Gli USA imbottiscono di armi l’Ucraina e guidano le mosse del regime di Kiev

L’AntiDiplomatico – 13/09/2022

Gli USA imbottiscono di armi l’Ucraina e guidano le mosse del regime di Kiev – Crisi in Ucraina – L’Antidiplomatico (lantidiplomatico.it)

Gli Stati Uniti per bocca del Segretario di Stato Anthony Blinken, in una conferenza stampa tenuta a Città del Messico, hanno voluto ribadire, ove mai ve ne fosse bisogno, come ci siano loro dietro le mosse intraprese dal regime di Kiev. Secondo Blinken la controffensiva delle forze armate di Kiev in Ucraina è appena iniziata.

“Quello che hanno fatto è stato pianificato in modo molto metodico…” ha detto Blinken, affermando che gli Stati Uniti hanno sostenuto le forze armate ucraine con tutti i mezzi necessari per questo.

Secondo il Segretario di Stato, l’Ucraina si è posta l’obiettivo di riportare sotto il suo controllo le terre che sono cadute sotto il controllo delle truppe russe, quindi non si fermerà.

Intanto da Washington continuano a imbottire di armi il regime di Kiev. Gli Stati Uniti hanno trasferito in Europa circa 47.000 tonnellate di armi ed equipaggiamenti militari nell’ambito dell’assistenza militare all’Ucraina.

Parliamo di un quantivo ingente che comprende: 140 sistemi di artiglieria e 660.000 proiettili; 41.000 sistemi anti-carro; 1.400 sistemi di difesa aerea; 15 elicotteri; 38 radar; 10.200 armi leggere; circa 63,8 milioni di munizioni per armi leggere; 18 motovedette e altre attrezzature.

Il trasporto di questi armamenti ha richiesto 754 voli verso l’Europa. Altre consegne sono state effettuate da 28 navi, 67 treni e 1.500 rimorchi. “La velocità con cui ci stiamo muovendo e il livello di assistenza che stiamo fornendo è senza precedenti”, ha dichiarato Jacqueline Van Ovost, capo del Comando dei trasporti degli Stati Uniti.

Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, gli Stati Uniti hanno impegnato oltre 14,5 miliardi di dollari in assistenza al regime di Kiev, secondo i dati pubblicati il 9 settembre sul sito ufficiale del Pentagono.

L’8 settembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha notificato al Congresso l’intenzione di stanziare altri 2,2 miliardi di dollari in investimenti a lungo termine dai Fondi militari esteri per rafforzare la sicurezza dell’Ucraina e di 17 Paesi limitrofi della regione.

Nel frattempo, i funzionari russi hanno messo in guardia da un possibile dirottamento delle armi occidentali verso il mercato nero. Il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia, ha sottolineato all’inizio di settembre che né le autorità di Kiev né i Paesi che le forniscono sanno in quali mani finiscono, esponendo così il mondo intero a un potenziale aumento del terrorismo e una minaccia per la sicurezza globale.

Sono sempre gli Stati Uniti a muovere la mano ucraina che hanno precedentemente provveduto ad armare. Una rappresentazione plastica di questa condotta l’abbiamo avuta quando Washington ha fornito informazioni alle forze ucraine, designando obiettivi per i bombardamenti nell’area della centrale nucleare di Zaporozhie, controllata dalle forze russe, secondo quanto denunciato dal segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev.

Intervenendo a un incontro sulla sicurezza, l’alto funzionario ha sottolineato la “grave minaccia di radiazioni” presso l’impianto, la più grande centrale nucleare in Ucraina e in Europa. Patrushev ha dichiarato che gli attacchi all’impianto vengono effettuati con armi fornite dalla NATO e potrebbero portare a una catastrofe nucleare senza precedenti.

“Una seria minaccia alla sicurezza delle radiazioni viene dagli attacchi dei nazionalisti ucraini alle strutture critiche della centrale nucleare di Zaporozhie con armi pesanti fornite dai Paesi della NATO, i cui obiettivi sono designati dagli Stati Uniti”, ha dichiarato Patrushev.

Il funzionario ha chiarito che “le conseguenze di queste provocazioni potrebbero essere piuttosto catastrofiche non solo per la maggior parte della popolazione dell’Ucraina e della Russia, ma anche per l’Europa, e nella loro portata potrebbero superare le tragedie verificatesi nelle centrali nucleari di Chernobyl e Fukushima”.

Secondo quanto comunicato domenica dal ministero della Difesa russo, dal 1° settembre le forze di Kiev hanno effettuato un totale di 26 attacchi separati contro la centrale nucleare e la vicina città di Energodar. Il portavoce del Ministero Igor Konashenkov ha dichiarato che la città e le aree vicine sono rimaste senza elettricità a causa degli attacchi.

Domenica, l’ultimo blocco operativo della centrale è stato spento, interrompendo la produzione di energia elettrica. La decisione di chiudere l’impianto è stata presa a causa dei continui bombardamenti e dei danni alle linee elettriche, hanno dichiarato le autorità locali.

Mosca ha ripetutamente puntato il dito verso le forze ucraine per gli attacchi. Kiev, tuttavia, respinge le accuse e sostiene che la Russia ha trasformato l’impianto in una base militare.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), i cui ispettori hanno visitato l’impianto all’inizio del mese, ha chiesto che tutti gli attacchi all’impianto “cessino immediatamente”, ma si è astenuta dall’identificare il responsabile.

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