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| Genocidi, guerre, destre al potere, crisi climatica: impossibile non percepire la forza della notte. L’alba che spazza via il buio diventa allora non una certezza, ma un orizzonte di senso, uno stendardo di lotta contro la notte del mondo attuale, del capitalismo. Il nostro grido: “No! Questo mondo non ci piace!”. Scrive John Holloway: “Viviamo nel mezzo di una catastrofe unica, che ci getta rovina su rovina ai piedi, accumulandole senza fine, ma la sfida importante e terribile non è parlare delle rovine, bensì trovare il fiore tra le rovine…” |
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| Lavender è il sistema di Intelligenza Artificiale che opera con un algoritmo che penetra, intercetta, decide i bersagli – uomini, donne, bambine – calcolando per difetto e con massima imprecisione il numero di “naza”, cioè di effetti collaterali da uccidere nelle case e nelle strade. Lavender è agito da tecnici-soldati israeliani: come soldati eseguono gli ordini, come tecnici operano seguendo protocolli. Alla domanda, “ma siete voi a premere Invio”, la risposta è, “sì ma gli effetti non sono provocati da noi”. Sul documentario NAZA, di Yuval Abraham e Rachel Szor, attaccato con ferocia dal governo israeliano |
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| Gli striscioni che non smettono di apparire sui cancelli delle scuole ricordano che bambini e bambine non possono essere mai rappresentanti di maggioranze o minoranze. L’inchiesta “Aprire i tetti per far entrare il mondo” raccoglie interventi di insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, studenti e studentesse, associazioni, amministratori locali. Si parla di Genova, Roma, Cosenza, Torino, Milano, Bergamo, Bologna, Padova, Firenze, Cagliari. Si ragiona di scuole aperte partecipate, di logiche del colonialismo a scuola, di segregazione scolastica e periferie. Con articoli di Cinzia Pennati, Emilia De Rienzo, Gianluca Carmosino, Giovanna Mezzatesta, Sara Gandini, Paolo Bartolini, Diego Di Masi, Alessio Surian, Rahma Nur, Ludovico Arte, Alessandra Sanna, Giancarlo Cavinato, Giovanni Fioravanti, Alessandro Ghebreigziabiher |
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| Il progetto “Scuole aperte partecipate in rete” promosso in 14 città ha mostrato, tra le altre cose, come i territori dove è consistente la presenza di migranti siano tra i più fertili nell’aprire le scuole negli orari extrascolastici. Sorprendente, vero? I casi di Roma, Cosenza e Torino |
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| La scuola è fatta di conflitti e contraddizioni, a volte è un luogo che amplifica le disuguaglianze, altre le possibilità e perfino la gioia. Per questo merita di essere indagata in profondità e in tutta la sua pluralità. Sara Rossetti lo fa con una ricerca molto ricca ma non chiusa nei linguaggi accademici: La scuola a colori. Per un’educazione femminista e decoloniale (Astarte) è un libro che mette al centro il punto di vista di ragazzi e ragazze di alcune scuole superiori. Il testo è pensato come uno strumento per insegnanti, educatori, genitori, studentesse e studenti che non vogliono smettere di credere in una scuola aperta, cioè capace di creare ogni giorno spazi di presa di parola per tutte e tutti. La prefazione scritta da Rahma Nur, docente e poeta somalo-italiana |
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| Il decreto scuola rischia di precipitare su quasi la metà delle scuole primarie di una città ricca quanto piena di contraddizioni rimosse |
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| La crisi climatica non è più un rischio da proiettare nel futuro |
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| Ogni giorno scegliamo il modo con cui abitare il mondo |
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