Bassam Saleh: “La Palestina sotto l’attacco sionista”

L’esercito di occupazione sionista sta portando avanti la missione per cui è stato creato, che consiste nell’aggressione contro gli arabi e i palestinesi. Questa brutale aggressività, nelle sue molteplici forme, non si è mai fermata, a partire dall’emergere dell’entità sionista fino ad oggi. Oggi, l’esercito di guerra sionista è riuscito a prendersi una lunga pausa assegnando il compito di portare i molti attacchi criminali alle bande finanziate dai sionisti in Cisgiordania e Gerusalemme; la missione di queste bande finora era quella di presidiare il percorso criminale dei coloni, all’interno del quadro di collaborazione tra la magistratura sionista, che legalizza gli insediamenti coloniali, il legislatore sionista alla Knesset, che emana leggi razziste, e i rabbini razzisti che autorizzano di tutto pur di tenere in vita l’illusione della “Terra d’Israele”, inventata, grazie a falsità storiche, a continuazione di un mito cresciuto fino a essere vissuto come se fosse vero.

In Cisgiordania, i progetti coloniali si moltiplicano ogni giorno e i giovani della destra terroristica sionista armata rubano e occupano terre senza aspettare la legalizzazione; l’esercito sionista, come possiamo vedere, gioca un ruolo di supporto, sotto gli occhi del governo di estrema destra, che è tentato di riprendere pezzo per pezzo “Giudea e Samaria” dalle mani degli “altri”. Ma non è così facile come si crede: c’è un popolo eroico, risoluto, resistente, fermo e implacabile.

Un nuovo round di aggressione terroristica viene oggi portato avanti dall’esercito sionista contro i palestinesi, e il suo scopo è di spostare l’aggressione da Jenin a Gaza, o meglio, oggi, contro una parte del popolo palestinese che si ritiene di poter annientare creando divisione tra esso e altre organizzazioni, ovvero il Movimento della Jihad islamica.

I sionisti non sopportano il potere delle masse palestinesi, che è cresciuto attraverso la resistenza popolare in Cisgiordania, ma che, nonostante ciò che vediamo, necessita ancora di molte più forze trainanti. Il campanello d’allarme rosso è suonato per i sionisti quando si sono manifestati i segni dell’unità nazionale sul campo tra “Fatah”, “Jihad ” e “Hamas”, in Jenin e Nablus, e prossimamente a Hebron e altre città.

Il che mette in forse l’idea di un totale controllo israeliano sulla Cisgiordania, anche se trafitta da blocchi di insediamenti e bande coloniali. Quindi, tale unità sul campo minaccia il progetto delle destre israeliane di sostituire effettivamente l’Autorità Nazionale con formule di clan tribali o con qualcosa che ricorda la vecchia formula delle leghe dei villaggi, per creare il caos interno. La ragione principale dell’attuale barbara aggressione a Gaza è la paura dei segni di unità nazionale sul terreno; che succederebbe se l’unità avesse luogo a livello politico generale?

Non c’è dubbio che il cumulo di cadaveri palestinesi apre la strada ai politici sionisti per tornare di nuovo alla “Knesset”; come sempre, “il sangue palestinese e le terre palestinesi sono un titolo e uno strumento di propaganda nelle campagne elettorali israeliane”. L’attacco missilistico a Gaza è un messaggio che va al di là di Beirut, verso Nord, Siria e Iran. La potenza occupante ha iniziato la sua operazione militare in un momento in cui gli sforzi di mediazione egiziana e del Qatar, e persino le Nazioni Unite, stanno cercando di rimuovere i fattori di tensione derivanti dall’arresto dello sceicco Bassam Al-Saadi da parte delle forze d’occupazione israeliana, nel corso di un vile assalto alla città e al campo di Jenin, che ha portato al ferimento di molti cittadini e alla morte di Dirar Al-Kafrini.

Perquisizione dei soldati israeliani e bambini palestinesi

Tuttavia, l’operazione militare, nella sua attuale profondità, vorrebbe raggiungere due obiettivi: il primo è separare politicamente e geograficamente la Striscia di Gaza dalla terra palestinese e arginare il movimento della Jihad islamica, che sta dietro l’unificazione del Fronte palestinese in Cisgiordania e a Gaza, e che ha fatto fallire il piano dello Stato occupante a Gaza.

Il secondo obiettivo dell’attacco a Gaza, che è un obiettivo politico interno israeliano, è un’ampia campagna elettorale per Yair Lapid, il leader del partito “C’è un futuro”, e il ministro della Difesa Benny Gantz, capo del partito “Blu e Bianco”, poiché sono loro che avranno ristabilito la calma, e sono stati loro a saper ridisegnare la mappa geografica delle aree palestinesi, ad attuare il piano israeliano di scioglimento delle aree (A, B, C) della Cisgiordania, a porre fine alla questione di Gerusalemme e a rendere effettiva l’esistenza di un’entità politica separata per i palestinesi a Gaza. Sul fronte palestinese, la condanna all’aggressione sionista è unanime. Daoud Shehab, un leader di “Al-Jihad”, ha detto: “Questa battaglia prende di mira tutti i palestinesi, ed è sbagliato consentire all’occupazione israeliana di applicare la sua politica fuorviante e la sua aperta propaganda, che cerca di ingannare il mondo dicendo che questa battaglia prende di mira soltanto il movimento della Jihad islamica”.

Il vice-capo del movimento Fatah, Mahmoud al-Aloul, ha dichiarato: “Il nostro popolo palestinese sta in trincea con tutte le sue organizzazioni e forze per fronteggiare l’aggressione alla Striscia di Gaza”, sottolineando lo slogan dell’unità sul campo in Palestina, lo slogan lanciato da “Jihad islamica”.

Hani Thawabet della leadership del Fronte popolare ha affermato: “È irragionevole e illogico che l’occupazione possa neutralizzare le forze di resistenza e individuare come obiettivo questa o quell’organizzazione. “Tutti dobbiamo intenificare i nostri sforzi e rafforzare tutte le nostre capacità per espandere l’impegno in tutti i campi e in tutte le arene”. Infine, l’aggressione israeliana contro la Palestina non può essere distinta dalla situazione internazionale, in cui l’amministrazione Usa cerca con difficoltà di ristabilire e riaffermare le sue alleanze, in particolare nel Medio Oriente; l’aggressione israeliana è una dimostrazione di forza dell’alleato più fedele all’impotente Occidente a guida Usa. Da Gaza a Jenin a Nablus, da Gerusalemme alla diaspora, da tutta la Palestina, una voce sola: fine dell’occupazione sionista imperialista, Palestina libera!

Bassam Saleh

08/08/2022

La Palestina sotto l’attacco sionista – Contropiano

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