Giornalisti comprati e collusi con la Cia. Il libro di Udo Ulfkotte finalmente in italiano

Arriva, finalmente, nelle librerie italiane “Giornalisti comprati” scritto da Udo Ulfkotte : uno dei più famosi giornalisti tedeschi; il 13 gennaio 2017 trovato morto, a 56 anni, “di infarto” e, ancora più inspiegabilmente, senza alcuna autopsia, cremato immediatamente. Un libro zeppo di nomi e cognomi di giornalisti (tra i quali lo stesso Ulfkotte) che si sono venduti pubblicando “notizie” inventate da servizi di sicurezza, governi, aziende, lobby… Un libro che, dopo un successo straordinario in Germania nel 2014, per anni, non è stato più ristampato (lo trovavate, usato, sul web a cifre elevatissime) e che ora viene pubblicato in Italia dall’editore Zambon.
Essendo davvero arduo soffermarci qui sui tantissimi episodi di conclamata corruzione e di asservimento dei media riportati nel libro, preferiamo riportare in calce l’indice. E preferiamo concludere con quella che è stata l’ultima dichiarazione pubblica di Udo Ulfkotte.

“Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.
Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.

Ho molto paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa.”

Di Francesco Santoianni

 

Udo Ulfkotte: Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020

 

Prefazione (di Diego Siragusa)

Introduzione

Primo capitolo

  • Libertà di stampa simulata: esperienze con gli editori
  • La verità esclusivamente per i giornalisti?
  • Verità comprate: reti d’élite e servizi segreti
  • Come fui corrotto da una compagnia petrolifera
  • Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta
  • Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana
  • Ben lubrificato: il famigerato sistema dei premi giornalistici
  • Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale
  • Ignobili compagni di sbornie. Sguardo nel lavoro sporco dei giornalisti
  • Un pessimo trucco: come si truffano gli inserzionisti
  • La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali
  • Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche

 

Secondo capitolo

  • I nostri media: omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche
  • Thilo Sarrazin: un eroe popolare è stato condannato
  • Propaganda: i prussiani dei Balcani stanno arrivando
  • I trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media
  • La perdita della credibilità

 

Terzo capitolo

  • La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite
  • Forma la tua opinione (Bild Dir Deine Meinung)
  • Giornalisti testimoni di nozze: come formare il proprio potere
  • Come spunta Kai Diekmann?
  • L’Atlantik-Brucke
  • Nella morsa dei servizi segreti
  • I nomi: contatti controversi
  • Elogi imbarazzanti
  • Potere sotto copertura: tecniche di propaganda classica
  • Kallmorgen e Bohnen – Dubbi di esperti di pubbliche relazioni e di giornali rinomati
  • I Trolls di Obama: la quinta colonna degli Stati Uniti d’America
  • Lo spirito del Rockefeller: la Commissione Trilaterale
  • In memoria del capo del Frankfurter Allgemeine Zeitung
  • Comprare contatti con grandi nomi? La nobiltà distrutta
  • II potente circolo Bilderberg: teoria o realtà del complotto?

 

Quarto capitolo

  • Comprati un giornalista – L’informazione viscida
  • Due terzi dei giornalisti sono corrotti
  • Piacevoli favori: come rendere i media compatibili
  • Rivelazione: i guadagni aggiuntivi
  • Lavaggio del cervello: le forbici nella testa
  • Votare col portafoglio: i giornalisti diventano casi sociali
  • Imparziale? L’impero dei media della SPD

 

Quinto Capitolo

  • Casi di studio del Fronte della Propaganda
  • L’obiettivo superiore: l’amputazione dell’identità tedesca
  • L’ora delle favole della Merkel: come il governo federale mente alla popolazione
  • Battaglia di bugie: la propaganda di Sabine Christiansen e Ulrich Wickert
  • Pubblicità da detersivo per una moneta: l’agenzia pubblicitaria Mannstein
  • Il fallimento della democrazia
  • La redazione come scena del crimine: il lato oscuro del mondo dei media
  • Che fare?

Epilogo

Note

Indice dei nomi

 

Lo scontro con la Cina, Corea del Nord, ISIS era previsto sin dal 2004

Gli esperti avevano previsto le attuali tensioni tra Washington e Pechino, nonché la perdita dell’influenza globale degli Stati Uniti e i cambiamenti nelle alleanze

Il Consiglio di intelligence nazionale degli Stati Uniti 15 anni fa pubblicò un rapporto su come sarebbe stato il mondo nel 2020 e quale sarebbe stata la posizione del paese americano. Il documento di 119 pagine intitolato “Mapping the future global”, fu preparato da analisti dell’intelligence in collaborazione con numerosi esperti e, letto oggi, contiene alcune previsioni che possono sembrare profetiche.

È vero che non tutte le previsioni erano accurate, come quella che prevedeva la creazione di uno stato palestinese o un conflitto tra Cina e Stati Uniti a causa della situazione politica sull’isola di Taiwan – a cui Pechino considera parte integrante dell ‘”unica Cina” – ma l’accuratezza con cui prevedeva alcuni scenari attuali risulta inquietante.

Tensioni con la Cina

Gli autori del rapporto hanno correttamente anticipato le possibili tensioni tra Cina e Stati Uniti, sebbene non abbiano suggerito che ci sarebbe stata una guerra commerciale. “Il crescente nazionalismo in Cina e le paure negli Stati Uniti di una Cina che è diventata un concorrente strategico emergente potrebbero alimentare una relazione sempre più contratsnte”, si legge  il rapporto.

Crisi nordcoreana

Per quanto riguarda la Corea del Nord, gli autori del documento predissero una crisi che “probabilmente raggiungerà un punto critico nei prossimi 15 anni”. Gli esperti indicarono che Pionyang e l’Iran avrebbero sviluppato missili balistici intercontinentali molto prima del 2020 e annunciarono che questo scenario avrebbe “aumentato il costo potenziale di qualsiasi azione militare degli Stati Uniti contro di loro o i loro alleati”.

Allo stesso tempo, queste previsioni non sembrano molto sorprendenti , da allora il presidente George W. Bush aveva qualificato la Corea del Nord come parte dell’Asse del Male insieme a Iraq e Iran già nel 2002. La Cina, a sua volta, nel 2004 già è era la seconda economia mondiale, con una crescita del PIL che ha raddoppiato quella degli Stati Uniti.

“Rendere di nuovo grandi gli Stati Uniti”

Il rapporto non prevedeva l’arrivo di Donald Trump al potere, ma alcuni fenomeni chiave del suo mandato, come l’idea dell’eccezionalità americana,  il movimento “America first”  e “Make America Great Again”) mentre l’influenza globale di Washington diminuiva con il rafforzamento di altre potenze.

Alterare le alleanze

Gli esperti avevano anche “alleanze e relazioni drammaticamente alterate con l’Europa e l’Asia”, in particolare il peggioramento dei legami statunitensi con l’Europa, una tendenza osservata negli ultimi anni. Secondo il rapporto, gli stati europei potrebbero preferire l’UE alla NATO, oltre a rafforzare la cooperazione con l’Asia. “Ad esempio, un’alleanza UE-Cina, sebbene ancora improbabile, non è più impensabile”, si legge nello studio.

Creazione di un califfato

Il rapporto non fa previsioni sull’ascesa dello Stato islamico, ma ha anticipato le circostanze che hanno causato l’ascesa del califfato terroristico. Hanno visto giusto quando hanno scritto della diffusione dell’Islam radicale e di uno scenario immaginario sulla creazione di un califfato.

“L’espansione dell’Islam radicale avrà un impatto globale significativo entro il 2020, riunendo gruppi etnici e nazionali diversi e forse persino creando un’autorità che trascende i confini nazionali”, si legge.

Gli analisti hanno predetto che Al Qaeda, il gruppo jihadista dominante nel 2004, sarebbe stato sostituito da gruppi più decentralizzati che avrebbero usato Internet per captare giovani musulmani alienati.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-scontro_con_la_cina_corea_del_nord_isis_un_rapporto_dellintelligence_usa_del_2004_aveva_gi_previsto_cosa_sarebbe_successo_nel_2020/82_32396/

 

La tortura è “il segreto della neve”: Edward Snowden ridicolizza il tweet festivo della CIA

L’ex contractor dell’NSA Edward Snowden ha ridicolizzato un tweet festivo della Cia ricordando le sue pratiche di tortura.

“È * il segreto della neve * che amiamo l’inverno”, ha twittato ieri sul suo profilo Twitter, in occasione del primo giorno d’inverno negli Stati Uniti.

Snowden ha replicato con una arguta risposta che ridicolizzato la CIA. “È * segreto della neve * che avete torturato Gul Rahman per settimane in un luogo segreto, quindi lo avete incatenato nudo su un pavimento di cemento fino a quando non è morto nel freddo quasi invernale”, ha twittato.
It’s *snow secret* you tortured Gul Rahman for weeks at a black site, then chained him naked to a concrete floor until he died in the near-winter cold.

It’s *snow secret* that today’s CIA Director, Gina Haspel, was then the head of a related torture site https://www.vox.com/2014/12/9/7360823/cia-torture-roundup

— Edward Snowden (@Snowden) 21 dicembre 2019

 It’s *snow secret* that we love winter. #FirstDayOfWinter pic.twitter.com/FScRTXJ2mn

— CIA (@CIA) 21 dicembre 2019

Gul Rahman, cittadino afgano, fu rapito da un campo profughi in Pakistan dagli ufficiali della CIA nel 2002, e portato in una prigione segreta vicino a Kabul, conosciuta come la “fossa di sale”. Il suo trattamento era un segreto fino alla pubblicazione del rapporto del Comitato di intelligence del Senato sulla tortura della CIA nel 2014.

Secondo il rapporto, Rahman è stato incatenato e costretto a rimanere in piedi per giorni e giorni, sottoposto a privazione del sonno, fatto risvegliare con acqua fredda gelata, picchiato e incatenato al pavimento della sua cella. Morì di ipotermia a meno di un mese dalla sua prigionia, la sua colpa non fu mai accertata.

Snowden ha anche asfaltato l’attuale direttore della CIA Gina Haspel, “che allora era a capo di un sito di tortura correlato”.

Al tempo della detenzione di Rahman, Haspel era responsabile di un sito nero in Thailandia con il nome in codice “Cat’s Eye”. Secondo lo stesso rapporto del Senato, i detenuti sul posto venivano regolarmente torturati, con un detenuto, Abu Zubaydah, confinato in una scatola delle dimensioni di una bara. Un ufficiale della CIA citato nel rapporto paragonò la struttura a un “sotterraneo” medievale .

Non è la prima freddura di Snowden contro la CIA quando si sforza di apparire vicina ai cittadini statunitensi usando le pubbliche relazioni. Un tweet di Halloween che offriva ai bambini utili consigli di travestimento è stato ridicolizzato, con molti utenti che si sono chiesti se un’organizzazione con una storia così oscura dovrebbe insegnare ai bambini qualcosa in primo luogo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_tortura__il_segreto_della_neve_edward_snowden_ridicolizza_il_tweet_festivo_della_cia/82_32284/

 

I golpisti boliviani sono agenti dell’FBI


I comandanti dell’esercito e della polizia della Bolivia hanno contribuito a pianificare il colpo di stato e ne hanno garantito il successo. Prima di essere istruiti all’insurrezione attraverso i famigerati programmi di addestramento dell’FBI e della famigerata Scuola delle Americhe dell’esercito nordamericano. Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave nel colpo di Stato militare in Bolivia, e in modo diretto come riconosciuto nei resoconti degli eventi che hanno costretto il Presidente Evo Morales a dimettersi il 10 novembre. Poco prima delle dimissioni, il comandante delle forze armate della Bolivia Williams Kaliman “suggerì” che il presidente si dimettesse. Il giorno prima, settori delle forze di polizia si erano ribellati. Anche se Kaliman sembra aver finto lealtà nei confronti di Morales negli anni, la sua vera natura si mostrò non appena è arrivato il momento dell’opportunità. Non era solo un attore del colpo di Stato, aveva una storia con Washington, dove aveva ricoperto il ruolo di addetto militare dell’ambasciata della Bolivia. Kaliman era al vertice di una struttura del comando militare e di polizia sostanzialmente coltivata dagli Stati Uniti attraverso la WHINSEC, la scuola di addestramento militare di Fort Benning, in Georgia, conosciuta in passato come Scuola delle Americhe. Lo stesso Kaliman frequentò un corso chiamato “Comando y Estado Mayor” della SOA nel 2003. Almeno sei tra i principali attori del colpo di Stato sono ex-alunni della famigerata School of the Americas, mentre Kaliman e un’altra figura prestarono servizio in passato come addetti della polizia e militare della Bolivia a Washington. Nella polizia boliviana, i principali comandanti che contribuirono al colpo di Stato sono passati attraverso il programma di scambi di polizia dell’APALA. Lavorando da Washington DC, APALA ha il compito di costruire relazioni tra le autorità statunitensi e i funzionari di polizia degli Stati dell’America Latina. Nonostante l’influenza, o forse proprio per questo, il programma ha scarsa pubblicità. Il suo personale fu impossibile a questo ricercatore raggiungere telefonicamente. È comune per i governi assegnare un piccolo numero di individui nelle ambasciate all’estero come addetti militari o della polizia. Il defunto Philip Agee, ex-funzionario della CIA che divenne il primo informatore sull’agenzia, spiegò nel suo libro del 1975 in che modo i servizi segreti statunitensi si affidavano tradizionalmente al reclutamento di ufficiali militari e di polizia stranieri, compresi gli addetti alle ambasciate, come attività fondamentali delle operazioni di cambio di regime ed insurrezione. Come ho scoperto dagli oltre 11000 documenti FOIA che ottenni per la stesura del mio libro sulla campagna paramilitare condotta in vista dell’espulsione del governo di Haiti nel febbraio 2004 e della repressione post-colpo di Stato, i funzionari statunitensi lavorarono per anni per ingraziarsi e stabilire collegamenti con polizia, esercito ed ex-ufficiali dell’esercito haitiani. Queste connessioni, così come gli sforzi di reclutamento e raccolta di informazioni, alla fine diedro i loro frutti.

Anche in Bolivia, il ruolo degli ufficiali militari e di polizia addestrati dagli Stati Uniti fu fondamentale per imporre il cambio di regime. Agenzie governative statunitensi come USAID finanziarono apertamente gruppi anti-morales nel Paese per anni. Ma il modo in cui le forze di sicurezza del Paese furono utilizzate come cavallo di Troia dai servizi di intelligence statunitensi è meno compreso. Con l’espulsione di Morales, tuttavia, era impossibile negare quanto ciò fosse un fattore cruciale. Come stabilirà questa indagine, la trama golpista non avrebbe potuto avere successo senza l’approvazione entusiastica dei comandanti militari e di polizia del Paese. E il loro consenso fu fortemente influenzato dagli Stati Uniti, dove così tanti furono curati ed istruiti all’insurrezione.

Gli audio trapelati denunciavano i laureati della School of the Americas che pianificarono il colpo di stato
L’audio trapelato riportato sul sito boliviano La Época, el Periodicocr e una serie di media nazionali, rivela che il coordinamento nascosto tra attuale ed ex-poliziotti e militari boliviani e capi dell’opposizione portò al colpo di Stato. Le registrazioni audio trapelate mostravano che l’ex.sindaco di Cochabamba e l’ex candidato alla presidenza Manfred Reyes Villa ebbero un ruolo centrale nella trama. Reyes sembra fu un alunno della WHINSEC (precedentemente nota come la School of the Americas), ed attualmente risiede negli Stati Uniti. Gli altri quattro presenti o che si presentano nell’audio trapelato serao il generale Remberto Siles Vasquez (audio 12); il colonnello Julio César Maldonado Leoni (audio 8 e audio 9); il colonnello Oscar Pacello Aguirre (audio 14) e il colonnello Teobaldo Cardozo Guevara (audio 10 (https://soundcloud.com/elperiodicocr/audio-10)). Tutti e quattro questi ex-ufficiali che frequentarono la SOA. Cardozo Guevara, in particolare, si vantava delle sue connessioni cogli ufficiali attivi. Le identità di costoro furono confermate dal controllo incrociato dei dati degli elenchi degli ex-studenti della School of Americas con Facebook e articoli locali e registrazioni audio trapelate. La School of the Americas è un noto sito per istruire i complottardi latinoamericani dal culmine della guerra fredda. Brutali cambi di regime e operazioni di rappresaglia da Haiti all’Honduras furono condotte da laureati della SOA e alcune delle juntas più sanguinarie della storia della regione furono gestite dagli ex-alunni della scuola. Per anni, i manifestanti contro la guerra organizzarono veglie di protesta presso il quartier generale della SOA nella base militare di Fort Benning, vicino Columbus, in Georgia. Il leader di quelle proteste, padre Roy Bourgeois, descrisse la SOA come “una scuola di combattimento”: “La maggior parte dei corsi ruota attorno a ciò che chiamano guerra contro l’insurrezione. Chi sono gli insorti? Dobbiamo porre questa domanda. Sono i poveri. Sono le persone in America Latina che chiedono riforme. Sono i contadini senza terra che hanno fame. Sono operatori sanitari, sostenitori dei diritti umani, sindacalisti che diventano gli insorti, e sono visti come “il clistere”, il nemico. E diventano gli obiettivi di chi studia alla School of the Americas”. Bourgeois fu espulso dalla Bolivia nel 1977 quando si dichiarò contrario alle violazioni dei diritti umani del generale Hugo Banzer, un dittatore di destra che salì al potere con un colpo di Stato appoggiato dagli USA che fece cadere un governo di sinistra. La storia si ripete oggi mentre gli eredi ideologici di Banzer abbattono un altro leader socialista con le tattiche di destabilizzazione collaudate nel tempo.

Nelle registrazioni audio trapelate di recente, i complottardi discutevano i piani per incendiare edifici governativi, avere sindacati pro-business ed effettuare attacchi ed altre tattiche, il tutto direttamente dal mauale della CIA. Anche nell’audio trapelato alludeva al tentativo di colpo di Stato sostenuto da vari gruppi evangelici, nonché dal presidente colombiano Iván Duque, dall’ex-presidente colombiano Álvaro Uribe e, in particolare, dal presidente neofascista brasiliano Jair Bolsonaro. I golpisti menzionavano anche il forte sostegno dei senatori statunitensi di estrema destra Ted Cruz, Bob Menéndez e Marco Rubio, che si dice controllino il presidente Donald Trump sulla politica estera nordamericana nell’emisfero occidentale.
Addetti militari e di polizia in DC: un terreno fertile per le reti di intelligence statunitensi
Con le tensioni che si sviluppavano nelle ultime settimane, il comandante generale della polizia boliviana Vladimir Yuri Calderón Mariscal, che ruppe la situazione di stallo guidando gran parte delle forze di polizia nella rivolta del 9 novembre, il giorno prima delle dimissioni di Morales. Nel 2018 Calderón Mariscal fu presidente degli addetti della polizia dell’America Latina negli Stati Uniti d’America (APALA), a Washington, DC. APALA fu descritto come programma di “sicurezza multidimensionale” che lavora per costruire relazioni e connessioni tra le autorità statunitensi e i funzionari di polizia di molti membri dell’Organizzazione degli Stati americani. Alla fondazione di APALA nel 2012, l’allora segretario generale dell’OAS José Miguel Insulza incontrò la direzione del gruppo. Oggi APALA ospita addetti della polizia di 10 Paesi: Brasile, Bolivia, Colombia, Cile, Ecuador, El Salvador, Panama, Perù, Messico e Repubblica Dominicana. Secondo la sua pagina facebook, il gruppo “fu creato coll’obiettivo di generare, promuovere e rafforzare legami di solidarietà, amicizia, cooperazione e sostegno tra i membri del gruppo e le loro famiglie attraverso attività sociali e culturali, che consentono di generare uno sviluppo integrale”. Afferma di facilitare “l’integrazione e lo scambio delle istituzioni di polizia che la compongono, oltre a promuovere lo scambio di esperienze sviluppate dalle diverse forze di polizia dell’America Latina”. Organizzazione misteriosa, APALA chiuse il suo sito ApalaUSA.com e non rispondeva alle telefonate. Agisce da braccio delle agenzie federali statunitensi come piattaforma social media e il sito defunto mostravano numerosi incontri e foto di funzionari partecipi dell’APALA insieme a funzionari statunitensi di FBI, DEA, ICE e altri. Come spiegò Philip Agee nel suo libro Inside the Company, la CIA spesso utilizza altre agenzie governative statunitensi come FBI e USAID, nonché varie organizzazioni di facciata, per svolgere le sue attività clandestine senza lasciare segni. Uno dei membri locali chiave dell’APALA era Alex Zunca, un agente di polizia di Baltimora e direttore degli affari internazionali della Hispanic National Law Enforcement Association di Washington, DC. L’indirizzo stradale di APALA elencato sul suo sito ormai defunto è lo stesso indirizzo dell’ambasciata del Messico a Washington, DC. Apparentemente il gruppo era privo dell’ambasciata messicana, almeno dal 2017 quando il sito era attivo, durante l’amministrazione dell’ex-presidente messicano Enrique Peña Nieto. È interessante notare che un collega di Calderón Mariscal e anche ex-presidente dell’APALA è un ministro associato della polizia federale del Messico Nicolás González Perrin. Sotto, si vede seduto accanto a una bandiera messicana e un a cappello dell’FBI.

In un’intervista del 2017 al Washington Hispanic, giornale di lingua spagnola di Washington, González Perrin dichiarò “che APALA ha riunioni permanenti con le agenzie federali più significative degli Stati Uniti. INTERPOL, DEA, ICE e l’FBI, che lavorano con noi, in base a bisogni reciproci”. Un altro importante partecipe dell’APALA era Hector Ivan Mejia Velasquez, ex-commissario generale della polizia nazionale dell’Honduras, che guidò le operazioni brutali contro i manifestanti nel suo Paese e pubblica regolarmente insulti contro la sinistra sui social media .Le richieste al contatto pubblico di APALA Alvaro Andrade Sejas non ebbero risposta. Le mie chiamate al suo numero, indicato situato a Rockville, nel Maryland, arrivavano direttamente a un messaggio vocale in cui si afferma che era chiuso. Il profilo Linkedin di Andrade afferma che vive a Panama ed è il CEO dell’ATM system ed amministratore delegato di un gruppo specializzato nella consulenza sulla pirateria informatica. Incredibilmente, la ditta Ethical Hacking di Andrade è la società assunta dal Tribunal Supremo Electoral (TSE) della Bolivia per monitorare dal lato tecnico le ultime elezioni del Paese. In precedenza, Andrade era consigliere di un gruppo ecuadoriano che lavorava nel settore delle informazioni forensi e si concentrava su “crimini informatici e intelligence informatica”, e in precedenza lavorò per la società di telecomunicazioni Nuevatal PCS della Bolivia come responsabile principale della sicurezza delle informazioni. Tra il 1998 e il 2002 frequentò la Scuola d’ingegneria militare della Bolivia. APALA, la cui pagina facebook sembra attiva, collaborò con altri funzionari di polizia boliviani, come l’addetta della polizia boliviana Heroldina Henao. L’altro funzionario chiave che aderì al colpo di Stato del 10 novembre è il generale Williams Kaliman, l’attuale capo dell’esercito della Bolivia. Fu addetto militare dell’ambasciata del suo Paese a Washington DC nel 2013. Un decennio prima, si addestrò presso la SOA. Poco si sa della sua permanenza negli Stati Uniti. In momenti diversi, Kaliman e Calderón Mariscal sembravano fedeli o finsero lealtà verso il governo costituzionale, ma alla fine se ne separarono o furono convinti nel tempo a svolgere un putsch militare.
Da parte sua, il presidente deposto Morales affermò che a un membro della sua squadra di sicurezza furono offerti 50000 dollari per tradirlo. Il colpo di Stato del 10 novembre non si materializzò dal nulla. Gli eventi emersi in Bolivia sono intimamente collegati agli sforzi degli Stati Uniti per influenzare le forze militari e di polizia estere attraverso programmi come SOA e APALA. Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esaltava il “momento significativo per la democrazia nell’emisfero occidentale”, i boliviani sono improvvisamente sotto il controllo di un regime militare.

di Jeb Sprague – The Gray Zone

Traduzione di Alessandro Lattanzio – aurora

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_golpisti_boliviani_sono_agenti_dellfbi/82_31703/