Gen. Fabio Mini: “Il rischio nucleare “tattico” esiste. E l’unica a pagare sarà l’Europa”

Con il passare del tempo e l’aumentare dei costi umani e materiali della guerra si dovrebbe assistere all’usura sia dei mezzi sia della volontà di proseguirla. In Ucraina si assiste al fenomeno inverso. Russi e ucraini fanno sfoggio di una inconsueta spavalderia. Zelensky perde truppe e terreno ma ostenta la sicurezza di poter presto passare al contrattacco e riprendersi il territorio perduto nei primi quattro mesi di guerra e di riguadagnare quello perduto dal 2014. La giustificazione di questo ottimismo sta nel fatto che “presto” arriveranno le potenti armi occidentali. Nel frattempo vanta la riconquista dell’isola dei Serpenti sulla quale sventola la bandiera giallo-azzurra.

In realtà la bandiera sull’isolotto non dimostra la forza ucraina e nemmeno la debolezza russa. Semmai si tratta di un segnale di razionalità. Tenere in una zona minuscola in mezzo al mare una piccola guarnigione che diventa un obiettivo visibile, circoscritto ed eliminabile in qualunque momento deve valere il rischio e la pena. L’importanza dell’isolotto come avamposto è proporzionale alla capacità di tenerlo in sicurezza. Se la Russia ha valutato di non poterlo tenere alle condizioni di rischio createsi significa che ha perso l’importanza iniziale. Anche ammesso che l’isolotto fosse strumentale ad un attacco dal mare verso Odessa, l’alternativa è stata trovata oppure l’attacco a Odessa non dipende più da uno sbarco. E adesso a morire sull’isola ci sono soldati ucraini.

Il presidente Zelensky non ha molti motivi di essere ottimista nemmeno sul fronte delle armi e del sostegno internazionale. Lui stesso lamenta l’arrivo di armi con il contagocce e sospetta che l’affaticamento e l’usura della guerra stia colpendo anche i suoi sostenitori più importanti: gli Usa. Infatti non considera molto l’aiuto dato dall’Europa, dai vertici Nato e da alcuni paesi membri o no dell’Alleanza. Può anche fare a meno di Johnson, perché sa benissimo che l’unico a fare la differenza è il sostegno americano. Se svanisce o si attenua, tutto il resto si accoderà.

Anche Putin ostenta spavalderia. A parole minaccia di “voler fare sul serio”, come se finora avesse scherzato, nei fatti ha ordinato la continuazione delle operazioni senza alcun limite territoriale o temporale. In realtà la Russia sta pagando un prezzo altissimo e la spavalderia è un valido strumento di guerra psicologica soltanto se si basa su qualcosa di concreto. La Russia sta riconvertendo parte dell’apparato industriale alla produzione bellica e dirottando larga parte delle risorse energetiche e materie prime verso l’Asia. Europa e Giappone in particolare non le riceveranno più e le alternative allo studio sono insufficienti e fumose. Paradossalmente la prima vittima della guerra è lo stile di vita “occidentale” che si dice debba essere salvato.

L’ottimismo di Putin è tuttavia ambiguo così come lo è quello ostentato dal segretario di Stato Usa Blinken e quello della Difesa Austin. Così rilassati e sorridenti in pubblico non si erano mai visti. Eppure l’amministrazione Biden non sta attraversando il migliore dei suoi periodi all’interno e dovrebbe essere preoccupata per quelli che si delineano all’esterno con la rottura di equilibri economici e razionali, a partire proprio dall’Ucraina.

Sul piano militare l’opzione nucleare non è esclusa e le simulazioni di lanci da Kaliningrad di missili con gittata di 500 km sono test operativi preliminari ad un attacco. Lo scenario di una guerra nucleare in Europa è già un piano. L’ammiraglio Charles Richard, comandante delle forze strategiche Usa già il mese scorso di fronte alla Commissione del Senato aveva ammesso “una crisi di deterrenza” mai vista. Se la Russia fosse certa di non scatenare una ritorsione sul proprio territorio “limitandosi” alle armi nucleari tattiche, potrebbe usarle per prima. Non è escluso che nel frattempo gli Usa abbiano già garantito questa certezza e si siano convinti che l’Ucraina non vale il rischio di un conflitto nucleare che coinvolga i territori Usa. Biden lo ha detto più volte, per quel che vale. Ma anche gli Stati Uniti possono aver ricevuto assicurazioni che il loro impiego nucleare tattico non porterebbe all’escalation, purché rimanga in Europa, Russia esclusa. E Putin si è rasserenato, per quel che vale.

La logica dei grandi detentori di armi nucleari si basa sulla mutua deterrenza strategica, tutto il resto è spendibile. La Nato sta cercando di costruire una deterrenza “convenzionale” basata su centinaia di migliaia di uomini e migliaia di sistemi anticarro, antiaerei e antinave a ridosso dei confini russi per dissuadere la Russia dal continuare la guerra in Ucraina o estenderla. In effetti rende ancora più probabile e “vantaggiosa” l’opzione nucleare in Europa: maggiore è la massa di truppe e sistemi da colpire maggiore è l’efficacia che ogni testata può produrre. Si è discusso molto sul fatto di aiutare l’Ucraina per frenare le ambizioni russe e si stanno scomodando concetti altisonanti come Democrazia contro autocrazia, Civiltà contro barbarie, Libertà contro dittatura. In questa guerra come in altre la realtà è più prosaica; si tratta di scontro tra parti aventi identiche mentalità, modalità e finalità sull’uso della Forza.

In particolare, non vale molto cercare di usare la deterrenza convenzionale in sostituzione di quella nucleare. La Nato, infatti, conta anche sull’arsenale nucleare tattico di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ma mentre sembra facile eliminare il rischio di guerra globale termonucleare con un semplice “gentlemen agreement” fra Usa e Russia o il rispetto dei trattati esistenti, è quasi impossibile eliminare il rischio di guerra nucleare tattica in Europa. La Nato non dispone in proprio di ordigni nucleari. Quelli di Francia e Gran Bretagna sono prettamente nazionali e anche di quelli messi a disposizione dagli Usa con il sistema del nuclear sharing è responsabile la sola nazione detentrice. E mentre la Gran Bretagna ha un vincolo d’impiego con gli Stati Uniti per i sistemi strategici, per quelli tattici Francia e Gran Bretagna non ne hanno e Londra è addirittura disposta a portare il conflitto ucraino alle estreme conseguenze con o senza la Nato.

Per questo non è necessario aspettare che la Russia lanci il primo colpo. La spavalderia dell’Ucraina conta sul sostegno anche nucleare e Gran Bretagna e Usa glielo potranno fornire purché rimanga circoscritto all’Europa continentale. Ed è un pio desiderio che la Russia stia bluffando e che la deterrenza convenzionale sia sufficiente a dissuaderla dai propri scopi. Purtroppo la Russia ha sia la capacità sia la volontà di ricorrere all’opzione nucleare. Non tanto perché con le spalle al muro, ma perché più economica. Lo stesso vale per Usa e Nato, non tanto perché più economica ma più distruttiva e quindi “ricostruttiva”.

In conclusione, la guerra nucleare globale per l’Ucraina è improbabile perché chi detiene armi e potere intende evitarla non impegnandosi in un conflitto diretto che la provocherebbe. La guerra nucleare tattica è invece molto probabile perché chi detiene armi e potere si è già impegnato direttamente in un conflitto che certamente porta alla distruzione dell’Ucraina e dell’Europa.

Fabio Mini (Il Fatto Quotidiano)

11/07/2022

Il rischio nucleare “tattico” esiste. E l’unica a pagare sarà l’Europa – Il Fatto Quotidiano

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