Gen. Fabio Mini: “Sciogliere la Nato perchè è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa”

Intervista di Guido Ruotolo al Gen. Fabio Mini.

Generale Mini, siamo alla vigilia della Terza Guerra Mondiale?
R. Dal punto di vista operativo e considerate la natura e molteplicità delle azioni adottate contro gli avversari siamo in pieno conflitto mondiale. Gli schieramenti tra Occidente e Oriente parlano chiaro e che di tale conflitto globale ci vengano proposte soltanto le immagini di un conflitto “militare” non significa che la guerra sia confinata lì. Le guerre che si sovrappongono e includono le operazioni in Ucraina come quella economica, finanziaria, cyber, demografica, dell’informazione e della propaganda, non sono metafore. Sono guerre vere che producono danni maggiori di quella convenzionale. E sono globali.

Lei è stato Capo di Stato Maggiore del comando Nato per il Sud-Europa e al Comando Interforze delle operazioni nella ex Jugoslavia. Nonchè Comandante della Forza Internazionale in Kosovo a guida Nato. Perchè la Nato andrebbe sciolta?
R. La Nato nell’attuale configurazione andrebbe sciolta per realizzare una nuova struttura di sicurezza regionale maggiormente legata alle Nazioni Unite piuttosto che a un solo stato membro e più rappresentativa dell’Europa nell’ambito della gestione della sicurezza internazionale. Di fatto la Nato impedisce all’Europa di avere una propria capacità di difesa e sicurezza; da oltre vent’anni non è più un’alleanza difensiva; è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa; agli interessi degli alleati antepone quelli degli Stati Uniti e persino quelli degli stati che incitano alla guerra a scapito della sicurezza europea. Ognuna di queste ragioni è giustificata da una palese violazione del trattato atlantico. Quindi se si vuole continuare ad ignorarle sarebbe per lo meno onesto rivedere completamente i termini del trattato. Infatti, l’articolo 1 impegna le parti a rispettare lo statuto delle Nazioni Unite e a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale che pregiudichi la pace e la sicurezza. L’allargamento è stato da subito una controversia internazionale che pregiudicava la sicurezza e la pace. Gli articoli 5 e 6 sulla cosiddetta mutua difesa si riferiscono ai territori dei singoli Stati membri minacciati da attacco armato. E l’Ucraina non è compresa ma stiamo mandando armi e quant’altro. L’articolo 7 stabilisce che il Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. La Russia, come la Serbia è parte delle Nazioni Unite e la politica della Nato ne ha leso i diritti, compromettendo la pace e la sicurezza di tutto il mondo. Infine ritengo che i paesi europei della Nato abbiano rinunciato alla pari dignità non tanto per colpa degli Stati Uniti quanto per propria scelta e convenienza. Gli Stati Uniti hanno fatto il loro mestiere e salvaguardato i propri interessi. E tali interessi non sono mai stati coincidenti con quelli europei neppure durante la guerra fredda quando si preparava la guerra calda che si sarebbe svolta in Europa e non negli Usa. E quando era chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero mosso un dito per salvare l’Europa se non fossero stati attaccati direttamente, sul loro continente. Nessuno stato europeo ha obiettato alla chiamata alle armi della Nato per azioni che avvenivano al di fuori della propria area di responsabilità e per motivi altrui. Non ha neppure obiettato all’ingresso nella Nato di paesi che non avevano i requisiti ma che portavano un grosso carico d’insicurezza. Siamo stati sleali nei confronti degli Stati Uniti quando non li abbiamo tirati per la giacchetta quando si trattava di imprese senza senso. La lealtà di un amico si vede nella capacità di moderarlo e non in quella di aizzarlo o appoggiarlo passivamente. Ritengo che alla fine dei conti un Nato ristrutturata e rivista converrebbe anche agli americani con o senza la loro partecipazione.

Il piano del Cremlino non era occupare l’Ucraina e defenestrare Zelensky?
R. Le due cose non sono collegate. Lo scopo dell’’invasione dell’Ucraina non è mai stato l’occupazione di tutto il territorio. Non tanto perché la Russia non lo volesse, quanto perché le forze impiegate e le modalità operative adottate non erano in grado di raggiungerlo. La defenestrazione di Zelensky è stata un obiettivo durante i mesi precedenti all’invasione e nelle prime quarantotto ore. Fallito quel tentativo che si doveva realizzare con l’accordo delle forze armate ucraine la defenestrazione è stata scartata e anzi è stato chiaramente indicato che Zelensky era ritenuto un interlocutore più affidabile di tanti candidati filorussi. L’atteggiamento di Zelensky è cambiato a causa delle pressioni dalla parte più estremista del suo entourage e da quelle degli inglesi e degli Stati Uniti con le promesse di sostenerlo nel combattere fino all’ultimo ucraino.

Putin è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredita. Putin non deve essere sconfitto e punito?
R. Anche queste sono due cose diverse. Sconfiggere Putin significa sconfiggere le forze sul campo e sperare che il suo successore al Cremlino sia meno nazionalista e aggressivo. Punirlo per l’aggressione dipende dall’esito. Se perde sarà punito senza pietà. Se vince e riesce a conservare i territori occupati in una maniera qualsiasi non ci sarà nessun processo. Come non c’è mai stato per un aggressore vincitore.

Gli accordi di Minsk prevedevano l’autonomia del Donbass e non sono stati realizzati, Merkel e Macron ne erano i garanti. Come si sono comportati?
R. Male e in maniera molto ambigua. Hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte allo scempio che Kiev faceva del Donbass che allora non erano separatiste ma autonomiste nell’ambito dell’Ucraina. Kiev ha interpretato l’atteggiamento dell’Europa come un avallo delle repressioni e misure anticostituzionali che realizzava in Donbass.

Secondo lei ci sono margini per trovare una soluzione condivisa che porti alla tregua e alla pace?
R. Anche qui sono due cose diverse. Ritengo che la tregua sia possibile in qualsiasi momento e che possa durare solo se viene rispettata dalle parti. Per la pace nel senso che si raggiunga un accordo definitivo sullo stato della sicurezza ucraina e russa e che vengano ripristinate forme di cooperazione e convivenza, la vedo molto difficile. L’ostacolo principale è rappresentato dal fatto che gli Stati Uniti non vogliono affatto un accordo fra i due paesi. Vogliono l’azzeramento della capacità di aggredire russa che equivale ad eliminare la sua capacità difensiva. Non esistono forze per aggredire e altre per difendersi.

Qual è il suo giudizio sull’Europa?
R. Negativo. L’Unione europea non ha manifestato nessun interesse reale per la situazione ucraina. Si è accodata agli interessi di puro esercizio della potenza della Nato. Siamo al paradosso che l’identità europea ed un minimo di salvaguardia della sicurezza del nostro continente è affidato ai sovranisti. La cosiddetta “vecchia Europa” dei paesi fondatori è ostaggio della “nuova Europa” costituita da tutti paesi dell’Est e del Nord che non vogliono l’Europa, ma una vendetta sulla Russia. Per questo sono coccolati e sostenuti finanziariamente e militarmente dagli Stati Uniti e dalla Nato.

Biden e Johnson sono protagonisti della radicalizzazione. Non c’è guerra già oggi tra la Nato e la Russia?
R. Certamente ed è la più pericolosa. Teoricamente la Nato potrebbe astenersi dal proseguirla perché occorrerebbe l’unanimità e questa non ci sarebbe se anche uno solo paese membro si opponesse. Purtroppo con l’attuale sistema e la pressione degli Stati Uniti nessuno si opporrà. Non è molto importante l’affermazione della sovranità nazionale finché gli Stati Uniti continuano a considerare nemici anche gli alleati che non condividono le loro scelte la Nato sarà sempre unanime nell’obbedire. L’unica salvezza dalla guerra può venire soltanto da un passo indietro degli Stati Uniti o dalla spaccatura della Nato. Non ritengo probabile nessuna delle due anche se è ormai evidente che l’asse bellicista Washington -Londra disturba molti paesi europei. Se qualcosa succederà sarà dopo la guerra ucraina. Ma potrebbe essere troppo tardi.

Indebolimento di Putin, deposizione, qual è il vero obiettivo della Nato?
R. La Nato in quanto consesso dei paesi membri dell’alleanza non ha obiettivi suoi e tantomeno obiettivi diversi da quelli statunitensi. In quanto Organizzazione burocratica politico-militare ha l’unico interesse a conservare ruoli, prerogative, poltrone e strapuntini. Per questo dal 1991 predica la “coesione interna”. Tutte le operazioni militari da allora condotte hanno avuto come scopo “dichiarato” quello di dimostrare la coesione dell’alleanza. Vincere o perdere, stabilizzare o destabilizzare era ininfluente davanti a questo scopo maximo che di fatto e di diritto era la partecipazione collettiva alle operazioni degli Stati Uniti.

C’è chi sostiene che gli Usa stanno sperimentando in Ucraina una guerra che si basa sul coordinamento delle informazioni satellitari, dei droni, dei telefoni. Una guerra che se vinta renderebbe imbattibili gli americani.
R. Tutte le guerre sono sperimentazioni e quella che si sviluppa nella rete informativa non è la più moderna. Gli americani potranno vincerla in Ucraina, ma non per questo diventeranno imbattibili. L’imbattibilità per superiorità di forza è una chimera degli ignoranti e dei bulli. La vera imbattibilità si ottiene con la cooperazione.

Quella di oggi è la prima guerra di invasione che si combatte a canali unificati con gli orrori della guerra in primo piano.
R. Vero. E anche la verità è unificata.

Qual è la situazione sul campo, dal punto di vista militare e come potrebbe svilupparsi?
R. Alla luce delle dichiarazioni di sostegno di tutto l’occidente nei confronti dell’Ucraina si profila un irrigidimento delle posizioni che impedirà una qualsiasi soluzione negoziale. Sul terreno i russi consolideranno le posizioni raggiunte. Reagiranno ai tentativi di provocazione esterna come già succede in Transnistria e innalzeranno il livello operativo dello scontro. Quindi congelamento delle posizioni territoriali e intensificazione delle operazioni aeree e missilistiche sugli obiettivi militari in tutta l’Ucraina. La cosa può durare a lungo e comunque nel breve termine (giro di un anno) non intravedo un ribaltamento della situazione sul terreno che porti alla cacciata dei russi. Questo mi dice la palla di vetro.

C’è chi dice che il pericolo di una guerra nucleare è una bufala di Putin. Secondo lei?
R. Si dicono tante cose. Io non mi preoccupo di quelli che annunciano la guerra nucleare. La considero una specie di scaramanzia, un pensare al peggio che se non si verifica è una grande soddisfazione. Mi preoccupano invece quelli che la negano. Quando la guerra nucleare era soltanto strategica, l’equilibro del terrore, funzionava non perché entrambi i blocchi dichiarassero di non voler sparare il primo colpo, ma per l’inverso: entrambi sapevano che in determinate circostanze avrebbero sparato per primi. Oggi che la soglia nucleare è stata abbassata al livello tattico e che per questi ordigni di potenza da 0,3 a 50 chilotoni non c’è neppure bisogno dell’autorizzazione di un padreterno la guerra nucleare non solo è possibile ma è probabile. E che 50 chilotoni su Kiev o su Mosca non possano innescare una escalation al livello strategico è una pia illusione. O, questa sì, è una bufala.

Intervista di Guido Ruotolo al Gen. Fabio Mini

06/05/2022

--------------------------
Iscriviti al nostro canale Telegram
al nostro account Twitter
o visita la nostra pagina Facebook

--------------------------

Sharing - Condividi

2 thoughts on “Gen. Fabio Mini: “Sciogliere la Nato perchè è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa”

Comments are closed.