[PCARC] Possiamo fare a meno dei capitalisti

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Newsletter n. 26-2026

 

Volantino per le manifestazioni del 10 ottobre

Resistenza e contrattacco. A tre anni dal 7 ottobre

Anche nel nostro paese il fuoco cova sotto la cenere. La vasta rete di organizzazioni sindacali e politiche, di organismi operai e popolari che sono stati la spina dorsale delle mobilitazioni dello scorso anno non hanno mai smesso di mobilitarsi nonostante la repressione del governo Meloni. La mobilitazione serpeggia in mille forme di resistenza agli effetti della crisi e alle misure del governo dei nostalgici del Ventennio e dei complici dei sionisti, dei servi della Nato, degli Usa e della Ue. Tutte quelle forze politiche, sindacali e sociali, che oggettivamente costituiscono già un fronte popolare, hanno una responsabilità: tagliare i tentacoli che legano il nostro paese alla colonia terrorista d’Israele e agli imperialisti Usa. E questo vuol dire, qui e ora, una cosa sola: rendere ingestibile il paese al governo Meloni fino a farlo cadere il prima possibile. Rendere ingestibile il paese al governo Meloni e a ogni altro governo dei complici d’Israele e dei burattini degli imperialisti Usa e Ue. La forza per farlo esiste, l’abbiamo vista lo scorso anno. L’organizzazione per farlo esiste, quella che abbiamo visto lo scorso anni si è persino rafforzata. Ciò che serve, ciò che è determinante, sono la chiarezza e la determinazione di farlo.

 

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È uscito il numero 10/2026 di Resistenza

 

Editoriale

Possiamo fare a meno dei capitalisti

Esaurita la fase in cui il capitalismo ha effettivamente avuto un ruolo positivo nella storia dell’umanità (sviluppo delle forze produttive, innovazione tecnologica, ecc.) i capitalisti hanno inventato – letteralmente inventato – una serie di idiozie per giustificare il loro dominio sulla società, lo sfruttamento del lavoro, il saccheggio dell’ambiente e i privilegi di cui pretendono di godere.

Sono idiozie che, recitate ininterrottamente dalla stampa come un mantra, insegnate nelle scuole di ogni ordine e grado, celebrate da intellettuali, economisti, “gente di successo”, si sono incuneate nel senso comune corrente.

La verità, però, è che i capitalisti non creano alcuna ricchezza. Il loro ruolo nella società si riduce a quello di parassiti della ricchezza prodotta da altri, dai lavoratori, e a quello di saccheggiatori delle risorse e dell’ambiente.

Le relazioni sociali che derivano dal loro modo di produzione, dal loro “inalienabile diritto a valorizzare il capitale”, si riversano inoltre su tutta la società e sono la causa del degrado materiale e morale che dilaga.

Una società moderna, evoluta e civile ha come presupposto l’eliminazione dei capitalisti e del loro modo di produzione. Ma questo nessuna corrente politica della classe dominante e nessun partito borghese lo potrà mai dire.

E dunque si moltiplicano altre idiozie, spacciate come soluzioni al marasma prodotto dalla crisi generale del capitalismo: la lotta all’immigrazione, le riforme fiscali, le riforme delle pensioni, l’aggressione ad altri paesi, ecc.

Tutte misure che marciano verso la barbarie, non verso la costruzione di una società moderna, evoluta e civile.

 

Il voto anticipato? Meglio imporlo dalle piazze

C’è la possibilità che chi si siede sulla sponda del fiume aspettando che passi il cadavere del suo nemico invecchi solo e male, mentre quello prospera più a monte.

Metafora un po’ macabra magari, ma perfettamente aderente alla situazione in cui si trovano molti dei partiti e delle organizzazioni politiche anti Larghe Intese alternativi e antagonisti al governo Meloni, al Pd e ai suoi cespugli.

Aspettare le elezioni e confidare che esse siano un’occasione per “fare i conti” con il governo Meloni è un po’ come sedersi in riva al fiume. Non è una tattica efficace. Anche perché, ammesso che i partiti del governo Meloni perdano le elezioni, l’alternativa è trovarsi con un governo del Pd e dei suoi cespugli che porterà comunque avanti il programma comune della borghesia imperialista.

Servirà a poco cercare poi consolazione nei dati sull’astensione.

 

Questioni del socialismo (e della rivoluzione socialista)

Gli sconvolgimenti sul piano della politica internazionale stanno alimentando il dibattito anche nel movimento comunista italiano, in particolare sul ruolo della Repubblica Popolare Cinese e sulle contraddizioni che si sono acuite in Venezuela e a Cuba dopo l’aggressione degli imperialisti Usa.

Il dibattito è utile per elevare la coscienza dei comunisti e degli elementi avanzati delle masse popolari del nostro paese rispetto all’analisi della situazione e ai loro compiti. Ed è utile anche quando emergono posizioni deleterie, che alimentano confusione e incentivano le tendenze a “tifare dal divano di casa” per questa o quella (supposta) giusta posizione, anziché favorire l’organizzazione e la mobilitazione per fare la rivoluzione socialista nel nostro paese.

Ciò che accomuna le posizioni deleterie che emergono dal dibattito in Italia sul ruolo della Rpc, sulla situazione in Venezuela e a Cuba è il voler analizzare quei paesi come se fossero paesi imperialisti.

E infatti da questo “dibattito” escono vere e proprie perle di superficialità:

– la Rpc è annoverata fra i paesi imperialisti alla stregua degli Usa (sic!) e la Terza guerra mondiale promossa dalla Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue viene ridotta a “guerra fra opposti imperialismi”;

– la resistenza alle aggressioni degli imperialisti Usa in Venezuela viene analizzata attraverso la categoria del “tradimento” (che notoriamente è categoria morale e non politica), evitando accuratamente di problematizzare il processo rivoluzionario che era – ed è ancora – in corso;

– la gloriosa resistenza di Cuba socialista viene eletta a “ultimo baluardo”, ma su base esclusivamente identitaria, condizione che apre le porte a una prossima eventuale accusa di “tradimento” qualora il governo cubano ritenesse necessario cedere alle pretese degli imperialisti Usa su aspetti politici o economici.

Compagni e compagne, questo tipo di dibattito non è utile e non risponde alle esigenze di comprensione della realtà di cui hanno bisogno i comunisti e gli elementi avanzati delle masse popolari del nostro paese.

Impostato su queste basi, il “dibattito” alimenta il disfattismo.

Pur sinteticamente, questo articolo è un contributo alla definizione di strumenti e criteri necessari ad analizzare la realtà alla luce della concezione comunista del mondo e a comprendere meglio la situazione.

 

Costruire la rivoluzione. Gramsci e i Consigli di fabbrica

Su Resistenza affermiamo spesso che la rivoluzione non scoppia, ma si costruisce: è un processo. Il suo contenuto è la costruzione del Nuovo Potere delle masse popolari, un sistema di consigli, nuovi soviet, raccolti attorno al loro Partito comunista, che diventano nuove autorità pubbliche fino a scalzare il potere della borghesia imperialista.

Non è una nostra invenzione: viene dall’esperienza del movimento comunista.

È la Rivoluzione d’Ottobre a rompere con la concezione deterministica del marxismo della Seconda Internazionale e, in Italia del Psi, che vedeva la rivoluzione come automatico prodotto dello sviluppo sociale che non richiedeva l’intervento cosciente dei comunisti. La lezione dei bolscevichi è che il Partito, avanguardia della classe operaia, deve essere il motore della rivoluzione, costruirla attivamente.

Gramsci traduce questa lezione nel contesto italiano in modo creativo e originale, raccogliendo pienamente l’esortazione di Lenin: non copiare meccanicamente l’esperienza sovietica, ma tradurla nel proprio contesto nazionale. Tutta la sua opera sarà dedicata a tale compito, fino a sviluppare, nei Quaderni del carcere, una teoria organica della rivoluzione come processo, calata nei paesi imperialisti e in particolare in Italia.

Gramsci non è riuscito a condurre i comunisti italiani a fare la rivoluzione. Ma la sua opera ne fa in ogni caso il più importante dirigente comunista dei paesi imperialisti e rende la sua esperienza ed elaborazione particolarmente ricca di spunti e insegnamenti per i comunisti di oggi. Per entrare nel merito di alcuni di essi, ripercorriamo in questo articolo l’esperienza dei Consigli di fabbrica durante il Biennio Rosso (1919-1920) a Torino.

 

Una campagna per promuovere le Opere di Mao

Intervista a Igor Papaleo, Direttore delle Edizioni Rapporti Sociali

“Un nuovo periodo rivoluzionario è incominciato.

Restituire i giusti aspetti ideologici alla resistenza spontanea delle masse popolari è un compito fondamentale dei comunisti. Perché sono proprio le masse popolari organizzate che, con la direzione dei comunisti, possono porre fine al corso catastrofico delle cose imposto dalle classi dominanti: questa, del resto, l’unica via perché l’umanità abbia un futuro, questa l’unica prospettiva per una giovane generazione che il futuro dell’umanità rappresenta. A questo fine è determinante che la sua parte migliore sia anche la sua parte dirigente, sia quell’avanguardia politica cosciente quale i comunisti hanno da essere; che abbia una linea giusta, ossia conforme alle leggi oggettive del movimento della società. Il maoismo è il massimo aiuto che le può essere offerto”.

 

Intervista a S. Biondo e G. Bova sull’Assemblea permanente operaia ai Cantieri navali di Palermo

Pubblichiamo l’intervista, adattata alla versione cartacea, a Serafino Biondo (SB), Rsu Fiom dal 2012, e Giuseppe Bova (GB), entrambi operai alla Fincantieri di Palermo dal 2001 e da qualche mese impegnati nella costruzione di un’Assemblea Permanente Operaia. L’Assemblea nasce come organizzazione dal basso di lavoratori e lavoratrici nel Cantiere navale di Palermo e mira ad allargarsi a tutta la città. Nell’intervista, Serafino e Giuseppe ne spiegano la nascita, le principali attività e le prospettive.

 

Milano. La polizia nelle strade non è sicurezza. Ronde o controllo popolare?

Nella seconda metà di settembre tra Gratosoglio e Rozzano, nella periferia sud di Milano, si sono sviluppate mobilitazioni e ronde spontanee per fare fronte al clima di degrado e insicurezza crescente che si respira in quei territori.

 

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Agenzia Stampa Staffetta Rossa

Dalla partecipazione a Nova del M5S

Abbiamo partecipato all’evento conclusivo di “Nova – Parola all’Italia”, il processo consultivo avviato tra gli iscritti del M5s che ha avuto inizio ad aprile e che si è concluso sabato 19 e domenica 20 settembre a Milano.

Il percorso consultivo si è strutturato attorno a una domanda: “Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per cambiare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?”. A questa domanda oltre 44mila persone hanno dato delle risposte abbastanza chiare e nette partecipando ai 100 incontri territoriali, facendo proposte, mettendo tematiche sul piatto e votando punti inderogabili che il M5s deve mettere nel proprio programma politico.

 

Firenze. Inchiesta per diffamazione contro Marco Carrai: anatomia di un’operazione tutta politica

La scorsa estate, a Firenze, alcuni compagni e simpatizzanti del P.CARC hanno subito perquisizioni domiciliari e sono oggi sotto inchiesta con l’accusa di aver imbrattato alcuni muri della città con delle locandine e di aver diffamato Marco Carrai.

Clicca qui e qui per leggere i comunicati della Federazione Toscana

Ebbene sì, ancora lui! Il console onorario della colonia genocida chiamata Israele. Lo stesso a cui, grazie alle lotte degli ultimi anni di sanitari e solidali con la Palestina, abbiamo  dato il benservito, costringendo il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, a non rinnovargli l’incarico di presidente della Fondazione Meyer.

Clicca qui per leggere il comunicato del CdP Aurora del (n)Pci sul mancato rinnovo dell’incarico di Carrai

Ma andiamo con ordine.

 

Volantino in diffusione

Rientro a scuola: nuovo anno, vecchi (e nuovi) problemi 

Le scuole sono riaperte e si è avviato un nuovo anno scolastico.

Ma i problemi per migliaia di studenti e per le loro famiglie sono sempre gli stessi, che si inaspriscono di anno in anno. Carovita (la spesa media pro capite per i soli libri di testo è di 550 euro), aule fatiscenti, mancanza di adeguati trasporti pubblici per raggiungere le scuole. 

Per non parlare delle condizioni in cui versa la didattica, sempre più sottomessa alle richieste di Confindustria: il modello “4+2” per i tecnici diventa ordinario e già corrono voci sulla possibilità di ridurre di un anno la durata di scuole elementari e superiori, per “adeguare i parametri italiani a quelli europei”! 

Niente di nuovo, quindi? 

Di “nuovo” ci sono gli ennesimi attacchi del Governo alla scuola pubblica. Dal palco di Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni si è proposta di istituire un tetto massimo alla presenza di studenti stranieri per classe e di vietare burqa e niqab… 

Un provvedimento che secondo le stime potrebbe interessare ben 500 persone su 7,9 milioni di studenti. Un bieco tentativo quindi, in piena ottica da campagna elettorale, di fomentare guerra fra poveri. 

Tentativo che va di pari passo con l’aumento della repressioneche prende di mira soprattutto i giovani, come si vede dal DDL “anti-maranza”, e le scuole. Esempi plastici sono il DDL “anti-maranza” e i tanti casi di repressione all’interno delle scuole. Ultimo dello scorso anno quello del Professor Sabbatini di Roma, raggiunto da provvedimenti disciplinari per aver scritto ai suoi alunni “Ricordatevi di Gaza”. 

 

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Manuale di storia contemporanea. Prenota il terzo volume

A dicembre 2026 uscirà il volume 3 del Manuale di Storia contemporanea. Con questa pubblicazione proseguiamo l’impegno che ci siamo assunti di sistematizzare e pubblicare le dispense dei corsi di storia della Scuola di Base Anton Makarenko, una scuola popolare di italiano e storia i cui corsi sono rivolti principalmente a giovani e lavoratori. La Scuola ha cominciato a operare nel 2020 e, a oggi, ha organizzato decine di corsi e seminari da Nord a Sud del paese.

I testi che pubblichiamo sono frutto di questa esperienza, sono materia di discussione collettiva e del ragionamento sulla storia che è utile che i giovani e i lavoratori conoscano per attivarsi, mobilitarsi e organizzarsi oggi; una storia dalla quale emerga il ruolo delle masse e della lotta di classe come motore della trasformazione sociale.

 

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Tesseramento

Il mondo dei padroni è in fiamme, viviamo in un’epoca di sconvolgimenti, di guerre e di rivoluzioni. Viviamo un’epoca in cui non serve la fede, ma la fiducia. Fiducia nella forza delle masse popolari e fiducia nel fatto che il movimento comunista che rinasce avrà la capacità e la forza di superare i limiti e di correggere gli errori per i quali non è mai stata fatta la rivoluzione socialista in un paese imperialista.

Possiamo farlo noi? Dobbiamo farlo noi. Quello che chiediamo a chi ha la falce e il martello nel cuore, a chi si sente rivoluzionario, a chi aspira al comunismo è di dare uno schiaffo allo scetticismo e aderire al P.Carc. Quello che gli proponiamo è rompere gli indugi e aderire al P.Carc per portare le proprie energie e metterle al servizio delle mille attività che il P.Carc conduce. Sono tante per elencarle tutte, ma è certo che c’è un posto di combattimento per tutti e che il contributo di ognuno è prezioso.

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