Prepararsi al peggio e lavorare per un fronte politico costituzionale

Mentre l’attenzione principale è sulle liste elettorali noi dobbiamo concentrarci sugli effetti dell’esito probabile del voto del 25 settembre.

Due cose sono certe, la destra prevarrà e andrà al governo, il PD e il suo sistema di alleanze centriste finirà impantanato, mentre a sinistra ci sarà l’attacco concentrico sia verso i 5 Stelle che verso il movimento popolare di opposizione. A questo dobbiamo prepararci.

Già da ora ora però bisogna intervenire nella campagna elettorale con un orientamento preciso rispetto a due questioni: la guerra e le sue conseguenze economiche sui lavoratori. Se campagna elettorale ci deve essere, questa deve essere concentrata sullo sviluppo del movimento contro l’intervento italiano in Ucraina e contro il sistema delle sanzioni che sta minando l’economia italiana e abbassando il livello di vita dei lavoratori. Mentre una sinistra acchiappavoti spera di ottenere qualche strapuntino nell’olimpo parlamentare, a chi è veramente contro la guerra spetta il compito di sviluppare coscienza politica e opposizione verso un sistema che pensa di poter navigare pacificamente a destra.

Dobbiamo aver presente infatti che se l’orientamento del voto va verso destra o il liberismo di Calenda e Letta, l’equilibrio del sistema di governo che si va profilando rischierà di non funzionare a causa di vari fattori che ne possono minare la credibilità, dal livello dell’astensionismo alle contraddizioni interne ai singoli schieramenti, al fatto che Conte può politicamente resistere agli attacchi concentrici dimostrando che esiste, e soprattutto per una resistenza popolare che va concepita e organizzata fin da ora.

Non è una questione principalmente elettorale dunque, ma di impegno ad organizzare una prospettiva che non si ferma a come il voto verrà espresso, ma va oltre. Qual è l’orizzonte su cui ci si dovrebbe muovere?

In un contesto in cui può crescere un movimento reale di opposizione bisogna puntare a un fronte che sappia raccogliere tutte le energie per respingere gli attacchi che si preparano. Pensiamo, ad esempio, allo stravolgimento della Costituzione col presidenzialismo, alle autonomie differenziate e pensiamo anche alla liquidazione del reddito di cittadinanza, al salario minimo, alla tassazione non progressiva, all’uso del cuneo fiscale in luogo dell’aumento dei salari alla polizia di Salvini e ovviamente alla prosecuzione delle guerre NATO garantite dalla Meloni.

Come organizzarci politicamente in vista dello scontro? La nostra opinione è che una sinistra elettoralistica che segua le tendenze di quella che fino ad ora si è espressa in Europa e in Italia non è affatto all’altezza dei compiti che abbiamo di fronte. E’ una sinistra che potremmo dire basata sull’effimero elettoralistico, che raccoglie consensi ma non è strutturata per reggere sulle questioni centrali. La vicenda 5 Stelle ne è esempio, come anche quello che è avvenuto in Grecia con Tsypras, in Spagna con Podemos per non parlare dei verdi tedeschi, feroci atlantisti e guerrafondai, e anche in Italia con la vicenda Di Maio e soci. Si può andare aldilà di questi livelli e definire una strategia che unisca tutte le forze che tendono a trasformare lo stato di cose presente basato sul liberismo e sull’atlantismo?

Questa diventa una necessità se vogliamo reggere l’urto che si prepara. Finora invece tutto ciò si è espresso con forme politiche e parlamentari ambigue, in cui le questioni sociali e della guerra vengono declinate in termini generici o di compatibilità con le politiche UE e NATO. Questo non può essere il nostro programma.

Il passaggio che dobbiamo fare non può essere però velleitario. Bisogna individuare l’asse strategico giusto su cui lavorare, che dia una prospettiva credibile a un progetto di cambiamento. Noi questa prospettiva l’abbiamo individuata nella costruzione di un fronte politico costituzionale che sia un terreno più avanzato e più solido per respingere gli attacchi della destra e del liberismo. Un terreno che non respinge l’unità, al contrario, ma la sottrae alle suggestioni elettoralistiche e a forme di opposizione virtuale.

Cos’è per noi dunque il fronte politico costituzionale? Non certamente quello retorico che ci rappresentano le istituzioni del regime, ma quello che fonda le sue radici nella parte sostanziale della carta costituzionale, che ne definisce il carattere di democrazia progressiva, col rifiuto della guerra, del liberismo in economia, per i diritti dei lavoratori e dei cittadini. Queste idee sono diffuse, ma vanno raccolte in un programma politico e soprattutto con l’organizzazione di una forza politica che lo sappia esprimere e realizzare.

Questa idea viene da lontano, dalla parte migliore dell’esperienza storica del movimento popolare e democratico italiano che non ha avuto nulla di effimero, ma ha dimostrato la sua capacità di resistenza e di attrazione verso i milioni di persone che vi hanno partecipato. Il filo rosso che lega questa esperienza storica al presente si è rotto da tempo. Bisogna riannodarlo.

Aginform
2 agosto 2022

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