LE GUERRE CI ARRIVANO IN TASCA UN CENTESIMO ALLA VOLTA
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A settembre l’inflazione è salita al 4,2% e il pieno costa più di 2 euro al litro. Dal carrello alla bolletta, ecco come ci arriva il conto.
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Negli ultimi anni abbiamo visto guerre, crisi energetiche, siccità e rotte commerciali bloccate. Eventi enormi, che col tempo abbiamo smesso di considerare eccezionali. Ci siamo abituati al carburante più caro e all’idea che una tensione nello Stretto di Hormuz cambi il prezzo sul distributore sotto casa.
Ma abituarsi non vuol dire difendersi: se non capiamo come una crisi lontana arriva nel nostro portafoglio, non possiamo fare nulla per limitarne i danni. Vediamo come succede, una voce di spesa alla volta.
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Italia, settembre 2026: il conto delle crisi arriva alla cassa
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1. Il carrello: i prezzi sono saliti e non sono più scesi
Torniamo al pacco di pasta. Secondo Altroconsumo, tra il 2021 e il 2022 il prezzo al chilo è salito di un quarto in un solo anno, da 1,32 a 1,66 euro. Poi si è fermato: 1,67 nel 2023, 1,62 nel 2024. Da allora è rimasto su quei livelli, senza più tornare ai prezzi di prima della guerra.
Il motivo principale è l’invasione russa dell’Ucraina, che ha reso più cari cereali, energia, fertilizzanti e trasporti. Quest’anno il grano è ripartito: dall’inizio del 2026 il grano tenero è aumentato del 50% e il grano duro, quello della pasta, del 58%. Pesano gli attacchi ai porti del Mar Nero e le assicurazioni sulle navi, sempre più care.
Il prezzo del cibo non dipende più solo da quanto grano si raccoglie, ma da quanto facilmente arriva sul mercato.
Prendi un pomodoro. Per arrivare sullo scaffale ha bisogno di acqua, di energia per conservarlo, di carburante per trasportarlo, di fertilizzanti per coltivarlo e di imballaggi per venderlo. Quando aumenta il prezzo dell’energia, aumentano tutti questi costi.
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Un pomodoro: cinque costi che salgono con l’energia.
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Con lo Stretto di Hormuz chiuso, anche i fertilizzanti viaggiano meno. A marzo, a guerra appena cominciata, avevo raccontato su InsideOver che l’urea era salita del 36% in pochi giorni. Le prossime campagne agricole partiranno con costi più alti. Nei prossimi mesi potremmo vederlo su pane, farine, carne, latte e uova, man mano che le vecchie scorte finiscono.
I primi segnali sono già nei dati Istat: a settembre i prezzi del carrello della spesa sono saliti dell’1,7%, contro lo 0,9% di agosto.
Ho fatto due conti. Se mangi pasta cinque volte a settimana, il rincaro dal 2021 ti costa circa 6 euro l’anno. Si nota perché si vede sullo scaffale. La spesa che pesa di più sul bilancio di casa, però, è un’altra.
2. Il pieno: i rincari arrivano in tre giorni, i ribassi in diciassette
Nel luglio 2008 il petrolio Brent arrivò a 147,5 dollari al barile. Oggi è intorno ai 100. Eppure nel 2008 benzina e gasolio costavano circa 1,52 euro al litro, mentre oggi superano entrambi i 2 euro.
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Italia, 2008 e 2026: il petrolio costava di più, il pieno meno
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Come mai? Come spiega Gianni Murano, presidente di Unem, alla pompa non paghiamo il greggio ma i carburanti raffinati. E lì l’Europa è più debole: dal 2009 ha chiuso una trentina di raffinerie, cinque in Italia, e ha perso circa il 20% della sua capacità di raffinazione. Intanto arrivano meno carburanti dalla Russia e dal Medio Oriente.
Poi c’è il cambio. Petrolio e gas si pagano in dollari, e quando l’euro si indebolisce costano di più. Ad agosto l’euro sfiorava 1,20 dollari; a inizio settimana era sotto 1,14, il livello più basso da maggio 2025.
Infine c’è la velocità. Secondo un’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani della Cattolica, quando il greggio sale circa due terzi del rincaro arrivano alla pompa in tre giorni. Quando scende, in tre giorni arriva solo un terzo del ribasso, e per vederne l’80% servono diciassette giorni.
Gli economisti lo chiamano “rockets and feathers”: i prezzi salgono come un razzo e scendono come una piuma.
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3. La bolletta: è qui che le crisi pesano davvero
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Ad agosto Nomisma Energia ha stimato fino a 515 euro in più l’anno tra gas e luce per una famiglia tipo. Con benzina e gasolio si arriva a 877.
La voce più pesante è il gas: circa 429 euro in più (+29%) per chi consuma 1.400 metri cubi l’anno. La luce costa circa 86 euro in più a chi consuma 2.700 kWh.
Ma perché sale la luce, se una parte arriva da sole, vento e acqua? Perché in Europa il prezzo dell’elettricità lo fissa spesso l’ultima centrale accesa per coprire la domanda, e di solito è una centrale a gas. Se sale il gas, sale anche la luce. E non serve che il gas manchi davvero: basta il timore che possa mancare per far salire i prezzi all’ingrosso.
Per le imprese il conto è ancora più alto. Secondo Nomisma Energia, entro fine anno un’impresa tipo potrebbe pagare in bollette il 54% in più rispetto al 2025. Una parte di quei costi, prima o poi, finisce nel prezzo del pane o del caffè al bar.
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Nel video su WhatsApp ti mostro le due righe della bolletta che guardo io prima di rinnovare
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Ogni tanto ripenso a quel pacco di pasta: un prezzo al supermercato che racconta guerre, porti bloccati e raffinerie chiuse.
Le crisi internazionali ormai le paghiamo anche noi, ogni giorno, e ci siamo abituati al punto da non accorgercene più. Il mio consiglio è tenere d’occhio la voce che pesa di più: la bolletta.
E a te quale pesa di più: il carrello, il pieno o la bolletta?
Rispondimi con una parola. Leggo tutto e ti rispondo.
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Martina Besana è giornalista pubblicista e segue finanza e tecnologia per InsideOver. Laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, con un master double degree in Economics and International Policies, ha lavorato come analista sul Sahel al comando NATO di Solbiate Olona (NRDC-ITA). Dal 2022 è analista di scenario per la società di consulenza strategica Go-Spa Consulting.
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