20 anni di bugie sulla guerra in Afghanistan e la verità in un tweet

Per oltre 20 anni i giornali di tutto il mondo ci hanno raccontato bugie sulle vere ragioni della guerra in Afghanistan.

Ora un’inchiesta del Washington Post svela falle e lacune coperte per anni dal segreto di stato e dalla complicità dei media embedded che hanno raccontato la versione unilaterale di chi aggrediva l’Afghanistan. Non possiamo certo toglierci il cappello davanti al Washington Post, perché anche loro, in questi decenni, hanno addomesticato l’informazione e contribuito a demonizzare chi allora (il movimento per la pace, gli stati che si sono opposti alla guerra,…) già denunciava quelle falsità. Come era già successo con la guerra in Jugoslavia e le menzogne alle quali abbiamo voluto credere poi sulle armi di distruzioni di massa di Sadam Hussein.

Accade anche oggi: con le bugie sulla guerra in Siria o sui colpi di stato che dall’Ucraina all’America Latina, vengono organizzati, finanziati e gestiti con infiltrati sul campo per sovvertire governi politici legittimi, per quanto magari non simpatici ad alcuni, ma pur sempre legittimi. E’ quantomeno singolare la censura preventiva che la Rai ha posto all’intervista di una sua giornalista di punta al presidente siriano Assad. Il giornalismo dovrebbe essere proprio questo e tali documenti dovrebbero essere visti e discussi pubblicamente per farsi un’opinione libera, cosa che la censura preventiva impedisce, addomesticando le menti. O forse, pensiamo che non ci sia nessuna correlazione tra questo modo di fruire le notizie e sviluppare il dibattito pubblico e l’inchiesta di pochi giorni fa in cui si evince che solo 1 ragazzo su 20 è capace di leggere e capire un testo scritto?

Nella tanto vituperata primarepubblica, Bruno Vespa intervistò Saddam Hussein poche settimane prima della prima guerra del Golfo. Ora, invece si preferisce diffondere notizie non verificate sul governo siriano e sulle sue presunte atrocità e si mette il silenziatore sul fatto che questo, assieme ai russi, ha sconfitto l’Isis e le falange estremiste che hanno portato morte e distruzione anche nel nostro continente europeo. Quando scoppiano le bomba o cittadini comuni vengono investiti da jiadisti, diventiamo immediatamente “tutti francesi”, “tutti belgi” e così via, ma poi non muoviamo un dito quando il territorio di quel paese che i jiadisti li combatte sul fronte, viene occupato da forze alleate ai nostri sempiterne alleati, autori delle guerre di aggressione dal dopoguerra in poi.

Dopo 20 anni, ci dicono che tutto quello che credevamo fosse vero sulla guerra in Afghanistan, era in realtà falso.

Ma quanto saremo allora ancora disposti a credere alle loro bufale che a reti unificate ci raccontano sui fatti di Hong Kong? O dall’America Latina? O sul futuro del continente europeo?

Davvero siamo disposti ad aspettare altri 20 anni, per poi vederci svelare la verità in un tweet? Guardate lo spazio che dedica la Repubblica alla notizia: un trafiletto striminzito che si perde nei paginoni di pubblicità ed articoloni a piena pagina. Lo stesso spazio che dedicavano alle “notizie sull’Afganistan”, che oggi sappiamo essere delle bufale.

di Francesco Maringiò

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