“La vera “minaccia per il mondo” viene da guerrafondai ipocriti a Washington, non da Teheran”

Non fingiamo che le azioni o le parole degli Stati Uniti sull’Iran abbiano alcuna legittimità. La vera “minaccia per il mondo” viene da guerrafondai ipocriti a Washington, non da Teheran. Read More ““La vera “minaccia per il mondo” viene da guerrafondai ipocriti a Washington, non da Teheran””

Covid-19. “Gruppo di pressione fedele a Trump impedisce la vendita di medicinali all’Iran”

Mentre l’Iran sta combattendo l’epidemia di COVID-19, vengono rivelati nuovi sforzi da parte delle lobby statunitensi per impedire il commercio di dispositivi medici con l’Iran

Il portale degli Stati Uniti di The Intercept ha rivelato i tentativi della lobby “Uniti contro un Iran nucleare” (UANI), che include membri repubblicani e democratici tra i suoi ranghi, per orchestrare una campagna per esercitare pressioni sull’Iran .

Secondo il rapporto, il gruppo ha esortato le principali compagnie farmaceutiche, in particolare quelle autorizzate a commerciare con l’Iran con “esenzioni umanitarie”, e “porre fine alla loro attività in Iran”.

Video HispanTV

UNAI cerca anche di aiutare il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ad attuare le sanzioni imposte all’Iran dalle società investigative che commerciano con il paese persiano.

“Questi gruppi hanno cercato di colpire la reputazione delle compagnie che firmano accordi legittimi con l’Iran, anche in campo umanitario” , si legge nel testo.

A questo proposito, il media americano annuncia che il nome di 9 società attive nel campo della medicina, della biotecnologia e delle apparecchiature mediche figura in un elenco di UNAI come società che cooperano con l’Iran.

Questa lobby ha collegamenti con l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Israele.

La pubblicazione di questa notizia coincide con una propaganda diffusa nei media dal governo degli Stati Uniti secondo cui è stato avviato la creazione di uno speciale canale finanziario per facilitare il commercio umanitario con l’Iran in associazione con la Svizzera.

Le autorità iraniane hanno definito “falsa” l’offerta di assistenza da parte delle autorità statunitensi. per combattere gli effetti letali del nuovo focolaio di coronavirus, chiamato COVID-19, che si sta diffondendo tra la popolazione iraniana da alcune settimane.

Il presidente dell’Iran, Hasan Rohani, ha sottolineato che gli Stati Uniti come “primo passo” devono eliminare almeno le ingiuste sanzioni che ha imposto al settore dei farmaci del paese persiano per non essersi sottomesso alle richieste di Washington .

Tuttavia, l’Iran ha effettivamente utilizzato tutte le sue risorse per affrontare il problema, tra cui un aumento della produzione e dell’importazione di disinfettanti, articoli per l’igiene e la protezione, nonché l’applicazione di misure diagnostiche in tutto il paese.

Fonte: Foto AP

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_covid19_gruppo_di_pressione_fedele_a_trump_impedisce_la_vendita_di_medicinali_alliran/82_33460/

 

Pino Arlacchi: “L’Europa per evitare il nucleare iraniano”

Ed eccola qui la vera risposta dell’Iran all’attacco delinquenziale appena subito: l’inizio di una ritirata dall’accordo nucleare del 2015, logica conseguenza del ritiro trumpiano del 2018 e dell’ inadempienza europea dei termini dell’accordo stesso.

É cominciata così una grande partita, dove disinformazione e crassa ignoranza regneranno sovrane, e dove l’attore cruciale sarà, nell’immediato, l’Unione Europea. Ma prima di arrivare a questo punto del discorso, é bene sfatare alcuni miti molto radicati nel circuito politico e mediatico.

A) Le bombe atomiche non sono illegali. Il tabù nucleare le ha condannate senza appello, ma è un tabù etico-politico, mai trasformatosi in un dettato giuridico vincolante. I pilastri della pace nucleare globale restano il cosiddetto equilibrio del terrore, cioè la certezza della distruzione reciproca dei contendenti della eventuale guerra atomica, e il Trattato di non proliferazione del 1970. Accordo tra i più deboli, perché ogni suo contraente lo può abbandonare con breve preavviso e senza penali. E fabbricarsi poi tutti gli ordigni che vuole nel pieno rispetto della legalità internazionale.

É ciò che ha fatto di recente la Corea del Nord, ed è ciò che l’ Iran potrebbe fare se le prossime elezioni (mancano pochi mesi) consegneranno ai conservatori la prevedibile vittoria sui riformisti attualmente al governo. Non si è riusciti finora a proibire formalmente – ripeto – le armi nucleari. Solo le armi chimiche e batteriologiche sono bandite da apposite Convenzioni, fatte rispettare da appositi enti di controllo.

B) L’Iran é in posizione di vantaggio. Il Trattato del 2015 stabiliva che le potenze firmatarie si impegnavano a togliere tutte le sanzioni e reintegrare l’Iran nell’economia globale, soprattutto europea, in cambio della rinuncia a sviluppare il nucleare bellico fino al 2030. Impegno rispettato dall’ Iran,ma non dall’Europa e dagli USA. Trump ha stracciato l’accordo appena eletto, e ciò non sarebbe stato male se l’intero capitale finanziario occidentale non si fosse poi piegato all’imposizione americana di escludere l’Iran da ogni rapporto finanziario con il resto del mondo.
Le imprese europee, italiane in testa, avevano iniziato a investire in un mercato tra più promettenti, ma hanno finito col cedere al ricatto dello Zio Sam per paura di vedersi tagliate fuori dal mercato USA. L’UE, a dire il vero, si è ribellata. Ha rifiutato con forza la pretesa di extra-territorialità delle sanzioni americane ed ha reso illegale per le imprese europee il rispetto delle stesse. Ma sul piano delle proposte alternative l’Unione non è andata oltre la creazione di un quasi ridicolo meccanismo di baratto con l’Iran, chiamato INSTEX. La sua inadempienza dell’accordo è rimasta perciò intatta.

C) La palla é ora nel campo dell’Europa. Cosa può accadere? Il corso USA e quello iraniano sono prevedibili perché largamente obbligati. Trump non può far altro che proseguire con la guerra ibrida in corso. E gli ayatollah con pieni poteri proseguiranno, come annunciato, lungo la strada del disimpegno dai patti nucleari. Con il probabile, per noi disastroso, esito di obbligare i paesi della regione, sauditi ed egiziani in primo luogo, a dotarsi anche loro della bomba.
Dopotutto, l’unica scelta razionale per proteggersi dall’attacco da parte di una potenza nucleare, è quella di farsi proteggere da una potenza analoga oppure di costruirsi il proprio ordigno. La fine di Gheddafi e di Saddam Hussein, attaccati e distrutti proprio perché non possedevano le armi nucleari e non facevano parte di alcuna NATO alternativa, continua ad ammonire tutti i governanti della regione.

Ma l’Europa potrebbe stoppare la corsa verso l’abisso decidendo di rendere effettivo l’impegno contratto con l’Iran nel 2015. Basterebbe creare un fondo speciale per il finanziamento degli investimenti in Iran dotato di capitalizzazione e procedure adeguate, sulla scia di quanto abbozzato dall’Italia nel 2017, per rassicurare gli iraniani sulla volontà di rispettare l’accordo, dimostrare di non aver timore degli Stati Uniti e riprendere il processo di pacificazione commerciale e politica interrotto da Trump.

Può sembrare troppo riduttivo, ma è così. Riarmo atomico e pace globale si trovano ad essere appesi ad una decisione di secondo ordine, perfettamente fattibile, da parte di soggetti su cui noi tutti dovremmo esercitare qualche influenza.

di Pino Arlacchi – Il Fatto Quotidiano

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pino_arlacchi__leuropa_per_evitare_il_nucleare_iraniano/82_32620/

Articolo 11, imponiamo il rispetto della Costituzione

Nell’ambito della campagna iniziata dal Fronte Politico Costituzionale per il rispetto dell’art.11 della Costituzione che vieta la partecipazione dell’Italia ad azioni di guerra per la soluzione di controversie internazionali, sabato 11 gennaio si è svolto un presidio a Roma, in prossimità del Quirinale, finalizzato alla consegna al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella della lettera che qui pubblichiamo, in cui si chiede

– il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra
– il divieto di usare basi italiane per azioni militari all’estero
– l’abolizione degli embarghi verso altri paesi.

Chiamiamo in causa il Presidente Mattarella perchè, come garante della Costituzione non può e non deve consentire le violazioni dell’art.11.

Il Fronte Politico Costituzionale si augura che tutti coloro che condividono la battaglia per il rispetto dell’art.11 sapranno unirsi e collaborare al raggiungimento degli obiettivi.

Nei prossimi giorni è prevista una nuova iniziativa, questa volta al Ministero degli esteri, per chiedere la revoca degli embarghi

 Al Presidente della Repubblica italiana
    on.Sergio Mattarella  Illustre Presidente,
  oggi, 11 gennaio 2020, stiamo effettuando un presidio di cittadini nei pressi del Quirinale organizzato dal Fronte Politico Costituzionale con lo scopo di sensibilizzare la massima carica dello Stato da Ella rappresentata al rispetto dell’art.11 della nostra Costituzione che prevede che “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali”.

   Sulla base di questa disposizione, l’Italia dovrebbe astenersi dal partecipare ad iniziative militari aggressive, come invece avviene in numerosi teatri di guerra. Compito dell’Italia dovrebbe, invece, essere quello di condannare nelle sedi internazionali opportune quei paesi che agiscono militarmente contro altri paesi per modificarne con la forza le istituzioni e trarne vantaggi economici e politici.

   Il tentativo di far passare gli interventi militari per aiuti umanitari non ha retto alla prova degli avvenimenti in nessuno dei paesi investiti dalle guerre. Il nostro Paese si è reso pertanto responsabile di atti aggressivi, violando lo spirito e la lettera della nostra Costituzione.

   Pertanto il Fronte Politico Costituzionale ritiene che Ella, come massimo garante della Costituzione, non possa ulteriormente consentire che si continui a violare una norma come l’art.11 e tollerare che le forze armate vengano impiegate nei teatri di guerra.
In particolare il Fronte Politico Costituzionale chiede che:

– vengano ritirati i militari italiani dai paesi coinvolti da guerre di aggressione

– venga impedito ogni supporto ad azioni di guerra che partano dal nostro territorio nazionale

– cessi ogni forma di embargo verso altri paesi

  Se Ella vorrà usarci la cortesia di incontrarci, saremo lieti di esporLe direttamente queste richieste. In ogni caso, ci impegnamo a sviluppare nel Paese un’azione tesa a far rispettare le norme costituzionali.

   Nel frattempo Le porgiamo i nostri distinti saluti.

       Roma, 11 gennnaio 2020

FRONTE POLITICO COSTITUZIONALE
il coordinatore nazionale Elio Trocini

Volo ucraino abbattuto. Dopo l’ammissione dell’Iran nessun giro di parole è lecito

L’Iran ha ammesso le sue responsabilità riguardo l’abbattimento del volo ucraino, ha chiesto scusa ed ha annunciato un risarcimento, anche se questo non compenserà mai nessuna vita. È in corso un’indagine con esperti locali ed internazionali per scoprire come sia potuto succedere tutto ciò. Punto.

Essere antimperialisti non significa essere più ayatollah degli ayatollah. L’Iran ha compiuto un autogol clamoroso, che si unisce alla figura non eccelsa fatta con la rappresaglia “telefonata” ed a danni quasi zero per gli Usa. Sicuramente questo avrà delle ripercussioni sugli equilibri interni a Teheran e, nella breve-media distanza, provocherà un arretramento dell’Asse della Resistenza e della lotta antimperialista in quell’area del globo. Trump, gli Usa ed Israele segnano un pesante punto a favore, purtroppo. Punto.

L’abbattimento di un volo civile, anche se compiuto per errore e sotto stress psicologico in seguito ad un’aggressione, non è una fesseria. Se l’avessero fatto gli Usa o un governo “amico” o nemico del mio Paese, io sarei sceso in piazza e mi sarei incatenato davanti al parlamento, fino a quando l’ultimo ministro non si fosse dimesso e l’ultimo funzionario responsabile non fosse stato affidato alle patrie galere. Punto.

Resta valido quanto abbiamo sempre detto sull’Iran. Questo paese è stato ed è un formidabile bastione contro il terrorismo jihadista, oltre che un importante pilastro per chi si batte per un mondo multipolare. L’omicidio del generale Soleimani è stato un crimine mafioso e va contrastata su tutti i fronti la campagna elettorale di guerra di Trump. Punto.

Politica internazionale e politica interna sono due piani distinti. Nel primo caso, io accetto benissimo la logica del “nemico del mio nemico”. Nel secondo caso, io credo che ogni popolo, nell’ambito della propria sovranità, abbia il diritto di lottare per migliori condizioni di vita e per maggiori diritti. Io sono ateo ed anticlericale, sono per uno stato secolare, anche se rispettoso verso le religioni (fino a quando queste rispettano la laicità), e non accetto le imposizioni, a dire la verità sempre più blande, della chiesa cattolica. Quindi, figuriamoci se tollero quelle dell’islam, sia esso sunnita o sciita. E lo stesso farei se vivessi in Iran. Punto.

Di Omar Minniti

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-volo_ucraino_abbattuto_dopo_lammissione_delliran_nessun_giro_di_parole__lecito/82_32530/

 

Boeing ucraino: per i media occidentali “non avrai altro colpevole che l’Iran”

Il presidente dell’aviazione civile iraniana, Ali Abedzadeh, ha definito “voci insensate” gli annunci secondo cui il Boeing 737 della MAU sarebbe stato colpito da un razzo. “Dal punto di vista tecnico è impossibile che un razzo abbia colpito l’aereo ucraino” ha detto. Tanto più che è accertato che i piloti hanno tentato di tornare verso l’aeroporto: già per questo scompare la versione del missile.

Abedzadeh ha dichiarato anche che l’Iran non consegnerà a Washington le scatole nere dell’aereo, ma che comunque i tecnici della Boeing, così come quelli ucraini, canadesi e dei Paesi di appartenenza delle vittime, prendono parte a Teheran alle indagini sul disastro, costato la vita a 176 persone.

Ovviamente, non appena il Pentagono ha raccomandato a Kiev di cambiare la prima versione (quella che escludeva l’ipotesi di un attentato) ed ha diffuso la velina con la propria verità, tutti i “più seri” media del “mondo libero” si sono gettati a capofitto sulla versione del missile antiaereo iraniano “Tor-M1”, ovviamente di fabbricazione russa che, pur se “per sbaglio”, avrebbe colpito il velivolo civile ucraino.

Non si cura nemmeno di usare un condizionale – quasi d’obbligo in questi casi – Il Sole 24 ore, che sul proprio sito web riporta perentoriamente la certezza yankee: “Media Usa: Boeing 737 abbattuto sopra Teheran da un missile iraniano”, nascondendo poi nei sottotitoli che “Nessuna ipotesi è esclusa”. E poi, via di corsa a citare le americane Newsweek, Cbs, e l’intelligence americana, che “avrebbe intercettato segnali di due missili lanciati dagli iraniani”.

Segue poi un video del New York Times, insieme alle dichiarazioni del premier canadese Justin Trudeau, anche lui, citando imprecisate “fonti di intelligence”, convinto del missile iraniano, quando ieri i gli esperti canadesi avevano escluso ogni ipotesi di atto terroristico. Per quanto riguarda il coinvolgimento nelle indagini degli esperti della Boeing, cui, secondo Il Sole, Teheran avrebbe negato il permesso a partecipare alle investigazioni, bastano le parole di Abedzadeh citate prima.

Di contro, l’agenzia iarex.ru dice chiaramente che gli USA stanno ricorrendo alle menzogne pur di incolpare l’Iran del disastro. Questo perché, a parere del politologo Oleg Lavashov, tra gli osservatori sta prendendo peso l’ipotesi che sia stato invece proprio un drone USA a causare la tragedia.

Tra l’altro, afferma Lavashov, gli americani stanno operando con “banali campagne sui media”, e lo fanno anche in maniera “abbastanza poco professionale, contando sul fatto i media loro amici cantino sulle note USA“. I media americani citano ora a profusione le più svariate “fonti di intelligence” e di altro genere, pur di accusare l’Iran, dice ancora Lavashov; ma, “quando si trattava di scagionare Kiev per il Boeing malese, non si trovava nessuna fonte, dato che gli USA dispongono dei dati secondo cui il Boeing malese era stato abbattuto dall’Ucraina”.

C’è poi la CNN che, citando un’imprecisata “fonte d’intelligence”, parla di due missili terra-aria “SA-15” di fabbricazione russa.

E il segretario del Servizio di sicurezza ucraino, Aleksej Danilov, che nella mattina di giovedì aveva parlato di 4 versioni sulle possibili cause del disastro (razzo antiaereo “Tor”, scontro con uno o più droni, causa tecnica, attentato a bordo), già in serata parlava di 7 ipotesi, tre delle quali, rimanevano al momento “segrete”.

Molto più cauto, almeno in apparenza, il suo capo dello Stato, Vladimir Zelenskij, che venerdì dice che la versione del missile “non è esclusa, ma a oggi non è confermata.Tenendo conto delle dichiarazioni dei leader politici ai media, invitiamo tutti i partner internazionali – in primo luogo i governi di USA, Canada e Gran Bretagna – a presentare dati e prove riguardanti la catastrofe”.

Nella giornata di giovedì si era giunti al punto di mostrare “fotografie” dei resti di un razzo nella zona in cui era precipitato il Boeing, messe su twitter da tale Ashkan Monfared, il cui account, però, secondo il canale-telegram “Sheptun”, risultava da bloccato per altre numerose false informazioni. Inoltre, nota Sheptun, tutti i metadati delle foto erano stati anticipatamente cancellati e una semplice ricerca su Google e Jandex non fornisce risultati utili. Al momento, scrive Sheptun, “gli ‘esperti’ di fama mondiale di Bellingcat, e il loro fedele esercito di investigatori via Internet, stanno cercando di determinare l’origine della fotografia. Finora, tuttavia, senza successo“.

In generale, osserva il sito web fort-russ.com, le affermazioni di Trudeau costituiscono “il primo serio tentativo di legittimare i pettegolezzi originati per la prima volta da anonime fonti del Dipartimento di Stato, poche ore dopo l’incidente“. Trudeau ha dichiarato anche di aver condiviso questa “intelligence segreta” con i governi ucraino e olandese che hanno condotto le indagini sul Boeing malese abbattuto in Ucraina nel 2014. Abbattimento che, peraltro”, nota fort-russ.com, “le recenti dichiarazioni del tenente-colonnello Vasilij Prozorov hanno dimostrato esser stato causato dalle forze di ‘Azov’ collegate al governo Poroshenko, d’intesa con l’intelligence britannica”.

Nessun media del “mondo libero” accenna, nemmeno di sfuggita, alla possibilità ventilata da fonti militari iraniane al canale Live Report, che il Boeing 737 ucraino possa esser stato abbattuto per errore da un missile lanciato da droni USA, a caccia di velivoli governativi iraniani; così come nessuna fonte occidentale fa parola dei resti di un drone MQ-1 “Predator” rinvenuti alla periferia di Teheran.

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/01/10/boeing-ucraino-per-i-media-occidentali-non-avrai-altro-colpevole-che-liran-0122827?fbclid=IwAR1hFlLxkmd_14CL6TTSq73DJzoL7WwgP0jla0cqmRy-4FdCDTdFzOMxYnA

Dipendenti della Boeing sul 737 MAX: “Progettato dai pagliacci sorvegliati dalle scimmie”

Il gigante aeronautico afferma in una dichiarazione che alcuni dei messaggi sono “completamente inaccettabili” e contengono un “linguaggio provocatorio”

Boeing ha rivelato un altro gruppo di messaggi interni dell’azienda in cui i suoi dipendenti esprimono profonda preoccupazione per il modello di aereo 737 MAX mentre ridicolizzano i loro manager, clienti e regolatori, riferisce il New York Times . I documenti sono stati inviati al Congresso degli Stati Uniti. e la Federal Aviation Administration (FAA).

Il gigante aerospaziale, che continua ad affrontare una grave crisi in seguito alle due catastrofi del 737 ?AX che costarono la vita a più di 300 persone , ha comunicato in una dichiarazione che alcuni di questi messaggi sono “del tutto inaccettabili” e contengono un “linguaggio provocatorio” .

“Questo aereo è progettato da pagliacci, che a loro volta sono sorvegliati da scimmie”, ha scritto un pilota della compagnia a un collega nel 2016. Il dipendente non è stato nominato e non è chiaro quali problemi abbia identificato nel MAX a quel tempo.

Un altro messaggio inviato nel 2018 mostra un dipendente che ha a che fare con preoccupazioni etiche spiegando a un collega: “Non sono stato ancora perdonato da Dio per la copertura che ho fatto l’anno scorso”, in apparente riferimento a un’interazione aziendale con la FAA.

Oltre al sistema di controllo di volo difettoso che si ritiene abbia causato i due incidenti MAX 737 in Indonesia e in Etiopia, i dipendenti hanno anche criticato i simulatori di volo dell’aereo nei messaggi interni.

“Metteresti la tua famiglia su un aereo addestrato nel simulatore MAX?  Non lo farei”, ha chiesto un altro lavoratore a un collega, che ha semplicemente risposto, “No.”

Nella dichiarazione rilasciata insieme ai documenti, Boeing si è scusata “con la FAA, il Congresso, i nostri clienti delle compagnie aeree e con il pubblico in volo” per il “contenuto di queste comunicazioni”, e aggiunge che aveva apportato “cambiamenti significativi come azienda migliorare i processi, le organizzazioni e la cultura della sicurezza “.

Tuttavia, un portavoce della FAA ha dichiarato in che i documenti non rivelano “alcun rischio per la sicurezza che non è stato identificato come parte della revisione in corso delle modifiche proposte all’aeromobile”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-progettato_dai_pagliacci_sorvegliati_dalle_scimmie_i_messaggi_interni_dei_dipendenti_della_boeing_sul_737_max/82_32520/

 

Aereo di linea ‘abbattuto’ in Iran: le menzogne occidentali contro Teheran

Le accuse all’Iran di aver abbattuto l’aereo di linea provengono dalle solite inattendibili e anonime segnalazioni dell’intelligence USA e NATO, quelle responsabili delle più grandi menzogne e dei piu grandi scandali degli ultimi decenni (Tonkin, USS Liberty, WMD di Saddam, ‘ribelli moderati jihadisti’, tutte le rivelazioni di Snowden, Wikileaks, l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito).

Questo sviluppo apre uno squarcio importante sugli eventi degli ultimi giorni e chiarisce alcuni aspetti fondamentali:

Innanzitutto partiamo da un punto, sia Trump che Trudeau hanno affermato che si è trattato di un incidente. Rimarcare questo aspetto esclude qualsivoglia risposta militare.

Secondo elemento, lo scopo di queste accuse è gettare discredito internazionale sull’Iran, come fatto per la Russia e il Donbass con le false accuse sull’abbattimento di MH17. Probabilmente anche raccogliere un consenso “internazionale” per forzare nuove sanzioni su Tehran (e spingere gli Europei a lasciare il JCPOA).

Quello che si evince è evidente: gli USA hanno subito un’umiliazione senza precedenti con l’attacco missilistico IRGC e non potendo rispondere militarmente, si limitano ad infangare con false accuse, ma si tutelano, precludendo con la parola “incidente” ogni azione militare, dato che risulterebbe impossibile da sostenere.

In conclusione, questo nuovo sviluppo elimina ogni dubbio su improbabili “modalità concordate” tra USA e Iran nell’azione militare di Tehran (Washington avvertita dagli Iracheni) e probabilmente manda anche un monito ben preciso a Zelenskyj (presidente Ucraina) che si era affrettato a dire che teorie cospirazioniste sugli eventi vanno escluse prima della fine delle indagini.

Casualmente Zelenskyj è anche molto incline a ricucire i rapporti con Mosca.

Trump ha agito d’impulso varcando una linea rossa con Soleimani, non per fini elettorali ma perché completamente in mano ai suoi donatori Israeliani e circondato da Neocon al soldo di Tel Aviv e del complesso militare industriale USA.

L’Iran ha mantenuto la parola e ha dimostrato le proprie capacita lasciando interdetti gli esperti di guerra del Pentagono (osservate la precisione degli Strike, tutti andati a segno e capirete le espressioni attonite dei militari in piedi dietro a Trump nel suo discorso alla nazione di ieri).

Dopo una batosta del genere agli USA e i pochi alleati rimasti non resta che spargere menzogne e accusare Tehran delle peggiori nefandezze, lo stesso atteggiamento visto in Ucraina contro Mosca.

Anche in quel caso si parlava di un’intesa sotterranea tra Trump e Putin.

Auspico a costoro di osservare gli eventi con un po’ più di attenzione e fare pace col proprio cervello.

di Federico Pieraccini

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-aereo_di_linea_abbattuto_in_iran_le_menzogne_occidentali_confermano_lumiliazione_nordamericana_ad_opera_di_teheran/16990_32514/

 

Andre Vltchek: un eroe iraniano è caduto e il mondo è ora un posto ancora più pericoloso

Si dice che provenisse da un background modesto e salito di livello, diventando, come molti credono, il secondo uomo più potente in Iran. Dicono che sarebbe potuto diventare la prossima guida suprema nel paese.

Ogni volta che visito l’Iran, mi viene detto quanto la sua gente lo adori. È diventato il simbolo della resistenza contro l’Occidente, il simbolo della forza e della dignità della nazione che è stata attaccata, colonizzata e affamata da diverse capitali occidentali.

E ora il comandante della forza di Al Quds in Iran, Qassem Soleimani, non c’è più. E il comandante in capo americano, Donald Trump, rivendica con orgoglio la responsabilità della sua scomparsa.

La dichiarazione del Pentagono è arrivata rapidamente ed era chiaro:”Per ordine del Presidente, l’esercito americano ha adottato misure difensive decisive per proteggere il personale americano all’estero uccidendo Qassem Soleimani … Questo attacco doveva scoraggiare il futuro piano di attacco iraniano. Gli Stati Uniti continueranno a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque si trovino nel mondo “.

Azione difensiva

Quasi immediatamente, RT e altri mi hanno chiesto di fare un’analisi.
Non ho potuto fare a meno di definire ciò che è stato fatto all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, come omicidio stragiudiziale volgare e brutale.
Negli ultimi due mesi sono stato in tutto il mondo, scrivendo (e filmando) tutti questi orrori che l’Impero ha scatenato contro persone di culture diverse, vivendo in diverse parti del mondo.

Medio Oriente, Cina, America Latina.

Sembra che tutti i confini siano stati attraversati. Washington e i suoi alleati della NATO hanno perso ogni controllo, ogni vergogna e decenza. Non ne hanno mai avuto molti, ma ora non ne hanno quasi più.

Tutto sembra essere primitivo, come in un film di mafia mal fatto. Se ai leader occidentali non piacesse nessun paese? In questo caso, semplicemente lo attaccano, lo fanno morire di fame e lo distruggono. Così brutalmente. Nessuna mediazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nessuna argomentazione e nessuna pretesa di alcun processo legale.

Questo è quello che è successo a Hong Kong, in Bolivia, in Venezuela e nella Papua occidentale. Ciò è accaduto anche in Iran, così come in Cina e Russia, sebbene questi paesi abbiano dimostrato di essere molto più difficili da sradicare di quanto inizialmente pensassero i pianificatori di Washington.

Lo stesso vale per gli individui: le persone vengono uccise senza pensare, alcune rapidamente, altre molto lentamente e dolorosamente. Julian Assange è uno di loro, torturato lentamente a morte, di fronte a tutto il mondo, nonostante le proteste di esperti legali e medici che chiedono la sua liberazione.

L’omicidio di Quassem Soleimani e di altri a Baghdad è stato rapido e completamente inaspettato.

Le espressioni facciali dei funzionari americani erano assolutamente scioccanti: come se i leader della mafia fossero stati catturati nell’angolo di una tana sporca da un gruppo di giornalisti dilettanti. Senza rimpianti, hanno sorriso davanti agli obiettivi, suggerendo “E allora?” Che cosa hai intenzione di fare ora? Sfidarci? Noi ? Ti spezzeremo le gambe o qualcosa del genere … ”

E nessuno, assolutamente nessuno osa davvero sfidarli! Non ancora. Al momento no.

È un gioco testato, a prova di proiettile. Distruggi un intero paese o uccidi una persona e poi mostri il tuo lavoro; le tue armi ben mantenute. Esponi le tue armi e la tua terribile fila di denti. Dici, o suggerisci senza dirlo, “Hai una moglie e due figlie nel paese, giusto? Non vuoi che succeda loro niente, vero? ”

Adesso è a quel livello. Non è meglio di così, non vedi?

Se ti difendi, muori; la tua famiglia muore. Oppure i tuoi familiari vengono violentati. O entrambi.
Vi piace ? Non ti piace? Lo odi davvero? Non ci interessa! L’Impero ha armi. Questo è tutto ciò che ha. La capacità di uccidere e stuprare. È diventato stupido, degenerato. Non produce quasi nulla di valore. Ma ha milioni di armi e una mostruosa macchina di propaganda.

*
Ora, sul serio: cosa può fare l’Iran? Cosa può fare una nazione con migliaia di anni di cultura?
Può difendersi? Onestamente, se pensi che possa farlo, allora dillo: come?

Se risponde, potrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Se non fa nulla, perderà la faccia, il rispetto per se stessa e l’obiettivo di continuare la sua lotta per la vera indipendenza e la sua forma unica di socialismo.

Per anni e decenni, l’Iran è stata una spina nel fianco dell’Occidente. I suoi alleati hanno combattuto contro il terrorismo iniettato dall’Occidente in Iraq, Siria e Libano. L’alleato dell’Iran in Libano, Hezbollah, ha difeso il paese contro le invasioni israeliane, fornendo al contempo sostegno sociale ai cittadini poveri e bisognosi.

L’Iran ha dato lavoro e un riparo temporaneo a molti cittadini afgani, in particolare quelli di Herat, a cui non è rimasto assolutamente nulla dopo l’orrenda occupazione del paese da parte degli Stati Uniti e della NATO. Ho lavorato in Afghanistan e ho visto enormi file fuori dal consolato iraniano ad Herat. L’Iran è stato anche profondamente coinvolto in America Latina, aiutando, costruendo alloggi sociali in Venezuela, Bolivia di Evo e altrove.

E ora, recentemente, ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più ai due principali nemici di Washington: Cina e Russia.

Ecco perché è stato deciso negli annali di Washington e del Pentagono: l’Iran deve essere fermato, distrutto. Ad ogni costo cioè, ad ogni prezzo che dovrebbe essere pagato dai cittadini iraniani.

*
Sono convinto che questa follia debba essere fermata. Per il bene dell’Iran.

Ma anche perché se l’Iran viene rovinato, distrutto come l’Iraq, la Libia o l’Afghanistan, qualcuno sarà il prossimo. Prima, molto probabilmente, il Venezuela e poi Cuba. Ma poi, forse, molto probabilmente, Russia o Cina, o entrambi.

L’Impero non si fermerà da solo. Se non incontra l’opposizione, sarà sempre più incoraggiato.
È un grave errore lasciarlo letteralmente “cavandosela con l’omicidio”.

Oggi un coraggioso generale iraniano è stato assassinato. Washington sorride provocatoriamente, cinicamente.

Invia messaggi ai quattro angoli del mondo: “Resta sui tuoi divani davanti alla televisione. Pietrificati. Non fare nulla. Altrimenti! ”

Di *Andre Vltchek  

*Andre Vltchek is a philosopher, novelist, filmmaker and investigative journalist. He has covered wars and conflicts in dozens of countries. Five of his latest books are “China Belt and Road Initiative: Connecting Countries, Saving Millions of Lives”, “China and Ecological Cavillation” with John B. Cobb, Jr., Revolutionary Optimism, Western Nihilism, a revolutionary novel “Aurora” and a bestselling work of political non-fiction: “Exposing Lies Of The Empire”. View his other books here. Watch Rwanda Gambit, his groundbreaking documentary about Rwanda and DRCongo and his film/dialogue with Noam Chomsky “On Western Terrorism”. Vltchek presently resides in East Asia and the Middle East, and continues to work around the world. He can be reached through his website and his Twitter. His Patreon
 

L’ambasciatore cubano in Iran: «Il governo degli Stati Uniti è la più grande minaccia al sistema internazionale»

“Il governo degli Stati Uniti è la più grande minaccia al sistema internazionale, interferisce quotidianamente con gli affari interni e aumenta la violenza e agisce contro tutti i paesi che gli dicono di no”, ha affermato l’ambasciatore cubano a Teheran, Alexis Bandrich Vega, nella quinta edizione di una tavola rotonda sulla lotta contro l’imperialismo nel mondo.

Il capo della missione diplomatica cubana ha anche avvertito che “c’è una crisi di multilateralismo che minaccia il sistema delle Nazioni Unite, stanno arrivando tempi più difficili, gli sforzi coordinati di tutte le forze antimperialiste saranno decisivi”.

All’evento, organizzato da un’associazione di studenti dell’Università di Teheran, hanno partecipato gli ambasciatori di Venezuela, Cuba, Bolivia e Nicaragua, che fanno parte dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA- TCP), che condividono con l’Iran la stessa visione sulla lotta contro l’imperialismo nel mondo.

Bandrich ha sottolineato che Cuba ha recitato in un’importante mobilitazione contro le politiche imperialiste e ha assicurato che non si arrenderà mai agli Stati Uniti, nonostante la ripresa del blocco, che ora “non consente l’ingresso di cibo o carburante” sull’isola.

Dal 1962, Washington ha imposto un blocco economico contro l’isola per forzare un cambio di governo. Nonostante l’apparente miglioramento delle relazioni tra i due paesi durante l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama (2009-2016), dopo l’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, le misure contro l’isola si sono rafforzate, chiudendo le porte a qualsiasi dialogo.

Il diplomatico parafrasando Che Guevara, ha affermato che i cubani continueranno la loro “lotta contro l’imperialismo ovunque si trovi”.

In un altro momento del suo discorso, ha affermato che il risultato più importante della Rivoluzione Cubana è la solidarietà e la volontà delle persone, la loro presenza e partecipazione all’autodeterminazione, un percorso che porterà alla giustizia sociale e all’uguaglianza per tutti.

“Unità significa condividere la lotta, condividere idee, strategie e articolare obiettivi comuni. Cuba ribadisce la sua volontà permanente di facilitare l’articolazione regionale e internazionale”, ha affermato Bandrich.

Fonte: Cubadebate – HispanTv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lambasciatore_cubano_in_iran_il_governo_degli_stati_uniti__la_pi_grande_minaccia_al_sistema_internazionale/82_32502/

 

Teheran aveva avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

L’Iran non voleva uccidere le truppe statunitensi, voleva mostrare a Trump la sua tecnologia missilistica e la sua determinazione. E lo ha fatto

L’attesa rappresaglia dell’Iran per l’assassinio degli USA di Qassem Soleimani ha inviato a Donald Trump un chiaro segnale, ovvero, mentre l’attuale ciclo di violenza potrebbe essere finito, Teheran è pronta a rispondere a qualsiasi futura provocazione di Washington

Segue l’articolo di Scott Ritter,  ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Ha prestato servizio in Unione Sovietica come ispettore per l’attuazione del Trattato INF, nello staff del generale Schwarzkopf durante la Guerra del Golfo e dal 1991-1998 come ispettore delle armi delle Nazioni Unite.

Teheran ha avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

Martedì sera, l’Iran ha seppellito il corpo di Qassem Soleimani, generale carismatico del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) assassinato dagli Stati Uniti la scorsa settimana. Nelle prime ore di mercoledì mattina, tale compito è stato completato, i compagni dell’IRGC di Soleimani, agendo per ordine del leader supremo iraniano Ali Khamenei, hanno lanciato 22 missili balistici dal territorio iraniano nel vicino Iraq, colpendo l’enorme base aerea americana Al Asad, nell’Iraq occidentale e il consolato americano nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Nelle ore successive all’annuncio di questi attacchi, trasmessi dalla televisione iraniana, il mondo ha trattenuto il respiro, aspettando i risultati. Poco dopo il lancio dei missili, l’Iran ha segnalato il suo desiderio di una risoluzione diplomatica alla crisi attraverso un tweet inviato dal suo ministro degli Esteri, Javad Zarif, che ha descritto gli attacchi come ” misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite . “Zarif ha concluso osservando che” Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione “.

Tuttavia, nel lanciare il suo attacco missilistico contro obiettivi statunitensi in Iraq, l’Iran sembrava fare di tutto per segnalare che considerava chiusa la questione della rappresaglia per l’assassinio di Soleimani. Innanzitutto, l’Iran ha comunicato l’intenzione di colpire gli obiettivi statunitensi in Iraq direttamente al Primo Ministro iracheno due ore prima del lancio dei missili; L’Iraq ha quindi condiviso queste informazioni con i comandanti militari statunitensi, che erano in grado di garantire che tutte le truppe statunitensi fossero in rifugi rinforzati al momento dell’attacco.

Mostrare i suoi missili balistici di nuova generazione

Ma l’aspetto più importante delle azioni dell’Iran era il modo in cui i suoi missili sono stati lanciati. Da anni ormai, l’Iran ha fatto passi da gigante in termini di affidabilità, portata e precisione della sua forza missilistica balistica. Sono finiti i giorni in cui l’arsenale iraniano consisteva esclusivamente di missili SCUD dell’era sovietica e imprecisi.

L’attacco missilistico contro gli Stati Uniti è stato attuato con nuovi missili avanzati, il Qaim 1 e il Fahad-110, che possedevano una guida e un controllo avanzati in grado di individuare l’obiettivo con precisione. L’Iran aveva usato queste armi in precedenza, colpendo obiettivi all’interno della Siria le postazioni dell’ISIS. Ma questa era la prima volta che queste armi venivano usate contro gli Stati Uniti. Dal punto di vista americano, i risultati sono stati rassicuranti. Gli attacchi missilistici iraniani non hanno provocato vittime tra le forze statunitensi, irachene o della coalizione di stanza ad Al Asad o Erbil. Ma la mancanza di letalità, tuttavia, è in realtà il modo di Teheran ha dimostrato l’accuratezza dei suoi missili balistici.

Le immagini satellitari della base aerea di Al Asad scattate dopo l’attacco mostrano che i missili iraniani hanno colpito edifici contenenti attrezzature con una precisione precedentemente ritenuta possibile solo da potenze avanzate come Stati Uniti, NATO, Russia e Cina. L’Iran ha sparato 17 missili ad Al Asad e 15 hanno colpito i loro obiettivi (due missili inesplosi).

L’Iran ha anche lanciato altri cinque missili contro il consolato americano a Erbil; I comandanti statunitensi sul campo hanno detto che sembrava che l’Iran avesse evitato deliberatamente di colpire il consolato, ma nel fare ciò ha inviato un chiaro segnale che se lo avesse voluto, il consolato sarebbe stato distrutto.

L’arretramento di Trump

Questa era la realtà con cui il presidente Trump ha dovuto lottare quando si è rivolto al popolo americano in merito allo stato delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Trump in precedenza aveva promesso una massiccia rappresaglia in caso di attacco da parte dell’Iran a qualsiasi personale o struttura degli Stati Uniti. Circondato dalla sua squadra di sicurezza nazionale, Trump ha dovuto ritirarsi da quella minaccia, sapendo benissimo che se dovesse attaccare l’Iran, la risposta iraniana sarebbe devastante sia per gli Stati Uniti che per i suoi alleati regionali, tra cui Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Gli Stati Uniti potrebbero essere in grado di infliggere devastazioni inimmaginabili all’Iran, ma il costo pagato sarebbe alto.

La retorica di Trump era tuttavia aggressiva e il suo messaggio chiariva che gli Stati Uniti consideravano ancora l’Iran uno stato canaglia la cui ricerca di tecnologia nucleare, missili balistici e dominio regionale sarebbe stata contrastata dagli Stati Uniti, con la forza se necessario. Ma l’attacco missilistico iraniano ha portato a casa la nuova realtà che, quando si è trattato delle azioni dell’Iran nel Golfo Persico, la retorica presidenziale americana non ha più l’influenza di una volta.

Ali Khamenei, il leader supremo iraniano, ha riportato questo punto a casa in una serie di tweet che affermano di aver ” schiaffeggiato ” gli Stati Uniti per l’assassinio di Soleimani, sottolineando che le politiche perseguite da Soleimani in cerca del ritiro degli Stati Uniti dal persianodalla regione del Golfo stava diventando una realtà, citando il recente voto del parlamento iracheno per sfrattare tutte le truppe straniere, comprese quelle degli Stati Uniti, dal suo territorio.

Il presidente Trump, quando ha parlato al popolo americano, ha certamente pronunciato il discorso quando si trattava di articolare una forte politica anti-iraniana. La vera domanda è se Trump e il popolo americano sono pronti a proseguire su questa strada, specialmente in un mondo in cui i missili iraniani sono in grado di affrontare la morte e la distruzione su una portata e una scala inimmaginabili.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_non_voleva_uccidere_le_truppe_statunitensi_voleva_mostrare_a_trump_la_sua_tecnologia_missilistica_e_la_sua_determinazione_e_lo_ha_fatto/5871_32508/

 

Iran: Possono aver “tagliato” la mano di Soleimani, ma agli Usa sarà “amputata la gamba”

Questa notte l’Iran ha attaccato con decine di missili balistici due basi aeree irachene che ospitano le truppe statunitensi, in risposta all’assassinio di Soleimani.

Il presidente iraniano Hasan Rohani ha dichiarato che Washington potrebbe aver “tagliato” la mano del generale Qasem Soleimani, ma in risposta agli Stati Uniti sarà amputata la gamba nella regione, riferisce l’agenzia iraniana Fars.

Il presidente iraniano ha rilasciato queste dichiarazioni poche ore dopo che il paese persiano ha attaccato due basi aeree irachene che ospitano truppe statunitensi, in risposta all’assassinio di Soleimani. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che l’operazione ‘Martire Soleimani’ mirava alla “la base del terrorismo americano e delle forze di invasione”.

Ha anche minacciato di attaccare gli alleati di Washington nella regione, in particolare Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita, Giordania e Israele, se gli Stati Uniti intraprendono un’azione aggressiva.

Diversi media iraniani hanno  affermato che  circa  80 persone sarebbero morte  dopo questi attacchi, mentre le stratture militari statunitensi. Sono stati “gravemente danneggiate”. Hanno anche indicato che Teheran ha altri 100 obiettivi pronti se Washington decide di intraprendere qualche azione di ritorsione.

Dopo gli attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato: “Va tutto bene!”, annunciando che si sta valutando il danno causato dagli attacchi. “Abbiamo l’esercito più potente e meglio equipaggiato del mondo!”, si è vantato sul suo account Twitter il presidente degli Stati Uniti.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_possono_aver_tagliato_la_mano_di_soleimani_ma_agli_stati_uniti_sar_amputata_la_gamba_nella_regione/82_32492/

 

L’International Peace Bureau condanna l’aggressione USA all’Iran

L’assassinio illegale del generale iraniano Soleimani è stato un atto di guerra da parte degli Stati Uniti che non deve essere tollerato. Qualunque siano stati i crimini di Soleimani, gli Stati Uniti non hanno alcun diritto legale o morale di intraprendere una azione unilaterale come questa o i recenti bombardamenti di cinque strutture iraniane in Iraq e Siria.
Iraq, Siria e Iran sono nazioni sovrane e questi attacchi statunitensi sono stati gravi violazioni del diritto internazionale, che proibisce tale aggressione.
Hanno anche umiliato e oltraggiato il governo e il popolo iraniano.
Come avrebbero reagito gli Stati Uniti se fossero state attaccate loro installazioni militari in Giappone o Corea o di fronte all’assassinio del Capo dello Stato Maggiore USA?

C’è qualche preoccupazione che l’omicidio di Soleimani possa rivelarsi l’equivalente dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 – che ha scatenato la prima guerra mondiale. Una volta accesi i fuochi della guerra, contenerli è tutt’altro che facile. Avremmo dovuto imparare dal passato che LA GUERRA NON È LA RISPOSTA.

Il nostro compito ora è fare tutto il possibile per prevenire un’escalation, una guerra più ampia o persino una guerra nucleare, in risposta a quella che sarà sicuramente la rappresaglia dell’Iran (le cui prime avvisaglie si sono viste negli attacchi a 2 basi USA questa notte. NdR) Chiediamo immediatamente azioni urgenti del movimento per la pace in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti sono lungi dall’essere innocenti in Medio Oriente. Abbiamo assistito a 70 anni di aggressioni statunitensi – militari, diplomatiche, economiche, culturali e non -, per imporre l’egemonia / il controllo del ”nostro” petrolio sotto le loro sabbie. La gente del Medio Oriente continua a subire il prezzo del conflitto e delle guerre per procura. Essa merita il sostegno del mondo per un nuovo processo di pace.

Donald Trump sostiene che l’assassinio preventivo era necessario, ma va ricordato che il Piano d’azione congiunto globale (l’accordo nucleare iraniano) ha fornito le basi per una risoluzione diplomatica delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. È la violazione di Trump e Bolton di questo accordo delle Nazioni Unite che ha aperto la strada in cui il mondo potrebbe ora cadere. (…)

Invece di iniziare una guerra con l’assassinio di Soleimani, leader più razionali avrebbero tentato di invertire la spirale dell’escalation militare attraverso la diplomazia, non l’escalation omicida.

Respingiamo e aborriamo totalmente le azioni insensate, bellicose e gravemente pericolose degli Stati Uniti nel portare il mondo ancora più vicino a un conflitto globale che senza dubbio includerebbe l’uso di armi nucleari. Più guerra non è la risposta.
Nell’aprile 1982 la “Commissione indipendente per il disarmo e le questioni di sicurezza” – nota anche come “Commissione Palme” – ha introdotto l’idea che “gli Stati non possono più cercare sicurezza a spese di altri, ma questa può essere ottenuta solo attraverso imprese cooperative”. Questo concetto di “sicurezza comune” è più che mai necessario mentre affrontiamo insieme le minacce esistenziali del cambiamento climatico e della guerra nucleare.

Inoltre, IPB invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a condannare l’aggressione degli Stati Uniti IPB esorta anche l’UE a rifiutare di sostenere qualsiasi guerra, a dichiarare che è contro qualsiasi attacco militare contro l’Iran e a non consentire agli Stati Uniti di usare strutture militari e militari basi sul territorio degli Stati membri dell’UE.

È tempo di agire da parte del movimento pacifista! Uniamoci nonostante i confini politici o sociali per evitare questa disastrosa guerra!

International Peace Bureau
Marienstraße 19/20, 10117 Berlino, Germania

The illegal assassination of Iranian General Soleimani was an act of war by the United States that must not be tolerated. Whatever the crimes of Soleimani have been, the United States has no legal or moral right to take such unilateral action or for the recent bombings of five Iranian related facilities in Iraq and Syria.  Iraq, Syria and Iran are sovereign nations and these U.S. attacks have been gross violations of international law, which prohibits such aggression. They have also humiliated and outraged the government and people of Iran. How would the U.S. respond to its military installations in Japan or Korea being attacked or to the assassination of the U.S. Chairman of the Joint Chiefs of Staff?

There is some concern that Soleimani’s murder may prove to be the equivalent of the assassination of Archduke Franz Ferdinand in Sarajevo in 1914 – that triggered World War I. Once the fires of war are lit, containing them is less than easy. We should have learned from the past that WAR IS NOT THE ANSWER.

Our task now is to do all that we can to prevent an escalation, a wider war, or even a nuclear war, in response to what will certainly be Iran’s retaliation. We call immediately for urgent actions of the peace movement worldwide.

The U.S. is far from being an innocent in the Middle East. We have witnessed 70 years of U.S. aggression – military, diplomatic, economic, cultural and otherwise – to enforce hegemony/control over our oil under their sands. The people of the Middle East continue to suffer the price of conflict and proxy wars. They deserve the support of the world for a new peace process.

Donald Trump argues that the preemptive assassination was necessary, but it should be remembered that the Joint Comprehensive Plan of Action (the Iran nuclear deal) provided the foundation for a diplomatic resolution of U.S.-Iranian tensions. It is Trump’s and Bolton’s violation of this U.N. Agreement that has opened the maw into which the world may now be falling. In response to a militia killing of a U.S. contractor, Trump and company have bombed and destroyed five military targets in Iraq and Syria, which resulted in a militant protest at the U.S. embassy, and that forces were gathering to retaliate.

Instead of initiating a war through the assassination of Soleimani, more rational leaders would have attempted to reverse the spiraling of military escalation through diplomacy, not murderous escalation.

We totally reject and abhor the foolhardy, belligerent and seriously dangerous actions of the U.S. in bringing the world even closer to a global conflict which would undoubtedly include the use of nuclear weapons. More war is not the answer. In April 1982 the ‘Independent Commission on Disarmament and Security Issues’ – also known as the ‘Palme Commission’ – introduced the idea that “States can no longer seek security at each other’s expense; it can be obtained only through cooperative undertakings”. This concept of ‘common security’ is needed now more than ever as we face together the existential threats of climate change and nuclear war.

Furthermore, IPB calls on the UN Security Council to condemn the aggression of the U.S. IPB also urges the EU to refuse to support any war, to declare it is against any military attack on Iran and not to allow the U.S. to use military facilities and military bases on the territory of EU Member States.

It is time for action by the peace movement! Let us unite despite any political or social borders to avoid this disastrous war!

International Peace Bureau
Marienstraße 19/20, 10117 Berlin, Germany

http://www.ipb.org/ipb-statements/no-to-war-statement-on-the-u-s-assassination-of-general-soleimani/

 

L’Iran risponde all’omicidio di Soleimani: attaccata con missili una base aerea USA in Iraq

L’Iran ha attaccato la base di Ain Al-Asad in Iraq con dozzine di missili terra-terra, dove sono schierate le forze statunitensi.

BREAKING VIDEO: Unconfirmed footage showing rockets launched towards a U.S. coalition airbase in Iraq pic.twitter.com/07QcDorunZ

— LIVE Breaking News (@NewsBreaking) January 7, 2020

Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica dell’Iran (CGRI) ha confermato che, in risposta all’assassinio dell’importante generale iraniano Qasem Soleimani, i missili terra-terra della sua divisione aerospaziale hanno colpito la base Ain Al-air Asad, occupata dall'”esercito terrorista e aggressore” degli Stati Uniti in Iraq.

In una dichiarazione rilasciata dai media locali, la CGRI ha corroborato “i forti attacchi missilistici” dell’Iran sulla base statunitense in rappresaglia per la morte del tenente generale Qasem Soleimani, comandante della Forza al-Quds, del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione, in un attacco omicida perpetrato dagli Stati Uniti. La CGRI si è congratulata con questa “grande vittoria” per la grande e dignitosa nazione dell’Iran e ha avvertito il “regime oppressivo ed egemonistico del grande satana” che qualsiasi altra aggressione o movimento riceverà una risposta ancora più dolorosa e schiacciante dall’Iran.

Inoltre, la CGRI ha avvertito i governi alleati degli Stati Uniti. che hanno posto le loro basi al servizio dell ‘”esercito terroristico” degli Stati Uniti che qualsiasi altro territorio utilizzato per perpetrare misure ostili e aggressive contro la Repubblica Islamica dell’Iran sarà preso di mira dalle offensive iraniane.

Inoltre nella sua dichiarazione, il CGRI avverte anche che, per l’Iran, il regime israeliano è un complice nei crimini del regime criminale degli Stati Uniti.

#Breaking: Semi-official Fars news agency in #Iran claims that the rocket attack at Al Assad was an “Iranian six missile attack” (6:03 p.m. ET 1/7/20) Ayn al Asad is an Iraqi Armed Forces and United States armed forces air base located in Anbar province of western #Iraq. pic.twitter.com/WxyhYVQXEN

— Parthiban Shanmugam (@hollywoodcurry) January 7, 2020
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— Hassan Khalifhe (@HKhalifhe) January 7, 2020

Fonte: HispanTv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-arriva_la_risposta_allomicidio_di_soleimani_liran_attacca_con_missili_una_base_aerea_degli_usa_in_iraq/82_32487/