Il grido inascoltato della gioventù albanese

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Ho deciso di utilizzare questo spazio di controinformazione anche per dare voce a chi, la voce, gli viene soffocata. Io continuo a sperare che sempre più persone prendano consapevolezza di avere, in Italia, una stampa di regime che ormai di giornalismo non ha nemmeno l’ombra. Ed è così che, come vi dicevo prima, mi piacerebbe aprire questo spazio per dare voce a chi non trova spazio sui “grandi media”. Ovviamente, e ci tengo a ribadirlo, non c’è alcuno scopo commerciale, anche perché questo è uno spazio gratuito e chi vi scrive lo fa per amor di verità e per far emergere quello che succede realmente. Questo è un reportage su ciò che sta accadendo in Albania, dove le proteste sono esplose in opposizione alla svendita del territorio a beneficio della colonizzazione sionista. Da lì, non si sono più fermati. Ma nonostante tutto, la censura su questa storia in Italia è qualcosa di inquietante. Buona lettura. (Giuseppe Salamone)

 

Da oltre 127 giorni, le piazze di Tirana risuonano del grido potente, indignato e colmo di speranza delle nuove generazioni. È la voce viva e determinata di studenti universitari, giovani lavoratori e famiglie che protestano contro una realtà sociale ed economica allo stremo: una sanità pubblica al collasso, la scuola abbandonata, stipendi irrisori e un costo della vita ormai insostenibile.

Chiedono riforme vere, giustizia sociale e la possibilità di costruire un futuro dignitoso nella propria terra. A queste legittime rivendicazioni, il Primo Ministro Edi Rama e il Parlamento hanno opposto un muro di ostinato silenzio, rispondendo non con il dialogo, ma ordinando alla polizia di arrestare gli studenti colpevoli solo di manifestare per i propri diritti.

Mentre la piazza esprime la sofferenza del Paese, le uniche dichiarazioni del Primo Ministro si riducono a una narrazione di facciata che nega la realtà e alla progressiva svendita del territorio e delle risorse nazionali a tutela di ristretti interessi di parte.

 

Nel frattempo, quasi ogni giorno emergono gravi scandali di corruzione che travolgono ministri e deputati di maggioranza; eppure, di fronte a questi abusi, il sistema giudiziario appare paralizzato, costretto a piegarsi e a sottomettersi al controllo dell’esecutivo anziché tutelare la legalità e i cittadini.

Come insegnano i modelli sociologici di Albert Hirschman e Paulo Freire, quando la classe politica soffoca la voce (Voice) dei cittadini, impone una “cultura del silenzio” e ricorre alla repressione, distrugge il legame di fiducia che sostiene il contratto sociale.

Questo cieco disprezzo istituzionale, teorizzato da Axel Honneth, ferisce profondamente la dignità di un popolo. La percezione che le istituzioni vengano usate per punire il dissenso e garantire l’impunità dei potenti spinge la componente più qualificata della gioventù verso l’unica drammatica alternativa rimasta: l’emigrazione (Exit) e la fuga dei cervelli.

 

Il rifiuto dell’ascolto, la propaganda e l’asservimento delle istituzioni non dimostrano forza o stabilità, ma rivelano una grave debolezza democratica. Ignorare le sofferenze della popolazione e reprimere il grido dei giovani impoverisce la nazione, alimenta la corruzione e frena bruscamente il percorso di integrazione europea dell’Albania.

L’ascolto non è una concessione accordata dal potere, ma il pilastro insostituibile di una democrazia matura. L’Albania non può permettersi di sacrificare la sua risorsa più preziosa, la propria gioventù sull’altare di un immobilismo autoreferenziale. È il momento che il governo rompa il silenzio, fermi la repressione e restituisca la parola a chi rappresenta l’unica vera speranza di riscatto per la nazione.

Valentina Nika – 05/10/2026

tratto da: https://giuseppesalamone.substack.com/p/il-grido-inascoltato-della-gioventu

 


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