Già da tempo Svezia e Stati Uniti si addestravano militarmente assieme. Ecco cosa facevano alla luce del giorno

Da Lista Disarmo Peacelink – 26/08/2022

Le forze operative speciali statunitensi e svedesi si addestravano una accanto all’altra. Da tempo. L’adesione alla NATO da parte della Svezia è la classica pera matura che cade dall’albero.

Nessuna resistenza all’idea: era solo una questione di tempo.
L’attacco della Russia all’Ucraina è stato solo un buon motivo per palesare una scelta già presa da tempo, una malcelata scelta irreversibile. Occorreva solo convincere l’opinione pubblica di area socialdemocratica ma i giochi erano fatti da tempo, come dimostrano queste immagini.
Ma bastava leggere Rivista Italiana Difesa del 19 settembre 2017 (“La Svezia si mobilita e guarda alla NATO”) per capire che la Svezia era ormai caduta nella sfera di influenza della NATO, tanto da partecipare a questa grande esercitazione: Aurora 2017.
“Recentemente Stoccolma ha deciso di dispiegarvi nuovamente in maniera permanente le sue truppe, lanciando così un chiaro messaggio alla Federazione Russa circa le proprie intenzioni rispetto al presidio dell’area del Baltico e delle SLOC di primario interesse nazionale”, si legge nell’articolo. Per SLOC si intende la sicurezza delle linee di comunicazione commerciale.
E ancora: “E’ stata altresì testata la capacità di “accogliere” eventuali aiuti militari provenienti da Paesi amici, leggasi NATO, in caso di crisi in atto, operazioni possibili grazie ad un accordo siglato tra Stoccolma e l’Alleanza Atlantica. Grazie a quest’accordo, la Svezia potrebbe quindi divenire in futuro un nuovo hub di preposizionamento per la NATO in un ottica di eventuali operazioni di crisis-response nel Baltico”.
Chiarissimi questi passaggi: “La partecipazione internazionale ad AURORA 2017 è di fondamentale importanza, in primis da un punto di vista simbolico in quanto membri NATO si esercitano sul suolo svedese per valutare e sviluppare le capacità d’integrazione con la difesa stratificata di Stoccolma. AURORA 2017 segna così in maniera inequivocabile il ritorno al passato e la sentita necessità da parte di Stoccolma di dare maggior peso alle proprie capacità militari esprimibili in campo convenzionale lasciando intendere una sempre maggiore volontà di avvicinamento nei confronti della NATO in un’ottica di deterrenza nei confronti della Federazione Russa”.
Da tempo la Svezia era coinvolta nei programmi NATO e anche nelle missioni militari. “La Svezia – si legge infatti nell’articolo – è a tal proposito membro del programma NATO Partnership for Peace sin dal 1994 e da allora è stata una dei contributori più attivi alle missioni internazionali dell’Alleanza, impegnando i propri soldati e mezzi in Afghanistan, nei Balcani e nella Guerra di Libia del 2011. Stoccolma, inoltre, è bene ricordarlo, partecipa alla Forza di Reazione Rapida della NATO pur non essendo formalmente un membro dell’Alleanza. Un avvicinamento nei confronti della NATO ancor più marcato, quindi, è quasi obbligato”.
L’articolo integrale si può leggere su https://www.rid.it/shownews/1952
Bastano queste chiare ammissioni per togliere all’invasione dell’Ucraina ogni fattore causale. La verità è che in Svezia in tanti, anche fra i vertici socialdemocratici, non vedevano l’ora per trovare l’occasione giusta per entrare nella Nato.
I tempi del pacifismo di Olof Palme, il grande leader socialdemocratico svedese, sono ormai dimenticati dall’attuale socialdemocrazia con l’elmetto.
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