L’EUROPA VA ALLE URNE CON LE PIAZZE PIENE E I CONTI VUOTI, E A BRUXELLES FANNO FINTA DI NIENTE
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Da Madrid al 2027 mezza Europa torna alle urne. Chi protesta chiede di poter pagare l’affitto, chi governa risponde parlando di riarmo.
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Madrid, 23 settembre 2026: lo sfratto di Maricarmen Abascal
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Si chiamava Maricarmen Abascal e aveva 87 anni. Viveva da settant’anni nella stessa casa di Madrid; il proprietario era un fondo. Il 23 settembre la polizia l’ha portata fuori in barella. Mercoledì è morta nell’ospedale dove l’avevano ricoverata.
Nei giorni dopo lo sfratto Madrid si è riempita di gente. Poche settimane prima in piazza c’era stata la destra, contro la gestione della crisi migratoria di Ceuta. Stretto tra le due piazze, il governo di Pedro Sánchez ha portato in Parlamento due decreti sulla casa. Il 2 ottobre il Congreso li ha bocciati; il 5 Sánchez ha sciolto le Cortes. Si vota il 29 novembre.
Un governo in difficoltà ha scelto le urne sull’onda dello sfratto di una donna di 87 anni. È una mossa in extremis: prendersi la rabbia della piazza prima che si rivolti contro chi governa.
Seguo la politica europea da anni e raramente ho visto un governo andare al voto per uno sfratto. È successo nel Paese che tutti indicano come la locomotiva della crescita europea.
Se ti sembra una faccenda spagnola, guarda il calendario: cinque elezioni nazionali da qui alla fine del 2027. Dopo la Spagna votano Francia, Grecia, Polonia e Italia. In Germania vota anche il Nordreno-Vestfalia, feudo della Cdu del cancelliere Merz, che ha gli abitanti di un’Olanda.
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Europa, 2026-2027: cinque Paesi alle urne, in giallo l’Italia.
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Berlino, Belgrado, Parigi
Il 20 settembre, alle elezioni del Land di Berlino, la Linke è arrivata prima con il 25,7% facendo campagna quasi solo sugli affitti. Nelle stesse settimane la Germania è scesa in strada contro il riarmo e contro le visite di idoneità al servizio militare per i neo-maggiorenni.
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Friedrich Merz, Cancelliere tedesco
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Se hai un figlio che ha appena compiuto diciotto anni, prova a immaginare che gli arrivi quella lettera. In Germania è arrivata a trecentomila ragazzi. Hanno risposto di sì in 530.
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Germania: proteste contro la leva militare
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In Francia ottobre è cominciato con le mobilitazioni studentesche, con La France Insoumise al loro fianco. Emmanuel Macron è preso in mezzo: la piazza a sinistra, la sfida politica a destra, i mercati che vendono i titoli francesi.
Un malcontento diverso da quello di dieci anni fa
Gli Stati europei sono alle corde. Dalla crisi del debito e dalla Grande Recessione in poi, chi governa ha comprato consenso con i soldi facili della Bce. Poi si è giustificato con un’emergenza dopo l’altra, dalla pandemia al riarmo. E ogni volta ha allargato i bilanci pubblici, schiacciato tra le destre sovraniste e il malcontento sociale.
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L’Italia ha retto meglio, per due ragioni. Una politica: il governo M5S-Lega del 2018-2019 ha portato il malcontento dentro le istituzioni. Una economica: l’export ha tenuto e ha difeso il lavoro nelle province, nel cuore produttivo del Paese.
Il caro-energia, l’inflazione e l’insicurezza sociale hanno però colpito ovunque. Se hai rinnovato un affitto o aperto una bolletta negli ultimi due anni sai di cosa parlo, e lo sanno allo stesso modo a Madrid, a Parigi e a Berlino. Ha colpito la Spagna, locomotiva della crescita europea, sul fronte della casa. Ha colpito una Francia in crisi d’identità politica. Ha colpito l’Italia. E ha tormentato soprattutto la Germania, pivot del Vecchio Continente che oggi non sa più che ruolo avere.
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Nella nota video WhatsApp ti spiego perché il costo della vita è il filo che lega le piazze di Madrid, Parigi e Berlino, e perché alle urne può contare più delle promesse di qualsiasi partito
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Dieci anni fa si protestava contro l’austerità. Oggi il malcontento è più liquido e più insidioso, perché anche chi protesta sa che i soldi sono pochi. Afd accusa la Cdu di spendere troppo, Le Pen rinfaccia a Macron il debito, Vox in Spagna sogna ricette alla Milei. Allora si chiedeva di riaprire i rubinetti. Oggi nessuno lo promette più, e la rabbia resta.
Chi capitalizza il malcontento sceglie la risposta facile, cioè chiudersi: l’identità come trincea, il miraggio della remigrazione, la frontiera come programma di governo.
Bruxelles guarda altrove
La risposta delle istituzioni, anche a Bruxelles, è negare il problema. Intanto l’Europa resta il vaso di coccio tra i vasi di ferro.
Energia. Manca un’agenda comune: mentre ci liberiamo dalla Russia, ci leghiamo ad altri fornitori che ci tengono per il collo.
Pagamenti. L’euro digitale non decolla e dipendiamo sempre di più dai circuiti americani.
Debito. La finanza anglosassone è dentro i titoli pubblici di ogni Paese.
Difesa. Al netto dei discorsi sul riarmo, una capacità comune non si vede. Come non si vede una politica estera capace di tenere testa a predatori globali, tecno-oligarchi e grandi gruppi che vogliono decidere al posto nostro.
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Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea
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Un’Europa che non garantisce più una scuola decente e la stabilità economica e sociale. Che agita lo spettro di una guerra alle porte per coprire i fallimenti di un’élite che ha perso credibilità. Un’Europa così, altre potenze possono comprarla a pezzi e influenzarla dall’interno. E il suo declino rischia di accelerare.
Martina Besana, nel pezzo che trovi subito dopo il mio, arriva a chiedersi se l’euro regge. Io aggiungo che l’Europa va riformata a fondo. L’avanzata dei sovranisti può non piacere, ma è un allarme: segnala il fallimento di un’intera classe dirigente.
Per molti di noi Alcide De Gasperi è il nome di una piazza. Eppure aveva dell’Europa un’idea più nobile e ambiziosa di quella che ci propone Bruxelles oggi. Nel 1954 parlava di un “retaggio europeo comune”, fondato sulla “responsabilità della persona umana”. Settant’anni dopo, a un continente che chiede sicurezza e stabilità, servirebbe ripartire da lì.
Le ultime grandi piazze italiane sono state per Gaza. L’Italia tornerà in piazza anche per la casa, la scuola, la sanità? Rispondimi: leggo tutto e ti rispondo.
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Andrea Muratore è analista geopolitico ed economico e si occupa di finanza, scenari strategici e sicurezza. Collabora con InsideOver dal 2016 e segue i grandi equilibri globali, dal Mediterraneo alle rotte energetiche. Il suo ultimo libro è C’era una volta l’America (Newton Compton, 2026).
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