[Sinistrainrete] Giorgio Ferrari: I falsi miti della transizione energetica e la pace necessaria

La questione energetica è divenuta l’argomento prioritario dell’agenda politica mondiale, ma il modo in cui viene affrontata in sede internazionale pone seri interrogativi sull’esito finale che ne potrà risultare.

Più volte ho espresso il mio disaccordo sulle aspettative riposte, anche da buona parte del mondo ambientalista, nella transizione energetica, la quale altro non è che una surrogazione di fonti di energia nell’ambito del modello di sviluppo consolidato che, secondo gli auspici di tutte le istituzioni nazionali ed internazionali, è atteso incrementare il consumo delle risorse naturali della Terra, sia per l’avvento della IV rivoluzione industriale, sia perché il passaggio dal ciclo dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili comporterà un aumento considerevole dell’estrazione di materie prime. Quest’ultimo aspetto, inoltre, si presenta come un vero e proprio “detonatore planetario” in grado di scatenare nuove guerre, per il fatto che molti minerali (le Terre Rare, ma non solo) assolutamente indispensabili alla produzione delle rinnovabili e dell’idrogeno, sono concentrate in paesi come Cina, Russia e Vietnam, in cui la Cina detiene anche il monopolio mondiale della raffinazione (Terre Rare).

Questa situazione, già prima dell’apertura del conflitto ucraino, aveva determinato ritardi ed aumento dei costi nella produzione di auto elettriche con effetti analoghi nel settore delle turbine eoliche, sintomi non trascurabili di una generale difficoltà a realizzare nei tempi previsti gli obiettivi principali della transizione: -45% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e zero emissioni entro il 2050. Tanto era evidente questa difficoltà che la Commissione europea, pressata da Francia e Germania, aveva introdotto nella Tassonomia UE il nucleare e il gas come “energie di transizione” e quindi finanziabili con fondi pubblici, sia pure a determinate condizioni.

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Salvatore Bravo: Difendere la scuola pubblica

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Filosofia e metafisica critica

di Salvatore Bravo

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Vi sono autori trattati come “cani morti”, poiché le loro analisi permettono di svelare le contraddizioni cariche di potenzialità rivoluzionaria del proprio tempo storico. La filosofia è attività teoretica e politica mai conclusa. La riflessione sulla totalità storica in cui si è implicati consente di valutarne non solo la qualità, ma anche le contraddizioni ma anche i processi strutturali in atto. Filosofare è operazione metodologica e logica, è metodo d’indagine in quanto capacità di tessere assieme le parti ideologicamente separate dal potere, è logica in quanto il tessere le parti ideologicamente separate comporta la comprensione razionale del proprio tempo concettualizzato nella sua verità. L’ostilità e l’ostracismo colpiscono solo i veri filosofi, gli accademici e gli eruditi che si limitano alla specializzazione filosofica sono favorevolmente accolti dal potere, in quanto alla coscienza critica del proprio tempo hanno sostituito l’adattamento opportunistico e carrieristico. Massimo Bontempelli1 è stato filosofo del nostro tempo, attraverso le analisi sulla condizione della scuola dopo la caduta dell’Unione Sovietica pone in evidenza la decadenza dell’intero tessuto sociale privatizzato e saccheggiato dalle logiche privatistiche comuni alla destra e alla sinistra. L’annichilimento di un’istituzione non si può astrarre dal suo contesto storico. Massimo Bontempelli fu un pensatore hegelo-marxiano, la sua metodologia di indagine è stata concreta, ovvero metafisica nel senso alto della parola. La metafisica non è un trascendere oltre lo spazio e il tempo, ma un oltre che ricongiunge la complessità storica costituita da dati, istituzioni e modi di produzione. Per poter concettualizzare è necessario ricongiungere ciò che appare diviso per ricostruirlo nei suoi nessi storici e strutturali, sono in tal modo “l’oltre” si rivela nel “con” per dare senso alla totalità.

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Luca Cangianti: Che le parole diventino pietre

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Che le parole diventino pietre

di Luca Cangianti

Nicoletta Dosio, Fogli dal carcere. Il diario della prigionia di una militante No Tav, Red Star Press, 2022, pp. 137

Le flessioni da fare nude sul pavimento a specchio, le perquisizioni umilianti, il disprezzo delle secondine, i cubicoli umidi e affollati, lo sferragliare delle chiavi nei corridoi, il cemento del cortile da misurare passo dopo passo, le parole d’amore di mogli e fidanzate gridate verso le sezioni maschili, la sala dei colloqui, «piena di parole e di sofferenza». Questo troviamo in Fogli dal carcere, un volume snello in cui ogni pagina investe fisicamente il lettore e la lettrice: a volte come una lancia trafigge lo stomaco, altre, come un balsamo, provoca sollievo.

Si tratta del diario di Nicoletta Dosio, insegnante pensionata di greco e latino, militante No Tav, condannata per una manifestazione pacifica al casello autostradale di Avigliana nel 2012 e finita in prigione alla fine del 2019 per aver rifiutato di «fare atto di sudditanza con la firma quotidiana» ritenendo di non aver nulla di cui rispondere.

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comidad: L’emergenzialismo status symbol della regione Lombardia

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L’emergenzialismo status symbol della regione Lombardia

di comidad

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha proclamato lo stato di emergenza idrica, le altre Regioni del Nord si sono accodate, mentre il governo vara a riguardo l’ennesimo decreto emergenziale. Una volta le emergenze idriche, e le emergenze in genere, erano roba da “Terroni”, da Regioni sottosviluppate del Sud. L’Italia si “meridionalizza”, cioè sempre più aree svolgono il ruolo di colonia deflazionista, quindi vengono pauperizzate per tenere bassa la domanda di beni e l’inflazione in Europa. Ciò non vuol dire affatto che le gerarchie interne all’Italia, tra Regioni di serie A e Regioni di serie B, non vengano preservate.

Dal 2020 la Lombardia, la “Regione modello”, si è appropriata della bandiera dell’emergenzialismo, imponendo a tutto il Paese un’emergenza sanitaria basata sull’impedire le cure ordinarie. Se l’emergenza pandemica fosse nata in qualche parte del Sud, sarebbe rimasta una vergogna locale; invece nel marzo del 2020 il governo impose il lockdown a tutta Italia in ossequio alla Regione leader. Da quando Milano è diventata la capitale delle emergenze, queste non sono più considerate un marchio di infamia o una prova di arretratezza civile, bensì uno status symbol, un’occasione per dimostrare determinazione ed efficienza.

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Alessandro Testa: È ora di parlare chiaro

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È ora di parlare chiaro

di Alessandro Testa

Abbiamo molto parlato, noi di “Cumpanis”, delle “condizioni oggettive” che in Italia – e nel mondo intero – sembrerebbero offrire l’humus perfetto per l’avvento del socialismo: la guerra imperialista, fase suprema del capitalismo, la crisi mortale della socialdemocrazia, le enormi problematiche legate alle bibliche migrazioni che dal terzo mondo si riversano inarrestabili nell’Occidente “civilizzato”, l’incipiente disastro climatico, il crollo verticale della cultura e dell’arte e, last but not least, l’idra dalle cento teste di una globalizzazione che ormai pervade tutti i gangli della finanza, dell’economia e della società.

Abbiamo discusso lungamente su cosa siano la classe in sé e la classe per sé, di come ai lavoratori manchi oggigiorno la pur minima parvenza di quella coscienza di classe necessaria a trasformarli da un “volgo disperso” ad un formidabile soggetto rivoluzionario capace di “abolire lo stato di cose presente” e, finalmente, di come tale coscienza sia possibile solo quando all’avanguardia di tale classe si ponga un partito comunista forte, coraggioso, coeso teoricamente e ideologicamente, un partito profondamente antidogmatico e democratico.

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Redazione Contropiano: Francia. No all’estradizione degli esuli politici, fallita l’operazione “Ombre Rosse”

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Francia. No all’estradizione degli esuli politici, fallita l’operazione “Ombre Rosse”

di Redazione Contropiano

Si chiude nel migliore dei modi possibili l’ennesimo tentativo, tanto vergognoso quanto infame, da parte dello Stato italiano di soddisfare la sua sete di vendetta, accanendosi contro dieci esuli politici italiani che da 40 anni vivono e lavorano in Francia.

La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha pronunciato ieri un “avis défavorable” in merito alla domanda di estradizione richiesta dall’Italia nei loro confronti.

Quella che era stata battezzata come l’operazione “Ombre Rosse” si chiude quindi con un fallimento totale per lo Stato italiano, nonostante il clamore mediatico e gli ignobili articoli della stampa mainstream assetata di vendetta, a seguito dell’arresto un anno fa di alcuni di questi esuli condotto dalla Direzione anti-terrorismo francese (SDAT) in collaborazione con l’Antiterrorismo della Polizia italiana e Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol.

All’udienza di ieri erano presenti Enzo Calvitti, Narciso Manenti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Maurizio di Marzio, Raffaele Ventura e Luigi Bergamin. L’unico assente era Giorgio Pietrostefani, le cui gravi condizioni di salute non gli avevano già consentito di essere presente alle precedenti udienze che lo riguardavano.

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Giambattista Cadoppi: La Cina, il conflitto russo-ucraino e il nuovo ordine multipolare

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La Cina, il conflitto russo-ucraino e il nuovo ordine multipolare

di Giambattista Cadoppi*

La posizione ufficiale della Cina sulla questione ucraina è a sostegno agli accordi di Minsk, che stabilivano un compromesso accettabile per le parti. Pechino non si è pronunciata esplicitamente sul riconoscimento della Crimea come parte della Russia, in quanto è portata a sostenere solo accordi bilaterali tra i contendenti e non situazioni di fatto. Il ministro della Difesa cinese ha affermato però che gli Stati Uniti sono “colpevoli dell’escalation del conflitto” in Ucraina e, dunque, della sua “sirianizzazione”

IMG 20220627 090717Critiche dell’azione sovversiva americana

La Cina ha criticato il colpo di stato a Kiev che ha destituito il legittimo presidente Janukovyć e il doppio standard, applicato sempre dagli americani, per cui se la Russia si lamenta quando le vengono messe basi ai suoi confini allora gli Stati indipendenti possono fare ciò che vogliono. La Cina, invece, se mette delle basi navali alle Isole Salomone oppure nella Guinea Equatoriale minaccia la sicurezza degli USA, anche se queste sono a migliaia di chilometri di distanza e a volte a decine di migliaia di chilometri.

La Cina si è astenuta dal condannare la Russia, disapprovando le sanzioni illegali che gli Stati Uniti e i suoi vassalli hanno inflitto a Mosca. Gli Stati Uniti possono rubare i soldi di altre persone o di Stati in qualsiasi momento, quando non gli piace qualcosa, come insegna anche l’Afghanistan, ma gli altri Paesi non possono opporsi.

È evidente che gli Stati Uniti hanno calcolato male le conseguenze della guerra. Le sanzioni occidentali si sono basate sulla falsa premessa che l’economia russa fosse altamente vulnerabile. I cambiamenti dell’economia russa negli ultimi anni sono stati ignorati. Gli occidentali hanno creduto in un mito creato da loro stessi. Invece di schiacciare la Russia, le loro sanzioni hanno portato a un’inflazione dilagante in casa propria e Biden è quasi certo di perdere le elezioni di medio termine. L’Europa è anche in condizioni peggiori. Il sostegno all’Ucraina sta soffocando l’Occidente con l’inflazione, come non si vedeva da anni.

Il presidente cinese Xi Jinping ha criticato le sanzioni unilaterali, definite “arbitrarie”, e le loro ricadute sui Paesi in via di sviluppo, incitando i “principali Paesi sviluppati” ad adottare politiche economiche “responsabili”.

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Raffaele Picarelli: Guerra in Ucraina e Nuovo Ordine Mondiale

cambiailmondo

Guerra in Ucraina e Nuovo Ordine Mondiale

di Raffaele Picarelli

schacchiProponiamo gli atti del seminario “Guerra in Ucraina: effetti nell’economia, nella finanza e nelle relazioni internazionali” tenuto dal dr Raffaele Picarelli al Circolo Arci di San Giuliano Terme sabato 4 giugno su iniziativa del Comitato Popolare Sangiulianese in collaborazione con le seguenti associazioni: Ita-nica di Livorno, il Laboratorio della solidarietà di Livorno, Codice Rosso e la Libera Università Popolare di Livorno.

Raffaele Picarelli, saggista ed esperto di questioni economico-finanziarie e di relazioni internazionali, ha offerto una approfondita e organica disamina a 360° dei processi in corso ormai da anni nell’economia occidentale e degli effetti provocati dalla guerra in Ucraina e, soprattutto, dalle sanzioni comminate alla Russia dai Paesi occidentali che consente di comprendere parte delle verità sottaciute dalla narrazione mediatica main stream, ma anche di avere una quadro organico delle dinamiche geopolitiche che sottostanno al conflitto.

Questo il breve abstract della prima parte della relazione che risulta estremamente utile oltre che per la comprensione degli scenari in essere, anche per fornire strumenti di analisi e di lotta politica per gli attivisti.

“La guerra in Ucraina ha amplificato e accelerato processi già in corso in Occidente, legati agli anni della pandemia ed agli effetti della crisi sistemica cominciata nel 2008.

Inflazione, primi segni di recessione, blocco o difficoltà nelle catene di approvvigionamento di materie prime, semilavorati e merci, aumento dei tassi di interesse, caduta di valore di tutti gli asset finanziari: queste tendenze risultavano già in atto a partire dal terzo trimestre del 2021.

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Luca Mozzachiodi: Fredric Jameson, Dossier Benjamin

ospite ingrato

Fredric Jameson, Dossier Benjamin

di Luca Mozzachiodi

Fredric Jameson, Dossier Benjamin, trad. it. di F. Gasperetti, Milano, Treccani, 2022

walterbenjamin 1 web1280Dossier Benjamin è il titolo del libro di Fredric Jameson edito da Treccani per la cura di Massimo Palma, che di Benjamin ha preparato in Italia diverse opere e antologie di scritti, da Scritti politici per gli Editori Internazionali Riuniti nel 2011 a Esperienza e povertà nel 2018. Il libro è stato meritoriamente tradotto con una rapidità senza precedenti rispetto alle opere di Jameson, che in generale sono arrivate in Italia con diversi anni di ritardo sugli originali e questo, oltre che alla scelta del curatore, ritengo sia da ascrivere in parte all’oggetto del libro: l’opera di Walter Benjamin, in parte alla modalità compositiva che Jameson ha adottato.

Non è questa la sede per proporre una storia della ricezione di Benjamin in Italia, naturalmente strettamente connessa con le vicende politico culturali del paese, ma gioverà ricordare che dopo la fase fondativa della traduzione da parte di Solmi di un’antologia di scritti con il titolo Angelus Novus,1 selezione di saggi dagli Schriften preparati da Adorno per Suhrkamp nel 1955 e che Jameson mette a contrasto con quella di Arendt nella disputa sull’eredità di Benjamin – presentata dal critico americano tra le righe come una storia di fraintendimenti e esplicite correzioni –, il cammino italiano dello scrittore tedesco sarà lento ma costante per tutto il secolo. Quando negli anni Settanta gli si affiancherà Cases, ciò porterà a scoprire il Benjamin critico letterario con gli scritti raccolti in Avanguardia e rivoluzione e poi con Il dramma barocco tedesco.

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Sara Reginella: Verso il baratro del totalitarismo: sulla nuova lista della vergogna

lantidiplomatico

Verso il baratro del totalitarismo: sulla nuova lista della vergogna

di Sara Reginella

#AggiungetemiAllaLista, l’hashtag della campagna di solidarietà a favore dei non allineati della lista del Corriere della Sera, è stato preso alla lettera.

È uscita infatti una nuova lista-gogna, questa volta redatta da Fidu-Federazione Italiana per i Diritti Umani e Open Dialogue.

Il dossier è stato presentato a Montecitorio lo scorso 28 giugno.

Contiene nuovi nomi dei non allineati, e così mi sono ritrovata in una black list insieme, tra gli altri, a Oliver Stone, Corrado Augias, lo storico Alessandro Barbero, Sigfrido Ranucci e Manuele Bonaccorsi, rispettivamente conduttore e inviato di Report.

A quanto pare, a questo servono, oggi, alcune organizzazioni per i diritti umani in Occidente: a schedare liste di proscrizione di persone che rappresentano anche l’altro punto di vista.

Ci chiediamo chi abbia commissionato questa lista della vergogna.

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Norberto Fragiacomo: La missione (possibile) di mister Draghi

linterferenza

La missione (possibile) di mister Draghi

di Norberto Fragiacomo

È passato quasi un anno e mezzo da quando, con un gioco di prestigio costituzionale, l’allora e attuale Presidente della Repubblica ha imposto al Parlamento la nomina di Mario Draghi a premier, conferendogli quei “pieni poteri” invano sognati da Salvini.

Per giustificare l’operazione, invero piuttosto ardita, si argomentò che soltanto un uomo con l’esperienza e il prestigio dell’ex banchiere centrale sarebbe stato in grado di gestire al meglio il PNRR e di far uscire il Paese dall’emergenza pandemica. Il fatto che i famosi (o famigerati) fondi europei fossero stati ottenuti dal predecessore fu opportunamente “scordato” – i giornalisti nostrani hanno una memoria assai selettiva –, la precedente azione di contrasto al Covid del Governo Conte 2 ridicolizzata oltremisura assieme al suo protagonista che pure, al di là di qualsiasi giudizio di merito, si era trovato a fronteggiare una situazione oggettivamente inedita. Sin da prima dell’insediamento i media, sempre sprezzanti nei confronti di Giuseppe Conte e dell’anomalia a 5Stelle, hanno preso a incensare il “Salvatore della Patria”, e i partiti da parte loro hanno fatto buon viso a cattiva sorte, accettando il pressante “invito” del Quirinale a sostenere il nuovo corso, somigliante a una dittatura nell’accezione latina del termine.

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Marco Cattaneo: Le tasse non finanziano la spesa pubblica?

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Le tasse non finanziano la spesa pubblica?

di Marco Cattaneo

L’affermazione del titolo (senza punto interrogativo) è spesso citata da parecchi attivisti MMT, al punto da essere da alcuni considerata un punto chiave di questa scuola di pensiero economico. Ma per la verità, non saprei dire se è condivisa in questi esatti termini dai più noti economisti che si riconoscono nella Modern Monetary Theory.

Si tratta di un concetto alquanto controverso, e vale quindi la pena di chiarirlo. Perché negli esatti termini del titolo (ripeto, senza punto interrogativo: “le tasse non finanziano la spesa pubblica”) non è corretto.

Chi sostiene che le tasse NON finanziano la spesa pubblica fa implicitamente riferimento, in effetti, a un principio base della MMT. In regime di fiat money, la moneta è un monopolio pubblico ed è lo Stato a produrla e a introdurla nel sistema economico.

Per cui, se lo Stato non la introducesse, in primo luogo mediante la spesa pubblica, non ci sarebbe moneta con cui pagare le tasse – visto che la moneta è un credito fiscale: lo Stato impone il valore della moneta richiedendo che le obbligazioni d’imposta siano saldate con la moneta nazionale.

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Pierluigi Fagan: Il nuovo concetto strategico

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Il nuovo concetto strategico

di Pierluigi Fagan

Siamo entrati in un nuovo periodo storico di transizione, a livello mondiale, non più animato solo da stati ma da sistemi con più stati.

Il primo sistema ha al suo cuore una alleanza che lega due sponde dell’Atlantico. Originariamente creata da Stati Uniti e Regno Unito, paesi di comune antropologia e diversa geografia, quindi storia. Questa fratellanza antropologica è fatta di discendenti dei barbari continentali del Mare del Nord, angli, sassoni, frisoni, juti, poi danesi e varie fazioni normanne che si impossessarono di parte dell’isola britannica (spingendo ai margini o sottomettendo celti, britanni e scoti). Poi migrarono nel nord del continente americano, in Australia e Nuova Zelanda e si allargarono in Canada sottomettendo e segregando nativi americani, ispano messicani, aborigeni. Nel grande conflitto euro-continentale coi germani metà Novecento vennero salvati dai cugini d’oltremare mentre i germani incappavano in una forma delirante di volontà di potenza che incautamente aveva allargato il conflitto alle vaste pianure russe che, com’è noto, sono troppo profonde per esser conquistate.

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Jeffrey D. Sachs: L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon

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L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon

di Jeffrey D. Sachs

La guerra in Ucraina è il culmine di un progetto trentennale del movimento neoconservatore americano. L’amministrazione Biden è gremita degli stessi neocon che hanno sostenuto le guerre degli Stati Uniti in Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Siria (2011), Libia (2011) e che hanno fatto così tanto per provocare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il track record dei neocon è uno di disastri assoluti, eppure Biden ha dotato la sua squadra di neocon. Di conseguenza, Biden sta guidando Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea verso l’ennesima debacle geopolitica. Se l’Europa ha qualche intuizione, si separerà da queste debacle della politica estera degli Stati Uniti. Il movimento neocon è emerso negli anni ’70 attorno a un gruppo di intellettuali, molti dei quali sono stati influenzati dal politologo dell’Università di Chicago Leo Strauss e dal classicista dell’Università di Yale Donald Kagan. I leader neocon includevano Norman Podhoretz, Irving Kristol, Paul Wolfowitz, Robert Kagan (figlio di Donald), Frederick Kagan (figlio di Donald), Victoria Nuland (moglie di Robert), Elliott Cohen, Elliott Abrams e Kimberley Allen Kagan (moglie di Frederick ).

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