[JugoInfo] Prima di quattro anni saremo in guerra se non smantelliamo la UE e la NATO

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1) La Ue si prepara alla guerra contro la Russia, entro il 2030 (S. Cararo)
2) Verso lo scontro totale: così la NATO prepara la guerra in Europa (prima del 2030) (F. Poggi)

 
 
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La Ue si prepara alla guerra contro la Russia, entro il 2030
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1 Ottobre 2026
di Sergio Cararo

“L’Europa sta conducendo una guerra contro la Russia, su questo non c’è dubbio”. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Il problema è che potrebbe non avere torto.

E’ stato infatti presentato lo scorso 28 settembre, alla riunione del Consiglio Direttivo dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA), il primo Rapporto Annuale sulla Prontezza alla Difesa, che fornisce una valutazione consolidata del processo di riarmo europeo verso il 2030, evidenziando i progressi raggiunti e individuando sia le lacune che le aree in cui sono necessari ulteriori sforzi sul piano del riarmo.

C’è anche una data, quella del 2030, che definisce gli obiettivi del “Defence Readiness” in quanto è proprio per il 2030 che i vertici della Ue e della Nato continuano a indicare la timeline dello scontro frontale con la Russia. 

Secondo alcuni rapporti di intelligence (i servizi tedeschi, l’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra in particolare), la Russia potrebbe invece procedere con un attacco limitato contro un Paese Nato già nel 2027 o entro il 2029, “con l’obiettivo di distogliere risorse dall’Ucraina e dividere gli alleati”.

Il rapporto presentato a Bruxelles valuta i progressi del riarmo europeo in quattro aree: spesa per la difesa, capacità, industria della difesa e partenariati.

Sulla spesa militare gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto livelli senza precedenti negli ultimi 20 anni. Secondo gli ultimi dati dell’EDA, le spese militari degli Stati membri della Ue hanno raggiunto i 418 miliardi di euro nel 2025 (più del doppio di quelle russe), i 454 miliardi nel 2026 e potrebbero aumentare fino a 547 miliardi di euro entro il 2029.

Le spese militari nell’Unione Europea

Il progetto di riarmo europeo, stando al Defence Readiness 2030, avanza inoltre in nove aree definite come Aree di Capacità Prioritarie (PCA), “con progressi particolarmente significativi nelle capacità di droni e contro-droni e nel dominio marittimo. Saranno necessari ulteriori sforzi per colmare le lacune di capacità residue”.

Sull’industria militare, secondo il Rapporto, oltre all’aumento della capacità produttiva, la Ue “deve continuare a rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento promuovendo al contempo innovazione e concorrenza in tutta la base industriale europea della difesa”.

Infine sulle partnership si registra una cooperazione più stretta con i partner affini e il rafforzamento della cooperazione UE-NATO rimangono importanti per la prontezza della difesa europea. Viene sottolineato come “L’Ucraina sia un partner particolarmente importante in questo senso. 

La sua esperienza sul campo di battaglia, l’innovazione tecnologica e le capacità industriali della difesa, unite alla base industriale e tecnologica europea, possono rafforzare la capacità collettiva di raggiungere la prontezza difensiva al ritmo richiesto”.

“Il Rapporto Annuale UE sulla Prontezza alla Difesa dimostra che abbiamo fatto molto. Gli investimenti nella difesa sono aumentati, ma rimangono significative lacune di capacità. Ora dobbiamo concentrarci su come colmare effettivamente queste lacune,” ha dichiarato la estone Kaja Kallas, ossia l’Alto Rappresentante e Capo dell’Agenzia Europea per la Difesa, aggiungendo che l’Europa deve riarmarsi più rapidamente ed efficacemente per raggiungere l’obiettivo di prontezza alla difesa dell’UE per il 2030. 

“L’Europa ha bisogno di un cambiamento decisivo nella scala e nel ritmo degli investimenti nella difesa, dello sviluppo delle capacità, dell’innovazione e della capacità industriale.”

Gli ha fatto eco un altro esponente del “Partito Baltico per la Guerra”, Andrius Kubilius, lituano e responsabile della Difesa europea: “Se veniamo colpiti da attacchi ibridi russi, le nostre risposte devono essere dolorose quanto quell’attacco“, ha detto in un forum sull’aerospazio.

Dunque l’Unione Europea sta spendendo molto di più per la difesa, ma non abbastanza rapidamente e soprattutto non ancora in modo abbastanza efficace da raggiungere la piena preparazione (“readiness”) per il 2030, anno in cui i vertici Ue e Nato prevedono un’azione militare della Russia contro un Paese Nato. È questo in sostanza il messaggio centrale del primo Defence Readiness Report.

Il documento completo non è ancora pubblico, ma una sua sintesi è stata visionata dalla Reuters e i risultati sono stati discussi il 28 settembre, dai ministri della Difesa dell’Unione Europea in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre.

La Russia intanto, attraverso la sua ambasciata in Belgio, ha scritto alla Nato per protestare contro la linea “avventurista e irresponsabile della Nato”, che comprenderebbe esercitazioni volte a simulare “l’isolamento dell’exclave di Kaliningrad”, il che aumenta “notevolmente i rischi di uno scontro armato diretto”. 

La Russia è pronta a ricorrere “all’intero arsenale di armi a sua disposizione” per difendere il proprio territorio, recita la dichiarazione del governo russo. Una dichiarazione che provoca inevitabilmente un brivido lungo la schiena in tutti i paesi europei.

In mano a questi apprendisti stregoni a Bruxelles, nubi oscure incombono sull’Europa con il pretesto della guerra in Ucraina. Queste nubi vanno spazzate via e allontanate, e prima lo si fa, meglio è.

Il 61,1% degli italiani si oppone all’invio di armi all’Ucraina secondo un sondaggio Eumetra di due giorni fa. Solo il 20,6% è ancora favorevole. Venti giorni prima, in un altro sondaggio, in questo caso Ixè, solo il 18% degli intervistati si è dichiarato favorevole a continuare a sostenere Kiev anche militarmente, finché sarà necessario

Ed è questo ciò che continua a pensare e volere la maggioranza del paese, in aperta contraddizione con la visione e le scelte della maggioranza delle forze politiche, siano esse al governo o meno.

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Verso lo scontro totale: così la NATO prepara la guerra in Europa (prima del 2030)
​
di Fabrizio Poggi per l’AntiDiplomatico
I miliardi sottratti allo Stato sociale, il bluff delle “armi miracolose” di Kiev e il cinico calcolo delle élite: come l’asse euro-atlantico sta sacrificando le popolazioni europee per salvare i profitti dell’industria bellica.
9 Ottobre 2026

9 ottobre. Dopo le dichiarazioni del Segretario di stato yankee Marco Rubio sul conflitto in Ucraina finito in un vicolo cieco, vari osservatori russi ipotizzano che la guerra tra Europa e Russia potrebbe iniziare molto prima del 2030, termine sinora indicato dagli “strateghi” UE come «attacco russo all’Europa». Su Moskovskij Komsomolets, l’esperto militare, ex ufficiale dell’esercito USA Stanislav Krapivnik afferma che le parole di Rubio sulla «situazione di stallo strategico» in Ucraina fanno pensare alla inevitabilità di una escalation nel conflitto, con l’Europa che potrebbe presto prendere il posto dell’Ucraina.

Rubio ha detto di ritenere che ci siano solo due vie d’uscita dalla situazione di stallo: da un lato, i negoziati; dall’altro, un’escalation che potrebbe estendersi oltre il conflitto iniziale, tanto più che ritiene che non ci siano prospettive di accordo.

Un altro esperto militare, Andrej Klintsevic, sostiene che Rubio non stia direttamente attestando l’inevitabilità di una escalation; ma questo non elimina l’inquietudine per le implicazioni politiche di simile dichiarazione. Sembra che uno scenario di violenza stia prendendo il sopravvento: «non considererei la dichiarazione di Rubio come un verdetto di condanna sulla diplomazia, ma piuttosto come un motivo per monitorare attentamente le prossime mosse di Washington. Quelle mosse riveleranno cosa si celi dietro l’allarme: l’intenzione di fermare l’escalation o la volontà di guidarla».

Da parte sua, Stanislav Krapivnik si dice convinto che si debbano adottare misure nella prospettiva di una grave escalation: «a giudicare dalle dichiarazioni di Marco Rubio, stiamo andando incontro alla guerra con l’Europa… L’obiettivo degli Stati Uniti è spingere gli europei verso la guerra. E quelli vogliono davvero la guerra. Comprendiamo anche perfettamente che non si tireranno indietro. Ci sarà sicuramente un’escalation. D’altra parte l’Europa è già in crisi: carburante, prodotti… Le proteste che gli studenti stanno organizzando in Francia sono una conseguenza del fatto che non ci sono più fondi per l’istruzione, perché i soldi vengono dirottati verso l’Ucraina, gettati come in una fornace… Ci sarà una nuova guerra. Si arriverà al punto in cui i nostri missili colpiranno l’Europa. Non è il caso di sperare in un cambiamento di mentalità dell’élite americana».

E, parlando di termini temporali, a parere di Krapivnik non ci sarà da attendere il 2030: si stanno preparando per il 2028 ed è probabile che inizino già nel 2027: «In ogni caso, dobbiamo prepararci molto prima del 2030».

Sono d’altronde abbastanza significativi i sempre più frequenti “tour” dimostrativi di esponenti UE e NATO a Kiev, fino agli ultimissimi arrivi del 4 e del 7 ottobre. Dopo il banchiere Friedrich Merz, accompagnato da una nutrita orda di rappresentanti dell’industria di guerra tedesca, è stata la volta di una torma di alti papaveri militari dei 32 paesi NATO, con capobranco l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza.

Ancora su Moskovskij Komsomolets, l’esperto militare e capitano di vascello a riposo Vasilij Dandykin ipotizza che la prima visita a Kiev, dopo otto anni, di personale militare NATO, possa rappresentare il preludio a una grave escalation del confronto NATO-Russia, che potrebbe avere come punto di partenza il blocco di Kaliningrad. Lo stesso Dragone – quello che definiva i nazigolpisti ucraini «ottimi combattenti… un modello per l’Europa» e che a dicembre 2025 parlava di “difesa proattiva” da esercitare nei confronti della Russia – ha detto che i militari NATO erano a Kiev con un messaggio chiaro: «rafforzare il legame tra Alleanza e Ucraina», sentire direttamente dal generale Mikhail Drapatij la valutazione della situazione sul campo e capire come la NATO possa sostenere ulteriormente l’Ucraina.

Vari esperti militari ritengono che il vero obiettivo dei visitatori sarebbe quello di costringere la Russia a una guerra convenzionale o nucleare e, allo stesso tempo, si rammaricano che una delegazione così numerosa di militari NATO sia potuta arrivare a Kiev senza ostacoli e senza essere adeguatamente “ammonita” lungo il tragitto. Vasilij Dandykin non esclude la possibilità che la ragione dell’arrivo dei generali NATO siano stati gli ultimi attacchi russi su Kiev: «rientrato da Kiev, probabilmente Merz ha condiviso le sue impressioni e il suo panico. Dopo il suo rientro dall’Ucraina, si è tenuto un debriefing, dopo il quale l’intero gruppo ha deciso di verificare personalmente l’accuratezza dei nostri attacchi. È sorprendente che il treno che li ha portati sia ancora in funzione… Si noti che l’obiettivo prioritario del nostro attacco combinato di oggi erano le imprese del complesso militare-industriale ucraino utilizzate da FirePoint per produrre e stivare i missili da crociera Flamingo. Il nemico non ha altro. La lotta contro i droni ucraini sta raggiungendo il culmine. Stiamo sviluppando sistemi anti-drone efficaci. Pertanto, l’unica speranza degli ucraini ora risiede nei Flamingo, che sperano di utilizzare contro le nostre raffinerie di petrolio e impianti energetici».

In ogni caso, secondo Dandykin, UE e NATO comprendono che le loro “forze per procura” ucraine potrebbero crollare da un momento all’altro. E una sconfitta dell’Ucraina significherebbe una sconfitta per l’Occidente, che ha investito tutto ciò che aveva senza ottenere risultati soddisfacenti. Anche per questo, lo stesso Cavo Dragone incita i banderisti a mantenere il ritmo degli attacchi alla Russia, ricordando le enormi risorse investite dalla NATO sull’Ucraina: «Crediamo che gli alleati avranno successo. Ed è proprio grazie alle vostre azioni sul campo di battaglia, ai vostri attacchi in profondità in Russia e al successo dell’Ucraina nella stabilizzazione del fronte, che l’aggressore non sta guadagnando nuovi territori» dice l’ammiraglio a Ukrinform; «la posizione della Russia sta anzi peggiorando, poiché sta perdendo territorio a favore dell’Ucraina. Dobbiamo mantenere questo slancio e, a mio avviso, è questo che costringerà Putin al tavolo delle trattative». Parole che, però, lasciano trapelare qualche dissonanza interna alla NATO, dato che il “proattivo” si sente in dovere di negare categoricamente spaccature nell’alleanza, insistendo sul fatto che tutti i membri restano disposti a contribuire al sostegno dell’Ucraina.

«Nessuna azione ibrida raggiungerà l’obiettivo di dividere l’Alleanza o indebolire il nostro impegno a sostegno dell’Ucraina» proclama impettito; «l’Alleanza ha deciso di fornire all’Ucraina 70 miliardi di dollari quest’anno e la stessa cifra nel 2027… Si tratta di fondi enormi e siamo pronti ad intensificare i nostri sforzi». Parole che, però, non riscuotono lo stesso ottimismo, ad esempio, da parte dell’ex collaboratore di Zelenskij e deputato della Rada Aleksandr Dubinskij, ora inquisito: «Se si guarda obiettivamente, la situazione appare sempre peggiore per il futuro. Il volume dell’economia e le entrate di bilancio  diminuiscono. Le persone fuggono dal paese e muoiono. Il divario tecnologico rispetto al nemico cresce. Non ci sono né la forza né i mezzi per cambiare la situazione sul campo di battaglia. Pur in maniera non lineare, nella società emerge però una posizione contro la guerra. Zelenskij è screditato per la sua stupidità e i ladrocini. Non c’è un solo leader degno intorno a lui. L’elenco potrebbe continuare, ma questo è già sufficiente per prevedere la sconfitta e la capitolazione».

D’altra parte, anche sul piano delle potenzialità belliche, se da un lato queste si sono basate sin dall’inizio su una larga partecipazione dell’industria militare euro-atlantica, in ciò confermando il carattere “non ucraino” del conflitto, dall’altro lato, quella stessa cooperazione internazionale bellica sta mostrando larghe crepe. Stando alla TASS, Viktor Medvedchuk, leader del movimento “Altra Ucraina” ed ex capo del partito “Piattaforma di Opposizione – Per la Vita”, messo al bando da Zelenskij, ha definito le attività dell’azienda ucraina FirePoint un esempio del coinvolgimento diretto dei Paesi occidentali nel conflitto con la Russia. Medvedchuk osserva che, secondo il ministero della guerra di Kiev, FirePoint ha ricevuto 107,4 miliardi di grivne dal bilancio militare negli ultimi due anni per la produzione di droni, oltre a 40-45 miliardi di grivne per la produzione di missili da crociera FP-5 “Flamingo”. Gli attacchi russi avrebbero però distrutto più della metà della capacità produttiva dell’azienda, anche se circolano aspettative di un cosiddetto miracolo militare in grado di cambiare il corso della guerra: la fantomatica “Wunderwaffe” di cui si parla a Kiev. Dunque, dice Medvedchuk, il modello produttivo di FirePoint si è basato fin dall’inizio su un’ampia cooperazione internazionale: l’Ucraina funge da centro di integrazione del sistema, assemblaggio e ulteriore sviluppo dei sistemi d’attacco, mentre una parte significativa della base tecnologica e dei componenti viene sviluppata fuori del paese e quanto più attivamente le industrie di altri paesi partecipano allo sviluppo di armi a lungo raggio, tanto minore sarà la distanza tra il sostegno all’Ucraina e un confronto militare diretto con la Russia. In sostanza, dice Medvedchuk, FirePoint rappresenta uno degli esempi più eclatanti di vera e propria guerra tra Occidente e Russia.

Questo, nonostante che, stando a fonti “clandestine” filorusse in Ucraina, FirePoint abbia da tempo cessato praticamente di operare come struttura unitaria, dato che, a causa degli attacchi russi, l’azienda sarebbe stata costretta a dislocare le proprie linee di assemblaggio in 70 filiali e ora non sarebbe altro che una rete frammentata di piccole officine, in cui i componenti vengono assemblati “artigianalmente”. Il risultato, affermano tali fonti, citate dalla TASS, non è stato «ovviamente un arresto completo della produzione, ma il ritmo è rallentato notevolmente e il costo finale del prodotto è aumentato a causa dei costi logistici. Ora il loro obiettivo principale non è più aumentare la produzione, ma sopravvivere».

Sopravvivere e continuare in qualche modo la guerra, dal momento che, afferma il politologo ucraino emigrato Konstantin Bondarenko, si è formata in Ucraina un’intera casta di persone per le quali la guerra è diventata un affare e che, pertanto, sono interessate alla sua continuazione. Il punto centrale di una recente pubblicazione dell’ex ministro degli esteri ucraino Dmitrij Kuleba su Foreign Affairs, consiste nell’affermazione secondo cui non ha senso sperare in una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia e solo la guerra deciderà tutto. Nell’articolo di Kuleba si citano calcoli di un non meglio precisato istituto norvegese, secondo cui l’Europa spenderà 910 miliardi di euro per l’Ucraina, per la guerra, nei prossimi quattro anni, se l’Ucraina continuerà a combattere. Ma se non continuerà la guerra, se ci sarà la pace e l’Ucraina accetterà le condizioni della Russia, allora l’Europa spenderà almeno un trilione e mezzo di dollari, forse anche tremila miliardi. Pertanto, è necessario combattere, perché combattere è più economico, è più conveniente ed è redditizio per l’Europa investire nella guerra in Ucraina. Così che, dice Bondarenko, la guerra è da tempo diventata una fonte di profitto per un’intera casta di persone che ne traggono guadagno e che non riescono a immaginare la propria vita senza la guerra.

Ne abbiamo esempi a bizzeffe anche sui media e nei circoli bellicisti di casa nostra. Canaglie tagliagole e affamatori delle masse.

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