War in Yemen, Made in Europe: online action day

Nel quinto anniversario dell’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen, unisciti a noi online per chiedere un embargo sulle armi a livello UE contro tutti i membri della coalizione.

Le Nazioni Unite definiscono la guerra nello Yemen il “peggior disastro umanitario provocato dall’uomo”. Migliaia di civili sono stati uccisi nel conflitto. Milioni di persone hanno sofferto e continuano a soffrire di carestie e malattie. Gli attacchi aerei della coalizione guidata dai sauditi sono una delle principali cause di vittime civili. Gli attacchi hanno colpito ospedali, scuole, autobus e aree residenziali.

Le compagnie di armi europee stanno approfittando della guerra nello Yemen e della sofferenza che ha causato, fornendo armi ai membri della coalizione guidata dai sauditi. Queste esportazioni sono autorizzate e supportate dai governi europei, nonostante siano in contraddizione con i criteri dell’UE sulla vendita di armi.

Questa guerra è anche “Made in Europe” e dobbiamo continuare a resistere qui. Nel quinto anniversario dell’inizio della guerra, parleremo con una sola voce alle compagnie di armi, ai governi nazionali e all’UE: smettere di armare la coalizione guidata dai sauditi!

 

testo originale:

On the fifth anniversary of the Saudi-led coalition’s military intervention in Yemen, join us online to call for an EU-wide arms embargo against all members of the coalition.

The UN calls the war in Yemen the “world’s worst man-made humanitarian disaster”. Thousands of civilians have been killed in the conflict. Millions have suffered, and continue to suffer, from famine and disease. The Saudi-led coalition’s airstrikes are one of the main causes of civilian casualties. Attacks have hit hospitals, schools, buses and residential areas.

European arms companies are profiting from the war in Yemen and the suffering it has caused, by supplying arms to members of the Saudi-led coalition. These exports are authorised and supported by European governments despite the fact that they contradict EU criteria on arms sales.

This war is also “Made in Europe” and we must continue to resist it here. On the 5th anniversary of the beginning of the war, we will speak with one voice to the arms companies, national governments and to the EU: Stop Arming the Saudi-led coalition!

Organizzato da Campaign Against Arms Trade

https://www.facebook.com/events/141821320453177/

 

L’Unicef conferma: 19 bambini sono morti nel recente attacco dell’Arabia Saudita allo Yemen

L’UNICEF riferisce che almeno 19 bambini sono morti nel recente raid aereo saudita nel nord dello Yemen. La notizia di questo ennesimo massacro saudita era stato riferito nei giorni precedenti dai media yemeniti

In una dichiarazione pubblicata oggi, l’agenzia ONU ha precisato che l’attacco aereo saudita effettuato sabato scorso nella provincia di Al Yauf, nel nord dello Yemen, ha causato la morte di almeno 31 civili, tra cui 19 bambini.

“Speriamo che la pace sia all’orizzonte dello Yemen, ma la preoccupante escalation della violenza nelle ultime settimane è un duro promemoria che i bambini continuano a sostenere il più grande fardello del conflitto”, ha dichiarato la rappresentante dell’UNICEF in Yemen, Sara Beysolow Nyanti.

Questo attacco è stato effettuato nello stesso luogo in cui è caduto un aereo del Tornado saudita, abbattuto dalla difesa aerea dello Yemen , con il sostegno del movimento popolare Ansarollah.

Lo Yemen è stato devastato e precipitato nel caos dal 2015, quando una cosiddetta coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita ha lanciato una campagna aerea in questo paese, che ha già provocato oltre 140.000 yemeniti morti e feriti.

 

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_lunicef_conferma_19_bambini_sono_morti_nel_recente_attacco_dellarabia_saudita_allo_yemen/82_33179/

 

Yemen, nuovo massacro di bambini a causa di un brutale attacco aereo dell’Arabia Saudita

Ennesimo massacro dell’Arabia Saudita in un bombardamento dello Yemen. 35 morti, tra i quali, 26 bambini

Le forze saudite hanno bombardato il distretto di Al-Maslub nella provincia di Al-Yauf, nel nord dello Yemen, lo scorso venerdì, uccidendo almeno 35 persone – tra cui 26 bambini – e ferendone altre 23, tra cui 18 minori, ha riferito oggi il Ministero della salute yemenita.

Il dicastero yemenita ha chiesto alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie di alzare la voce per condannare e denunciare i crimini commessi da Riyad e dai suoi alleati nello Yemen.

La televisione di stato yemenita Al Masirah ha pubblicato lo stesso giorno un video della brutale aggressione dell’Arabia Saudita, che mostra come la popolazione locale rimuove i corpi senza vita dei bambini dalle macerie dopo l’attacco.

Video Al Masirah. Si sconsiglia la visione alle persone sensibili. Link:

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_yemen_nuovo_massacro_di_bambini_a_causa_di_un_brutale_attacco_aereo_dellarabia_saudita/82_33139/

Immagini terribili che parlano da sole. I Media mainstream sono tutti concentrati in Siria, in particolare su Idlib dove l’esercito siriano sta conducendo un’operazione per liberare quello che è l’ultimo bastione dei gruppi armati nel paese. E come sempre accade quando Damasco avvia un’operazione anti terrorismo si scatena la propaganda occidentale che accusa Russia e Siria di bombardare case, ospedali, scuole e altre nefandezze. I massacro dell’Arabia Saudita nello Yemen sono completamente ignorati

(Foto di repertorio)

Cargo saudita carico di armi in transito al porto di Genova, Pax Christi: “Non si può tacere!”

Il Presidente di Pax Christi mons.Giovanni Ricchiuti interviene sul caso del cargo Saudita ‘Bahri Yanbu’. Read More “Cargo saudita carico di armi in transito al porto di Genova, Pax Christi: “Non si può tacere!””

Il caso Rwm, i comuni e la regione. Perché un Ricorso al TAR e una denuncia alla Procura

Il caso Rwm è emblematico di come funziona l’economia in assenza di regolazione o in presenza di regole drogate. Forse è più questo il caso. Read More “Il caso Rwm, i comuni e la regione. Perché un Ricorso al TAR e una denuncia alla Procura”

Nave in arrivo al porto di Genova, Ong: “Stop ai trasferimenti di armi che alimentano conflitti”

Nelle prossime ore, secondo i programmi di rotta, il cargo saudita “Bahri Yanbu” transiterà nel porto civile di Genova dove potrebbe anche caricare attrezzature militari dirette in Arabia Saudita. Read More “Nave in arrivo al porto di Genova, Ong: “Stop ai trasferimenti di armi che alimentano conflitti””

In arrivo a Genova una nave carica di esplosivo e di morte annunciata

La Bahri Yanbu in arrivo nel porto di Genova con un carico di esplosivo e chissà quanti e quali armamenti, diretti in Arabia Saudita per uccidere popolazioni civili nelle sporche guerre del Medio Oriente. Read More “In arrivo a Genova una nave carica di esplosivo e di morte annunciata”

Perchè la lotta dei portuali genovesi va sostenuta e ampliata sul territorio italiano

Intervento all’assemblea indetta dalla Federazione Anarchica Livornese

Da mesi i portuali di Genova sono in lotta contro il commercio di armi e il transito delle stesse lungo le banchine.

I portuali di Genova mostrano una grande sensibilità poltica e sindacale che non ritroviamo tra i colleghi di tante altre città italiane nelle quali le armi transitano senza alcuna protesta.

L’importanza di questi scioperi è dimostrata anche da altri fatti oltre a quelli legati alla guerra sui quali torneremo piu’ avanti. Ci rifeferiamo alla catena logistica che attraversa i porti, la logistica è sempre più un fattore di produzione, per questo motivo ha poco senso escludere questa categoria dai lavoratori dall’industria poichè innumerevoli settori terziari rispondono da tempo a regole e modalità organizzative analoghe a quella della fabbrica.
E non è casuale che le associazioni datoriali vogliano escludere dalle materie negoziabili nel nuovo contratto nazionale proprio l’organizzazione del lavoro nei porti, gli orari e i tempi, le modalità con le quali il lavoro viene gestito. E proprio l’automazione è organizzazione del lavoro nel senso più puro e preciso del termine
Per queste ragioni i padroni del porto non ne vogliono parlare con il sindacato, liberi di portare avanti processi di ristrutturazione che modificheranno radicalmente il modo di lavorare nei porti abbattendo il numero della forza lavoro e costruendo meccanismi di controllo che si ripercuoteranno negativamente su noi tutti, con aumento dei carichi di lavoro e con l’uso delle tecnologie a fine capitalistico, non certo per migliorare le condizioni di vita, lavorative, contrattuali e retributive, men che mai per creare nuova occupazione.
Nel corso del tempo il lavoro portuale ha subito alcune trasformazioni diventando sempre meno lavoro portuale tradizionale.
La posta in gioco è elevata, non ultima i processi di automazione e di riorganizzazione della logistica attorno ai poli portuali e aeroportuali, la frammentazione della forza lavoro tra differenti datori e molteplici contratti determina crescenti difficoltà a costruire una vertenza comune che metta insieme lavoratori e lavoratrici uniti da rivendicazioni comuni.
L’importanza dei porti è dimostrata da quanto accade anche sul nostro territorio con il collegamento via acqua della Base militare Usa di Camp Darby al Porto di Livorn, analogo discorso vale per il potenziamento della stazione di Tombolo, abbandonata da lustri, in funzione del trasporto di armi via ferrovia.
Non essere riusciti a costruire un movimento sindacale e popolare contro il potenziamento della base Usa di camp darby è stato un grave limite, l’ insuccesso è anche riconducibile  all’approccio ideologico di molti ad un problema che poi è legato alle crescenti servitu’ miliari, ai processi di ammodernamento delle basi stesse rese piu’ funzionali al trasporto di armi e truppe, al supporto nevralogico verso le aree di guerra che vedono sempre piu’ impegnate Usa e Nato.
La radicalità della azione intrapresa dai portuali genovesi, a partire dagli scioperi contro la nave saudita nella primavera scorsa, dimostrano concretamente che la forza lavoro puo’ esercitare un ruolo dirimente e di forte impatto sull’opinione pubblica, se sappiamo unire istanze di lotta legate ai contratti, alla salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori rifiutando il concetto che ogni opportunità occupazionale debba essere valorizzata, anche quando si tratta del trasporto di armi ad alimentare conflitti contro i popoli con stragi, devastazione dei territori e la catena di servitu’ , miseria e carestie che i conflitti bellici determinano da sempre.
Da anni ormai non si parla piu’ di riconversione dell’industria di guerra, se ne parla solo in termini strumentali e mai come elemento portante di una rivendicazione complessiva, tanto che la perdita di memoria e di coscienza finisce con il giocare brutti scherzi anche agli smemorati politici locali che anni fa votarono ordini del giorno nei consigli degli enti locali per la riconversione delle basi militari salvo poi, negli ultimi anni, accordare favori, aiuti, supporti tecnici e logistici, finanziamenti al potenziamento delle basi militari in territorio italiano.
Per queste ragioni crediamo che la lotta intrapresa dai portuali di Genova sia da esempio per i portuali di tutte le altre città italiane e l’occasione per rilanciare le parole d’ordine antimilitariste antimperialiste un tempo patrimonio del movimento operaio.

In alcuni porti, come in tanti territori italiani, l’arrivo di finanziamenti da parte di multinazionali, è avvenuto di pari passo alla militarizzazione dei territori, sindacati complici ed enti locali hanno accolto a braccia aperte i cosiddetti salvatori dei posti di lavoro, salvo poi scoprire che i posti di lavoro non sono stati salvati e al contempo abbiamo sostenuto tacitamente i processi di privatizzazion e di militarizzazione dei nostri territori anche quando hanno portato malattie (come in Sardegna attorno al famigerato poligono militare), servitu’ e la debacle politica e sindacale

Sindacato Generale di Base Toscana

08-02-2020

http://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2020/02/perche-la-lotta-dei-portuali-genovesi.html?m=1

Yemen, mobilitazione per nave saudita con armi di nuovo nei porti europei

Azioni legali, proteste e altre iniziative sono in programma in alcuni porti europei per opporsi allo scalo del cargo saudita “Bahri Yanbu” che già in passato ha trasportato armi del valore di decine di milioni di dollari destinate alla guerra in Yemen. Read More “Yemen, mobilitazione per nave saudita con armi di nuovo nei porti europei”

Petizione: Stop alle armi italiane in Yemen!

Dal 25 marzo 2015 una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi in Yemen.

I civili stanno sopportando il peso di questo sanguinoso conflitto. Intrappolati nei combattimenti a terra tra gli huthi e le forze filogovernative, e sotto il fuoco dei bombardamenti da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, uomini, donne e bambini sono stati sottoposti a orribili violazioni dei diritti umani, nonché a crimini di guerra, da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Dallo scoppio del conflitto si calcola che siano quasi 17.000 i civili morti e feriti, esacerbando una situazione umanitaria già disastrosa. Milioni di persone sono a rischio carestia.

Scuole, ospedali, moschee, funerali: sembra che nulla sia al sicuro dai raid aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Il nostro governo sta alimentando questo orrore.

Di fronte a molteplici rapporti che indicano la condotta spericolata della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen, il governo italiano continua a fornire armi all’Arabia Saudita e ad altri membri della sua coalizione.

Continuando a fornire armi all’Arabia Saudita per l’uso in Yemen, l’Italia sta violando la legge internazionale.

Stop alle armi italiane in Yemen

 

“Prodotto in Europa, bombardato in Yemen”

La Corte Penale Internazionale deve indagare sulla responsabilità di attori politici e industriali europei per le complicità nei presunti crimini di guerra nello Yemen

Caccia Eurofighter e Tornado, bombe della serie MK80 e altro ancora: le armi europee vengono utilizzate nella guerra nello Yemen, ne esistono ampie e affidabili prove. Pertanto è possibile che dirigenti delle aziende armiere e funzionari pubblici in capo alle licenze di esportazione stiano potenzialmente aiutando e promuovendo presunti crimini di guerra commessi dalla Coalizione militare guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti in Yemen? Questa domanda è al centro di una nuova Comunicazione – aggiornata con le più recenti informazioni – presentata all’Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) l’11 dicembre 2019.

In tale Comunicazione congiunta il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), la Ong yemenita Mwatana per i diritti umani, Amnesty International, la Campagna britannica contro il commercio di armi (CAAT), il Centro Delàs di Barcellona e la Rete Italiana per il Disarmo hanno invitato il Procuratore a indagare sulla responsabilità legale degli attori politici e delle imprese in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.
La comunicazione si concentra sul ruolo delle seguenti società: Airbus Defence and Space S.A. (Spagna), Airbus Defence and Space GmbH (Germania), BAE Systems Plc. (Regno Unito), Dassault Aviation S.A. (Francia), Leonardo S.p.A. (Italia), MBDA UK Ltd. (Regno Unito), MBDA France S.A.S. (Francia), Raytheon Systems Ltd. (Regno Unito), Rheinmetall AG (Germania) tramite la controllata RMW Italia (Italia) e Thales (Francia).
Nonostante gli attacchi documentati alle case civili, ai mercati, agli ospedali e alle scuole condotti dalla Coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti molte compagnie a produzione militare transnazionali con sede in Europa hanno continuato e continuano a fornire ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti armi, munizioni e supporto logistico. E funzionari dei Governi europei hanno autorizzato le esportazioni concedendo licenze in tal senso.

“Gli attacchi aerei della Coalizione a guida saudita hanno causato una terribile distruzione nello Yemen. Le armi prodotte ed esportate dagli Stati Uniti e dall’Europa hanno permesso questa distruzione. Nel quinto anno di questa guerra, le innumerevoli vittime yemenite meritano inchieste credibili su tutti gli autori di crimini contro di loro, comprese tutte le potenziali complicità. Speriamo che la Corte possa svolgere un ruolo positivo nell’iniziare a colmare l’attuale enorme mancanza di trasparenza e di obbligo a rendere conto delle responsabilità di quanto accade nello Yemen” ha dichiarato Radhya Almutawakel presidente dell’organizzazione yemenita Mwatana per i diritti umani.
“Le società europee – e indirettamente gli Stati europei – hanno tratto profitto dalle esportazioni di armi verso la Coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Allo stesso tempo, queste armi sono utilizzate nello Yemen in violazioni del diritto internazionale umanitario che possono equivalere a crimini di guerra” ha sottolineato Linde Bryk, consulente legale presso ECCHR, per conto delle organizzazioni che hanno presentato la Comunicazione “Chiedendo un’indagine su dirigenti aziendali e funzionari governativi, la Comunicazione punta a valutare le azioni di coloro che vendono armi a Paesi noti per aver commesso crimini di guerra”.

La Comunicazione di 350 pagine redatta dall’ECCHR con il contributo di tutte le organizzazioni coinvolte e corroborata da prove raccolte sul campo da Mwatana in Yemen descrive in dettaglio 26 attacchi aerei condotti dalla Coalizione a guida saudita che potrebbero equivalere a crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma.
“Questa iniziativa della società civile europea e yemenita dimostra come solo a livello internazionale si possano contrastare e bloccare i trasferimenti problematici di armi che portano ad attacchi contro i civili. La configurazione transnazionale dell’industria militare (e il sistema di licenze da parte dei Governi) lo richiede. Per Rete Disarmo si tratta di un ulteriore passo importante dopo l’azione legale in Italia promossa anche da noi nel 2018: non possiamo più tollerare che aziende italiane, addirittura controllate dallo Stato, possano in qualche modo essere coinvolte in violazioni di diritti umani o del diritto internazionale umanitario”, ha commentato Francesco Vignarca coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo.

Sono a disposizione dei giornalisti che ne facessero richiesta un Case Report e una lista di “Domande e risposte” sul caso presentato alla Corte Penale Internazionale

L’Aia – Roma, 12 dicembre 2019


Contatti per domande e approfondimenti
ECCHR, Anabel Bermejo, E-Mail: presse@ecchr.eu
Mwatana, Osama Alfakih, E-Mail: oalfakih@mwatana.org
CAAT, Andrew Smith, E-Mail: andrew@caat.org.uk
Centre Delàs, María Vázquez, E-Mail: mvazquez@centredelas.org
Amnesty International, E-Mail: press@amnesty.org
Rete Disarmo, Francesco Vignarca, E-Mail: segreteria@disarmo.org

I bambini yemeniti soffriranno la fame per 20 anni a causa della guerra saudita

I bambini yemeniti impiegherebbero due decenni per raggiungere il livello più basso di nutrizione anche se la guerra lanciata cinque anni fa dall’Arabia Saudita terminasse oggi

“Lo Yemen ora ospita la più grande popolazione con insicurezza alimentare nel mondo”, avverte un rapporto di 20 pagine preparato dalla ONG International Rescue Committee, rilanciato dal quotidiano britannico The Independent.

Il rapporto intitolato “La guerra ha distrutto i nostri sogni” sottolinea che la malnutrizione non è qualcosa da cui un bambino possa riprendersi. “Ridurrà la tua altezza, limiterà le tue opportunità” e, soprattutto, “limiterà lo sviluppo della nazione”.

Nel 2018, la carestia è stata dichiarata in alcune parti del paese più povero del mondo arabo. Ora, l’80% della popolazione di 24 milioni di persone nello Yemen affronta una grave carenza di cibo e vive sull’orlo della carestia, e i bambini soffrono di più, aggiunge il testo.

“Ciò significa che ogni bambino è privato delle opportunità che avrebbero avuto” se l’Arabia Saudita e i suoi alleati non avessero lanciato la loro campagna di guerra, ha dichiarato Frank McManus, direttore della stessa agenzia per lo Yemen.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_bambini_yemeniti_soffriranno_la_fame_per_20_anni_a_causa_della_guerra_saudita/82_32013/

 

Yemen: abbandono ed esclusione di milioni di persone con disabilità

In Yemen milioni di persone con disabilità non solo sopportano da anni il peso del conflitto armato ma vanno incontro anche a una profonda esclusione, all’interno di una crisi umanitaria che secondo le Nazioni Unite è attualmente la più grave del mondo. Read More “Yemen: abbandono ed esclusione di milioni di persone con disabilità”

Yemen, migliaia le vittime civili per le bombe occidentali

Nel 2019, denuncia Oxfam, sono circa 20mila le vittime nello Yemen, da più di quattro anni in preda ad un conflitto regionale che dal 2015 ha ucciso oltre 100mila persone, molte delle quale morte per i raid aerei sauditi, con bombe fabbricate in Gran Bretagna, Usa, Francia, Iran e Italia

Nello Yemen muoiono ogni giorno 3 civili, in oltre un caso su tre ad uccidere una donna o un bambino sono state armi esplosive utilizzate dalla coalizione internazionale a guida saudita, che colpiscono scuole, ospedali, campi profughi. Oxfam, nel suo rapporto, denuncia che delle 100mila vittime dal 2015, 20 mila delle quali solo quest’anno, 12mila sono civili e di queste 8mila, il 67%, causate da attacchi della coalizione saudita. L’organizzazione elenca gli orrori di questo conflitto che, alimentato dall’export mondiale di armi, sta cancellando un intero Paese.

In Yemen anche il futuro è ormai in pericolo

Le cifre si commentano da sole: 11milioni sono i bambini che non hanno nulla da mangiare, né accesso all’acqua potabile, che ogni giorno rischiano, anche giocando, di saltare su una delle tante mine sparse nelle zone abitate, e poi ancora donne e bambine sottoposte a matrimoni precoci, tratta, prostituzione. In questo paese è ormai ipotecato anche il futuro, per decine di anni, per generazioni, sarà in ginocchio. E’ poi la Croce Rossa a segnalare un nuovo focolaio di dengue nel Paese. A Hodeidah, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, 50 persone sono morte per dengue e malaria, malattie endemiche nel Paese che, a causa dei problemi sanitari, idrici e igienici, si stanno diffondendo in modo sempre più aggressivo.

Armi italiane nel conflitto, si chiede lo stop definitivo alla vendita

La foto scattata da Oxfam è tristemente veritiera, dice Francesco Vignarca , coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, che conferma le cifre del rapporto e che le armi italiane sono tra quelle utilizzate nel conflitto yemenita. “L’Italia si deve assumere le sue responsabilità”, aggiunge quindi Vignarca, che spiega come Italia, Gran Bretagna e Belgio abbiano messo in atto una forma di sospensione delle vendite di armi, “sicuramente un segno positivo che però non basta poiché la sospensione della vendita è solo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, solo per alcune tipologie di armamenti e per un periodo di tempo limitato”. “Quello che occorre – è la richiesta – è uno stop definitivo e completo che riguardi tutti i Paesi della coalizione saudita e tutti i sistemi di arma”. Vignarca sottolinea poi l’importanza delle parole del Papa durante il viaggio di ritorno dal Giappone e dalla Tailandia, quando ha denunciato “l’ipocrisia armamentista del parlare di pace, del di civiltà e poi invece vendere le armi o creare la sicurezza con eserciti sempre più forti e con le armi nucleari”.

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

28 novembre 2019

Ascolta l’intervista a Francesco Vignarca

 

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2019-11/oxfam-yemen-vittime-civili-bombe.html

 

“Stop armi italiane in Yemen”. Nessuna risposta del Ministro Di Maio alla richiesta di incontro

Il mese scorso Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Save the Children Italia hanno richiesto un incontro al Ministro degli Esteri On. Luigi Di Maio. Al momento nessun riscontro positivo è giunto in tal senso. Le Organizzazioni della società civile rilanciano le preoccupazioni per la situazione in Yemen e per il ruolo dell’Italia nel conflitto yemenita, chiedendo al nostro Paese di spendersi con maggiore forza e produttività per la pace in quel martoriato Paese.

Nella lettera, inviata il 7 ottobre da numerose organizzazioni della società civile al Ministro degli Esteri Di Maio, sono state inserite richieste chiare sul ruolo positivo dell’Italia in Yemen, dopo la decisione governativa appresa dai media a metà 2019 sulla sospensione dell’invio di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Nella stessa lettera si era fatto richiamo alle posizioni espresse sul tema dallo stesso Ministro e nel programma del nuovo Governo.

Nonostante tale posizione e le nostre sollecitazioni, ad oggi nessun riscontro positivo ad un incontro è ancora arrivato dal ministro Di Maio. Proprio per il significativo impegno che il Ministro di Maio (e il Movimento 5 Stelle tutto) ha profuso in questa battaglia, riteniamo opportuno che sia lo stesso Ministro in prima persona ad incontrare la società civile per illustrare direttamente la posizione del governo sui vari aspetti che coinvolgono la crisi in Yemen.

Le nostre organizzazioni reiterano pertanto la richiesta di un incontro al Ministro degli Esteri per poter discutere con lui di uno dei più gravi scenari di crisi attuali, tornando a chiedere all’Italia di:
sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione di tutte le tipologie di armi verso le parti in conflitto in Yemen, incluse le autorizzazioni già rilasciate. Non basta, infatti, fermare bombe d’aereo e missili, ma serve bloccare tutte le forniture;
sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione verso tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Yemen, non solo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti;
promuovere un’azione di embargo sugli armamenti a livello europeo (ipotesi presente anche nella mozione Parlamentare che aveva determinato la presa di posizione del Governo);
promuovere iniziative concrete per la risoluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen, attraverso un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite;
incrementare significativamente l’impegno finanziario nel sostenere il Piano di risposta umanitario delle Nazioni Unite;
sostenere alternative lavorative per il Sulcis-Iglesiente e tutte le aree italiane soggette al “ricatto” occupazionale del settore degli armamenti in particolare rifinanziando il Fondo per la Riconversione previsto dalla legge 185/90 ed attivando piani e programmi occupazionali fondati sullo sviluppo sostenibile (Agenda 2030).

Come si può facilmente constatare dalla lista di temi sottoposti all’attenzione del Ministro, intenzione della nostra lettera era quella di ottenere un incontro non solo per approfondire le questioni “tecniche” dello stop delle vendite ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi – anche se ad oggi non sono stati diffusi tutti i dettagli su come sia stata impostata e implementata la decisione – ma soprattutto per discutere in maniera ampia e costruttiva, con la massima autorità di politica estera del nostro Paese, il ruolo positivo che l’Italia potrebbe avere nella risoluzione della crisi in Yemen.
Va inoltre ricordato, che al di là della legge italiana 185/90 che regola l’export di armamenti, l’Italia ha ratificato anche il Trattato ATT sul commercio internazionale di armi che prevede una valutazione anche dei soli “rischi” di violazione dei diritti umani derivanti da tale commercio, e pertanto ha l’obbligo morale di giocare un ruolo chiave nel controllo dell’export di armamenti.

Amnesty International Italia – Comitato Riconversione RWM – Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari – Oxfam Italia – Rete Italiana per il Disarmo – Rete della Pace – Save the Children Italia

COMUNICATO STAMPA  del 27 Novembre 2019

Guerra Yemen, ecco come gli USA consegnano “in segreto” armi all’Arabia Saudita

È stato riferito che la consegna della nuova spedizione di armi per la coalizione a guida saudita nello Yemen è avvenuta il 29 ottobre scorso nel porto di Aden Read More “Guerra Yemen, ecco come gli USA consegnano “in segreto” armi all’Arabia Saudita”