi alfieri del liberismo e i principali sostenitori della dittatura del mercato.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha sostenuto che la guerra in Ucraina ha portato ad un inaspettato shock nelle forniture di beni e materie prime ed ha affermato che “prezzi amministrati per un breve periodo non sono una cattiva idea”. Prezzi amministrati vuol dire che è lo Stato a decidere il costo dei prodotti per i cittadini, mantenendolo per legge ad un certo livello. La negazione assoluta di quanto ci predicano da 30 anni, ossia che il mercato è in grado di regolarsi da solo creando le migliori condizioni possibili se lo Stato evita di impicciarsi.

Ma fissare i prezzi dei beni significa anche razionare la loro distribuzione, e lo afferma chiaramente un altro pezzo da novanta del sistema finanziario occidentale, il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.
Papà Banchiere ha sostenuto che “dobbiamo fare tre cose: diversificazione rapida, intervento sui prezzi, aiuto a famiglie e imprese. E poi, se le cose continuassero a peggiorare, dovremmo cominciare a entrare in una logica di razionamento“.

D’altronde fissare i prezzi dei beni significa anche stabilire la quantità massima per ognuno, in sostanza imporre per legge che la pasta deve costare un euro al chilo e non di più, significa anche decidere quanta pasta ogni cittadino possa acquistare. Il tetto ai prezzi, infatti, serve proprio perché i beni sono scarsi e se si lasciasse mano libera al mercato i prodotti indispensabili aumenterebbero di prezzo in maniera esponenziale (perché c’è più domanda che offerta) e solo i ricchi potrebbero comprarli, mentre i poveri finirebbero per morire di fame.

Quindi tutti in fila a fare la spesa con la tessera, come ai tempi del fascismo, potendo comprare un tot di ogni merce e non di più. Ma come controllare ed organizzare questa complessa macchina di gestione degli acquisti? Servirebbe un sistema di tracciamento elettronico che indichi in tempo reale chi compra cosa e guarda caso lo abbiamo, si chiama green pass. Quando si dice la fortuna!

ARNALDO VITANGELI

18/03/2022

Libero mercato addio: si preparano i razionamenti. Parola di Draghi e Visco – Visione TV

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