“Sinistra in guerra”

Aginform – 19 settembre 2022

 

E’ dall’epoca della guerra contro la Jugoslavia che una certa sinistra, con o senza falce e martello, si è trovata coinvolta nelle guerre dell’occidente imperialista. Tutti ricorderanno quando D’Alema divenne capo di un governo sponsorizzato da Cossiga e con l’appoggio di Mastella. Assieme a lui c’erano ministri ‘comunisti’ che diretti da Armando Cossutta avevano fondato un partito ad hoc per la guerra (nato appositamente dalla scissione del partito di Bertinotti) e denominato PdCI. Ministro alla giustizia del governo D’Alema era quello che poi diventò il segretario di questo partito, Diliberto, che incurante dei bombardamenti italiani su Belgrado si vantava di sedere alla stessa scrivania che nell’immediato dopoguerra era stata di Palmiro Togliatti. Capogruppo alla Camera dei deputati era invece quel Marco Rizzo che in tempi recenti ha tentato la fortuna con una nuova organizzazione di comunisti ‘ortodossi’ ma, visto che il mercato delle falci e martello non tira, nell’attuale campagna elettorale si è inventato la sigla di “Italia sovrana e popolare”. C’è da aggiungere anche, per completare il panorama della sinistra in guerra, che prima della formazione del governo D’Alema c’era quello di Prodi, a cui i bertinottiani avevano concesso a più riprese il rinnovo della ‘missione umanitaria’ in Afghanistan.

Oggi, in piena guerra ucraina, la situazione si ripete. Non solo a condannare e a manifestare contro Putin troviamo Sinistra italiana e Verdi, Rifondazione comunista e Unione popolare, ma a rincarare la dose sono venuti sostegni dall’estero, dalla Francia e dalla Spagna. Mélenchon è arrivato a Roma per sostenere la campagna di De Magistris e si è subito preoccupato di dichiarare alla TV7 di Mentana che lui è decisamente contro l’invasione russa dell’Ucraina, accettando quindi la versione NATO sulla vicenda. Quanto alla Spagna, la situazione è anche più scandalosa perchè Iglesias è esponente del movimento Podemos che appoggia il governo spagnolo diretto dal socialista Sanchez, un governo impegnato insieme alla NATO a sostenere militarmente la politica di guerra di Zelensky contro la Russia. Sbarcando a Napoli per sostenere la campagna elettorale di De Magistris Iglesias ha aggiunto dunque un elemento di estrema gravità alle responsabilità che già la sinistra ‘alternativa’ italiana si è addossata con la condanna di Putin.

La domanda da porre direttamente a Iglesias è se una formazione politica che si dichiara contro la guerra può stare in un governo NATO e partecipare alle sue guerre. La sua risposta si può trovare comunque nella sua intervista su Il Fatto in cui afferma che bisogna essere di lotta e di governo, cioè fare la guerra e parlare di pace.

E’ bene che queste cose siano chiare ai compagni e alle compagne per evitare che si vada a finire in quella palude trasformista da cui nascono gli aspiranti Mélenchon italiani. Da queste vicende bisogna trarre le debite conclusioni perchè la situazione è grave e siamo nel pieno della guerra e della crisi economica che ha innescato. Anche se una certa sinistra è abituata a gestire le necessità oggettive dello scontro in modo virtuale, trasformandole in materia elettoralistica bisogna invece riportare la lotta contro l’imperialismo occidentale e le sue guerre a livelli di chiarezza e di concretezza.

Sia chiaro, i fatti che abbiamo messo in evidenza finora non servono a provocare risse inconcludenti su chi sta più a sinistra. Si tratta invece di vedere lucidamente come stanno le cose e modificare una situazione ambigua, che rende difficile colpire efficacemente l’avversario e ritarda il coinvolgimento di massa nella lotta contro la guerra e le sue conseguenze economiche. Indicare nella battaglia contro quella che definiamo ‘sinistra in guerra ‘ un punto di svolta nel dibattito è una necessità oggettiva e non una manifestazione di settarismo. Su questo punto si potrebbe citare Lenin, il quale sosteneva che senza la lotta all’opportunismo non si può combattere contro l’imperialismo in quanto l’opportunismo si frappone tra noi e l’obiettivo deviandolo. Ma, senza scomodare Lenin, nel caso concreto della guerra in Ucraina poniamoci una semplice domanda: come si può combattere contro la guerra e l’imperialismo occidentale a guida americana attaccando la Russia e collaborando coi governi NATO e negando che la guerra in Ucraina sia il prodotto della strategia militare portata avanti in Europa dagli USA dopo il crollo dell’URSS e che questa strategia include il colpo di stato fascista del 2014, il riarmo ucraino e la guerra contro le popolazioni del Donbass? Si può dichiarare di essere contro la guerra negando tutto questo e accusando la Russia di aggressione?

L’appello ai compagni e alle compagne è andare fino in fondo nella discussione e capire che il primo obiettivo del movimento contro la guerra è riconoscere chi è il nemico e combatterlo senza se e senza ma.

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