[n p c i] Spezzare la trappola di Borgomeo!

Comunicato CC 10/2022 – 15 aprile 2022

Spezzare la trappola di Borgomeo!

Tenere in mano l’iniziativa e avanzare fino a vincere!

 

Borgomeo come Marchionne, per confondere le acque la spara grossa. Nel 2010 il non compianto Sergio Marchionne proclamò che con Fabbrica Italia la FIAT intendeva triplicare nel giro di breve la produzione di autoveicoli e diventare uno dei maggiori produttori mondiali. Più modestamente, ma in modo analogo dalle pagine del Tirreno 12 aprile 2022 Francesco Borgomeo ha assicurato che per la ex GKN lui ha in mente una “sfida unica al momento in Italia di riconversione da automotive a motori elettrici”, che “non si tratterà solo di motori per la nuove quattro ruote ma del ‘cuore elettrico’ delle macchine: robot iperdigitali che popoleranno le nostre vite e quelle delle industrie. Faremo impianti industriali iperdigitali, sistemi Iot con forti elementi di cybersecurity [come i preti di un tempo usavano il latino per confondere e imbrogliare i fedeli, gli imbroglioni di oggi usano l’americano e parole nuove per confondere e imbrogliare i lavoratori, ndr], sistemi guidati attraverso internet, con programmazione a distanza, molta tecnologia, nello stabilimento ci sarà dalla meccanica alla meccatronica all’informatica. Si andranno a realizzare dei sistemi tagliati sulle richieste dei clienti. Faremo tanta formazione, presto il laboratorio di ricerca che già esiste si andrà a posizionare dentro lo stabilimento”.

Il risultato delle mirabolanti promesse di Sergio Marchionne è sotto gli occhi di tutti: con la creazione di Stellantis, FCA è stata di fatto venduta a Peugeot, in tutta Italia gli stabilimenti ex FIAT funzionano a singhiozzo, lo smantellamento della produzione di autoveicoli e componenti sta proseguendo rapidamente: la GKN che produceva semiassi per autoveicoli è un esempio.

Per capire dove portano le promesse di Borgomeo, spacciato per “specialista in riconversioni industriali e rilancio di siti ed aree in crisi”, basta vedere che ne è delle fabbriche che “ha salvato” negli anni scorsi tra Latina e Frosinone. Solo una, la Saxa Gres (ex Ideal Standard, gruppo della pietra ceramica con siti produttivi ad Anagni (FR), Roccasecca dei Volsci (LT), Gualdo Tadino (PG), Modena) è ancora in vita. È stata effettivamente riconvertita con grande battage pubblicitario a proposito del “riciclare, riutilizzare, recuperare materiali di scarto in processi virtuosi per realizzare nuovi prodotti ad alta gamma, innovando nel totale rispetto dell’ambiente”: è quella che Borgomeo ha venduto al gruppo finanziario inglese Clementy Asset Manager! E tra qualche anno vedremmo che fine il gruppo finanziario le farebbe fare se in Italia lasciassimo che i gruppi finanziari continuino a comandare.

Marchionne ricattava apertamente gli operai e le organizzazioni sindacali non complici: “o fate come dico io oppure chiudo”. Borgomeo invece lavora dietro le quinte: è come il “poliziotto buono” che entra in gioco quando il “poliziotto cattivo” ha fallito.

Sempre sul Tirreno del 12 aprile Borgomeo assicura che assumerà altre persone oltre le 340 che ancora ci sono, “fino a 400. Inizialmente ci rivolgiamo al bacino ex GKN, tutti quelli che ci hanno lavorato e poi giovani ingegneri elettrici, informatici. Tutto in collaborazione con le università e le scuole toscane”. Nel frattempo tira per le lunghe, ritarda il pagamento degli stipendi, incentiva gli operai a cercare altri impieghi (perché la sola cassintegrazione non basta per campare, pagare il mutuo, mantenere i figli, ecc.), ma giura che li riassumerà appena la ex GKN riaprirà… “nell’ultimo quadrimestre del 2023”.

Assicura che ci sono aziende interessate al progetto, che “questo progetto è solidissimo ed è già partito”, ma rimanda in continuazione la presentazione di qualsivoglia piano industriale e non fa i nomi delle aziende interessate, così i tavoli su tavoli al MISE concretamente servono solo a trattare di ammortizzatori sociali con l’incalzo della scadenza a breve.

Ha vincolato la RSU alla riservatezza sul piano industriale (che non c’è!), ma intanto lui dice sui giornali quello che gli fa comodo dire.

Il risultato è la situazione di stallo che la RSU ex GKN denuncia nel suo comunicato del 13 aprile. Borgomeo passa per il “salvatore” dell’azienda, le istituzioni locali (in mano al PD) hanno il pretesto per disinteressarsi dell’azienda senza perdere la faccia (a giugno ci saranno, forse, le elezioni amministrative) perché tanto la situazione sarebbe felicemente risolta, i docenti e ricercatori delle università toscane sono tentati di dare credito a Borgomeo più che agli operai (e il piano per la costruzione di un Polo Pubblico della Mobilità Sostenibile resta carta), gli operai sono messi nella posizione per cui se aspettano quello che fa Borgomeo lui continuerà a logorarli mentre se “fanno casino” allora Borgomeo potrà dire che il mirabolante ma ancora segreto piano industriale salta per colpa loro.

Nel 2010 e fino al 2011 era stata la FIOM di Landini a rilanciare la lotta degli operai della FIAT contro il ricatto arrogante e aperto di Marchionne: in questo modo era diventata il centro di aggregazione del movimento di tutte le categorie e le classi delle masse popolari per far fronte alla crisi. La FIOM non ha osato però fare il passo avanti che proprio i risultati ottenuti rendevano possibile e necessario, cioè tenere in funzione le fabbriche che Marchionne e il resto del padronato volevano smantellare facendosi promotrice della costituzione di un governo d’emergenza formato espressamente a tale scopo. In questo modo la FIOM è arretrata, si è arresa alle imposizioni padronali, si è allineata maggiormente ai sindacati collaborazionisti FIM e UILM fino ad aderire alla linea padronale di aziendalizzazione del contratto di lavoro.

Con la manifestazione dello scorso 26 marzo il Collettivo di Fabbrica e gli operai ex GKN hanno mostrato cosa può fare un gruppo di operai anche senza il supporto delle organizzazioni sindacali del regime e anzi facendo fronte all’indifferenza se non all’ostilità della FIOM e della CGIL. La manifestazione del 26 marzo promossa a Firenze dal CdF della ex GKN ha mostrato che un organismo operaio, che alla prepotenza padronale (lettere di licenziamento del 9 luglio 2021) ha reagito occupando l’azienda e uscendo dall’azienda, è diventato un centro promotore nazionale della mobilitazione delle masse popolari contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese e contro i tanti altri attacchi della borghesia imperialista (dal carovita alla devastazione dell’ambiente e cambiamento climatico, dalla guerra alla privatizzazione e sfacelo dei servizi, ecc.). In realtà il CdF ex GKN è diventato anche un centro promotore nazionale della creazione delle quattro condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare: il CdF della GKN non si è ancora posto apertamente questo obiettivo, ma lo sta di fatto perseguendo e giungerà anche a porselo apertamente se non si arrenderà alle manovre dei vertici della Repubblica Pontificia e allo smantellamento dell’azienda che Francesco Borgomeo sta facendo.

Ribellandosi al licenziamento e combinando la lotta per la difesa del proprio posto di lavoro e del proprio salario con la mobilitazione di lavoratori di altre aziende private e pubbliche, di studenti e di altri settori delle masse popolari, gli operai ex GKN hanno ottenuto l’annullamento dei licenziamenti e la continuazione del pagamento dei salari. Queste sono le posizioni conquistate sul terreno della difesa del posto di lavoro. Le “posizioni rimaste in mano al nemico” sono l’interruzione della produzione di semiassi e quindi il proseguimento dello smantellamento del settore degli autoveicoli e componenti, che il CdF e gli operai GKN non sono riusciti a evitare perché non si sono occupati a fondo e per tempo di prendere contatto con gli operai delle aziende fornitrici e clienti della GKN per muoversi assieme nella lotta contro lo smantellamento del settore che li riguardava tutti. Ora per gli operai della GKN si tratta di spezzare il ricatto mellifluo di Borgomeo (“la trappola”: se “fanno casino” Borgomeo può dire che il piano industriale salta per colpa loro, se non fanno nulla lui continua a logorarli).

– Incalzare e far incalzare Borgomeo, il governo e le istituzioni locali perché rendano pubblico cosa Borgomeo ha comprato da Melrose, a quali condizioni e quanto ha pagato. Saperlo è importante. Anche su questo ricordiamo Marchionne alla ex Bertone di Grugliasco (TO), chiusa da sei anni e con più di mille operai in cassa integrazione: la FIAT l’aveva comprata per quattro soldi e concordando una piccola penale in caso di rinuncia all’acquisto, quindi se ne poteva disfare senza grossi problemi. Giornalisti, parlamentari, esponenti delle istituzioni locali e altri vanno mobilitati a questo fine, approfittando anche della campagna elettorale per le amministrative e le politiche: è anche un modo per verificare quelli che fanno solo “bla, bla, bla” a scopo elettorale e quelli che sono disposti a sostenere senza riserve gli operai.

– Aiutare e portare altri gruppi di lavoratori, a partire da quelli già organizzati ma non fermandosi a loro, a imboccare la stessa strada del CdF della GKN. Con numerosi di essi il CdF GKN è già in contatto ed erano presenti in delegazione alla manifestazione del 26 marzo: Alitalia, TIM, Caterpillar, Stellantis di Cassino, Same, Electroux, Dana Graziano, Pasotti, ecc. Usati a questo fine, anche il piano per la costruzione di un Polo Pubblico della Mobilità sostenibile e il DDL antidelocalizzazioni sono due utili strumenti che gli operai della GKN hanno già a disposizione.

– Promuovere, sostenere e lanciare iniziative di lotta contro il carovita e di disobbedienza (come quelle dei lavoratori dell’aeroporto di Pisa) contro l’invio di armi e la partecipazione del nostro paese alla guerra USA-NATO contro la Federazione Russa: il CdF e gli operai della GKN hanno l’autorevolezza per farlo, le mobilitazioni per il 25 Aprile e il 1° Maggio sono altrettante occasioni per farlo.

In sintesi bisogna puntare in alto, mobilitare su scala più ampia, sistematicamente e apertamente lavoratori avanzati e organismi operai e popolari di ogni genere a creare le condizioni e costituire un governo popolare di emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

I contrasti e la confusione che regnano ai vertici della Repubblica Pontificia e persino nel governo Draghi sono un’ottima cosa per il campo delle masse popolari se passa all’attacco e prende la via della costituzione del Governo di Blocco Popolare. Persino ai vertici delle Forze Armate c’è opposizione al governo Draghi e sono già numerose anche le espressioni pubbliche di generali ed ex generali: all’ex generale Fabio Mini si sono aggiunti il generale Marco Bertolini, l’ex generale Antonio Li Gobbi e altri.

Ed è una situazione universale di tutti i paesi imperialisti, in ogni paese in una sua forma specifica. Parlano chiaro la guerra in corso che dall’Ucraina si allarga a tutti i paesi NATO e già alimenta l’inflazione e il carovita in gran parte del mondo, i risultati (10 aprile 2022) del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, i risultati delle elezioni dovunque ce ne sono state in questo periodo (dalla Serbia all’Ungheria), la sparatoria nella stazione della metropolitana di Brooklyn a New York, il malcontento crescente in tutti gli USA per la politica di guerra del presidente Biden.

“Diventare nuova classe dirigente” è la parola d’ordine che il CdF ex GKN ha già lanciato agli altri gruppi operai, ai comitati studenteschi, ambientalisti, contro la guerra, ecc.: questo concretamente significa prendere in mano la direzione del paese attraverso un proprio governo d’emergenza.

Nessuna delle lotte in corso è solo una lotta rivendicativa sindacale o politica. Salvo eccezioni e risultati precari, ognuna delle lotte rivendicative oggi condotte dalle migliaia di organizzazioni operaie e popolari può avere successo solo con una soluzione che le combina tutte insieme: solo grazie a una trasformazione politica del paese, alla costituzione del Governo di Blocco Popolare!

Organizzarsi per combattere a modo nostro fino a vincere!

Non sono i padroni a essere forti, sono i lavoratori e le masse popolari che devono organizzarsi e coordinarsi per far valere la loro forza!

L’emancipazione delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!

Il partito comunista è il fattore decisivo della vittoria!

Costituire Comitati di Partito in ogni azienda, scuola, istituzione pubblica e in ogni territorio!

Il primo passo da compiere per arruolarsi è costituire un gruppo di studio del Manifesto Programma del (n)PCI.

Il secondo passo è mettersi in contatto nel modo appropriato con il Centro del Partito!

 

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Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 70 appena pubblicato e gli adesivi dell’Avviso ai naviganti 103 è un’operazione contro i padroni: vedere che il (n)PCI clandestino è presente anche dove non se l’aspettano infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

Mettersi in contatto con il Centro del Partito usandoil programma di criptazione PGP e il programma per la navigazione anonima TOR

Quindici modi per collaborare con noi

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word ]

 

http://www.nuovopci.it

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